venerdì 5 giugno 2009

Professeur Bell - luglio 2003

Professeur Bell di Joann Sfar

Il Professore che farà le scarpe al tuo fumetto preferito (se verrà pubblicato in Italia...)

Il diavolo: “Bell con due “L” come un angelo?! [in francese, “ala” ed “elle” si pronunciano allo stesso modo] E se si leggono male le due “L” possono essere prese per un “11”. Chi lo sa che cosa rappresenta l’11? Undici, sono le undici stelle del sogno di Giuseppe. Genesi, capitolo XXXVII, versetto 10: “Ho fatto ancora il sogno nel quale ho visto il sole, la luna ed undici stelle inginocchiarsi davanti a me”. Professeur Bell vol. 2 – Les Poupées de Jérusalem, ed. Delcourt.

Joann Sfar, uno degli autori più prolifici e interessanti della “nuova ondata” francese, ha cominciato ad essere pubblicato finalmente in Italia con una certa regolarità.
Per primi sono apparsi il volume “Urani”, un lavoro a quattro mani con l’illustre David B. (una storia molto sperimentale non del tutto riuscita, in Italia apparso per Macchia Nera) e soprattutto i volumi de “La fortezza”, il megalomaniaco progetto concepito insieme a Lewis Trondheim che, senza troppa fortuna, appare in Italia con il marchio della Magic Press.
Infine, grazie alla Kappa Editore, stanno cominciando ad apparire le sue opere più personali, come “Il gatto del Rabbino” e “Socrate il semi-cane”.
In Francia la sua produzione è molto vasta, a partire dai lavori nati in seno all’Association, la casa editrice che ruota intorno ad autori come Sfar, Trondheim, David B., Blain e che ha proposto i fumetti più sperimentali di questi autori, lavori in cui molto più della storia che si raccontava è importante la forma utilizzata per queste storie spesso autobiografiche, in una continua ricerca (della quale in Italia si sente molto la mancanza) di spingere sempre più in là i confini di un arte sotto molti aspetti ancora giovane quale è il fumetto.
In Italia di questa casa editrice si è visto poco, ma vale sicuramente la pena recuperare molti lavori che sicuramente non saranno dei “blockbuster” ma sono sicuramente interessanti sulle possibilità di un medium che in Italia si è forse un po’ addormentato. Una volta raggiunta una grande notorietà critica, Joann Sfar come i suoi colleghi dell’Association, iniziò a collaborare anche con le case editrici più “canoniche”, come Dargaud e Delcourt, in una serie di volumi con il grande pregio di miscelare l’autorialità (che si concretizza soprattutto in un disegno difficile quanto affascinante) e la leggibilità.
Queste sono le opere che ci interessano di più, quelle che sono state menzionate prima (soprattutto “la Fortezza”) e soprattutto un gioiello, un capolavoro che non è ancora stato pubblicato in Italia (e questa lacuna speriamo sia colmata prima possibile!), di cui in Francia è uscito di recente il terzo volume: Professeur Bell.
Il Dottor Joseph Bell è un dottore, un chirurgo, un teratologo (studioso dei mostri), un uomo di grande cultura e fredda capacità intellettuale. Vive ad Edimburgo e qualcuno afferma sia stato alla base della creazione del personaggio di Sherlock Holmes. D’altronde le analogie sono evidenti: la stessa abilità nell’analisi, lo stesso gusto per quanto riguarda i cappelli, l’indulgere di tanto in tanto all’uso della cocaina per sconfiggere la noia. Ma l’ambiente in cui si muovono i personaggi è diverso: laddove la creatura di Doyle si beava delle sue incredibili capacità nel mondo razionale ed “elementare” delle sue inchieste, Joseph Bell affronta un mondo magico e notturno, in cui si muovono creature bizzarre e incredibili, alla ricerca di una risposta che solo il nostro buon teratologo riuscirà a dare.
In questo lavoro si intravede nettamente la grande passione che Sfar ha per le religioni e le filosofie, un amore che traspare facilmente nelle situazioni in cui il personaggio si dibatte. Così come in “PrometheaAlan Moore affascina il lettore con le sue teorie sulla Cabala e sulla magia bianca che permea l’universo, allo stesso modo Sfar travolge il lettore un po’ anestetizzato dall’atmosfera malsana che respira tra le pagine e lo avvolge di parole ricercate ma fluide, di discorsi difficili ma che si integrano benissimo nel tessuto di una storia che scorre come un fiume lento ma inesorabile.
I disegni di Sfar, ed anche la scelta dei colori, sono un’altra gradita sorpresa: sono molto dettagliati negli ambienti e invece espressionistici nelle figure. Il risultato è quello di trasportare il lettore in una zona “di confine”, tra il sogno e la realtà. E tra il sogno e la realtà sono i personaggi che popolano questo fumetto, a partire dal voluminoso Ispettore Mazoch, detto “Humpty Dumpty”, il fantasma fifone Eliphas, diavoli, morti riportati in vita, mostri ed esseri deformi.


Volume 1: “Il Messicano con due Teste” Nel primo volume della serie il nostro eroe (?) si trova ad affrontare il direttore di manicomio Pinon, un messicano con una bizzarra malformazione nella testa. Sulla fronte, dalla nascita, Pinon porta una testolina che si vede costretto a nascondere sotto un cappellaccio. Pinon si rivolge a Bell affinché rimuova la doppia testa. In realtà la doppia testa è molto più responsabile di quello che sembra dell’operato del messicano e tra le altre cose possiede il potere di rianimare i cadaveri. Subito una caratteristica molto importante della serie: l’atmosfera lugubre in cui si muovono i personaggi si ripercuote sugli ambienti e sui colori, e infine sui personaggi stessi. Tutti quanti sono pervasi da una crudeltà di fondo (Pinon fa uccidere il fratello del professore per convincerlo ad operarlo, mentre Bell si vendica dell’assassino in modo alquanto spietato e metodico), e quasi da una “necessità di crudeltà” che riporta a molti personaggi della letteratura russa, che proprio in questa ambivalenza quasi inevitabile risvegliano l’interesse dei lettori che sono consapevoli della necessità di affrontare dialetticamente il proprio “lato oscuro”, senza drammi ma anche senza buonismi “politically correct”.


Volume 2: ”Le bambole di Gerusalemme” Nel secondo volume, per ora il migliore per come riesce a portare avanti in una storia che fondamentalmente è di avventura discorsi complessi ed affascinanti sulla religione e sulla filosofia, il buon professore si reca a Gerusalemme insieme all’ispettore Mazoch per impedire al diavolo di uscire dalla città, secondo un “gioco” quasi spogliato da ogni ritualità che si ripete ogni mille anni. In questo viene in aiuto a tre rappresentanti delle tre religioni che si “contendono” Gerusalemme, un prete cattolico, un rabbino ebreo ed un ragazzino musulmano che, come al solito, porta con sé molta più saggezza dei suoi più colleghi “togati”. Anche qui la storia scorre come deve attraverso i vicoli della Gerusalemme misteriosa, dimostrando che il diavolo (i diavoli) sono più umani e complicati di quelli descritti nella Bibbia (e nelle pagine di Dylan Dog!) e che anche i loro figli sono sempre più afflitti che complici della tragedia. * Volume tre:”Il carro del Re Scimmia”


Recentemente è uscito in Francia il terzo volume della serie in cui Sfar lascia il pennino in mano a Tanquerelle (peccato!) e che ancora purtroppo non ho ancora avuto possibilità di visionare. Restano comunque due volumi assolutamente imperdibili e che mostrano l’equilibrio perfetto tra capacità di raccontare una storia e di esplorare allo stesso tempo i mezzi del fumetto, un’arte che spesso si pensa morta o comunque in stato catatonico ma che ha ancora tantissime frecce al proprio arco!

Il bambino: “Il rabbino Findling diceva che tu sei come Dio, professor Bell. Infatti, la Thora di Mose comincia con la lettera “Beth” e finisce con la lettera “Lamed” e “Beth + Lamed” si può dire “Bell” in ebraico, che fa trentadue. Trentadue sono le ventidue consonanti e le dieci vocali dell’alfabeto ebraico, ed è l’intelligenza creatrice. E se si legge al contrario, “Lamed Beth”, questo diventa “Lev”, che vuol dire “cuore”. - Professeur Bell vol.2 – Les Poupées de Jérusalem, ed. Delcourt.
Stefano "Diflot"