lunedì 29 giugno 2009

The Punisher: Psychoville - feb. 2006


di Dan Abnett & Andy Lanning: Storia e Sceneggiatura; Mike McKone: Disegni; Mark McKenna: Chine; Kevin Tinsley: Colori - Punisher War Zone 12-16; Marvel Comics - 1993 - Ed. Italiana: Punisher Speciale Estate; Marvel Italia; 5500 Lire – 1994

Il Punitore è sempre stato un personaggio di seconda linea nel Marvel Universe: in primis perché risulta un po’ difficile credere che, in un mondo popolato da potentissimi supereroi, un uomo armato solo del suo mitra, per quanto inarrestabile, sia una vera minaccia. Ma, soprattutto, perché, senza giri di parole, il Punitore è e risulterà sempre una copia ed un personaggio purtroppo relegato in una monodimensionalità infinita: Frank Castle è semplicemente la versione estremizzata di Bruce Wayne, ovvero Batman.
Le origini (guerra a parte) sono identiche, entrambi sono delle macchine inarrestabili spinte dal motore della vendetta, entrambi sono dei lottatori espertissimi, entrambi hanno sacrificato la propria umanità per una lotta che non avrà mai fine. La differenza è che Frank ha superato quel sottile confine, decidendo di uccidere i criminali, di divenire, a suo modo, un criminale stesso, con tutte le conseguenze del caso. Ma pur sempre una copia rimane.
Oltre a questo, se con Batman si possono esplorare svariate situazioni e trame diverse, con il Punitore si finisce sempre sull’azione pura (mitigata o meno dall’ironia, come nel caso dell’ottimo Ciclo scritto da Garth Ennis), né più, né meno: l’approfondimento psicologico, infatti, risulta piuttosto inutile tanto il personaggio è definito e cambiamenti, anche drastici, di status quo hanno solo portato a storie che definire pessime era poco (come per la serie realizzata da Tom Lyle negli anni ’90 o il terribile rilancio da parte della Dreamwave, con Frank Castle trasformato in un angelo vendicatore. Letteralmente).
Nonostante questo il personaggio, in seguito all’esplosione della moda dei vigilanti nei fumetti, ebbe un effimero periodo di grande popolarità negli States, tanto che si arrivò ad avere la bellezza di 3 testate a lui dedicate. Su una di queste, Punisher War Zone, si sviluppò quella che è forse la migliore storia mai scritta sul personaggio, Psychoville.
A ben vedere non è che Psychoville sia una storia esageratamente originale, né revisionistica: è però un fumetto molto solido e godibile, scritto con intelligenza dal dinamico duo Abnett & Lanning e disegnato in modo impeccabile dall’altro duo McKone & McKenna, che porta ad interessanti considerazioni sulla natura del personaggio e sulla sua psicologia.
La trama vede Frank Castle cadere vittima di un’imboscata e risvegliarsi in una realtà differenti, in una città montana sperduta tra i monti, con una moglie, due figli ed un lavoro alla segheria locale. Ma, ovviamente, il lettore bene che la realtà è diversa e ben presto il castello di carte che regge questa illusione crollerà irrimediabilmente, riportando lo status quo iniziale. Siamo di fronte all’ennesima reinterpretazione del canovaccio dickiano, della realtà soggettiva e dell’illusione, il tutto mischiato con un tema molto classico come quello della cospirazione governativa e del “lavaggio del cervello”.
Quello che però rende speciale Psychoville è la cura con cui questo scenario è descritto, con continui riferimenti (splendido quello della copertina del numero 14, con Frank Castle al posto di Lee Harvey Oswald) all’attentato che fu fatale a JFK ed i riferimenti ai probabili complotti che portarono alla sua morte. Lo stesso spunto che fornisce la base della trama non è certo inventato, ma è invece (come si legge anche nel Grande Libro Delle Cospirazioni, una lettura davvero consigliata) una delle più accreditate teorie sui metodi poco ortodossi della CIA.
Per quanto estremizzato ed esagerato, lo scenario descritto da Psychoville è comunque credibile…addirittura plausibile, dando al fumetto una forza non indifferente. Ma il vero centro d’interesse non può che rimanere il Punitore: la particolarità della trama dà la possibilità ai due autori di inserire Frank Castle in un contesto diverso da quello delle strade pullulanti di criminalità e di mostrarcelo in un contesto familiare, seppure finto.
E, nonostante sia uno dei soldati più specializzati del mondo, una macchina omicida con un solo obiettivo nella sua vita, Frank Castle cade vittima dell’illusione. E’ vero, gli hanno fatto il lavaggio del cervello, lo hanno ricondizionato completamente, eppure viene il sospetto che per una persona così profondamente malata ed ossessionata non sarebbe bastato; viene il sospetto che il Punitore decida di abbracciare questa nuova realtà perché in realtà una piccolissima parte del suo cervello desidera una normalità ormai impossibile per lui. Che lui sappia benissimo chi sia (ed anche le didascalie con il suo pensiero sembrerebbero confermarlo), ma che rinunci volontariamente a quella vita in favore di un’illusione, che viene spezzata solo quando viene manipolato per uccidere un politico, cioè quando viene toccato l’unico caposaldo rimasto nella sua mente ossessionata, la punizione del criminale e la protezione dell’innocente. Anche la drammatica scena finale sembra confermarlo: nonostante ormai Frank abbia ormai scoperto la verità, alla fine, di fronte ad un ultimo tentativo di ricondizionamento, sceglie di riabbracciare ancora una volta la sua finta famiglia, prima che, però, gli eventi precipitino del tutto.
E’ chiaramente solo un ipotesi ed ognuno può pensarla come vuole e credere che, invece, sia tutto esclusivamente frutto della manipolazione mentale con il Punitore che viene trascinato dagli eventi. E’, anzi, un’interpretazione più plausibile, probabilmente, ma decisamente meno interessante a livello di caratterizzazione.
Aldilà di tutto questo, Psychoville rimane una buona lettura, ottimamente strutturata e realizzata in modo impeccabile; probabilmente, la migliore storia del Punitore mai scritta. Da recuperare…
Albyrinth