lunedì 15 giugno 2009

Rising Stars - novembre 2005


Rising Stars di J. M. Straczynski, testi; AA.VV., disegni - Panini Comics

Pederson, Illiinois: il destino di un centinaio di bambini viene cambiato mentre sono ancora nell’utero materno. Un evento inspiegabile (forse una cometa che impatta il suolo poco distante dalla cittadina) sprigiona un’energia che fornirà a quei bambini dei poteri che li distingueranno dagli altri esseri umani. Quei bambini diverranno gli "Specials": verranno rinchiusi in un campo (o una prigione…) dove avranno insegnanti, psicologi e medici a loro disposizione per aiutarli (e studiarli…). Una volta adulti, gli "Specials", seguiranno destini diversissimi: alcuni riveriti come idoli, altri si daranno alla fuga, altri ancora moriranno in solitudine, scoprendo che il potere non basta a dare la felicità ma forse basta a determinare, nel bene e nel male, il destino di una persona.
J. M. Straczynski è sicuramente un buon scrittore: buone idee, buona tecnica narrativa, ottima capacità di bilanciare dialoghi e scene descrittive, solida costruzione delle vicende, mediante un abile gioco ad incastro delle stesse. Non è però uno scrittore esente da difetti: innanzitutto la tendenza a rimuginare le stesse idee all’interno dei propri progetti.
Rising Stars, ad esempio, rappresenta il laboratorio di sperimentazione dentro il quale Straczynski ha abbozzato idee che, una volta sviluppate, avrebbero portato al più riuscito Supreme Power (“più riuscito” a mio avviso e fino a questo momento, avendone per ora seguito solo i primi 12 episodi, apparsi in Italia su due volumi della collana 100% della Panini Comics). Se a Rising Stars dobbiamo riconoscere l’originalità dell’idea, è in Supreme Power che quell’idea trova uno svolgimento più convincente. Anche qui protagonista è l'uomo e non “l’eroe”, con tutte le conseguenze di questa scelta artistica: un miscuglio di eroismo e freddezza, paure ed emozioni. In entrambi i lavori abbiamo bimbi resi “speciali” da scherzi del destino. In entrambi vediamo quei bambini crescere e rendersi conto che, sì, forse “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ma anche che attorno a grandi poteri ruotano enormi interessi e si aprono prospettive totalmente nuove; prospettive che tendono ad attirare l’attenzione di chi ha interesse a gestire quei poteri.
Cosa manca a Rising Stars nel confronto con il successivo lavoro che il medesimo autore ha realizzato per la Marvel? Sicuramente l’aspettativa nata dopo i primi, ottimi numeri e il conseguente aumento di popolarità dell’autore hanno paradossalmente nuociuto proprio a Rising Stars. Straczynski, assorbito da impegni sempre più numerosi con altre case editrici, ha non solo abbandonato la propria creatura, ma probabilmente ne ha perso il filo narrativo. Il tempo perso (siamo ancora in attesa della fine della saga, composta da 24 numeri, che in teoria doveva essere conclusa già da due-tre anni) ha poi causato anche la disaffezione dei lettori. Inoltre l’eterogeneità grafica dei disegni non è stata certo un buon “documento d’identità” per la serie. Disegni, peraltro, in perfetto “stile Top Cow”, non adattissimi ai toni della storia che avrebbe richiesto uno stile grafico meno piatto o, perlomeno, omogeneo e conforme ai toni cupi della storia. Cosa, quest’ultima, finalmente avvenuta nel finale della serie, ma forse ormai troppo tardi: l’ultimo volume edito in Italia (sesto e penultimo della serie) è interamente disegnato da Brent Anderson, che finalmente ha dato stabilità e qualità alla serie, con quel suo tratto oscuro che ricorda quello di Gene Colan.
Alcuni hanno tentato azzardati parallelismi con Watchmen, parlando di Rising Stars come di un altro tassello del revisionismo supereroistico iniziato negli anni '80, ma si tratta di un paragone improponibile che paradossalmente fa un cattivo servizio ad entrambi i lavori.
Innanzitutto è opportuno un inciso: “revisionismo” è un termine che non mi piace molto: preferisco parlare di attualizzazione dei supereroi, con opere che hanno meno “sense of wonder” ma più realismo. In questa ottica, sì: Rising Stars è un’opera di attualizzazione dei supereroi, ma non ha (e, presumibilmente, neppure pretendeva di avere) l’impatto “definitivo” del capolavoro di Alan Moore. E questo al di là del fatto che lo stesso Straczynski ad un certo punto è sembrato aver abbandonato la propria creatura, preferendo ripartire da zero con analoghi spunti narrativi nel già citato Supreme Power.
Come accennato poc’anzi, di Rising Stars è appena uscito il sesto, penultimo volume. E’ difficile parlare di una maxiserie quando non è ancora conclusa, ed il giudizio finale sicuramente dipenderà da come Straczynski saprà chiudere le trame lasciate in sospeso. Il giudizio parziale non può che essere “medio”: una serie coinvolgente e ricca di spunti pregevoli, ma anche una serie nata forse con troppe ambizioni e che, dopo una vita editoriale travagliata e stante il progressivo disinteressamento da parte dello stesso autore, sembra destinata a trascinarsi fino ad una chiusura in tono minore.
Nel numero 14 della serie (ossia nel secondo episodio del quinto volume pubblicato in Italia), uno degli Special afferma “Quando alla fine sarà scritta la storia degli special, sarà una lista di occasioni mancate”. Forse si tratta di un’ammissione freudiana dello stesso Straczynski… In ogni caso mi sembra una frase che riassume bene le potenzialità e le manchevolezze di questa maxiserie. Francesco Barilli