martedì 9 giugno 2009

Rat-Man n. 48 - maggio 2005


Rat-Man # 48 - bimestrale, brossura, 64 pag, b/n, Panini Comics, euro 2,20

Rat-Man, e con lui e prima di lui il suo alter-ego Leo Ortolani, sono circondati da un grandissimo, meritato affetto. Affetto meritato perché è quasi impossibile non amare quel Topo sfigato dal muso di scimmia così come è quasi impossibile conoscere Leo senza trovarlo come minimo molto, molto simpatico, oltre che un Autore coi controcosi!
Ci sono fans che sono cresciuti (letteralmente!) con Rat-Man; si sono celebrati matrimoni tra lettori/lettrici, giovani hanno cominciato a disegnare spinti dall'amore per il Ratto, ci sono stati e ci sono incontri, feste, convention; c'è un sito ufficiale frequentatissimo (splendido, peraltro!) e sempre aggiornato, mailing list, forum...
Insomma: Leo e il Ratto sono due glorie nazionali e - su questo siamo tutti daccordo - se lo meritano.
Forse è proprio per questo alone di "sacralità" che circonda ogni cosa abbia il loro marchio che diventa difficile, in caso di insoddisfazione/dubbio rispetto al prodotto, parlarne in toni non propriamente entusiastici. A maggior ragione qui su Fumetti di Carta, visto che abbiamo aspettato questa "operazione Rat-Man # 48" con un dossier a puntate formato da interviste, faccia@faccia e quant'altro.
Per quei due o tre che non lo sapessero, il numero 48 di Rat-Man attualmente in edicola (maggio 2005) è un'uscita speciale: si tratta infatti di una compilation di storie scritte e disegnate da altri Autori.
Un occasione ghiotta e stimolante, almeno sulla carta.
Da quel che avevo letto qui e là, avevo inteso che il Leo se ne sarebbe tirato fuori completamente, cioè avrebbe lasciato questo specialissimo numero 48 completamente in mano ad altri.
Così non è stato. La prima storia dell'albo è porta infatti la famosa Leo-firma ("storia, matita & kina di Leo").
Per quanto mi riguarda, dei disegni di Leo non si può che parlarne bene, sempre, e non per partito preso, ma perché trovare tanta incredibile espressività (e plasticità) in disegni apparentemente "semplici" è merce rarissima. Sono, insomma, un fan accanito del Leo disegnatore e lo seguo appassionatamente sin dai gloriosi tempi della splendida MADE IN U.S.A.
Il Leo sceneggiatore, invece, talvolta mi ha lasciato un po' meno entusiasta e questa storia di Rat-Man # 48 è a mio avviso un po' troppo scontata e prevedibile, non mi ha divertito, mi è sembrato un pretesto persino un po' fuori luogo. In ogni modo il Ratto è suo e ci fa quel che vuole.
La seconda storia - Senzappello - è di Marcello Cavalli ai testi, Giorgio Cantù ai disegni e Michele Ampollini al, beh... al sitar.
Poco da dire sui disegni di Cantù, che sono splendidi! Kirbyani, com'è giusto che sia in una storia "cosmica" che vede protagonista Rat-Man, ben costruiti, una gioia per gli occhi insomma. L'interpretazione grafica del Ratto, di Brakko, l'ambientazione, le figure di contorno... tutto è bellissimo. La storia in sé vuole probabilmente essere un omaggio alle radici kyrbiane del Leo (e quindi del Ratto), ma risulta troppo costruita, meccanica, poco convincente, con gag un po' troppo artificiose e già viste.
Bisogna che dica che l'aspettativa per questo numero speciale di Rat-Man era parecchio alta; va da sè che il giudizio non può che essere condizionato da questo aspetto, non sottovalutabile.
La terza storia - C'era una volta (per una volta) - è interamente di Clod.
Purtroppo anche qui sono costretto a ripetermi: i disegni di Clod sono assolutamente strepitosi, davvero una festa (e credo che nessuno ne avrebbe comunque dubitato!): tutto è perfetto , ogni personaggio, sfondo, espressione... tutto! La sua Cinzia rivaleggia tranquillamente con quella del Leo, il Ratto raggiunge ogni immaginabile espressione e fa morire dal ridere.
La storia, mettendo insieme un po' di topoi delle favole tradizionali, lascia invece in bocca un senso di arraffazzonamento, come se Clod volesse metterci dentro "tante cose" ma senza articolarle in un unicum fruibile e con un senso compiuto.
Arriviamo a Contratto col Ratto, la quarta storia dell'albo, con testi e disegni di Massimo Bonfatti/Bonfa, quella della quale è per me più difficile parlare (e ho la sensazione di non essere il solo ad avere questa sorta di "imbarazzo"...).
So di non essere originale (né m'interessa esserlo, in realtà: quello è lavoro per gli autori di fumetti), ma se dico che amo i disegni di Bonfa, non lo faccio per rispettare il cliché che ho apparentemente mantenuto fin qui - "disegni ottimi, storia no". Quindi riaffermo un'ovvietà: non c'è, nella storia, una sola vignetta che non sia men che perfetta.
La storia... Chi frequenta i fumetti non solo come fruitore, chi cioè si informa, gira e naviga, legge cose sui fumetti e non solo i fumetti, sa almeno qualcosa riguardo la chiusura di Cattivik. E ce ne ha gentilmente parlato lo stesso Bonfa nell'intervista che ci ha concesso recentemente.
Credo di non sbagliare affermando che con questa storia - in cui il Ratto pare poco più che un pretesto - Bonfa si sia voluto togliere qualche sassolone dalla scarpa. Il problema è che indipendentemente dalle sua ragioni, dalla validità del suo discorso e dalla sua sacrosanta rabbia, la "storia" è un discorso, un appello, un brano del diario personale di questo bravissimo autore, uno sfogo, un pamphlet. Ma a questo punto ha senso parlarne? Debbo solo accettarla così-com'è e basta, prenderne atto (se ne sono in qualche modo interessato) o ignorarla.
Questa non è una "storia di Rat-Man" scritta e disegnata da un autore che non è Leo, è un pezzo di vita di Bonfa che non riesco a collocare all'interno di un albo come questo, che avrei visto meglio su un blog personale o non so bene dove. Ciò non significa che - in generale - io pensi che le rivendicazioni o la filosofia artistica di un autore non debba trovare spazio in una pubblicazione a fumetti né che non abbia trovato affermazioni valide o importanti all'interno del discorso di Bonfa. In realtà non so neanch'io bene cosa dire a riguardo, se non che le pagine del Bonfa mi hanno fatto sentire come quando si va a una festa e tu credi di divertirti e invece a metà festa cercano di venderti le pentole... Sia detto - davvero! - con tutto il rispetto e l'ammirazione che nutro per Massimo Bonfatti.
La quinta e ultima storia di questo albo speciale è Sacrifici, testo di Michele Ampollini (con Marcello Cavalli) e disegni di Donald Soffritti.
Evidentemente la caratteristica comune a questo albo è nella bellezza dei disegni! Cosa piuttosto ovvia, daltronde, data la caratura dei disegnatori ospiti. Questa storia, pur non raggiungendo a mio parere gli standard a cui Leo ci ha così bene (quasi sempre, perlomeno...) abituati, è comunque la più fedele alle caratteristiche del Ratto: alcune delle gag sono divertenti e coerenti col personaggio, lo spirito è quello giusto, insomma. Anche se... la faccenda dei fumetti-nel-limbo era appena stata toccata da una bellissima storia di Leo (su Rat-Man # 47: "Scuola di Fumetto" , giusto due mesi fa...) e questo ha provocato un senso di deja-vu non propriamente positivo.
Però, tra le storie proposte, è quella più scorrevole, coerente e fedele al personaggio, almeno secondo me.
Un albo di Rat-Man che non resterà nella storia, se non per l'idea generale, cioè far interpretare un personaggio così amato e popolare da altri Autori.
Orlando Furioso