mercoledì 3 giugno 2009

PK - settembre 2002


PK 001 Un supereroe per caso - mensile; spillato; 2,30 euro - Disney Italia

Non farò finta di sapere cose che non conosco: non avevo mai letto PK prima d'ora, sebbene avessi sentito parlare benissimo della prima serie e discretamente della seconda, che pare peccasse in alcuni punti, come la monotonia della trama e la scomparsa ingiustificata di alcuni personaggi interessanti.
Due miei amici, infine, mi hanno parlato malissimo del primo numero della terza serie, e così l'ho comprato per capire i motivi di tanto astio e poterne offrire la mia modesta visione.
Chi di voi possiede la mitica storia con le origini di Paperinik (1969), anche nella sua ultima ristampa, se la tenga stretta e non compri questo fumetto. Non è per una mera questione di valore collezionistico, è per la qualità: ricordate Paperino che, ricevuto per errore un pacco indirizzato a Gastone, si arroga la proprietà di Villa Rosa, premio della lotteria che spettava in realtà al suo fortunato cugino? E ricordate quando sempre lui, sotto il polveroso cuscino di un divano della magione, trova il diario appartenuto a Fantomius, leggendario ladro gentiluomo? E che dire di quando indossa per la prima volta il corredo dello stesso delinquente, per poi sottrarre a suo zio Paperone il materasso imbottito di banconote da mille dollari sul quale stava dormendo, riuscendo anche a far ricadere la colpa sull’innocente Gastone?
Chissà, magari per chi non ha mai letto questo episodio e quelli di poco successivi sarà stato uno shock venire a sapere che originariamente, nelle intenzioni dei primi sceneggiatori che sfruttarono l’idea dell’identità segreta, la maschera era la valvola di sfogo di Paperino che, oppresso e maltrattato da tutti, vestiva i panni del diabolico vendicatore fuorilegge e si faceva giustizia a modo proprio.
Beh, io vi ho raccontato come andarono le cose, e non starò a parlarvi di quanto fossero intense e permeate di spirito di rivalsa quelle storie perché meritano di essere lette, ma potete tranquillamente dimenticare tutto, tanto oramai è inutile. Ed è diventato tale grazie ad un’operazione commerciale in stile Ultimate/Chapter One perpetrata (ma avrei potuto scrivere “commessa”) dalla Walt Disney Italia, che ha reinventato l’affascinante personaggio di Paperinik, distrutto e ricostruito da zero in favore di un Pikappa che nulla ha da spartire con la precedente incarnazione dell’eroe mascherato e che deve molto ai fumetti americani, per gli aspetti peggiori.
La relazione con i comics è evidente: lo stesso presupposto fondamentale della serie è molto simile alla storia del character della DC Lanterna Verde: infatti, in PK 001, vediamo un inconsapevole Paperino che viene reclutato dall’intelligenza artificiale nota come U.N.O. per entrare nell’ordine dei Guardiani della Galassia (questo invece sa di Marvel), un gruppo di supereroi tenuto a difendere i pianeti dalle incursioni degli alieni conquistatori succhiaemozioni chiamati evroniani. Dopo l’esitazione iniziale, il papero giura di vestire la divisa dei Guardiani ed è costretto dalle circostanze ad entrare in azione sin da subito, affrontando una cellula di evroniani che aveva fatto irruzione a Channel 00 con il solo aiuto di Lyla Lay, bella e misteriosa giornalista che pare essere immune ai “coolflamer” dell’orda di invasori, oltre a possedere alcuni poteri non ancora resi espliciti dallo sceneggiatore (Gianfranco Cordara).
Naturalmente Pikappa, nonostante alcune difficoltà dovute all’inesperienza, riesce a far battere in ritirata gli alieni. Sebbene la trama sia palesemente lineare, le incongruenze ed i passaggi che mancano di logica sono diversi: innanzitutto, nelle prime pagine del fumetto, assistiamo alle selezioni degli inconsapevoli candidati al posto di Guardiano preposto alla protezione della Terra, e viene da chiedersi per quale ragione vengano effettuate nella sola Paperopoli: possibile che Uno, capace addirittura di introdursi negli archivi della Polizia e di connettersi con un telescopio spaziale, non sia in grado di cercare anche altrove, a più di 10 chilometri dalla sua postazione?
E l’elenco continua: non si riesce a capire in che modo Paperino venga attirato alla Ducklair Tower, contemporaneamente sede di Channel 00 e base segreta di U.N.O., poiché lo vediamo semplicemente arrivare -dopo aver consegnato un pacco a Paperone- con un foglio in mano chiedendosi chi lo cerchi, cosa voglia da lui e perché si debba recare al centocinquantunesimo piano della torre senza dirlo a nessuno. Poi, gli evroniani dichiarano compiuta la missione nella sede del web-giornale immediatamente dopo essere entrati ed aver privato delle emozioni due o tre persone, senza aver risolto nulla di particolare che li possa aiutare nella conquista del mondo. Durante lo scontro, infine, Pikappa utilizza per la prima volta lo “scudo extransformer”, un arma fornitagli dal suo assistente Uno, ed è perlomeno poco credibile che il novello supereroe, dopo circa un minuto di pratica sul campo, sappia cos’è uno “psicocaptatore olografico”, soprattutto considerando la scarsa cultura di Paperino… Sostanzialmente, la nuova interpretazione del personaggio mascherato non aggiunge nulla di buono allo stesso, ed è un concentrato di stereotipi per quanto riguarda le sfortune di Paperino, le stesse da decenni: l’alter-ego di Pikappa arriva tardi all’appuntamento con Paperina, che di conseguenza esce con Gastone, non riesce a far valere la propria volontà con suo zio Paperone, la televisione gli si rompe immediatamente prima dell’inizio della partita e il poverino è costretto a scapicollarsi per tentare di riuscire a farsi riparare l’apparecchio entro l’inizio del secondo tempo, lascia la macchina parcheggiata in sosta vietata e gli fanno la multa, rimane a piedi con l’automobile perché si è dimenticato di fare benzina… cosa manca ancora? I creditori che lo vengono a cercare a casa e lui che scappa in maniera rocambolesca da qualche passaggio segreto, direi, e mi permetto di aggiungere “meno male”…
Le poche gag umoristiche sono scontate o poco divertenti, e viene a mancare persino la comicità demenziale che che aveva caratterizzato negli ultimi anni le produzioni Disney (Silvia Ziche vi dice nulla?). Il primo numero di X-Mickey, per rimanere in tema, era decisamente più divertente, nonostante avesse toni da horror per preadolescenti (che non vuole essere un insulto al genere né al target in particolare). Piuttosto frequenti le citazioni in questo fumetto: oltre a quelle già menzionate, lo stesso titolo, Un supereroe per caso, è un chiaro riferimento al film Eroe per caso con Dustin Hoffmann, in cui un ladruncolo salva dalle fiamme i passeggeri di un aereo precipitato, tanto quanto Paperino salva i passeggeri di due treni che stanno per scontrarsi, sbloccando la leva di scambio delle rotaie appena prima dell’impatto; inoltre, sul set di un film ci sono degli attori che impersonano una banda di criminali chiamati Fratelli Dalton, proprio come gli storici avversari di Lucky Luke, e ad un certo punto Uno ricorda a Pikappa che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, nella migliore tradizione dell’Uomo Ragno.
La seconda parte di questo numero è occupata da una breve storia aggiuntiva, “Cambio della Guardia”, ambientata un mese prima degli eventi narrati nell’episodio principale, con la quale facciamo la conoscenza di Everett Ducklair, programmatore dell’unità senziente U.N.O.. E’ innegabile però che quando si giunge a leggere quest’antefatto, dopo aver già conosciuto le capacità e le finalità dell’intelligenza artificiale, il tutto risulti sufficientemente inutile da poter essere omesso: non avrebbe avuto più senso fare un’unica storia lunga, riordinando i fatti in ordine cronologico o, se assolutamente necessario, riutilizzarlo tra un po’ di numeri come retrospettiva per i nuovi lettori?
Sotto il punto di vista artistico, le matite ad opera di Lorenzo Pastrovicchio non sono eclatanti, sebbene oneste e precise, mentre Claudio Sciarrone nella storiella finale introduce una scansione della pagina ben più originale e personale, oltre a dare un tocco molto “cartoon” con il suo tratto dinamico e la sua bravura nel dare espressività ai volti dei paperi pur non potendo utilizzare la bocca, sfruttando per contro gli occhi e le sopracciglia appieno.
La parte redazionale ha dei momenti interessanti, come la sezione in cui viene spiegato come lavora il team composto da sceneggiatore, disegnatore e supervisori, o le anticipazioni sparse un po’ ovunque (persino nel poster allegato, tra le informazioni relative ai personaggi), ma ci sono molte cose che danno l’impressione di essere state scritte solo per riempire lo spazio, come alcuni commenti vagamente ironici, che però non riescono a strappare sorrisi, commenti che avrebbero potuto essere sostituiti - datemi pure del fanatico perfezionista ossessivo - con un accenno alla prima genesi di Paperinik o perlomeno alle precedenti serie di PK.
In conclusione, questa storia è il prologo uscito male ad un’operazione che temo finirà peggio. Ed il mio non è un parere da lettore “disincantato” o “troppo cresciuto per questo genere di storie”, anzi: spesso e ben volentieri rileggo storie di Topolino, Paperino e Fratel Coniglietto, apprezzandole magari secondo parametri diversi da quelli che utilizzavo da bambino.
Daniele "Youngest"