lunedì 29 giugno 2009

She-Hulk di Dan Slott - gen. 2006


She-Hulk Volume 3 di Dan Slott & Juan Bobillo - Paul Pelletier - Marvel Comics

Very "sensational"

E' affascinante e sicura, che si trovi nell’aula di un tribunale o fra minacce impossibili, oggi (finalmente) bella ed atletica.
E' lei, She-Hulk anzi no… è Jennifer Walters!
Avete proprio letto bene. Dan Slott, reduce dalla cupa miniserie Arkham Asylum: Living Hell, sorprende pubblico e critica con questa She-Hulk Volume 3 di dodici numeri dosando perfettamente umorismo a la Ally McBeal, doppia personalità, azione supereroistica e tanta tanta continuity seguendo idealmente la scia di John Byrne, "vero" padre della verdolina.
Nella sua mente una precisa "dichiarazione d'intenti", introdotta a pagina 3 del primo episodio.
Splash page, moltissime foto e copertine di She-Hulk appese alla parete di camera sua con un'unica, ma centrale, foto del suo alter ego Jennifer Walters.
Di lì a poco la supereroina sensuale, decisa e vincente che siamo abituati a vedere, dovrà liberare la strada alla propria controparte umana, fragile ma volitiva e, per una volta, caparbiamente protagonista.
Anzi, dal confronto è proprio l'approccio della gigantessa di giada ad uscirne penalizzato, forte delle arcinote qualità, ma ormai superficiale, cazzone, troppo easy (e qui Slott rivolge una critica non troppo velata ad alcuni autori che, negli ultimi tempi l'hanno "maneggiata") anche per un fustacchione giunto al successo come modello di biancheria intima.
Un altro dei più macroscopici cambiamenti riguarda proprio la sfera professionale, ora Jennifer (e, ribadisco, non She-Hulk) lavora presso il celeberrimo studio legale Goodman Lieber Kurtzberg & Holliway (i primi tre sono proprio loro, i fondatori dell' universo Marvel, inoltre viene citata in un passaggio anche la segretaria "Flo" Steinberg), impegnata nel "nuovo ufficio specializzato in Leggi sui Superumani".
I suoi sono i casi più strambi anche in un contesto supereroistico, presentando di volta in volta testimoni fantasmi, superesseri in crisi di identità o solo troppo zelanti nei panni del supereroe.
Deliziosa anche la presenza di Spider-Man nei primi numeri, perfettamente funzionale alla narrazione e non svogliata guest star messa lì per tirar su le vendite.
J. Jonah Jameson sta ancora tremando!
E da creativo di razza, il buon Dan descrive tutte le situazioni sempre con il sorriso sulle labbra, talvolta amaro o cinico, con una leggerezza ed un "tocco" che accompagna il lettore sia quando Jennifer/She-Hulk è impegnata come giudice stellare emissario del Tribunale Vivente, o quando deve confrontarsi con la giovane e turbolenta Sasha, nipote del boss dello studio dove lavora, insofferente verso l'autorità ed attratta dal "lato oscuro" dei suoi poteri, vera e propria antitesi della protagonista quando era adolescente.
Il tutto piacevolmente immerso nel cosmo Marvel e nella sua continuity, utilizzata in modo intelligente ed appassionato, come risorsa preziosa, bacino di personaggi affascinanti e bizzarri, pieni di potenzialità e sorprese, svariando dal mite e servizievole Andy ex automa/schiavo del Pensatore Pazzo "sento che dovrei proprio trasformarmi in She-Hulk e prenderlo a sberle” al Gladiatore, da Beta Ray Bill a Warlock.
Il Silver Surfer ko in infermeria con asse fasciata a seguito è esilarante.
Geniale poi la trovata di produrre come prova in aula (e far accetare dal giudice!!!) gli albi Marvel poiché recanti il bollino del Comics Code, ufficio federale, quindi documenti ufficiali a tutti gli effetti e, di conseguenza, far tenere nell'archivio dello studio una copia di TUTTI i fumetti della Casa delle Idee esistenti, autentico sogno proibito di tutti i Marvel zombies!!!
Per quanto riguarda poi i disegni bisogna registrare una volta ancora la perfetta organizzazione dell' editor Tom Breevoort capace di trovare due disegnatori tanto talentuosi quanto complementari come caratteristiche (l'argentino Juan Bobillo e Paul Pelletier) e sistemarli negli arc a loro più congeniali.
Ironico e fiabesco il tratto del disegnatore argentino che si è dedicato alle prime storie delineando il registro principale della serie contrapposto ai disegni più spettacolari e "classici" di Pelletier che, negli ultimi numeri, ritrae una She-Hulk maggiormente protagonista alle prese con gli sviluppi spesso drammmatici delle vicende.
In evidenza il numero 10, Skeeter, in cui Slott ci conduce attraverso venti pagine di flashback a scoprire il vissuto di Titania, protagonista dell'albo ed antitesi della She-Hulk adulta, seguendo il percorso che l'ha condotta ad essere così letale e spietata e facendoci provare quasi pietà per lei.
Per finire spendiamo due parole anche per il vecchio padre John Byrne.
Sono sicuro che il canadese brontolone non avrà nulla da obiettare leggendo questi dodici numeri perché troverà tali rispetto ed attenzione, paragonabili solo alla sua Sensational She-Hulk, datata 1989 (e assolutamente da recuperare per chi non l'avesse), di cui Slott riprende e sviluppa anche l'aspetto metafumettistico, magari un modo meno esplicito, ma con una modernità nell'approccio ed una finezza di pensiero notevoli, leggere l’esortazione/rimprovero di Jennifer ai Marvel nerds oppure l'ultima battuta dell'opera per credere.
Un'autentica goduria per il lettore che ritrova l'innovazione di approccio quesadiano in una continuity ferrea (mai opprimente anzi "costruttiva") in linea col Buckley pensiero.
Mix vincente che ha proiettato la serie tra le più interessanti rivelazioni del 2005.
Buona lettura. Spero per voi.
James not Jemas