lunedì 15 giugno 2009

Powers - ottobre 2005


Powers di Brian Michael Bendis - Storia; Michael Avon Oeming - Disegni; Pat Garrahy

Volumi usciti in Italia:
- Chi ha ucciso Retro Girl? (Magic Press – euro 14,50)
- Giochi di Ruolo (Magic Press – euro 10,50)
- Piccole Morti (Magic Press – euro 14,00)
- Supergruppo (Magic Press – euro 14,00)

Brian Michael Bendis ha avuto un aumento esponenziale di popolarità negli ultimi anni: da semplice autore indipendente e di culto si è ritrovato ad essere lo scrittore di punta di casa Marvel. Un salto notevole, che ha portato a Brian sì fama e successo, ma anche critiche ed odio, in particolare da parte della frangia più classicista dei lettori Marvel, che vedono nello scrittore americano un vero e proprio killer della continuity, soprattutto dopo il controverso “Avengers Disassembled”.
Aldilà delle polemiche (spesso un po’ fini a sé stesse) che da sempre accompagnano questo tipo di operazioni, rimane il fatto che Bendis è sicuramente un autore di qualità e, più che sui supereroi della Marvel, l’ha dimostrato pienamente in passato, perché c’è un dato di fatto ed è quello che Brian ama da morire il genere noir ed il poliziesco: lo testimoniano opere del calibro dei divertenti ed amari noir Goldfish e Jinx (dove è lo stesso Bendis a disegnare, con un tratto piuttosto underground, ma sicuramente efficace), del crudo e riuscito poliziesco Torso, nonché il mirabile run su Sam And Twitch, la coppia di investigatori creati da Todd McFarlane su Spawn, che l’autore americano porta in territori oscuri ed orrorifici molto più riusciti di quelli della testata su cui sono nati.
Ed arriviamo così a Powers: con questa testata Brian riesce ad unire le sue due maggiori passioni, ovvero i supereroi ed il genere poliziesco, dando vita ad una serie irresistibile e riuscitissima.
In pratica la serie si concentra su due ispettori della polizia, Christian Walker e Deena Pilgrim, che lavorano in un reparto molto speciale, cioè quello investigativo legato ai delitti concernenti supereroi. Certo, a ben vedere, non è che ci sia una grande originalità dietro a Powers: da un lato abbiamo la visione, ormai abbastanza consueta dei supereroi filtrati attraverso l’occhio della gente comune, una tecnica che ha fatto la fortuna del bravo Kurt Busiek prima sullo splendido Marvels e poi sull’ottimo Astro City; dall’altro abbiamo la commistione tra supereroi e poliziotti, un tema che è stato affrontato, per esempio, anche dal grande Alan Moore su Top Ten, anche se con finalità ed atmosfere diverse; a queste influenze fumettistiche si sommano quelle provenienti dalla televisione ed è innegabile come questo albo si ispiri abbastanza nettamente a serie televisive di successo come N.Y.P.D. Blue o alla celeberrima C.S.I.
Ma, soprattutto in ambito supereroistico, sappiamo bene come l’originalità non sia, per forza di cose, un requisito fondamentale e Powers si rivela infatti una lettura di grande qualità, nonostante sia innegabile ed anzi necessaria una certa attitudine citazionistica che porta alle classiche strizzate d’occhio ai lettori. Il merito è di un Bendis davvero in forma, capace di dare sin da subito un’identità precisa all’albo, basando il tutto sulle caratterizzazioni dei personaggi principali più che legare la narrazione solo agli eventi. Ne esce così una serie dove i momenti di pura spettacolarità sono rari e realmente essenziali alla trama: niente scazzottate interminabili e niente frasi roboanti, ma, invece, sono i tanti, azzeccatissimi, dialoghi a scandire il ritmo, dando al fumetto un taglio molto cinematografico.
In questo è aiutato dal bravissimo Michael Avon Oeming: il disegnatore si segnala, infatti, per uno storytelling davvero grandioso, che segue alla perfezione la sceneggiatura di Bendis, fatta di pagine che cambiano forma ed impostazione in continuazione e che passano tranquillamente da spettacolari splash page a tavole composte da decine di microvignette; l’artista americano dimostra di non perdere mai la bussola, nonostante la complessità delle scene, regalandoci, in pratica, un vero e proprio film che si svolge sulle pagine, con l’inquadrature che cambia in continuazione.
C’è però da segnalare che il tratto di Oeming potrebbe risultare ad alcuni indigesto, visto che il marchio di fabbrica del disegnatore è uno stile cartoonesco che risulta piuttosto influenzato da quello di Bruce Timm, ovvero colui che ha creato lo splendido stile di animazione della serie animata di Batman, con quel misto fra tratto americano e ligne claire francese. Sembra strano che in un poliziesco piuttosto esplicito e crudo come Powers possa funzionare bene uno stile di disegno come quello di Oeming, che sembrerebbe più adatto a testate più leggere e dedicate ad un pubblico adolescenziale, eppure già dopo le prime tavole del volume Chi Ha Ucciso Retro Girl? ci si rende conto che, invece, le tavole funzionano alla grande, tanto che forse non si riuscirebbe a pensare a questa testata senza l’apporto di questo artista.
Abbiamo parlato dell’aspetto più tecnico sino a questo momento, ma Powers si segnala anche e soprattutto per le sue trame: Bendis, infatti, confeziona un fumetto appassionante e coinvolgente, dando una visione adulta e coerente dei supereroi. Già, adulta: quella di rendere i cari vecchi eroi in calzamaglia delle figure complesse ed appetibili anche ad un pubblico adulto è, sin dalla rivoluzione portata da Watchmen, uno dei crucci della scena americana e, dobbiamo ammetterlo, spesso i risultati non sono stati soddisfacenti, con autori spinti più dalla voglia di demolire e rendere provocatorie le figure dei supereroi, piuttosto che tentare di capirle ed aggiornarle in modo coerente. In Powers, invece, c’è un approccio adulto e ben sviluppato a queste figure che può portare a scene forse shockanti, ma mai buttate lì per caso e che si concentra parecchio sull’aspetto “sociale” di queste figure, portando a frequenti intermezzi nella narrazione, con interi servizi di telegiornali o interi articoli di finti giornali per sviluppare meglio il rapporto tra i supereroi, i media e la gente comune. Ne esce un affresco interessante e decisamente riuscito, dove anche i personaggi che sono essenzialmente solo utili alla trama di una saga, hanno una loro caratterizzazione ed un loro background preciso ed affascinante.
Oltre a questo c’è da sottolineare come Bendis, nonostante adotti un canovaccio piuttosto rigido, riesca sempre a sfornare saghe emozionanti ed ad avere idee brillanti che evitano alla serie di sprofondare nella mediocrità e nella ripetitività, grazie anche ad alcune trovate assolutamente originali, su tutte la partecipazione di uno special guest come Warren Ellis nel ruolo di sé stesso in uno splendido racconto pubblicato sul terzo volume della serie, Piccole Morti, o il numero, ancora inedito in Italia, dove Bendis ed Oeming si scambiano il posto di sceneggiatore e disegnatore.
Caratterizzazioni, solidità delle sceneggiature e dei disegni, trame interessanti ed avvincenti: sono questi i grandi punti di forza di questa serie, sicuramente uno dei fumetti più intelligenti e godibili provenienti dagli Stati Uniti. Certo, è innegabile che, comunque, Powers rimanga una serie molto particolare e, come sempre, non può certo piacere a tutti: d’altronde c’è un tipo di disegno sicuramente difficile da digerire e ben distante dal tipico disegni ipertrofico mainstream ed in più c’è un ritmo scandito essenzialmente solo dai tanti dialoghi (ed è piuttosto ironico pensare a come Bendis venga criticato, anche giustamente, per carità, per le sue sceneggiature esageratamente decompresse nei suoi lavori per la Marvel) che rendono la lettura piuttosto lenta ed impegnativa.
Aldilà di tutto il consiglio, per quanto scontato, è di procurarsi il primo, ottimo, volume, ovvero Chi Ha Ucciso Retro Girl? (una storia che probabilmente arriverà entro qualche tempo anche sul grande schermo) e farsi un’idea propria su questo albo…potreste scoprire una delle migliori serie del mercato statunitense.
Albyrinth
– Colori