giovedì 11 giugno 2009

"S" come "STRANGERS IN PARADISE"


I fumetti sentimentali sono sempre qualcosa di particolare, perché, per funzionare hanno bisogno di un elemento imprescindibile: l’affezione ai personaggi e la creazione di un legame emotivo con quello che viene narrato sulle pagine. Non è come per il fumetto d’azione, che, anche se magari può non piacerti troppo il (o i) protagonista, può comunque rivelarsi un’ottima lettura di intrattenimento (la potremmo chiamare, senza alcun riferimento alla qualità, “da cesso”, visto che questo pare il posto preferito dalla grande maggioranza degli appassionati di fumetti per effettuare le loro letture). No, un fumetto sentimentale proprio non funziona se non c’è connessione emotiva tra i personaggi ed il lettore, il che non vuol dire per forza immedesimazione, ma quantomeno il trovare una serie di vicende e di emozioni che possono ricollegarsi alla propria vita ed alla propria esperienza.
Per questo, quando, ancora adolescente e liceale tentai di espandere un po’ la conoscenza del mondo del fumetto oltre ai "soliti" supereroi e personaggi bonelliani, rimasi fulminato da due manga in particolare, ovvero Orange Road e Video Girl Ai.
Non era solo per l’ottima fattura con cui quelle due serie erano realizzate, ma, una volta passato, per forza di cose, il tempo in cui era bello sognare di volare come Superman o di risolvere casi orrorifici come Dylan Dog, era bello trovarsi con due fumetti che si interfacciavano molto più direttamente al complesso momento che è l’adolescenza. Yota e Kyosuke, aldilà degli svolgimenti stessi della trama e degli elementi fantastici presenti, erano due adolescenti alle prese con problemi amorosi che erano realistici per molti adolescenti, dove spesso anche i più semplici approcci parevano più complessi della scalata al K2. E lo stesso valeva per me, ragazzo un po’ introverso, timido e non troppo maturo.
Ma poi si cresce e quei fumetti non andavano più bene: ribadisco ancora che non sto parlando della qualità, mi sono comprato volentieri in tempi recenti le ristampe di entrambi i manga (i vecchi numeri ormai avevano pagine svolazzanti dappertutto) e le ho rilette con gran piacere ed un pizzico di nostalgia, ma senza il coinvolgimento di un tempo; le avventure di Yota e Kyosuke paiono ora distanti, quasi estranee al mio modo di essere attuale. Sono passati oltre dodici anni e la mia vita è cambiata e, soprattutto quelle storie che narrano relazioni così semplici e pure, quasi ingenue, non potevano più andare bene. Avevo bisogno di qualcosa che rispecchiasse maggiormente la mia vita e la mia esperienza, con una storia che rappresentasse meglio le difficoltà e la profondità di una relazione tra due persone adulte. Quella storia è stata Strangers In Paradise.
La cosa divertente è che il primo impatto col fumetto non fu certo dei migliori: ai tempi, per uno squattrinato studente universitario, era davvero dura far rientrare nel budget risicato uno o più volumi al mese e, purtroppo, la Castelvecchi, che pubblicò il primo volume della serie, ebbe la malaugurata idea di farlo uscire in formato cartonato al non economicissimo prezzo di 18000 lire. Nonostante questo lo presi, sostenuto dalle critiche positivissime che leggevo via internet…e ne rimasi deluso. O, meglio, non capii affatto perché alcuni potessero ritenere quel fumetto un capolavoro. Il primo volume (che ristampa la primissima miniserie di Strangers In Paradise) non era brutto, per carità, era ben scritto e ben disegnato, ma mi sembrava una sit-com piuttosto leggerina, con personaggi discreti, ma un po’ stereotipati.
Un fumetto discreto, ma assolutamente non meritevole di una spesa così ingente. Bene, cassato senza pietà.
Fortunatamente, però, il mio compare di bevute e letture (due budget di universitari squattrinati sono meglio di uno) decise di andare avanti con l’acquisto dei volumi e così, seppure dopo qualche mese, potei leggermi i volumi due e tre, contenenti la saga I Dream Of You. E fu amore. A seconda vista, ma pur sempre amore. E da quel giorno (dopo aver recuperato la storia nel paperback originale) non persi più una singola uscita di quei volumi, sempre così maledettamente cartonati.
Avevo trovato, finalmente, un fumetto sentimentale con cui relazionarmi, dove le storie non sono solo: “sono tanto timido, sono innamorato, ma non so come dichiararmi”, ma rispecchiano la complessità e la dolorosità delle vere relazioni e presentano personaggi verosimili, tridimensionali e, perché no, irrazionali, proprio come nella realtà. A prima vista sembra paradossale che questa impresa sia riuscita ad un fumetto che presenta, di base, una relazione “non convenzionale” (le virgolette sono volute) come quella tra due donne, Francine e Katchoo. Ma, oltre a pensieri che dovrebbero essere piuttosto scontati sull’universalità dell’amore e che invece in molti si rifiutano dia accettare (triste, molto triste) e che rischierebbero di essere fuori luogo in questo articolo, questo rappresenta un ulteriore merito per Terry Moore, che riesce a creare affezione e connessione tra il lettore ed i personaggi in modo totalmente naturale.
Ma, d’altronde, Moore è un autore straordinario, capace di creare personaggi vivi ed indimenticabili, di regalarmi grandi emozioni e di stupirmi costantemente, anche con soluzioni che a prima vista sembrerebbero assurde. Dareste credito ad un fumetto sentimentale dove ci sono cospirazioni governative, prostitute d’alto bordo, contanti country di successo, scene oniriche ispirate a Xena e Biancaneve e sprazzi improvvisi di futuro buttati all’improvviso?
Forse no, ma, leggendo Strangers in Paradise vi ricredereste. Ma, d'altronde, dovreste già saperlo, se avete letto l'altro mio articolo di presentazione. Io, dopo il primo volume l’ho fatto e da parecchi anni sto vivendo una delle belle più belle storie che il mondo dei fumetti mi abbia mai saputo regalare; un’avventura che, purtroppo, finirà tra un annetto circa (come riportato sul Blog), come ha già dichiarato l’autore. Perché tutte le belle storie, prima o poi, devono avere una fine. E Francine e Katchoo, oltre che i lettori, se lo meritano, perché tirare in lungo avrebbe solo rischiato di svilire il tutto, nel lungo periodo. Meglio così, anche se mi mancherà. Terribilmente.
Nota di colore finale: nell’eterno ed irrisolvibile dibattito “Di chi ti innamoreresti veramente: Francine o Katchoo?”, io sceglierei la prima, senza alcun dubbio…
Albyrinth