martedì 9 giugno 2009

Quando Hulk è il meno mostro di tutti


Quando Hulk è il meno mostro di tutti - Una recensione del ciclo di Bruce Jones

Negli ultimi anni, la Marvel ha fatto scelte spesso controverse. Alcuni dei suoi cicli di storie più recenti hanno diviso il pubblico; i fan più tradizionalisti non hanno accettato l’uscita netta di alcune serie dai binari più classici, verso soluzioni narrative inedite e spesso audaci. Gli altri, i più assetati di novità o più innamorati dello stile degli autori che della storia dei personaggi, li hanno invece accolti e goduti con gioia.
Tra questi cicli innovativi, uno dei più controversi è stato quello di Bruce Jones su Incredibile Hulk.
Nella sua lunga run, Jones ha adottato uno stile assolutamente particolare, che ha trovato grandi estimatori e implacabili detrattori.
Il vero protagonista della testata è diventato a tutti gli effetti Bruce Banner. In fuga per gli Stati Uniti per l’ennesima volta, nel ciclo di Jones Banner è un uomo braccato non soltanto dalla polizia, ma anche da una misteriosa organizzazione dai fini sconosciuti, dotata, oltre che di notevoli risorse economiche, anche del potere di resuscitare i morti.
In questo contesto da spy-story con atmosfere horror (da qualcuno definito, non a torto, “alla X-files delle prime stagioni”), Hulk compare, nelle prime storie, pochissimo. Certo, quando lo fa, è una vera, devastante forza della natura, e la rarefazione delle sue apparizioni non fa che renderle ancora più incisive.Verso metà della run, Jones comincia ad incrementare le apparizioni del gigante, mentre i fitti misteri legati all’organizzazione e ai personaggi principali usati dall'autore nella saga si infittiscono ancora di più.
Quello che veramente stupisce, a rileggere tutto il ciclo di fila, è la progettualità che lo contraddistingue.
Si può dire che queste storie non sembrano storie di Hulk, che le atmosfere sono diverse, che l’omone verde non dice mai “HULK SPACCA!” e che risulta, in mezzo a zombi e creature varie, il personaggio meno mostruoso della serie; ma se si cerca in un fumetto qualcosa di più, a livello di sceneggiatura e di storia, non si può non ammettere che Jones, da questo punto di vista, ha lavorato molto e bene. Indizi e misteri sono stati disseminati ovunque e risolti a mesi e mesi di distanza, con un ritmo narrativo quasi sempre buono, con bei dialoghi e momenti toccanti alternati ad altri più oscuri, con un cast di comprimari fissi ben sviluppato e ben gestito.
Leggendo la collana Devil e Hulk non ogni mese, ma a blocchi di 4/5 numeri, posso sinceramente dire di essermi goduto moltissimo le storie di Bruce Jones, e che veramente una tirava l’altra, tanto era la curiosità di andare avanti e vedere come si sarebbe dipanata la matassa.
Certo, bisogna dire che l’ultima parte della run non è stata all’altezza della prima. Prima la Marvel ha fatto pressioni su Jones perché voleva atmosfere più supereroistiche (portando all’unica storia oggettivamente brutta all’interno della run, quella con Crusher Creel), poi l’ha praticamente costretto a chiudere in fretta e furia il su ciclo finendo con il mandarlo dritto dritto tra le braccia della DC che gli ha offerto un’esclusiva di lunga durata.
E’ un vero peccato, perché resta la sensazione che Jones abbia dovuto fare marcia indietro su alcune cose e probabilmente non abbia potuto concludere come avrebbe voluto tutte le sottotrame e trame che aveva accuratamente portato avanti per così tanto tempo. La rivelazione della vera identità del capo dell’organizzazione, ad esempio, sa tanto di imposizione dall’alto, e gli ultimissimi numeri sono senz’altro un po’ affrettati.
Resta comunque, nel complesso, un ottimo ciclo, ben scritto, ben disegnato dai vari artisti che hanno accompagnato il lavoro di Jones (Romita Jr., Weeks, Deodato Jr.); un ciclo che ha raccontato storie diverse dal solito sulla collana di Hulk, con una ventata di novità ed aria fresca, cose che come sempre dividono e fanno discutere, ma che servono sempre, ai fumetti, per continuare ad evolversi e catturare un pubblico nuovo.
Dario Beretta