lunedì 15 giugno 2009

Spider-Man India - ottobre 2005


Spider-Man India di Kang - Seetharaman - Dewarajan; saga completa, brossura, colore, euro 3,80 - Panini Comics, 2005

Ho comprato e avidamente letto Spider-Man India per motivi esclusivamente... culturali.
Sono da sempre appassionato(issimo!) al sub-continente indiano, allo studio delle sue culture, tradizioni, religioni. L'ultima volta che andai in India, ahimé son già passati 16 anni, feci incetta di fumetti e non fu operazione semplice.
In quel periodo che precede gli sconvolgimenti culturali e sociali di cui l'Unione Indiana (Bharatiya Yuktarashtra il suo vero nome) è stata protagonista recentemente, i fumetti erano merce non così comune e soprattutto riservata ai rampolli delle famiglie-bene.
Lo scopo principale del fumetto, in India, era educativo/edificante cioè il presentare in una maniera meno ostica alle giovani generazioni-bene, le Grandi Tradizioni Indiane (hindu, ma non solo). Oltre alle strisce umoristiche perlopiù diffuse sui quotidiani e destinate ad un pubblico adulto (e colto), gli unici fumetti più o meno disponibili erano riduzioni del Ramayana e del Mahabharata (i due immensi poemi epico-religiosi hindu), fumetti sui miti riguardanti le divinità hindu, qualche fumetto buddhista e storie degli eroi nazionali, reali o leggendari, umani o divini che fossero.
Lo scopo non era l'intrattenimento e quindi la cura - i disegni nello specifico - lasciava molto a desiderare, contraddicendo - se così si può dire - le copertine magnifiche e sontuose, realizzate nello stile iperrealista dei giganteschi manifesti Bollywoodiani. Copertine nelle quali dei ed eroi emanavano potenza sovrumana... supereroi, in fondo!
Ho fatto scorpacciate di fumetti sulla Grande Madre, sulle avventure di Shiva, gli avatar di Visnu e le imprese di Durga-Kaali, su Gandhi, Buddha, Gesù, i sikh... Assolutamente fantastici se si è appassionati(issimi!) di "cosa indiane"; mortalmente noiosi e non particolarmente piacevoli alla vista - temo - in caso contrario.
Poi, qualche anno fa, anche in India hanno fatto la loro comparsa i supereroi autoctoni: da versioni rigorosamente tricolori sul tema di "Capitan India" (bravo indiano con superpoteri picchia indiani cattivi, questi ultimi con o senza superpoteri) ad altre copie più o meno riuscite dei supereroi occidentali e capitalisti.
Infine sono arrivate le licenze di tradurre materiale americano.
Eppoi è arrivato Spider-Man India aleee o-oooo!
Perché mi interessava così tanto leggere questo fumetto che, stando a sentire italici forum e newsgroup, non sta - comprensibilmente - riscuotendo particolari entusiasmi?
Perché l'immaginario indiano è talmente intessuto, fin nella sua più profonda struttura, di "supereroi" e di imprese magico-supereeroistiche, che speravo ingenuamente di scoprire perché la Gotham Entertainment (l'editore indiano di SM India e licenziatario dei comics Marvel e DC) abbia avuto bisogno di indianizzare l'Uomo Ragno per poter raccontare ai (ricchi) ragazzini indiani di "supereroi con superproblemi".
E pensare che bastava dare uno sguardo ai quotidiani indiani online per scoprirne il banalissimo motivo: i due film su Spider-Man hanno avuto in India un successo strepitoso! Traduzioni nelle quattro lingue principali (hindi, tamil, telugu e marathi oltre alla versione in lingua originale più o meno comprensibile ad almeno un terzo della popolazione indiana), tonnellate di articoli sui giornali, special in tv... Alla fine è solo un'operazione commerciale per continuare a cavalcare l'onda del successo cinematografico.
Chi non è mai stato in India non può avere nemmeno una pallida idea di come viene vissuto il Cinema dalla popolazione. Il Cinema è la Trentatremilionesima-e-uno divinità, è quasi uno scopo di vita per milioni e milioni di indiani, è una delle poche cose interclassiste e intercastali (se vi vengono a dire che in India non ci sono più le caste, temo che vi stiano mentendo...), è vissuto fin nel più profondo dell'anima. E dunque: successo di cinema = successo di qualsiasi altra cosa ad esso collegato. Questa almeno è la mia ipotesi.
Gli Indiani non avevano alcun bisogno di occidentalizzarsi anche nei fumetti (e tantomeno nel cinema!): di supereroi loro ne hanno molti di più, più strutturati, radicati, ricchi e antichi di qualsiasi altro supereroe occidentale. I loro supereroi hanno cinquemila anni di vita, sono archetipi dai quali probabilmente hanno avuto origine la stragrande maggioranza degli archetipi che noi occidentali consideriamo "nostri". Superman compreso.
Ma c'era anche un altro, per me importantissimo motivo per l'interesse verso questa miniserie di produzione indiana: vedere coi miei occhi come e se fosse avvenuto un interscambio tra eroi ed antieroi occidentali ed eroi ed antieroi della tradizione indiana. Se gli autori avessero semplicemente (e banalmente) trasposto il modus narrandi occidentale a personaggi indiani... ma di derivazione occidentale (lo so, lo so... è complicato ma mi sono comunque spiegato, no?).
Il modo di narrare tradizionalmente indiano è "a scatole" (o "a cornici", secondo la definizione trecentesca italiana), cioè succede una cosa che è dentro un'altra cosa che è dentro un'altra cosa che... Non esiste culturalmente il concetto di "infinito" né di "eternità" (prevedo casini nell'eventuale trasposizione indiana del Dottor Strange...) e si possono fare salti di Ere in un istante così come si può far scomparire un Cosmo nel battere di ciglia di Visnu. Tutto molto bello e molto poetico (davvero), ma molto distante dal nostro modo di raccontare.
La cosa che mi aveva intrigato maggiormente era la descrizione pubblicitaria, cioè Spider-Man che combatte contro i Rakshasa, le semi-divinità quasi sempre malefiche della tradizione hindu.
E almeno in questo sono stato soddisfatto: "Goblin" ha davvero le fattezze di un potente Rakshasa della Tradizione! Anzi pare proprio la raffigurazione fumettistica di Mahakala (il Grande Nero). Lo stesso è per "Octopus" che oltre all'aspetto di un perfido Rakshasa ha anche... le molte braccia che spessissimo caratterizzano le divinità hindu, benigne o maligne che siano.
E ancora: la prima splash-page non può non aver immediatamente portato alla mente Agni (da cui il latino Ignis: parliamo ancor oggi una lingue indoeurpoea, d'altronde!), potente e primeva divinità risalente all'epoca vedica, il Fuoco Sacrificale, il Portatore dello sperma fecondatore da cui è nato il Cosmo. (Attenzione: lo sperma non era il suo... provate ad immaginare dove l'ha tenuto per fecondarlo... in bocca dite? Bravi!).
Inoltre sempre la misteriosa figura che parla a Pavitr Prabhakar (il Peter Parker indiano) del suo destino, cita i numerosi Avatar hindu che attualmente devono però essere in sciopero, dato che chiedono ad un ragazzino con semplici poteri ragneschi di contrastare nientemeno che il Male Antico!
Che altro dire? Che ci sono zia Maya (zia May), zio Bhim (zio Ben), Meera Jain (Mary Jane), Flash (che resta Flash anche in India e anche lì è il fan n. 1 dell'Uomo Ragno), Oberoi (Osborn, Goblin) e i pinnacoli di Mumbai (ovviamente Bombay) sostituiscono nelle giravolte ragnatelose di Pavitr i cornicioni dei grattacieli di Manhattan... E' come una versione Ultimate-Indiana. Le origini dell'Uomo Ragno vengono rinarrate e adattate all'ambiente, ai gusti e alle abitudini del suo nuovo luogo di nascita. Nulla cambia, tutto uguale. Come sempre.
Ma il fumetto in sé, com'è?!?
Beh, è bruttarello... ma non tanto di più di altre, più acclamate produzioni statunitensi che vanno per la maggiore.
Orlando Furioso