sabato 6 giugno 2009

Stardust - 2002


Stardust Una Storia d’Amore nel Regno delle Fate di Neil Gaiman e Charles Vess - cart., illustr. b/n e colori - Magic Press, 2000

Una favola meravigliosa. Le immagini qui riportate, troppo piccole, sgranate…, non possono rendere nemmeno un decimo della poesia che emanano. Non ho letto una “favola illustrata”: mi sono trovato immerso in un perfetto equilibrio tra parole e immagini. Neil Gaiman scrive una favola, senza allusioni mistiche, soltanto sfiorata dalla Morte, questa volta. Charles Vess illustra sogni in modo magistrale, incantato davvero.
Tutto parte dal piccolissimo villaggio di Muro, che deve il suo nome in virtù dell’essere un passaggio, un confine tra mondi, il nostro e “l’altro” – come dice il titolo - il Regno delle Fate, Faerie. Qualcuno valicherà questo confine per il nostro piacere di lettori, vivendo avventure piene d’incantesimi e malìe, creature magiche e perfidissime streghe, animali impossibili, re vivi e morti, fidanzate tradite e ritrovate, Stelle ferite e bellissime Fate. E un ragazzotto apparentemente semplice, ma, invece, con una mente brillante e sincera, che conosce la poesia e che ci accompagnerà per tutto il Viaggio.
Una favola lieve con soltanto un velo di cupezza, giusto per ricordarci la nostra mortalità (apparente): d'altronde stiamo parlando di Neil Gaiman.
Stardust ha avuto una lunga gestazione e posso capirne i motivi: ogni parola e frase gode di una scrittura perfetta, affinché possiamo viaggiare veloci senza distrazioni sintattiche; m’immagino l’abbia scritta tra un Sandman e l’altro in compagnia di qualcuno dei suoi gatti, sui quali Gaiman professa ben strane teorie. (Ma chi ha avuto un Gatto si trova suo malgrado a condividere le assurdità irrazionali di Gaiman, e di tutti i veri amanti di queste piccole tigri…).
Nessuno s’immagini che raccontare favole sia compito semplice. La storia e le illustrazioni fanno di questo libro un oggetto prezioso, da leggere e sfogliare e rileggere e guardare sempre col medesimo incanto, lo stesso stupore. Come in tutte le belle favole anche in Stardust troviamo bivii che possono portarci verso un mondo o il suo opposto e il piacere maggiore non si prova cercando di anticipare le scelte dei protagonisti –non c’è suspence, qui-, ma lasciandosi trasportare verso uno stato d’animo panico e pagano che ricompenserà la fedeltà alla lettura. Lettura triplice: parole, immagini, sogni. Non si pensi, comunque, a una fiaba “infantile”: la crudeltà di alcuni personaggi potrebbe far rabbrividire… ma ora che ci penso neppure Pollicino o Hansel e Gretel o Cappuccetto Rosso difettano in nefandezze e scene raccapriccianti…
Stardust, però, rispetto alle fiabe tradizionali gode di un intreccio raffinatissimo, molteplici livelli di fruizione, nessuno scopo didattico (anche se, com’è giusto, pure qui i meriti della sensibilità e della volontà di non danneggiare sono ricompensati), sense of wonder che abbaglia e cattura come ben poche altre fiabe possono sperar di fare.
Per non parlare, di nuovo, dei disegni di Vess. Inoltre le fiabe tradizionali sono spesso così lontane da noi… In Stardust, invece, le Principesse hanno sguardi sensuali e desideranti, i morti sussurrano tristi senza spaventare i mortali (non avendo, anzi, alcun contatto con essi), le Fate fanno nude l’amore nei boschi e querce immense fungono da approdo per navi volanti: in quale altra fiaba si possono vedere cose del genere? Nelle fiabe i mondi non s’incontrano mai e neppure i camion s’incontrano mai… Gli stereotipi, meglio: gli archetipi presenti in Stardust sono manipolati con suprema maestria e prendono forme inconsuete, lontane anni luce dalla reiterata fissità delle leggende popolari, anche se, anche qui, è quello il punto di partenza.
Ma l’arrivo, quanto è diverso. Il materiale mitico viene disposto da Gaiman e Vess su una tela nuova dimodoché, finalmente, “nuovo” non corrisponda necessariamente a “moderno” quindi all’assenza di magia.
Ad un certo punto dell’immersione in Stardust, i confini, i punti cardinali, i concetti di “sopra-sotto”, il tempo stesso, saranno deliziosamente confusi, mescolati ad arte e Gaiman, per confonderci ancora un po’, inserisce nella sua favola pochi e selezionati elementi moderni che ci fanno ancor più perdere l’orientamento.
Perché per godersi una favola è necessario lasciarsi andare, abbandonare i confini del qui-e-ora, tornare ragazzi e desiderare, non importa cosa, ma desiderare. Gaiman e Vess conoscono bene il mondo delle Fate, e anche il nostro mondo, e le favole e i meccanismi della narrazione, dunque sarà impossibile restare delusi o rimpiangere alcunché. A meno di non avere il cuore di pietra o una mente drasticamente e irreversibilmente adulta.
Per tutti gli altri, noi, Buon Viaggio.
Orlando Furioso