sabato 20 giugno 2009

Roberto Recchioni: intervista esclusiva - dicembre 2005


Dopo il primo faccia@faccia con il suo vecchio "compagno di merende" Diego Cajelli (a cui vi rimandiamo per una breve introduzione bio-bibliografica di questo poliedrico autore) e quello più recente con il suo partner creativo di casa Eura Lorenzo Bartoli, e dopo avergli più che volentieri offerto ospitalità "a ruota libera", in un’apposita sezione del nostro forum, ci siamo fermati a pensare (non capita spesso, ma capita) e ci siamo detti: "Ma come, stiamo quasi quotidianamente a contatto con cotanto autore, e non gli abbiamo ancora fatto uno straccio di intervista, eccettuati i due Faccia @ Faccia?".
Ed ancora "Ma come? Recchioni passa per presenzialista della rete e parla dappertutto tranne che sul nostro sito?".
Ci è dunque sembrato giunto il momento di fare quattro chiacchiere con Roberto Recchioni, in arte (e in rete) "Rrobe", naturalmente a briglia sciolta e senza troppi peli sulla lingua, come nelle corde del personaggio in questione.
Partiamo ovviamente dalla sua creazione più popolare, quel "John Doe" che in più di due anni di puntuali uscite mensili si è conquistato un discreto seguito di lettori, grazie anche ad una chiave di lettura dei fumetti seriali "alla Bonelli" abbastanza innovativa, ma abbiamo tutte le peggiori intenzioni di divagare quanto più possibile su altri argomenti, da "Detective Dante" in là, visto che ultimamente il Rrobe sembra scatenato su parecchi fronti fumettistici…

JOHN DOE
mdb: Allora, Rrobe, per l’ennesima volta: come è nata l’idea di "John Doe"?

Roberto Recchioni: La versione ufficiale è che Lorenzo e io, dopo una carbonara mangiata sul terrazzo di Lorenzo, abbiamo passato la serata a discutere di un personaggio mensile da proporre all'Eura (che proprio questo ci aveva chiesto). Abbiamo quindi deciso di realizzare un vampiro surfista innamorato della vita e ci siamo salutati. La mattina dopo abbiamo iniziato a scrivere "John Doe". Questa storia è abbastanza vera ma non dice che quella sera avevamo preso in considerazione l'idea di JD ma l'avevamo scartata perché ci pareva poco adatta e che durante la notte entrambi ci siamo tornati sopra abbiamo deciso che valeva la pena di tentare. JD è l'insieme di alcune idee mie e di alcune idee di Lorenzo.
Le abbiamo fuse insieme e ne è uscito il personaggio che conoscete. Il nucleo personale di queste idee è rintracciabile in quell'universo di morte burocratizzata e di entità umane (roba più o meno mia) e di strane e romantiche divinità (roba più o meno di Lorenzo).

mdb: Avete incontrato resistenze, dubbi, perplessità di qualche genere da parte dell’Eura? In fondo era un settore di mercato per loro abbastanza inesplorato, vista la tipologia dei prodotti "tradizionali" e dei lettori Eura…

Roberto Recchioni: No, nessuna. La richiesta di un monografico è dell'Eura che produceva da anni cose come "Dago", Amanda", "Martin Hel", "Cybersix" e ora voleva affidarsi ad autori italiani. La cosa veramente sorprendente sono stati i tempi per l'approvazione della serie, che non hanno richiesto più di quindici minuti. Sorprendente anche per noi.

mdb: Ci credo! Ci sono stati cambi di rotta durante la lavorazione, dal progetto originario al risultato che abbiamo modo di verificare mensilmente in edicola, o ritieni che "John Doe" sia rimasto abbastanza fedele all’idea originale che avevate?

Roberto Recchioni: Siamo ancora sul tracciato. Anzi, forse ci siamo più adesso che prima.
La cosa in cui siamo cambiati di più è la maturità.
Quando siamo partiti abbiamo pagato l'inesperienza nostra e quella dei disegnatori a cui ci siamo affidati.
Ora siamo tutti maturati.
Io e Lorenzo abbiamo più controllo e confidenza tanto con l'universo di JD quanto con i mezzi per metterlo in scena e siamo anche in grado di seguire e selezionare meglio i nostri disegnatori che è una cosa molto importante.
Quando abbiamo cominciato, quasi nessuno dei nostri disegnatori aveva 94 pagine filate sotto la cintura... oggi ce l'hanno l'80% dei nostri autori e questo fa una bella differenza.
Allo stesso modo, oggi sappiamo meglio come gestire gli esordienti e come seguirli.
O almeno lo facciamo meglio di prima.

mdb: Ingerenze per questioni editoriali?

Roberto Recchioni: Su "John Doe" nessuna. Ci è sempre stata data molta corda e per ora ancora non ci siamo impiccati con essa.

mdb: Uhmmmm… Questo lascerebbe intendere che in altri contesti ce ne siano state…


Roberto Recchioni: Come è naturale che sia. Del resto, quando le cose vanno bene, l'editore non ha nessun interesse metterci troppo il becco: il prodotto funziona, perché cincischiarci?
Quando le cose vanno meno bene, l'editore dice la sua.
Del resto è lui quello ci mette i soldi.
Sarebbe ipocrita dirti che mi fa piacere quando qualcuno interferisce con la mia visione, ma lavoro principalmente nell'ambito del fumetto popolare e comunque ho lavorato poco mettendoci soldi miei... produrre un fumetto è un bell'investimento, specie se seriale e ad alta diffusione, mi pare normale che chi questi soldi ce li mette, si senta in diritto di dire la sua.
Poi sta a me accettare o meno la sua visione e decidere se vale o meno la pena di continuare.

mdb: Limpido e condivisibile. Approfondiremo la questione più avanti, visto che non ci vuole molto per intuire un riferimento a "Detective Dante". Per il momento però torniamo a "John Doe": nasce come "serial" a fumetti, fatto di episodi autoconclusivi inseriti in una "continuity" abbastanza serrata, che nelle intenzioni originarie dovrebbe portare ad esaurire il suo ciclo vitale in una settantina di numeri, divisi in tre cicli narrativi distinti, di cui avete da poco concluso il primo. In questo senso, più che dai fumetti Bonelli di cui ha il formato, sembra aver attinto da qualche concept di telefilm di "ultima generazione", quelli in cui gli episodi non sono mai autoconclusivi e fini a se’ stessi, ma portano sempre sottotraccia un subplot narrativo portante… o da qualche fumetto americano, che però tende sempre ad una serializzazione infinita, e conseguenti problemi di continuity ingarbugliata… Avete tenuto presente tutto questo, e avete cercato di mediare una soluzione, o che cos’altro?

Roberto Recchioni: Io adoro le serie televisive americane e questo aspetto di JD l'ho fortemente voluto. Secondo me si presta benissimo al fumetto e aggancia il lettore. Oltretutto è un modo per rinnovarsi ogni tot numeri senza però apparire del tutto schizofrenici. Credo che sia una soluzione ottimale per le serie mensili "infinite" e conto di continuare a usarla anche in futuro.


mdb: Anche Leo Ortolani con il suo "Rat-Man", aveva impostato un lavoro di questo genere, un po’ più "diluito", visto che ha sempre dichiarato che Rat-man si concluderà con il numero 100, e anche se la continuity portante è riservata alle storie in più parti, intervallate da parodie ed episodi a se’ stanti… ce l’avevate presente?

Roberto Recchioni: Conosco benissimo il lavoro di Leo ma, a mio avviso, il suo è un approccio diverso rispetto a quello che facciamo noi su JD. La continuity di Leo si muove in concomitanza alle sue storie "maggiori", intervallando questi "passi da gigante" con storie slegate dalla continuity. In JD, se osservate bene, anche l'episodio più marginale è in qualche maniera legato al filo della trama principale e, fosse anche solo per pochi dettagli, arricchisce quelle che verranno.

mdb: Tre archi narrativi (o "stagioni") di ventiquattro episodi ciascuno, per un totale di 72 (o 75, secondo le ultime indiscrezioni) episodi, che dovrebbero esaurirsi in capo a sei anni, più o meno. Vuoi darci ad intendere che avete già in mente tutto quanto?

Roberto Recchioni: Non proprio tutto ma molto. Sapevamo dove si voleva andare a parere e lo sappiamo ancora. Anche se certe svolte narrative è stata la storia stessa a suggerircele piuttosto che la pianificazione. Ad esempio... fino a quando non ho finito di scrivere il n.31, l'idea era quella di far sopravvivere il Dottor Stanley, fargli rapire il figlio di M e far stringere a M e a John un’alleanza. Mentre lo scrivevo però mi è venuto in mente il discorso di Tempo ed il suo debole per i mortali... e la storia ha preso una piega diversa. Andrà a finire nella stessa maniera in cui era pianificata sin dall'inizio ma seguirà un percorso del tutto differente per arrivarci.

mdb: Facciamo il punto della situazione: la prima stagione, quella introduttiva, ci ha messo di fronte alla realtà di "John Doe", direttore di una sorta di multinazionale dei decessi, che si occupa di mantenere l’equilibrio naturale del mondo, alle dipendenze delle "alte sfere". John scopre delle irregolarità poco chiare nella gestione di Morte, ruba l’indispensabile "falce dell’olocausto" e diventa un uomo in fuga per due annetti; ventiquattro episodi autoconclusivi del suo viaggio ai confini della realtà o in realtà fin troppo verosimili, fino alla resa dei conti finale, che non è altro che il prologo alla seconda stagione. Seconda stagione che vede John Doe a capo della Trapassati Inc. e il duello con Morte che si rinnova, a ruoli invertiti o quasi e con l’avvento di un nuovo soggetto, o terzo incomodo, rappresentato dalla "Fondazione Nuovo Mattino", senza contare l’ormai nascituro figlio di John e Morte. Anticipazioni su quella che sarà la terza stagione?

Roberto Recchioni: Impossibile. Il bello di questa struttura narrativa è proprio il cliffhanger. Diciamo solo che la seconda stagione finirà con il botto e che la terza sarà molto, molto diversa dalle prime due.

mdb: Evabbè, io ci ho provato… A distanza di più di due anni, e con la cosiddetta "seconda stagione" ormai saldamente avviata, puoi tracciare un bilancio sommario dell’accoglienza che ha avuto presso il pubblico? Dagli inizi ad oggi…

Roberto Recchioni: Ottima. JD si è conquistato una larga fetta di assoluti sostenitori e una ristretta cerchia di feroci detrattori (che sono ugualmente indice della popolarità di un personaggio). Il risultato che ci eravamo posti era l'imperativo categorico di non passare inosservati e di non essere dimenticati dopo l'effetto novità. Ci sembra che la cosa stia riuscendo piuttosto bene.

mdb: Ritieni che proprio questa impostazione di "John Doe", con un’evoluzione continua delle situazioni e una continuity di base da rispettare pur in un’impostazione abbastanza rigida ad episodi autoconclusivi, abbia contribuito a far breccia presso quella frangia di lettori tradizionali Bonelli, magari un po’ stanchi della serializzazione infinita che ha sempre caratterizzato le loro serie ("Gea" e "Brad Barron" a parte)?

Roberto Recchioni: Non saprei. La continuity ha i suoi pro e i suoi contro. Un lettore distratto difficilmente salterà a bordo di JD con il numero 31 ma potrebbe comprare un numero di Dylancontinuity scritta male non vale nulla, esattamente come una serie senza continuity ma scritta bene può essere un capolavoro.

mdb: Evabbè, questa è un po’ una "catalanata", però…
E’ chiaro che la continuity non può essere il fine ultimo, ma deve essere un "mezzo" per mettere in sequenza determinati svolgimenti, e che per realizzarne dei fumetti gradevoli c’è bisogno di un "controllo" molto serrato della serie da parte degli autori portanti, però è un dato di fatto che mentre di serie made in Italy senza continuity scritte bene ce ne sono in giro abbastanza, quelle con la continuity sono molte meno e molto più recenti…


Roberto Recchioni: La continuity non è propria del fumetto popolare italiano. Noi l'abbiamo derivata da quello americano e lo abbiamo fatto in tempi recenti (qualche vago accenno su DyD, una presenza più consistente su Nathan Never). E' naturale che ci siano ancora poche serie che la sfruttano appieno ed è anche naturale che alcune serie nascano più all'insegna della tradizione.
Io ripeto, per me la continuity è un arma a doppio taglio... c'è un episodio che io amo molto di JDUomini D'Arme".
E' praticamente un albo di un supergruppo con costanti riferimenti a numeri precedenti.
Se però lo prendessi a caso e lo leggessi senza il contesto degli albi precedenti e dei successivi, sarebbe infinitamente più debole di molte altre storie di JD con una continuity meno serrata.
James Bond non ha continuity e funziona perfettamente. Diabolik non ha continuity ed è perfetto. Dylan è praticamente senza continuity ed è ugualmente ottimo e lo stesso vale per i paperi e i topi.
in qualsiasi momento. Sinceramente a me piacciono tutte e due le formule... a patto che siano scritte bene. Una serie con che è il n.29, "

DETECTIVE DANTE
mdb: Suppongo che il successo di "John Doe" abbia avuto qualche peso nel convincere l’Eura a proporre in parallelo anche la miniserie ad ampio respiro (24 numeri sono pur sempre due anni) dedicata a "Detective Dante". O forse era già in cantiere ed approvata precedentemente?

Roberto Recchioni: Nasce sempre tutto da una richiesta dell'Eura. JD era andato bene, era ora di proporre qualcosa di nuovo.

mdb: Aldilà delle questioni editoriali, c’è qualcosa che "Detective Dante" deve a "John Doe" in termini di spunto, o creativi?

Roberto Recchioni: Poco. Ci eravamo posti lo scopo di fare una serie più facilmente digeribile da un pubblico più generico e su quello ci siamo basati. Il fantasma e alcune svolte narrative nei numeri chiave possono avere qualche eco nei confronti di JD ma è qualcosa di marginale rispetto alla struttura di "Detective Dante".

mdb: Affinità e divergenze. "John Doe" si propone come un fumetto molto di fantasia, con evidenti agganci nella realtà odierna: morte, guerra, carestie, frontiere della scienza e problematiche connesse, etc.
"Detective Dante" invece parte da una realtà molto più quotidiana e noir, da poliziesco pulp (a partire dalla copertina), con qualche contaminazione surreale ma non troppo dovuta appunto alle ingerenze del fantasma della moglie del protagonista. A parte questo, le due serie sono accomunate da un’impostazione abbastanza schematica, che in "Detective Dante" si traduce in una serializzazione in tre "stagioni" (Inferno, Purgatorio e Paradiso) di otto episodi ciascuna. Vi trovate meglio a lavorare su progetti già previsti "a termine" e molto "schematizzati", è dovuto al fatto che in questo modo è più facile ripartirsi i compiti per lavorare in coppia, o c’è dell’altro?


Roberto Recchioni: Più che schematizzate, direi che sono due serie con una struttura. La struttura aiuta sotto molti punti di vista ma, più che altro, da dei riferimenti al lettore e non parlo solo di riferimenti narrativi. Sapere che JD si rinnoverà ogni 24-25 numeri da al lettore una meta, una boa da doppiare (nel caso la serie gli piaccia) o da raggiungere prima di mollare tutto (nel caso la serie non gli piaccia) e lo stesso vale per Dante. Inoltre, questi archi narrativi chiusi impongono a noi scrittori di non sfruttare troppo le stesse idee, le stesse ambientazione, le stesse soluzioni. E' una maniera per non impigrirsi e per mettersi sempre alla prova. io sono uno di quelli che crede fermamente che i limiti servano, perchè ci fanno venire voglia di superarli.

mdb: Bè, molto onesto da parte vostra, specie nei confronti dei collezionisti, sempre indecisi su quando mollare una qualche collana che non li soddisfa…
Dell’ispirazione "dantesca" di "Detective Dante" si è parlato abbastanza, con la ripartizione in episodi mutuati (abbastanza alla lontana, direi) dai cantici della Divina Commedia, mescolati però come dicevamo in una solida ambientazione metropolitana odierna. Però se l’Inferno dantesco offre ampi spunti per la prima parte della vostra miniserie, diventa un po’ più difficile prevedere gli sviluppi futuri, una volta passati alla croce di tutti gli studenti che si sono trovati ad affrontare la Divina Commedia originale, che anzi lasciato l’Inferno diventa assai più noiosa (pardòn, "poetica"). Cosa avete pensato di fare per risolvere il problema? O meglio, pensate che sia effettivamente un problema e credete di aver trovato il modo di risolverlo?


Roberto Recchioni: In realtà la derivazione dalla cantiche dantesche si è fatta via via più marginale mentre scrivevamo. Se nel primo ciclo possiamo trovarne una traccia abbastanza forte, nel secondo rimane più come uno spunto generale e nel terzo il rimando sarà più per contrapposizione che per altro. Era un gioco divertente ma ci siamo resi conto che poteva diventare sterile e impoverire le storie.

mdb: Come sta andando "Detective Dante" a livello di vendite? Almeno rispetto a "John Doe"… A Lucca avete parlato in conferenza di "obiettivo parzialmente mancato", ma più o meno, in proporzione le cose come stanno?

Roberto Recchioni: Come detto, con "Detective Dante" ci eravamo posti alcuni obbiettivi e mentirei se dicessi che li abbiamo raggiunti. Volevamo fare un fumetto popolare di larga diffusione, che travalicasse un pubblico ampio ma molto specifico come quello di JD. Questo non ci è riuscito e anzi, JD rimane molto più popolare di Dante.

mdb: Credi che il pubblico di "Detective Dante" sia lo stesso di "John Doe" (che ha funzionato da rompighiaccio) o avete la percezione che a parte la folta schiera di appassionati di fumetti in generale, "Detective Dante" si rivolga a lettori diversi? In fondo, come ha annotato qualcuno, la diversità è palese: laddove "John Doe" non lascia passare un episodio senza qualche mutamento, "Detective Dante" risulta molto più "statico", almeno per quanto si è visto finora, lasciando magari i cambiamenti ai "salti" narrativi previsti tra i vari passaggi di "stagione", ovvero ogni otto episodi…

Roberto Recchioni: Il nostro scopo era raggiungere un pubblico diverso ma credo che in realtà molti dei lettori di JD siano anche lettori di Dante e che pochi comprino solo il detectiveLorenzo per i risultati di Dante. Se avessimo saputo che questo sarebbe stato l'esito, allora avremmo provato a scrivere un personaggio più affine ai gusti dei lettori di JD.

mdb: Bè, avete avuto il coraggio di non fossilizzarvi, solo che non sempre evidentemente viene premiato. Strano, perché personalmente credevo che "Detective Dante" avesse buone possibilità anche di ingraziarsi i vecchi lettori di "Nick Raider", quelli parzialmente delusi dalla condotta sempre "politically correct" del personaggio di casa Bonelli, ora approdato alle Edizioni If. Lo pensavate anche voi, o era solo una mia libera associazione di idee?

Roberto Recchioni: No, ci avevamo pensato anche noi. Anzi, a dirla tutta ci contavamo. Non è la prima volta che ci sbagliamo del resto... pensare a "cosa vuole il pubblico" è sempre un esercizio pericoloso. Specie se si parte dall'assunto che il pubblico voglia quello che vogliamo noi.

mdb: E dai lettori abituali di "Detective Dante", che riscontro di gradimento avete avuto?


Roberto Recchioni: A quelli che lo leggono piace. Una parte vorrebbe una maggiore continuity.

mdb: E rieccola che salta fuori! Anche se suppongo non potranno essere accontentati, visto che immagino che l'impalcatura della miniserie sia già delineata…

Roberto Recchioni: Sì e comunque non era prevista per la struttura della serie. Metterla adesso non aiuterebbe. Sembrerebbe posticcia.

mdb: Già. A che punto sono le riflessioni di cui avete parlato tu e Lorenzo a Lucca? E che modifiche potrebbero portare all’impostazione originariamente prevista, almeno per scongiurare la (speriamo remota) possibilità di chiusura anticipata della serie, escludendo quelle che potrebbero sembrare "posticce", appunto?

Roberto Recchioni: Per quello che riguarda me e Lorenzo non c'è molto da dire. Il nostro dubbio era se valesse o meno la pena il continuare a investire energie su un personaggio che, a nostro avviso, aveva mancato il suo bersaglio.
Abbiamo deciso di sì e abbiamo deciso di investirci anche energie fresche, arruolando la penna di Matteo Casali come sceneggiatore.
Per quello che riguarda l'Eura, invece, il discorso è diverso.
E' l'Eura ad aver avuto l'ultima parola sul destino di Dante e ha deciso di proseguire, operando varie correzioni secondo il suo giudizio. L'apparato redazionale era stato modificato sin dal numero 3, ora sta cambiando la grafica e forse vorranno intervenire sulle copertine. Non sono scelte che mi riguardano (almeno non più) e quindi non entro nel merito.

mdb: Uhmmm… quindi si resta più nell’ambito della "presentazione" del prodotto, mi pare. Intanto però siete rimasti indietro con il lavoro, e avete parlato di una novità per le serie da voi curate, ovvero l’uscita di una storia che vedrà ai testi un autore diverso da te e Lorenzo, Matteo Casali, appunto, che già da solo lascerebbe ben sperare. Solo lui, o ce ne saranno altri?

Roberto Recchioni: Confermo che ci saranno forze nuove a portare a termine la serie ma non è solo per questione di tempo quanto per la nostra volontà di vedere qualche altro bravo sceneggiatore alle prese con il personaggio. Sul lato personale poi, devo ammettere che JD sta rubando gran parte del mio tempo.

mdb: Altri potenziali candidati? Senza far nomi, ovviamente… Cajelli? Faraci?

Roberto Recchioni: Mi piacerebbero entrambi. Ma ho anche in mente un paio di sceneggiatori esordienti che potrebbero far bene... è tutto da vedere.

ROBERTO RECCHIONI E LORENZO BARTOLI, IL SODALIZIO CREATIVO DELL’EURA EDITORIALE

mdb: Entrambe le proposte di cui abbiamo parlato, "John Doe" e "Detective Dante", sono state concepite in team con Lorenzo Bartoli, con cui avevi già realizzato, tra le altre cose, "Napoli Ground Zero" per Skorpio. Come è nato il vostro sodalizio artistico?

Roberto Recchioni: Ho conosciuto Lorenzo quando io facevo i commesso in un negozio di fumetti e lui il cliente nello stesso negozio. Con gli anni siamo diventati amici e Lorenzo mi ha coinvolto nelle molte attività di scrittura che lui stava portando avanti. Io in quel periodo scrivevo parecchio, fino a quel momento mi ero sempre ritenuto più un disegnatore. Lavorando con Lorenzo la mia idea è cambiata. Insieme abbiamo fatto molti lavori redazionali e parecchie operazioni di "serie b" (come gli spaghetti manga, ad esempio). Poi Lollo mi ha proposto di fare qualcosa insieme per l'Eura ed è nata "Napoli Ground Zero".
Lorenzo ci ha messo esperienza, abilità e contatti con l'editore, io ho portato l'entusiasmo e tutti i miei contatti con il settore del fumetto indipendente di allora. Ne è uscita una delle serie più strane che l'Eura abbia mai pubblicato e ne è uscita pure una generazione di disegnatori che oggi trovi sparsa tra tutti i grandi editori italiani.

mdb: Eh, già. Anche se lo stile dei disegnatori estremamente diverso, non aiutava ad omogeneizzare la serie di racconti.


Roberto Recchioni: La non omogeneità era sostanzialmente una scelta, un poco come lo è stata per JD o Dante. Stimo molto Berardi e capisco perfettamente perché i disegnatori di "Julia" siano così allineati, so che fa bene alle vendite e tutto il resto... però non riesco a trovarlo stimolante o divertente, per me in primo luogo.

mdb: Capisco perfettamente, e condivido, anche se "Napoli Ground Zero" aveva comunque una veste editoriale diversa, "dispersa" all’interno della testata che la ospitava… Ma torniamo a Lorenzo: è autore di fumetti da più tempo di te, e si era già distinto come autore di svariati fumetti di genere estremamente vario, da "Arthur King" in team artistico con Andrea Domestici a "Uomini e Topi" con lo strepitoso Massimo Carnevale. Lo conoscevi già? Come è stato il primo approccio?


Roberto Recchioni: Sì, conoscevo i suo lavoro (quando abbiamo iniziato a collaborare lui aveva appena finito di scrivere la prima parte di "Uomini & Topi") ma Lorenzo non è uno da "approccio" così come non lo sono io. Prima ero il suo commesso in un negozio di fumetti, poi eravamo entrambi clienti di un altro negozio in cui ci trovavamo praticamente tutti i pomeriggi... iniziare a lavorare insieme è stato quasi naturale. Lui mi ha dato una mano a non abbattermi per la chiusura di "Dark Side" nel '94, e mi ha aiutato in piccoli lavori che avevo trovato. Io gli ho dato una mano su certi lavori per la Disney e la Comic Art e per la stesura del suo libro "Bambole". A poco a poco siamo diventati più che amici o colleghi, siamo soci.

mdb: "Soci" è più che "amici"? Senti di dovere qualcosa a Lorenzo? Soldi a parte, che sarebbero fatti vostri, alla fin fine…

Roberto Recchioni: Sì e no. Sì, nel senso che gli devo il rapporto umano, l'amicizia, l'esperienza e la disponibilità. No perché quello che ho fatto l'ho fatto perché lo sapevo fare.

mdb: "John Doe" e "Detective Dante", Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli: c’è una spartizione dei due personaggi, uno che senti più "tuo", e uno che è più di Lorenzo?

Roberto Recchioni: Non posso parlare per Lorenzo. Tra i due io sento più mio JD, perchè in JD riverso tutte le mie passioni e i miei modi di essere.

mdb: A proposito di "John Doe", mi pare avessi detto che tu e Lorenzo vi confrontavate continuamente per quanto riguardava il soggetto, gli sviluppi, gli intrecci, salvo poi procedere ciascuno per la sua strada in fase di sceneggiatura. Vale ancora lo stesso discorso, ed eventualmente è così anche per "Detective Dante", o c’è qualche differenza? Insomma, avete consolidato il vostro modus operandi, o c’è stata qualche evoluzione?

Roberto Recchioni: No. anzi, adesso ci sentiamo ancora meno. La fiducia e il rispetto del lavoro reciproco è totale.

mdb: Lorenzo invece aveva parlato di voi come "strana coppia", in cui lui fa il poliziotto buono e tu quello cattivo, di fronte agli estranei: confermi o smentisci?

Roberto Recchioni: Confermo pienamente. Anche se io sono il cane che abbia e non morde, e lui quello silenzioso che poi ti sbrana.

mdb: Eh! Eh! Vale anche per quanto riguarda i rapporti con i disegnatori?

Roberto Recchioni: Ehmmm... no... con i disegnatori faccio tutte e due le parti io. Sono l'incubo di molti di loro e questo un poco mi dispiace. Voglio dire... sono disegnatori ma anche loro sono esseri viventi!

mdb: Ah! Ah! Siete sempre in sintonia sulla scelta dei disegnatori a cui affidare le storie, o c’è una sorta di "spartizione", per cui ciascuno di voi sceglie a chi affidare le sceneggiature da lui curate?

Roberto Recchioni: Sull'aspetto dei disegnatori, generalmente, sono più io ad avere voce in capitolo... ma è solo una questione di occhio. Io stesso faccio il disegnatore e sono un disegnatore pigro e furbo. Chi meglio di un cattivo disegnatore può riconoscerne un altro?

mdb: Ah! Ah! Ah! Quindi "pesi" di più tu su questa scelta? In senso metaforico, ovviamente, visto che siete diametralmente opposti per quanto riguarda la stazza…

Roberto Recchioni: Si, generalmente io. Ma ci sono eccezioni.

mdb: Sarebbe inutile chiederti quali?

Roberto Recchioni: Ci sono disegnatori che ha trovato e "arruolato" da Lorenzo, il primo nome che mi viene in mente è quello di Manunta ma se non anche Mammuccari, Pontrelli Il discorso però è molto relativo, se un disegnatore non piace a tutti e due, difficilmente viene preso.

mdb: Per quanto i due progetti attualmente in corso di pubblicazione abbiano ipotecato i vostri sforzi a medio ("Detective Dante") e lungo ("John Doe") termine, sono entrambe destinati ad esaurirsi, almeno nelle intenzioni e premesse iniziali. Che cos’altro avete in cantiere?

Roberto Recchioni: Io sto palleggiando l'idea di uno strano western orrorifico... un vero western orrorifico.

mdb: Uhmmm… Tanto per darci qualche indizio: tipo "Magico Vento" degli inizi (quando però rischiava di arenarsi sul clichè di "Dylan Dog Western") o più sul tipo del "Santo degli Assassini" di Ennis?

Roberto Recchioni: In realtà nessuno dei due. Diciamo a mezza via tra Lansdale e King. Ma, sinceramente... è un'idea che sento fortemente personale.
californiano. E' in questo che sta lo scontento mio e di ed altri.

RROBE E IL FANDOM

mdb: Michele Medda, autore bonelliano affiliato alla "Banda dei Sardi" (senza che questo abbia connotazioni negative o criminose), in uno dei suoi periodici sfoghi ha dichiarato: "mi piacerebbe anche leggere qualcosa su Lorenzo Bartoli, che a differenza del suo sodale Roberto Recchioni non si affaccia mai nella Rete. Bartoli ha scritto anche lui tantissimo, sia come autore sia come staff writer, accumulando esperienze professionali diversissime. Sarebbe interessante sentirgliele raccontare. Ma nessuno glielo chiede."
Visto che sei citato espressamente, che cosa ne pensi? Intendo dire che tempi e modalità dell’informazione e della critica sui fumetti sono cambiati, e oggi è molto più semplice veicolarle attraverso la rete, per cui diventa abbastanza naturale che autori che più frequentano internet, mettendosi a disposizione (più o meno) degli appassionati, abbiano molta più "visibilità".
Tu come la vedi?


Roberto Recchioni: La vedo dura. Nel senso che penso che la presenza degli autori (io stesso) abbia in qualche maniera inquinato lo stagno e reso meno spontanee le critiche (positive o negative) che possono arrivare da internet. Accanto a questo sono convinto che molti aspiranti fumettari si siano messi in testa (magari anche a ragione) che un buon modo per stringere contatti lavorativi sia proprio attraverso il web, intessendo una rete di trattamenti di riguardo nei confronti dei professionisti.
La settimana scorsa parlavo con due amici, uno dei quali vuole diventare uno sceneggiatore.
L'amico con aspirazioni si chiedeva come fare per cominciare a proporre i suoi lavori e ottenere perlomeno che questi venissero letti... prima ancora che io potessi dare una risposta, l'altro mio amico è intervenuto e ha detto: "Apri un sito di recensioni e news... i professionisti sono puttane e farebbero di tutto per avere qualcuno che parli bene di loro".
Una parte di me è convinta che il mio amico sia in torto... l'altra parte ha il terrore che abbia ragione..

mdb: Ah! Ah! Ah! Accidenti a te, ci hai beccati!!

Tornando al dunque, credi di essere molto più sotto i riflettori rispetto al tuo "sodale" Bartoli perché sei un presenzialista della rete, o c’è dell’altro?


Roberto Recchioni: Sicuramente mi sono esposto molto di più ma questo dipenda anche dal fatto che internet io la vivo da utente e da appassionato, prima che da addetto ai lavori che posta per parlare del suo lavoro. Comunque il discorso è molto relativo...i "riflettori" dei siti internet

mdb: Probabilmente sei stato tirato in causa anche perché sei iperattivo, oltre che in fase di scrittura, anche su forum, Newsgroups e quantaltro, popolati da fans ma anche da feroci detrattori. Come ti poni rispetto a questi ambienti? Insomma, ti capita mai di pensare "Oggi ho i coglioni girati, facciamo un salto sul tal forum e vediamo di litigare con qualcuno"? O quando sei nervoso ti limiti a far massacrare i comprimari nelle storie che stai scrivendo in quel momento?

Roberto Recchioni: A me piace litigare e lo faccio spesso. A casa, con gli amici e sulla rete. Sono assiduo frequentatore di un forum, non di fumetti, dove l'unica attività è il dileggio verbale. Ma ripeto, è una cosa che faccio da utente, non da "autore".

mdb: Non hai mai fatto mistero del tuo presunto autoconclamato egocentrismo, anzi lo ostenti ogni volta che puoi/ne hai voglia con prese di posizione spesso provocatorie, finendo per amplificarlo rispetto all’impressione che ha chi ti conosce "dal vero": ti viene davvero così naturale? Insomma, sei davvero come appari, o è solo che ti disegnano così?

Roberto Recchioni: Dipende dal contesto. Sarebbe inutile agitarsi da rockstar nella solitudine della propria cameretta... ma dammi una platea e posso tirare fuori il peggio di me.

mdb: Ah! Ah! Però poi di persona sei estremamente più disponibile e meno categorico: non è che è tutta una maschera, una "posa" da internet?

Roberto Recchioni: No, è un problema di tempi di discussione e contesti. Siamo noi due, in una fiera lucchese, seduti ad un bar a parlare di fumetti? Allora ho tempo per tutti i "forse" del mondo. Devo far arrivare un messaggio o ottenere una reazione nella maniera più efficace e rapida possibile? Allora servono le affermazioni assolutistiche. Per la riflessione e i distinguo c'è sempre tempo, per ottenere l'attenzione di qualcuno, no.

mdb: Come definiresti il tuo rapporto con i lettori?


Roberto Recchioni: Ipocritamente paritario. Mi piace pensare a me stesso come a un adepto del punk, pronto ad invitare chiunque a salire sul palco per suonare al posto mio. "Potete farlo anche voi" e via dicendo insomma... ma se mi guardo allo specchio so che un gesto del genere nasce da una concessione "dall'alto" verso qualcuno che in fondo sta ai piedi del palco e per venirmi a vedere ha pagato un biglietto. Mi piace essere disponibile, questo sì. E se qualcuno me le manda a dire, non rifiuto mai la discussione.

mdb: Pensi di avere più fans o più detrattori?

Roberto Recchioni: Dipende da dove li cerchi. Tra i lettori credo di avere più gente che mi apprezza... tra gli addetti al lavori il contrario. Ma quei pochi che ho, sono buoni.

mdb: Però le "Donne Arrabbiate" di YATTAA, che da qualche mese a questa parte assegnano la palma di fumetto più sciovinista a "John Doe", pesano di più di qualche manipolo di fans, o forse no?

Roberto Recchioni: Adoro le "Donne Arrabiate". Mi hanno spinto a farmi delle domande e hanno anche generato una specie di sottotrama all''interno di JD. Non so se pesino più o meno di altri lettori, ma di sicuro hanno raggiunto un risultato.
sono piccole candele in confronto ai giganteschi bat-segnali che servirebbero per smuovere davvero qualcosa nel nostro settore.


RROBE E GLI ALTRI AUTORI

mdb: Nonostante queste tue presunte "pose" da rockstar, sei in ottimi rapporti, oltre che con Bartoli, con autori del calibro di Cajelli o Faraci, anche se in altri casi non le mandi certo a dire, come in questi gustosi RITRATTI.
Come definiresti il tuo atteggiamento nei confronti dei tuoi "colleghi" scrittori?

Roberto Recchioni:
Ho molti buoni amici. Che casualmente fanno il mio stesso mestiere. Questa cosa ci accomuna e ci da qualcosa di cui parlare ma non è quello che ci lega. Con Lorenzo, Diego, Tito c'è un rapporto di amicizia che trascende di parecchio il rapporto professionale e che in molti casi è nato lontano da un word processor.

Lo stesso vale anche per personalità come Sergio Bonelli o Mauro Marcheselli, persone che mi hanno dimostrato un'amicizia e un affetto sincero che non ha nulla a che spartire con il lavoro che facciamo. Poi ci sono dei professionisti con cui ho buoni rapporti professionali, appunto.
E poi ci sono gli altri... quelli che non mi cago o che cordialmente mi stanno sulle palle.

mdb: Diego Cajelli "Quando lo conobbi lo detestai e detestai, senza possibilità di appello, tutto il suo gruppo. A fine serata ci ubriacavamo insieme in quel di Lucca. (…)"
Tito Faraci:"
(…) Visto da fuori, Tito era il bambino dorato, sceso dal cielo, a cui
tutto veniva donato.
Era da odiarlo e punto.
E per anni l'ho odiato o perlomeno guardato con sospetto (…)"
Alla fine pare quasi che ci debba essere una qualche sorta di invidia come molla per cominciare a stimare qualche autore: è un impressione mia o una perversione tua?


Roberto Recchioni: Visione tua. Se noti, non "detestavo" Diego o Tito per invidia ma per ragioni esterne che poco avevano a che fare con la roba che loro producevano. Con Tito e Diego

mdb: Eh! Eh! Andiamo avanti. massimo Carnevale: "(…) Se io avessi avuto una mano come la sua, prima di tutto me la sarei DAVVERO tirata una cifra, secondo poi avrei abbandonato i lidi del bel paese per diventare un artista conosciuto a livello internazionale.
Massimo invece ha sempre fatto il suo e lo ha fatto straordinariamente bene ma è sempre rimasto schivo, tranquillo, senza smanie di grandezza o di conquista.
Capirete che per un accentratore d'attenzione come me, tale comportamento era un vero enigma.
Come un colore venuto dallo spazio e inconcepibile per la mente umana.
(…)
Se solo finisse quel dannato speciale…"
Sottoscrivi di nuovo tutto, o era un tentativo di ingraziartelo perché finisca lo speciale di "John Doe"?


Roberto Recchioni: Entrambe.

mdb: Ah! Ah! Ah! A proposito, a che punto è?


Roberto Recchioni:
Invoco il quinto emendamento.

mdb: E così abbiamo siamo tornati al tuo rapporto con i disegnatori, che avevamo sfiorato in precedenza. Considerando che sei anche in parte uno di loro, come ti poni, in generale, nei loro confronti? Parlo ovviamente delle due serie "portanti", "John Doe" e "Detective Dante"…

Roberto Recchioni: Li detesto. Non capiscono, oppure capiscono tutto il contrario, o se capiscono, ignorano.
Scherzi a parte, i disegnatori "puri" hanno una testa tutta loro e non ne conosco uno "normale". Detto questo.. ci sono due o tre disegnatori con cui sono in perfetta sintonia e a cui farei un monumento.

mdb: Cremona, Venturi, Gianfelice?

Roberto Recchioni: Anche Rosen e Andrea Accardi.

mdb: Avete puntato molto su disegnatori abbastanza giovani, con qualche esordio assoluto, ma mi pare che il livello, aldilà della mera questione di gusti, sia tutt’altro che disprezzabile. Qual è, allo stato attuale delle cose, il tuo giudizio complessivo?

Roberto Recchioni: Qualche talento puro scoperto, molti buoni professionisti, qualche errore di giudizio clamoroso. A conti fatti mi basterebbe Riccardo Burchielli per poter essere soddisfatto. E se tengo conto che abbiamo anche Maurizio Rosencomecazzarolasiscrive, Matteo Cremona, Walter Venturi, Davide Gianfelice, Elisabetta Barletta e molti altri... direi di essere stato davvero fortunato.

mdb: Oppure avete lavorato bene a livello di selezioni.
Passando dall’altro lato della barricata, come vivono i disegnatori, il rapporto con te e Bartoli? Mi riferisco sempre alla questione "poliziotto buono e poliziotto cattivo",


Roberto Recchioni: Con lui sono grandi amici... di me hanno un po’ paura.

mdb: Eh! Eh! Però mi pare che proprio Riccardo Burchielli (uno degli esordi più promettenti, approdato infatti nientepopodimeno che alla Vertigo), abbia avuto solo parole positive per voi…

Roberto Recchioni: Riccardo è troppo buono. E poi se parlava male di noi gli ammazzavo il cane, gli versavo lo zucchero nel serbatoio della moto e mettevo su internet alcune foto compromettenti.

mdb: Ah! Ah! Ah! Tipo quella dal fiorista?

Roberto Recchioni: Ti dico solo che siamo riusciti a recuperare il disegno e che prima o poi lo renderemo pubblico.

mdb: Ah! Ah! Ah! Povero Riccardo! Vabbè, che lui ormai è famoso anche negli States… Torniamo seri: dobbiamo aspettarci altri esordi sorprendenti su "John Doe", o il parco disegnatori è completo?

Roberto Recchioni: Gli esordienti o quasi, non finiscono mai. Tenete d'occhio Provvidenza Fontana nei prossimi mesi.

mdb: E per quanto riguarda "Detective Dante"? E’ tutto subordinato alle riflessioni che state facendo, o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?

Roberto Recchioni: No, il gruppo di Dante è più o meno definito, anche se ci sarà il solito spazio per un paio di esordienti.

mdb: Eh, uno mi pare di conoscerlo…
Alcuni disegnatori, come la bravissima Elisabetta Barletta (a proposito, ma non ci avevi promesso il suo numero?!) si sono visti anche su "Detective Dante", anche se la scelta mi ha lasciato perplesso: come decidete la distribuzione dei disegnatori tra le due testate? Sono due insiemi comunicanti, o restano distinti, a parte qualche eccezione, come la appena citata Barletta?


Roberto Recchioni: In genere sono distinti, tranne per qualche "testa di serie" che abbiamo inserito su Dante per dare maggior forza al parco disegnatori.
siamo diventati amici perché abbiamo molte affinità... e perchè sono a loro modo dei simpatici cazzoni.

BATTAGLIA E ALTRE PROPOSTE

mdb: Hai cominciato ad ampliare il tuo raggio d’azione come scrittore con la storia apparsa su "Alta Criminalità", un’antologia curata da Tito Faraci per Mondadori; hai collaborato in amicizia con la gang di "Killer Elite", con un divertissment per il numero 0 e hai appena esordito perfino su "PP8" (la neonata collana Disney dedicata a Paperino Paperotto, di cui avevamo accennato con Donald Soffritti, creatore grafico della serie, e su cui contiamo di tornare, ndr). C’è qualcosa che accomuna questi progetti, oltre alla voglia di diversificarti come autore?

Roberto Recchioni: Io so solo scrivere e disegnare (non dico di farlo bene, ma è l'unica cosa che so fare) e dopo dieci anni passati in Eura ho voglia di confrontarmi con realtà diverse. Scrivere personaggi di altri è un esercizio ottimo che porta a riflettere anche sulle cose più personali, se poi si tratta di scrivere un mito come Diabolik, o icone come i personaggi Disney... l'esercizio è ancora più valido.
Ultimamente ho ricominciato anche a scrivere per cinema e tv e stanno uscendo cose interessanti (anche se del tutto secondarie rispetto al mio impegno reale, che rimangono i fumetti), un contratto con Alta Fedeltà per un volume all'anno di "Battaglia" (forse il mio personaggio a cui sono più legato) e sto preparandomi a scrivere un saggio sui videogiochi.
Il mio unico problema è il tempo

mdb: E ci credo! Partiamo dalla Disney: l’uscita su "PP8", in particolare, sembra molto al di fuori dei tuoi standard come autore: ce ne vuoi parlare un po’?

Roberto Recchioni: Come primo lavoro "vero" per la Disney ho realizzato l'adattamento a fumetti del film "Chicken Little". Il film ha molti punti in comune con "PP8" e Stefano Ambrosio ha pensato che potessi fare bene anche sulla sua serie. E' stato un lavoro impegnativo ma mi ha insegnato parecchio e conto di cimentarmici di nuovo molto presto

mdb: Uhmmm "Chicken Little" l’avevo dimenticato… Sarà perché di solito diffido degli adattamenti a fumetti di film…

Roberto Recchioni: Vale lo stesso per me. Nel caso specifico però, Elisabetta Melaranci ha fatto un lavoro magnifico ai disegni.

mdb: Poi pare ci sia in vista anche l’esordio per l’Astorina, con "Diabolik", ovviamente…

Roberto Recchioni: Il mio orgoglio. Un'esperienza fantastica e durissima. Diabolik è un personaggio talmente codificato che aggiungere qualcosa sarebbe un'eresia. Si lavora sui margini, si cesella qualcosa... ma è come maneggiare una katana: essenziale e perfetta. Non vedo l'ora di cominciare a scrivere il mio secondo numero (il primo sarà disegnato da Zaniboni).

mdb: Uscita prevista?

Roberto Recchioni: Non ne ho idea. Zaniboni ha ricevuto la sceneggiatura e ci dovrebbe impiegare quattro mesi per disegnarla tutta.

mdb: Torneremo sull’argomento, allora. Guardando in modo "panoramico" al tuo presente, mi pare sia un periodo di svolta, come autore. Per anni sei stato legato quasi esclusivamente all’Eura, dove mi pare che vi siate guadagnati progressivamente (tu e Bartoli) una discreta autonomia creativa, e mi pare che "John Doe" e "Detective Dante" siano lì a dimostrarlo.
Ora invece si moltiplicano tue uscite diversificate: desiderio di espandere i tuoi orizzonti, voglia di metterti alla prova in altri campi, pura casualità o ti sei portato a letto mezzo mondo dirigenziale in campo fumettistico?

Roberto Recchioni: Un poco di ognuna di queste cose. Ho la necessità di fare cose nuove e poi scrivere sempre per se stessi è diventato troppo facile. Si rischia di autocompiacersi.

mdb: Lasciando da parte "Killer Elite", che è stato più che altro un omaggio (graditissimo, a quanto mi risulta) da parte tua, le altre uscite sembrano tutte gravitare un po’ intorno a Tito Faraci… Quanto ha influito la vostra amicizia?

Roberto Recchioni: Molto e niente. Saremmo buoni amici anche senza il rapporto professionale e lui non mi avrebbe mai proposto di lavorare con lui o in realtà a lui affini se non fosse certo delle mie capacità.

mdb: Altre uscite extra-Eura in vista? Sembra quasi che tu stia facendo la collezione delle figurine…

Roberto Recchioni: Come ho accennato, c’è "Battaglia" per Alta Fedeltà. E' un progetto a cui tengo tantissimo e che, nella mia speranza, sarà la cosa migliore che abbia mai scritto. Sicuramente è la più difficile e ambiziosa.

mdb: Per quale motivo? Perché non hai nessuna controparte diversa da te stesso? Senza provocazioni, intendo dire che in Eura hai avuto al tuo fianco Bartoli, con cui discutere, proporre, decidere; in Disney c’è Ambrosio che è il responsabile della testata, in Astorina ci sono comunque Gomboli e Tito Faraci a decidere, qui invece sei da solo, quindi da un lato meno contraddittorio, ma dall’altro massime pretese da te stesso, alla ricerca dei limiti da superare. E’ così?

Roberto Recchioni: Non tanto, quando scrivo non ho paura di nessuno e, soprattutto, non ho paura di riscrivere se qualcosa non dovesse andare bene.
La grossa differenza su "Battaglia" è che sono quasi dieci anni che voglio tornare a raccontare di quel personaggio, che poi è il mio primo personaggio ad aver mai raggiunto le edicole (era uno di "Dark Side") e sono quasi dieci anni che mi palleggio in testa questa storia.
Oltretutto, sarà disegnata da quello che io ritengo uno dei migliori disegnatori italiani (che è anche il creatore grafico di Pietro Battaglia) e con cui non ho occasione di lavorare da molto tempo.
Infine perché il personaggio ha riscosso ottime critiche e tante attenzioni quando è stato recentemente riproposto nel libro "Alta Criminalità" di Mondadori, addirittura l'Unità ha usato le illustrazioni di Leo per due giorni di seguito... è un segno di interesse che, non lo nego, voglio sfruttare al massimo.

mdb: Ci puoi anticipare qualcosa della storia?

Roberto Recchioni: Titolo della "trilogia": "Le Guerre di Pietro".
Titoli dei volumi:
"Caporetto"
"Anzio"
"Via Fani"
Sono previsti tre volumi (in linea teorica... poi bisogna vedere come andrà il primo) e ogni volume sarà ambientato in un periodo storico differente e in un preciso momento della storia d'Italia.

mdb: Avete già un’idea di come verrà proposta? Tempi e modalità di pubblicazione, intendo…

Roberto Recchioni: Se tutto va bene, ad aprile uscirà una specie di teaser, alla prossima Lucca il primo volume e gli altri due volumi nell'anno seguente (un albo ogni quattro mesi).
Se tutto va bene.

mdb: Bè, possiamo anche incrociare le dita, ma se le avvisaglie sono quelle che hai notato dopo la riedizione in volume… auguriamoci per tutti che non debba tornare in qualche cassetto della tua mente per altri anni…
Perché proprio Alta Fedeltà?

Roberto Recchioni: Alta Fedeltà è un'etichetta in cui ho creduto sin dal primo momento.
Marco Schiavone è entrato nel mercato con una mentalità nuova, pura e fresca e mi ha convinto da subito che avrebbe raggiunto grossi risultati.
Nell'arco di quattro anni Alta Fedeltà è passata da piccola etichetta indipendente a editore di peso, grazie anche all'acquisizione di BD e IndyPress.
Il mio coinvolgimento con loro è totale e se mi sarà possibile non si limiterà solo a Battaglia o solo ai fumetti.
Oltre a questo Marco è una persona con cui ho davvero un buon rapporto e che ritengo validissima sul piano umano prima ancora che su quello lavorativo.

mdb: E tanto per chiudere il cerchio, torniamo sul fronte Eura. Mi pare abbiate parlato di un paio di serie in cantiere, e di una ci abbiamo già accennato qualcosa. Che cosa ci puoi dire di altro?

Roberto Recchioni: Sto lavorando con Riccardo Burchielli allo sviluppo di questa serie western-horror da proporre in Eura. Vedremo se verrà accettata.

mdb: Bè, Burchielli è già un’ottima notizia. Niente Bartoli?

Roberto Recchioni: Sì e no. Stiamo portando avanti lo sviluppo parallelo di due progetti diversi. Non sappiamo se verranno approvati entrambi, uno solo dei due o nessuno.
In una qualsiasi delle opzioni "positive" scatterebbe automaticamente la collaborazione dell'altro ma vogliamo sviluppare queste due serie prima come idee personali e poi aprirle a collaborazioni.

mdb: Previsioni di uscita, quali che siano le decisioni e le eventuali selezioni? Anche approssimative, ovviamente: avete intenzione di proporle una volta esaurito "Detective Dante" (ovvero tra un annetto e mezzo) o qualcosa andrà a sovrapporsi a questa serie, aumentando il peso della presenza Eura sugli espositori delle edicole?

Roberto Recchioni: Se tutto fila come dovrebbe, poco dopo la conclusione di Dante.

mdb: Ritieni sia da considerarsi in qualche modo legata all’esito commerciale di Dante, o l’Eura punta su di voi indipendentemente da questo?

Roberto Recchioni: Indipendentemente dai risultati di Dante.

mdb: Bene, mi pare tutto, quindi rinnoverei i ringraziamenti per la disponibilità, insieme a tanti in bocca al lupo per tutto.
Al limite ci sentiamo poi, per quella bozza di sceneggiatura che ti avevo mandato… altrimenti per cosa credi che l’abbiamo messo su, questo sito?!