martedì 2 giugno 2009

Pazzo di te - giugno 2002




Pazzo di te
 


di Massimiliano De Giovanni
e Andrea Accardi


vol. unico
96 pag.


Kappa Edizioni
(anno 2000)

"Se n'è andata..." "Poveretta, questa volta l'hai fatta proprio incazzare." "Guarda che è a te che ha dato del frocio..." "Lei è stata meno volgare... Vuoi che me ne vada?" "No... l'ho sempre saputo, o almeno immaginato..." "Non ti crea problemi?" "Siamo amici, no? E adesso dormi."


Volume stravagante, sicuramente curioso, uscito quasi in sordina e del quale sono venuto a conoscenza quasi per caso, attraverso il canonico passaparola. Se avete letto la prima serie della collana Mondo Naif, probabilmente ricorderete Gente di Notte, una storia affascinante che esplorava il mondo della notte attraverso un paio di suoi protagonisti, divisi tra la voglia di divertirsi e la drammaticità delle loro vicende.

Gli stessi autori tornano quindi a dedicarsi ai personaggi, ormai divenuti una coppia affiatata di amici, spostando le ambientazioni ad una dimensione più tipicamente diurna. Tema centrale dell'opera è l'amore nelle sue diverse forme, nel suo manifestarsi ad un'età critica (i famigerati venti) in cui le prime esperienze sessuali sono ormai superate, mentre l'Amore con la a maiuscola inizia a presentarsi come un inquietante interrogativo. Disillusi, ma ben lontani dal distruttivismo tipicamente americano, i personaggi trascinano le loro vite in una palpitante Bologna divisi tra vita mondana e università, cercando di fare i conti con le pulsioni differenti che li animano, contesi tra una fanciullezza già tinta di malinconia ed un'età adulta che si tenta inutilmente di rinviare. Quattro i personaggi chiave: Matteo e Enrico, gli amici di cui sopra, Veronica e Francesca, loro complementi-nemesi lungo tutta la narrazione. I quattro nella migliore tradizione soapoperistica sono attraversati da attrazioni inconciliabili, sorrette da geometrie al limite del paradosso. Ma dove la tentazione di ricorrere alla narrazione di un gradevole quadrilatero amoroso è forte, solo la determinazione dell'autore ad aprire uno squarcio più profondo sulle vite dei personaggi ci salva dall'ennesimo plot sentimentale.

La sottotrama thriller che fa da sfondo alla storia ha solo una funzione secondaria, ovvero quella di introdurre la tematica forte e dominante dell'opera: l'omosessualità. Uno dei protagonisti risulta infatti essere gay, e vive una doppia vita diviso tra la propria inclinazione ed il desiderio di accettazione sociale, risultando di fatto ipocrita anche nei confronti dei suoi amici più cari. Quando poi le sue pulsioni si manifestano trasformando l'oggetto della sua amicizia in qualcosa di ben diverso, il gruppo si ritrova ad affrontare tensioni inconfessate e gelosie ingiustificate, rischiando di sfaldarsi attorno alla storia d'amore che sembra poter germogliare. Ma proprio la scoperta dell'omosessualtà del personaggio, che avviene solo a metà storia, diventa strumento politico di veicolazione di un messaggio di tolleranza. Scopriamo le sue tendenze solo quando ormai ci siamo affezionati al personaggio, quando abbiamo imparato ad amarlo.


I nostri pregiudizi inevitabilmente crollano, perchè ormai tutte le etichette che saremmo stati pronti ad attribuirgli in un caso differente vengono a cadere: non ci troviamo più a discutere la sessualità di un emerito sconosciuto, ma di quel protagonista nella cui vita ci siamo calati fin dall'inizio della storia. E mentre la naturalezza di un approccio in un bar parigino ci fa interrogare sull'universalità delle esperienze, non imbrigliate dal sesso del partner, la necessità di nascondere l'incontro stesso ci fa riflettere sull'insormontabile barriera che avvolge il personaggio, sulla sua incapacità di condividere con chi gli è più caro le emozioni che noi "maggioranza dominante" possiamo dichiarare orgogliosamente. Quando poi le avance di una persona amica del sesso opposto rendono palese ciò che si cercava invano di nascondere, il quartetto finisce coinvolto in una vorticosa sequenza finale che porta finalmente al confronto a lungo rinviato.


Non nascondo di aver trovato piuttosto patetiche alcune scene, fortemente sostenute dal desiderio di generare empatia verso la diversità del protagonista; tuttavia in gran parte delle sequenze il ritmo ed i tempi sembrano attentamente calcolati, e l'autore mantiene un basso profilo nei confronti della vicenda. Forse i personaggi secondari risultano un po' troppo piatti, appena accennati nei loro tratti caratteristici, ma data la mole di eventi e l'esiguità delle pagine era difficile pretendere di più.
I disegni, nettamente evoluti rispetto alla prima opera, continuano a trasmettermi l'idea di una contaminazione Giappone-Italia, positiva nel suo evitare la stilizzazione tipicamente nipponica. L'uso delle ombre non mi è sembrato molto omogeneo, alternando pagine nettamente oscure ad ambientazioni fin troppo luminose. In compenso le espressioni dei personaggi mi sono apparse sempre fedeli e calcolate, in linea con la mimica facciale dei differenti protagonisti. Esattamente come per il lato psicologico, anche a livello grafico i comprimari sono soggetti ad un trattamento ben meno accurato. Personalmente ho trovato l'opera molto interessante, anche perchè avendo all'epoca la stessa età dei protagonisti, l'identificazione era totale: ho riconosciuto come mie la innata complessità dell'amicizia, la problematica dell'affrontare una relazione a due divisi tra la spinta sessuale ed il desiderio di innamorarsi sul serio.


Ho apprezzato molto anche l'approccio all'omosessualità dell'opera: venendo da una chiusa provincia ed affrontando per la prima volta una città universitaria, io stesso ho provato molti dei pregiudizi che l'opera tenta di superare. Leggendo, progressivamente, mi sono reso conto della vacuità delle mie posizioni, e così ho iniziato a guardare con minore sospetto a vite diverse dalla mia, consapevole di quanto in comune resti al di là delle lampanti differenze. Un volume quindi che insegna, diverte, coinvolge. E fa riflettere.


Un fumetto che tratta di persone complesse, tridimensionali nei loro difetti e nelle loro piccole manie, assolutamente non preoccupi di poter talvolta sembrare "leggeri" come la generazione che rappresentano. Non un inno omosessuale, non un calcolato messaggio politico: uno squarcio di vita piuttosto, che lascia al lettore più sensibile le riflessioni del caso.


Nat