martedì 9 giugno 2009

Rat-Men


"Rat-Men": Cronaca di una critica annunciata

Gennaio 2005, intervista ad Andrea Plazzi, in apertura del nostro Dossier Rat-men:
mdb: Lo sappiamo tutti che sei di parte, ma fa niente, o magari fai finta di essere imparziale: il risultato dell'esperimento com'è, secondo te?
Andrea Plazzi: Ottimo. Non potrà piacere a tutti.
Diabolico Plazzi, ancora una volta, come (quasi) sempre aveva ragione, e se l’era pure cavata di fronte alla richiesta di fingere imparzialità.
“Non potrà piacere a tutti”. Puro vangelo.
Ma anche fingere imparzialità è difficile, lo è per noi che in tutto questo periodo abbiamo curiosato, chiacchierato, indagato, intervistato tutti gli autori coinvolti, e abbiamo così avuto modo di apprezzare lo sforzo che stavano facendo, le loro chiavi di lettura, il lavoro e la passione che ci avevano messo dentro, in questo difficile compito che era stato loro proposto e che avevano accettato con entusiasmo misto a incertezza.
Abbiamo nel nostro piccolo contribuito a creare un’attesa, speriamo piacevole; abbiamo cercato di far “tirare fuori” ai vari autori quello che “avevano messo dentro” al loro lavoro (senza alcun doppio senso a sfondo sessuale, almeno per una volta), e ora è tempo di tirare le somme, e valutare il lavoro finito, con quanta più onestà intellettuale possibile, visto che non c’è più tempo di riscrivere le storie un’altra volta, come pare abbia fatto ripetutamente Bonfatti, e come potrebbe aver fatto anche Clod.
“Rat-men” è uscito.
E non è piaciuto a tutti.
A me sì.
Forse perché non riesco tutto sommato ad essere onesto intellettualmente (sull’onestà non ho problemi, di solito, è la parte intellettuale che mi frega), forse perché non riesco a ignorare la passione, le idee, le capacità e i meriti di chi ci ha lavorato, forse perché non capisco molto di fumetti, meno ancora quando si parla di amici.
O forse perché tutto dipende un po’ dalle aspettative che un lettore, un appassionato, si crea nconsciamente, e io ho cercato di crearmene il meno possibile, vista la varietà di autori coinvolti, tutti diversi per taglio, carattere, esperienze e così via, e ora posso magari avere la presunzione di valutare il numero cercando di analizzare pregi e difetti, in ordine rigorosamente sparso, senza nulla togliere alle critiche anche legittime mosse da queste stesse pagine virtuali ad opera dell’infaticabile e passionale Orlando.
Credo che RMC 48 sia nel complesso un albo estremamente equilibrato e tutto sommato ben riuscito.
Accanto alle tavole introduttive di Leo, forse prevedibili ma condite con i soliti invidiabili spunti comici, ci sono due storie di impostazione “classica”, che si rifanno direttamente ai clichè narrativi del Ratto (“Senzappello” e “Sacrifici!”), e due storie totalmente diverse, ovviamente “Contratto con il ratto” e “C’era una volta (per una volta)”.
Senzappello” e “Sacrifici!
Ampollini e Cavalli, autori delle prime due storie citate, esordienti nel ruolo di autori di fumetti, si sono rifatti alla loro profonda conoscenza del ratto, e hanno dato vita a due storie che forse pagano un dazio eccessivo agli occhi degli appassionati proprio per questo loro “rifarsi” apertamente allo stile di Leo, ma le storie restano a mio parere quantomeno divertenti.
Certo, il confronto immediato e istintivo con le storie di Leo le penalizza, ma le due storie sono accomunate da alcuni spunti che, se opportunamente sfrondati dal suddetto confronto, restano pienamente godibili e vanno a tutto merito del ragguardevole duo di esordienti di lusso alle prese con un’impresa tutt’altro che facile.
“Senzappello” e “Sacrifici!” si differenziano invece totalmente tra di loro per l’impostazione grafica, che porta inevitabilmente il lavoro finale a divergere completamente, così come i giudizi, comunque sempre riconducibili ai gusti personali.
In “Sacrifici!” Donald Soffritti, infatti, ha messo tutta la sua esperienza e le sue (notevoli) capacità al servizio del testo, impreziosendolo e adattandolo praticamente in simbiosi con Michele Ampollini, e probabilmente la storia ne ha beneficiato.
Donald aveva messo le mani avanti, con una considerazione tanto semplice quanto sottovalutata, sul fatto che “Rat-Man è graficamente semplice e come tutte le cose semplici sono le più difficili perché basta un segno in più o fuori posto che paf! si nota subito.”, ma ci si è impegnato, si è applicato, ci ha messo un po’ del suo e il risultato è stato sorprendente per freschezza e fedeltà all’originale.
Forse era avvantaggiato dal fatto di essere l’unico disegnatore “vero” (senza nulla togliere a Clod e agli altri), cresciuto in una scuola, quella Disney più che professionale, e quindi più abituato a dover sudare su direttive altrui per rendere al meglio personaggi non suoi, ma ha dimostrato tutto il suo valore e la sua adattabilità in questo lavoro.
“Senzappello” paga invece in modo maggiore l’inesperienza dei due autori sul medium fumetto, a maggior ragione se paragonati ai famigerati “tempi comici” by Ortolani, di cui spesso si sente parlare.
E’ innegabile che Leo, partendo da un senso comico decisamente istintivo e superiore alla media, abbia con il tempo affinato la tecnica, riuscendo a proporre in modo sempre divertente anche le battute meno che ogni tanto gli scappano, diluendole, lasciandole in sospeso per poi concluderle in modo inaspettato qualche vignetta (quando non addirittura qualche tavola) più avanti, sortendo un effetto spiazzante, e quindi più divertente.
E’ altrettanto innegabile che i lettori affezionati (e sono tanti) di Rat-man abbiano assimilato anche inconsicamente questo stile, godendone sempre di più in alcuni casi di assuefazione, o magari stancandosene in (pochi) altri, per abitudine.
In “Senzappello”, invece, spesso le battute sono immediate, in secondo piano, e perdono un po’ di mordente, soprattutto agli occhi dei lettori affezionati, e ormai abituati anche inconsciamente ai sopracitati “tempi comici” made in Ortolani.
C’è anche qualche ingenuità nella disposizione dei balloon che non agevola la lettura delle battute nel corretto ordine, ma dall’altro lato, a Giorgio Cantù va riconosciuto l’indubbio coraggio di essere stato l’unico del lotto di autori a “osare” davvero molto, caratterizzando i giudici robottoni in modo sentitamente kirbyano con qualche tocco di fantasia nelle acconciature funzionale al testo ("Shirley Temple!”), impreziosendo le tavole con l’omaggio da appassionato di videogiochi a piè di pagina, ma soprattutto reinterpretando graficamente il ratto secondo canoni completamente nuovi, dando alla storia quel taglio da Cartoon Network che (tu guarda le combinazioni) Donald Soffritti ha utilizzato per la sua impostazionedi Paperino Paperotto, con cui ha rinnovato il personaggio sulla quasi omonima testata appena uscita, “PP8”, appunto.
“C’era una volta (per una volta)” e “Contratto con il ratto”
Passando alle due storie più “autoriali” del numero, si potrebbe dire che Clod ha avuto un’intuizione tanto semplice quanto geniale, e soprattutto completamente inedita per quanto riguarda il ratto, ed è riuscito a calarla in un contesto “ratmaniano”, dimostrando come la passione per il personaggio di Leo fosse tutt’altro che millantata.
Anche l’interpretazione grafica è notevole, e alcune battute lasciano il segno: da quell’ “Audace! Audacione!” che è fin troppo facile immaginare recitato con trasporto dall’apparentemente innocua vecchina alla cioccolata fondente appena fatta, che ha ricevuto da qualche parte critiche di volgarità da lettori probabilmente dimentichi di alcuni generosi exploit in tal senso proprio by Leo.
Al contrario, dove la storia forse pecca è nella scorrevolezza: avuta l’idea (ripeto, tanto semplice, in fondo “bastava pensarci”), sembra quasi che Clod per entusiasmo o chissà per quale motivo, abbia cercato di infilarci dentro quante più citazioni possibili, e se l’incontro con Cinzia è di per sé azzeccatissimo e calzante (come l’interpretazione grafica del perosnaggio), dall’altro la storia “paga” in scorrevolezza lo sviluppo serrato, la mancanza di spazio.
E arriviamo a Bonfatti: amato o odiato, il Bonfa ha fatto una storia “sua”, mettendoci dentro l’anima, le sue esperienze, e un po’ tutto se stesso, con delusioni, scoramenti e quant altro era possibile dire restando entro i limiti della signorilità, ma levandosi più di un sassolino dalle scarpe, come ci aveva anticipato.
La storia è avvolgente nei dialoghi estenuanti e soffocanti, con cui Bonfa si prende in giro da solo (“lettura facoltativa”), gioca sulla presunta rivalità con Clod, o lancia “qualche” frecciata ben più acuminata verso altri lidi, e risulta in sostanza davvero pulsante, sofferente, amareggiata: “viva”.
Anche qui, ovviamente, ci sono dei limiti: il primo potrebbe essere la scarsa fruibilità di una storia di questo tipo da parte di lettori non abituati alle storie di Bonfatti, o non al corrente delle sue vicissitudini; il secondo sta forse nel fatto che l’apparizione e il ruolo di Rat-man in tutta la storia sia un po’ forzato, un po’ fuori tono: Bonfaè così abituato e attaccato a Cattivik che ha cucito una storia che sarebbe andata su misura al “nero genio del crimine”, mentre ha bisogno di qualche aggiustatina di maniche per il ratto, come si cerca di fare quando il ratto spiega come gli sia venuta l’idea diabolica che va a proporre.
Ma questo non toglie che credo sia la storia più toccante dell’albo, quella che da un significato e una profondità diversa a tutta l’iniziativa, e che ha fatto dire a Leo che si è sentito “onorato” del fatto che il Bonfa abbia potuto arricchire l’albo con questa storia “vera”, che non è male possa godere di qualche attenzione.
E così, alla fine, quest’albo avrà lasciato l’amaro (di cioccolata fondente appena preparata) in bocca a qualcuno, sarà piaciuto ad altri, ciascuno secondo il suo insindacabile giudizio, purchè motivato e non gratuito.
Dal prossimo numero, Rat-man riprende la sua cavalcata con Leo alle redini, molto probabilmente con i rinnovati apprezzamenti da parte di quanti non hanno gradito “Rat-men”, e chissà che anche questo non possa in fin dei conti essere considerato un merito di questo fin troppo discusso albo, insieme a quello di aver lasciato a Leo il tempo per dedicarsi interamente a “STAR RATS: EPISODE I”, con cui si potranno placare le crisi di astinenza dei fans più esigenti.
mdb