domenica 21 giugno 2009

Quattro donne - dicembre 2005


Quattro donne, di Sam Kieth: testi e illustrazioni; Alex Sinclair: colori - Four Women 1-5; Homage Comics/Wildstorm – 2001/2002 - Ed. Italiana: Quattro Donne; Magic Press €10,00

Un Fumetto Realistico di Sam Kieth

Cosa si può dire di più di quanto non sia già stato scritto sul Sam Kieth disegnatore? Poco: Kieth è un’artista unico dotato di grande bravura sensibilità, nonché di una visione assolutamente personale ed inimitabile. Potranno anche non piacere le sue figure tozze e deformate o il suo tratto sporco ed incasinato, ma non si può negare che sia un artista serio e degno di considerazione che ha saputo influenzare molti altri disegnatori. In più è il creatore grafico del Sandman di Neil Gaiman e già solo questo basterebbe per farlo rientrare di diritto fra i disegnatori più importanti della scena.
Diverso, però è il discorso del Kieth scrittore ed autore completo: Sam ha sempre cercato di trovare uno stile di scrittura che ben si adattasse alla estrosità delle sue illustrazioni, mancando però spesso di lucidità, creando così fumetti sicuramente interessanti e sperimentali, ma spesso troppo criptici ed incasinati. Opere come Maxx (dove ad aiutarlo c’era però William Messner-Loebs) o come Zero Girl (entrambe le opere sono state pubblicate o sono in via di pubblicazione per la Magic Press) risultano così non completamente riuscite ed imperfette, nonostante la loro bellezza.
Un’altra peculiarità del Kieth autore sono i temi trattati, visto che l’artista è sempre stato attirato dall’aspetto sociale delle sue creazioni, delineando così figure un po’ tragiche e disadattate, spesso segnate da una grossa tragedia; i sono personaggi sono spesso estremi e fuori dagli schemi, tanto che, in passato, l’illustratore americano ha optato per un uso piuttosto esplicito della metafora, lasciando che fossero le sue inquietanti e geniali creazioni fantasiose a parlare dei temi sociali presenti nei suoi fumetti.
Quattro Donne segna sicuramente un grosso stacco con la produzione passata, dal momento che Kieth decide di rischiare e di realizzare una storia assolutamente realistica: non ci sono mostriciattoli che sbucano da ogni parte della pagina, non ci sono fantasiosi e sgargianti eroi, non ci sono mondi immaginari, solo la cruda realtà. E’ una sfida difficile ed importante, soprattutto per un artista come Kieth, dotato di un talento visionario unico e di uno stile così estremo e personale. Eppure è una sfida assolutamente vinta. Partendo dall’esperienza vissuta da una sua amica, Sam decide di narrare la storia di quattro donne in viaggio, che finiscono assediate in macchine da due loschi figuri.
Una storia drammatica, intensa e crudele, che finisce male. E’ già chiaro da questa breve descrizione come questo sia un fumetto decisamente diverso da quello che propone di solito il mercato mainstream americano: Kieth parla apertamente di un tema delicatissimo come lo stupro e lo fa con coraggio e senza i tipici moralismi e le ipocrisie a cui ci ha abituato l’ “American Way of Thinking”. L’autore vuole solo narrare la sua storia e lo fa in modo rigoroso ed “obiettivo”, senza filtrare nulla sotto la lente deformante del giudizio e della morale: per questo Quattro Donne risulta senza dubbio una lettura pesante, violenta e shockante dal punto di vista psicologico, ma che colpisce proprio grazie alla sua sincerità.
Ma l’attenzione dell’autore è comunque rivolta maggiormente alle psicologie delle quattro protagoniste ed alle loro diverse reazioni nella terribile situazione in cui si trovano e tutto il fumetto è scandito dalla narrazione in flashback di una delle donne, mentre i dialoghi sono scarni, incalzanti e proprio per questo realistici. Si potrà obiettare che Kieth sia un po’ troppo superbo nel tentare di raccontare in modo così intimo l’universo femminile, ancora di più su di un tema delicatissimo come lo stupro, ma le sue caratterizzazioni sono comunque ben fatte ed i personaggi non solo sono coerenti e credibili, ma riescono a connettersi con il lettore. Perché, aldilà di tutti i possibili discorsi tecnici, è alla fine l’emozione che Sam riesce a trasmettere ai suoi lettori la qualità più grande di questo fumetto, soprattutto nell’ultimo capitolo, quando l’autore analizza le conseguenze che quella terribile nottata ha avuto nelle quattro protagoniste e nel finale realistico, non consolatorio, per nulla sopra le righe, che è il culmine di questo volume.
Chiariamoci: Quattro Donne non è un fumetto perfetto. A ben vedere le caratterizzazioni di partenza delle quattro protagoniste sono un po’ troppo basate su stereotipi (la donna in carriera, la donna religiosa, quella tutta casa e figli e la ragazza ribelle) e le stesse dinamiche di gruppo sembra non funzionare perfettamente nelle prime pagine, tanto sono agli antipodi i personaggi, così come i dialoghi nel primo capitolo paiono troppo scontati e forzati. Ma, fortunatamente, quando la storia entra nel vivo, Kieth sembra trovare la giusta ispirazione e da quel momento riesce a limare abilmente i difetti facendo crescere moltissimo i personaggi.
Quattro Donne è un fumetto strano, unico e personale, la consacrazione di Sam Kieth come autore completo, dove l’autore mostra una voglia di mettersi in gioco e di rischiare davvero poco comune nel mercato fumettistico americano; ed, infatti, le polemiche sono regolarmente arrivate.
Ma, alla fine, importa ben poco: Kieth ci ha regalato una storia emozionante ed intelligente, un volume davvero bello, consigliato a chi cerca nei fumetti ancora piccole grandi storie che riescano a colpire sia il cervello sia il cuore. Dovrebbe essere la norma, ma, purtroppo, è diventato qualcosa di molto, molto raro nel mondo dei fumetti, soprattutto nella scena americana.

Albyrinth