lunedì 29 giugno 2009

Paradigm vol. 2 - feb. 2006


Paradigm vol. 2 di Matthew Cashel: testi; Jeremy Haun : disegni - Ed. USA: Paradigm 2 - 4; Image Comics - 2002 - Ed. Italiana: Bottero Edizioni - 2005, brossurato, 72 pag., b/n, euro 5,00

una non-recensione...

Questa non è affatto una recensione.
A dir la verità nessuno dei miei scritti su questo sito è una recensione, ma quello che segue lo è ancor meno del solito.
Questo aggiornamento di fumettidicarta ha pochi articoli sui fumetti e io stasera, proprio per questo motivo, ero preoccupato e un po' nervoso e vagavo per casa pensando, più o meno "dovrei lavorare per il sito, sono stanco e scazzato, vorrei leggermi un Tex, non ho voglia di leggere niente, magari continuo il Meridiano di Borges, certo che lo Showcase della JLA è stato una mezza delusione..." e cose del genere. Quando sto così l'unica è o dormire (alle nove di sera?!?) o mettere un disco di Al Green o fare ordine tra i fumetti.
Cercando Strangers in Paradise n. 2 (perso da una settimana e ritrovato in mezzo ai Flash della Play Press), mi vengono in mano alcuni albi della Bottero Edizioni e mi dico "Ah, i Bottero Edizioni li metto tutti insieme... lì, vicino agli indipendenti". Impilandoli ben bene, osservandone le copertine, mi ri-torna in mente che non ho ancora letto Paradigm 2. Me lo tenevo per una seratina speciale.
Il n. 1 mi era piaciuto parecchio ma non lo ricordo granché (l'età, il leggere troppi fumetti, la scarsità di neuroni...) e volevo quindi ri-leggerlo prima di affrontare il secondo albo.
Quando sono così indeciso mi vengono in mente idee strane e così ho deciso di mettere in atto una trasgressiva follia: leggere Paradigm 2 senza aver prima ri-letto il n. 1! [Date le mie manie posso garantire che questa per me è davvero un'idea folle e trasgressiva.]
In sottofondo - per puro caso, non perché la ritenessi una musica particolarmente adatta - "Quite Life" dei Japan (1979).
Che disegni affascinanti! Spettrali, feroci, piatti e tridimensionali al tempo stesso. Quanto nero (qualche particella ne rimane sul polpastrello del mio pollice destro). Volti espressivi e taglienti, ambienti cupi e neve, neve, neve. Un'ossessiva, enigmatica neve gelida.
Una sfogliata veloce prima di cominciare la lettura.
Mi fermo incuriosito perché intravedo un uomo nudo: lo guardo attentamente e mi soffermo sulla precisione con cui è disegnata la sua posizione. Le dita dei piedi sono raffigurate alla perfezione e tutti sappiamo quanto siano difficili da disegnare mani e piedi.
Torno sulla copertina, bella, mi hanno sempre affascinato i motivi a scacchi bianchi e neri, ipnotici, optical secoli prima dell'Op.
Leggo il colophon. Matthew Cashel scrive, Jeremy Haun disegna (bene).
Matthew Cashel sembra fuori come un cammello. Oppure lo sono io. Oppure bisognava proprio ri-leggere il n. 1 di Paradigm prima di affrontare il secondo albo.
Finalmente leggo tutto l'albo, con attenzione, mi soffermo sui disegni (quanto mi piacciono l'ho già detto?) e alla fine dell'albo, del quasi-volumetto, scopro che è trascorso parecchio tempo. Non è orribile pagare un sacco di soldi per dei fumetti che occupano solo pochi minuti di tempo di lettura? Beh, con Paradigm questo non succede, anche perché Bottero accorpa in un unico volumetto due numeri originali USA, il 3 e il 4. Ottimo. Ci tengo al tempo di lettura, per me è importante. Non dico che sia un valore assoluto, ma se impiego parecchio tempo per leggere un fumetto sono più soddisfatto, mi sembra che una parte del mio sforzo economico sia stata ripagata. Se poi qualcuno vuol capire che preferisco una cagata lunga a una bella cosa breve, non è un problema mio.
Matthew Cashel scrive bene e Jeremy Haun disegna in un modo che mi piace molto e fino a qui ci siamo.
Può essere che qualcosa piaccia senza averne avuto (ancora) piena comprensione? A me capita di frequente.
Della trama di Paradigm 2 ci ho capito poco. Non escludo di essere un po' lento, ma preferisco pensare che fosse quasi indispensabile ri-leggere prima il n. 1, o in alternativa avere un'ottima, eccellente memoria. Ma, appunto, ero in vena di follie e di trasgressioni.
Inoltre la trama di Paradigm è di per se' complicata, difficile, misteriosa. Misteriosa soprattutto, visto che la realtà si ripiega in modi molto più che strani e anche se la sera prima avevo letto un sacco di storie del Dottor Strange, qui su Paradigm siamo a un livello di stranezza ben superiore, psichedelico, spaventoso, malato. Angoscia pura. E, per inciso, adoro angosciarmi, quando lo scelgo io.
Entità paurose si nascondono dentro forme familiari, forme che perdono così il loro comune significato per trasformarsi in oggetti altri, alieni. Barriere invisibili, teste che parlano da un muro del XIX secolo, omicidi(i), tatuaggi, cadaveri, amori infranti, sparizioni, altrove. E mostri; non come quelli del Dottor Strange, che alla fin fine sono adorabili.
La cosa più angosciosa: l'irregolarità del Tempo, uno dei pochi (illusori?) punti fermi comincia a scorrere in modi tutt'altro che regolari. E' un fumetto horror o no? Di orrore ne suscita quindi Matthew Cashel e Jeremy Haun sono bravi, indipendentemente da quanto io ci abbia capito della trama. Abbastanza da capire, comunque, che i nostri amici protagonisti ("amici" si fa per dire: puzzano di morte e di follia lontano un miglio) non sono quello che vogliono far credere di essere e che al mondo nessuno è al sicuro, visto che alla fine Il Complotto darà ad ognuno... cosa? E cosa c'entra Bogsdale in tutto ciò?
Dopo l'ultima pagina - un cliffhanger un po' "telefonato", non per questo meno interessante - ci sono altre ultime pagine con le descrizioni degli attori. Gustosissime - e angoscianti anch'esse, una storia-nella-storia, anzi storie nelle storie.
Domani sera ri-leggerò il primo albo di Paradigm (nel quale Bottero raccoglie i numeri 1 e 2 originali USA), magari con "Jeopardy" (1980) dei Sound in sottofondo, e vediamo quelle maledette Ombre che accidenti combinano. Daltronde il Tempo, abbiamo visto, è la cosa meno certa del mondo, in questo fumetto.
Avrei potuto aspettare di aver ri-letto per benino e meglio compreso, prima di scrivere tutto ciò. Certo che avrei potuto.
Orlando Furioso