lunedì 15 giugno 2009

Paola Barbato: intervista esclusiva - 2005


Paola Barbato è una mosca bianca, o se preferite nera.
Innanzitutto è una donna, e si sa che le donne in un campo misogino e chiuso come quello fumettistico, non hanno di solito molto spazio, se non, al limite, come personaggi o comprimari, anche se pian piano si stanno facendo largo.
Inoltre, lei dei fumetti se ne è sempre un po’ fregata, e narra la leggenda che ci sia arrivata quasi per caso, a scriverli, ovvero grazie all’intuizione di Mauro Marcheselli, che visionati alcuni suoi racconti le ha proposto di buttare giù qualche soggetto per Dylan Dog, allora in cerca di un nuovo orientamento dopo il graduale distacco del suo creatore, Tiziano Sclavi.
Paola ha accettato, si è impegnata, non si è scoraggiata ai primi insuccessi (il suo primo soggetto è stato dirottato sull’albetto di Groucho del 1997) e il risultato è piaciuto, tanto che oggi potrebbe definirsi l’unica autrice di casa Bonelli in circolazione (le altre, a memoria, sono tutte disegnatrici), anche se probabilmente non lo farà mai.
Divide il suo tempo libero tra i cani che adora e la ONLUS Mauro Emolo, di cui è presidente, che si occupa della ricerca e delle famiglie colpite dalla Corea di Huntington, una tremenda malattia genetica neurodegenerativa di cui si parla ancora pochissimo, nonostante i suoi effetti devastanti colpiscano migliaia di persone nel nostro paese.
E ha dedicato un po' del suo tempo anche a noi, oltre a quello che dedica abitualmente agli utenti del già segnalato forum di Craven Road 7.


GLI INIZI

mdb: Ciao Paola, partiamo dall’inizio? Ringraziamenti a chi ti ha indirizzato verso la Bonelli, cose così?

Paola Barbato: Ah, facile. Grazie Paola, per aver avuto un dattiloscritto di racconti in più nello zaino e aver pensato all’ultimo minuto che se tutte le case editrici avessero respinto gli altri (cosa puntualmente verificatasi) forse in Bonelli te ne avrebbero comprato uno per farne un soggetto per Dylan Dog.

mdb: Come sei stata accolta presso l’editore?

Paola Barbato: La prima volta ho incontrato solo il portiere. Con Mauro Marcheselli ci siamo parlati sei mesi dopo e solo per telefono; quasi un anno dopo il suddetto M.M. è venuto in stazione a prendermi, NON mi ha aspettata davanti alla farmacia ed è toccato a me andare a raccattarlo al binario. Per il resto in casa editrice sono stati tutti molto carini. Non credo nessuno pensasse che sarei durata così a lungo.

mdb: Ah! Ah! E per quale motivo, di grazia? Tiziano?

Paola Barbato: No, anzi. Ma sai, questa sbuca dal nulla, non ha fatto nessuna scuola, lavora per la prima volta… Erano perplessità lecite, va’…

mdb: E dai lettori come sei stata accolta?
Paola Barbato: La mia prima storia dopo il Grouchino (Il Sonno della Ragione”, Dylan Dog n. 157, ndr) ha subito scatenato polemiche e spaccato il pubblico in due. Ancora oggi il pubblico o mi ama o mi detesta e mi vuole morta tra atroci dolori. La ritengo una cosa buona, meglio così che passare inosservata e incolore, credo…

mdb: Bè, si , forse è meglio così… Certo, personalmente farei a meno degli atroci dolori, ma capisco che parlando di appassionati di Dylan Dog, con un’autrice di Dylan Dog, qualche normale augurio di dissenteria fulminante per pareggiare i conti con qualche storia poco gradita sarebbe ben poca cosa…

Paola Barbato: Chiedilo a loro…

mdb: Credi che il fatto di arrivare “candida e immacolata”, per così dire, ovvero senza alcuna passione particolare per i fumetti ti abbia aiutato? Intendo dire: quando sei arrivata tu, Dylan Dog era un po’ alla ricerca di un diciamo “indirizzo” per non far rimpiangere ai fans storici (cosa peraltro impossibile, credo) la mancanza di Tiziano Sclavi: credi che il tuo background “estraneo” ai fumetti sia stato un vantaggio o un handicap? E come ti ci sei trovata?

Paola Barbato: Non è stata una scelta, è stato un dato di fatto. Io Dylan lo leggevo, quindi avevo l’imprinting da lettrice e ho semplicemente scritto cose che mi sarebbe piaciuto leggere. L’incoscienza mi ha certo aiutata a combattere l’ansia da prestazione.

mdb: E adesso? Guardando indietro, e ripensando agli inizi, che cosa pensi ti abbia dato questa esperienza? A parte un po’ di mestiere…

Paola Barbato: Bah… A parlarne così sembra che debba lasciare la Bonelli domani.

mdb: Ci mancherebbe, a meno che non ci siano dei risvolti di cui non siamo a conoscenza… Era solo per tracciare un bilancio, dopo questi anni, da esordiente a “professionista affermata”.

Paola Barbato: Diciamo che ho scoperto di essere meticolosa e scassaballe più di quanto credessi. Di tenerci a creare comprimari credibili e di detestare invece i “totalmente buoni” o “totalmente cattivi”. Oltre a un modo di scrivere completamente diverso da quello che credevo, proprio come costruzione della storia. In effetti ho imparato un lavoro.

mdb: Vabbè, allora io ci riprovo: qualche ringraziamento particolare?

Paola Barbato: Sempre e solo Mauro Marcheselli. E’ da lui che ho imparato tutto quello che so, fumettisticamente parlando.

“L’EREDITA’” DI SCLAVI

mdb: Spesso si parla per gli scrittori all’opera su Dylan Dog delle difficoltà derivanti dalla cosiddetta “eredità di Sclavi”, di cui quasi tutti a turno vengono indicati come depositari o beneficiari predestinati. Un’eredità pesante, direi, che è toccata anche a te: come ti ci sei trovata?

Paola Barbato: RIFIUTO LA DOMANDA! Tiziano è vivo e vegeto e si è pure rimesso a scrivere, quindi di eredi non ce n’è neanche mezzo. Per quel che è durata a me ha sempre fatto venire l’herpes il dover essere paragonata sempre allo stesso “parametro assoluto”. Io sono Paola, voglio essere giudicata, nel bene e nel male, come ME. Io scrivo nel MIO modo e ho il MIO Dylan, che non è per niente vicino a quello di Tiz. Ora che non vivrò più nell’ombra del suo ricordo, ma nella sua ombra e basta, sarò libera di scrivere solo per me e per i lettori (cosa che ho sempre fatto, ma alla fine la spina di pesce me la infilavano in gola a forza).

mdb: Già, un po’ come me adesso… Che influenza ha avuto questa “eredità”… ehmmm… diciamo “ombra”, sul tuo approccio al personaggio?

Paola Barbato: Nessuna. Se avessi solo tentato di imitare Tiziano o di scrivere “alla Tiziano” sarebbe stata la fine. Mi conosco. Scrivere per me è come lasciarsi andare in un fiume in piena, non girare in canoa in una piscina alla ricerca della paperella.

mdb: Ah! Ah! Hai avuto tante intromissioni nel corso della tua collaborazione?


Paola Barbato: Quanto basta. Le stesse che subiscono un po’ tutti gli sceneggiatori, immagino.

mdb: A livello redazionale o anche da parte di Tiziano? E qual è il suo ruolo attuale nel corso della lavorazione di ogni albo?


Paola Barbato: Tutt’e due. Mauro legge, corregge e qualche volta, bontà sua, discute con me eventuali cambiamenti. Tiziano legge e corregge, e basta. Correzioni non negoziabili. Lo farei pure io, se il personaggio fosse mio…

mdb: Messa giù così non mi pare che la cosa ti entusiasmi troppo. Ricordi qualche “correzione di rotta” che ti ha scocciato particolarmente?

Paola Barbato: Più di una, ma fa parte del meccanismo. Non aggiungo altro.

mdb: OK! Come sono cambiate le cosa degli inizi ad oggi? Intendo dire, sei riuscita a ricavarti/guadagnarti un po’ di autonomia, o la sorveglianza… ehmm.. la supervisione è sempre ferrea?

Paola Barbato: Si fidano e non si fidano. Magari mi fanno scrivere una storia con un soggetto appena tratteggiato, ma poi, una volta finita, la scandagliano millimetro per millimetro. Diciamo che sanno che sono molto professionale e storie-spazzatura non ne scrivo, ma anche che se mi lascio intrippare troppo dall’albo, non rispetto sempre tutte le regole e bisogna tenermi d’occhio perché non mi lasci prendere la mano.

mdb: Ah! Ah! Tornando a Tiziano, si parla da tempo immemore di un suo prossimo ritorno ai testi di Dylan Dog, ma pare che stavolta l’avvenimento atteso da tutti i fans si stia davvero concretizzando. Ne sai niente?

Paola Barbato: L’anno prossimo ricomincerà ad uscire, prima del ventennale. Non so di più.


DYLAN DOG

mdb: OK, allora passiamo al personaggio: come definiresti il tuo rapporto con Dylan Dog? A parte il classico “amore/odio”, visto che non risparmi critiche e frecciate agli stereotipi che avevano decretato il gran successo iniziale del personaggio… Penso all’ultimo controverso “Oltre Quella Porta” (Dylan Dog n. 228) con la presentazione dell’enigmatico (ma nemmeno poi troppo) personaggio femminile, o alle accuse mosse per esempio da Dust, uno dei personaggi chiave de “Il Tocco del Diavolo” (Dylan Dog n. 221), che sintetizza in modo lucido e spietato l’atteggiamento di Dylan Dog verso le donne, tanto per restare su due esempi recenti…

Paola Barbato: Del 228 notoriamente non parlo, e non faccio eccezione nemmeno questa volta.

mdb: Eh, io ci ho provato… comunque la domanda resta, ho messo l’altro esempio apposta…

Paola Barbato: Ciò che critico a Dylan è proprio il non riconoscergli caratteristiche da Dylan. Prendete “Johnny Freak” (Dylan Dog n. 81, ndr): Dora non era la donnina del mese, Dylan se ne innamorava e faceva pure figure da chiodi con lei. Era impulsivo, incosciente, si commuoveva facilmente, quando era arrabbiato sfasciava casa e diceva la frase sbagliata al momento sbagliato. Era umano, era VIVO. Dylan non è uno scopatore, non è un latin lover, è un sognatore che si innamora ogni volta, che viene mollato ogni volta… Dov’è questo Dylan? E’ solo invecchiato? Oppure?

mdb: Oppure forse si è un po’ persa per strada quella caratteristica iniziale che Sclavi aveva dato al personaggio mescolandola un po’ sottotraccia e con un po’ di ironia, che forse non era stata recepita in pieno, diventando un clichè… Per questo l’hai riproposta in maniera così brutale, facendogliela spiattellare in faccia, ne “Il Tocco del Diavolo”?

Paola Barbato: Può essere, ribadisce comunque il mio amore per le sfumature di grigio. Dylan non è un assatanato, ma neanche deve passare per un farlocco per cui ogni donna che passa si innamora. Mica è scemo! Tiziano dosava molto bene questi due elementi…

mdb: Perfettamente d’accordo. Tu, invece, non ti senti un po’ “femminista” (senza sbranarmi, per favore) in questo stigmatizzare il rapporto di Dylan con le donne, cercando al tempo stesso di creare dei comprimari femminili dalla personalità un po’ più approfondita?

Paola Barbato: Femminista no, visto che è contro la piattezza delle comprimarie che mi scaglio. A me sta benissimo che Dylan cambi una donna ad albo, ma non deve essere una forzatura, una tappa o una cosa meccanica. Dylan è un romantico, crede nell’amore, lo cerca disperatamente. Era stato creato così, gli albi parlano. Anche nelle mie storie gradualmente (molto gradualmente) reinserirò questo elemento. Ma voglio un Dylan innamorato non una specie di erezione ambulante.

mdb: Ah! Ah! La definizione è cruda ma spettacolare. Mi sembra che quello che scrivi, ma anche il modo in cui ne stai parlando ora, testimonino il tuo attaccamento al personaggio. Anzi, per dirla tutta, sembri quasi un’innamorata del primo Dylan, che delusa ha deciso di passare dalla parte opposta della barricata per riportarlo al modello che ti piaceva…

Paola Barbato: Non ne sono mai stata innamorata, è troppo “morbido” per i miei gusti. Ma sì, come era prima mi piaceva, mi era simpatico. Aveva anche una piccola vena isterica che non guastava (ci sono un paio di scene con Groucho in cui è impagabile!).

mdb: Hai detto, nel corso del faccia@faccia con Luigi Piccatto, che Dylan Dog “è un personaggio che s'è fatto persona. Ha valicato i confini delle pagine di carta. Ha un suo carattere, una sua personalità, tic, manie, debolezze, limiti, come tutti. E' vivo, è VERO. Scrivere un suo albo non è altro che scrivere una lunghissima pagina del suo diario.”. C’è qualche pagina “particolare” che avresti in mente di scrivere, ma magari non sarebbe ben recepita? Sia a livello di direzione che a livello di pubblico, intendo…

Paola Barbato: Hai voglia… ma rischierei di creare davvero il MIO Dylan. E Dylan non è mio. Mi piacerebbe farlo sognare di più, entrare di più nella sua testa. Si sa che sono fissata con la psiche…

mdb: Bè, allora a quando un tuo personaggio? Ora che Bonelli sembra aver aperto le porte alle miniserie…

Paola Barbato: Sperare non costa niente, ma sino ad ora ero blindata, legata a Dylan perché gli sceneggiatori erano pochi (Ruju e Faraci latitavano per via delle loro miniserie), i nuovi sono -giustamente- lenti e io ero un po’ quella che teneva il ritmo. Ora invece, col ritorno di Tiz, l’ingresso di nuove leve con esperienza e l’esperienza delle nuove leve, il rientro di Ruju e Faraci… Forse sarò libera di tentare nuove strade.

mdb: Uhm… è solo una speranza, o avresti già qualcosa in mente da proporre ell’editore?


Paola Barbato: No comment.
I DISEGNATORI

mdb: Passiamo ai disegnatori. Hai lavorato con quasi tutti i disegnatori “storici” di Dylan Dog: Corrado Roi, Bruno Brindisi, Giampiero Casertano, Luigi Piccatto, Giovanni Freghieri, (citati in rigoroso ordine sparso) e di sicuro qualcun altro che dimentico…
Come sono (in termini puramente generali) i rapporti con loro? Senza giudizi di merito, che rischiano di diventare abbastanza antipatici, ma più in generale, visto che si parla spesso di dualismo scrittore/disegnatore, come di due categorie che tendono a rivaleggiare…


Paola Barbato: Rivaleggiare? No, perché?

mdb: Bè, diciamo che c’è una frase di Sclavi che è entrata nell’immaginario collettivo degli scrittori di fumetti: “I disegnatori, non è gente”, riferita a quelli che nelle vignette stravolgono il testo originario, in un modo ovviamente poco gradito allo scrittore…

Paola Barbato: Credo che basti capirsi. E chiarirsi subito. Io “visualizzo” una scena. Se il disegnatore vede che verrebbe male e sarebbe meglio cambiare angolazione è ovvio che gli do retta. Ecco, se uno mi cambia i personaggi RADICALMENTE allora sì che mi incazzo. Perché lì c’è un’invasione di campo. Ma in generale quando consegno una sceneggiatura, tutto quello che avevo da dire è chiuso lì dentro. Se poi si è in buoni rapporti ci si telefona durante il lavoro per mettere meglio a fuoco cosa vogliamo entrambi da una certa sequenza…

mdb: C’è qualche disegnatore con cui hai un feeling particolare, a parte “quello che è al lavoro sulla tua storia del momento”, e se si, perché?

Paola Barbato: Cos’è, una risposta fatta?

mdb: Bè, dipende da te…

Paola Barbato: In questo momento ho tre persone che lavorano alle mie storie, devo lanciare una moneta? L’ho detto mille volte che Luigi Piccatto è la persona che riesce in assoluto a rendere ciò che volevo. Le sue tavole non mi sorprendono mai, se non in positivo, perché riesce a fare cose che io nemmeno mi sognavo. Ho buoni rapporti quasi con tutti, magari mi sento tanto legata a Nicolino Mari per aver disegnato la storia che amo di più in assoluto (mia) e quella che amo (graficamente) di più in generale. Gli altri sono tutti ottimi collaboratori, e non sto facendo la bavosa.

mdb: Non credo sia un dubbio che possa sorgere, vista la schiettezza con cui stai rispondendo… E non sto facendo il bavoso nemmeno io…
Mari e Piccatto, allora: a che storie di Mari ti riferivi? Te lo chiedo per curiosità, perché è un disegnatore che ho sempre apprezzato molto sin dagli inizi, come Piccatto, del resto, ma che ha anche avuto un’evoluzione grafica notevolissima, molto coraggiosa, direi…


Paola Barbato: La mia storia era l’imperfetto “Lo specchio dell’anima” (Dylan Dog n. 169, ndr) che lui però ha reso vero, facendo uscire letteralmente il personaggio dalle pagine. L’altra, che amo molto, è “Phoenix” (Dylan Dog n. 123, ndr).

mdb: Per quanto riguarda gli altri, in effetti hai sempre detto di sentirti estremamente in sintonia con Piccatto, e la cosa sembra emergere anche dai vostri lavori insieme, oltre che dal già citato faccia@faccia tra di voi. Però hai lavorato molto più spesso con Brindisi, mi pare, specialmente su albi “particolari”, mi riferisco a quelli a colori o comunque commemorativi, che hai sempre caratterizzato orientandoli al passato…
C’è un motivo particolare? Insomma, posto che credo siano ovviamente scelte editoriali che non ti competono, sai se c’era un motivo particolare?

Paola Barbato: Bruno oltre che bravo e capace di fare tutto (insomma, ci sono disegnatori che sul realistico non viaggiano bene, altri che con gli scuri…, altri che con i chiari… altri che con le deformazioni…), è veloce, affidabile, mette molto della sua personalità nelle storie e probabilmente ci trovano una coppia azzeccata. Poi la vogliamo sfatare ‘sta cosa? IO NON ORIENTO UN BEL NIENTE AL PASSATO!!! I soggetti degli albi “particolari” o “commemorativi” non sono io a scriverli, esattamente come non sono io a decidere l’accoppiata (sempre piacevole) con Bruno. Diamo alla redazione e a Tiziano quel che è della redazione e di Tiziano!!!

mdb: Ehmmmm… chiedo venia, allora. Però visto che hai tirato fuori l’argomento, credi ci sia un motivo particolare per cui vengono affidati in gran parte a te, questi soggetti? Volendo provocare, ma solo un pochino: credi che sia perché sei più “in sintonia” (un po’ come il discorso che accennavamo sul rapporto scrittore/disegnatore, ma trasposto all’accoppiata soggettista/sceneggiatore) e affidabile, o perché sei più… diciamo “docile e remissiva”? Posa quel coltello, per favore…

Paola Barbato: Lo ha deciso Tiziano, chiedi a lui perché. Io so solo che un giorno il telefono è squillato e mi è stato comunicato che toccava a me. E io, come il mio antenato Giuseppe Garibaldi, ho risposto “Obbedisco!”!

mdb: Cazzo, che antenati illustri! A parte questo, ti sono stati affidati i testi anche degli ultimi due speciali (“La Scelta” e “La Peste”), storie più ad ampio respiro, di 160 pagine, che non pagano assolutamente la maggior lunghezza, mentre (ma è una mia opinione personale) alcune tue storie della serie regolare risultano fin troppo “concentrate” nelle canoniche 94 tavole (una su tutte la già citata “Il Tocco del Diavolo”). Sono scelte redazionali insindacabili anche quelle, o comunque direttive “dall’alto”, o sei tu che proponi soggetti più ampi, che vengono passati sugli speciali? E su quale lunghezza ti trovi più a tuo agio?

Paola Barbato: Anche qui mi rifaccio al mio antenato. Siccome gli speciali e i giganti sono ostici perché appunto hanno parecchie pagine in più, molti colleghi non li amano. Io invece li adoro (proprio perché spesso le 94 pagine mi stanno strette) e quindi me li propongono e io accetto. Semplice.

mdb: Proprio in questi ultimi due speciali hai riproposto gli stessi comprimari: nel primo hai scomposto e ricomposto una storia, in una specie di “What If…?!” (sorta di realtà alternativa, nota per i non appassionati di comics) completamente reinventato e che strizza l’occhio a Dickens su cui si impernia la vicenda, e nel secondo ne hai sviluppato ulteriori intrecci, in cui riprendi anche un altro personaggio, molto caro a Sclavi (e non solo a lui), ovvero Anna Never, protagonista di uno dei primissimi albi (“Il Fantasma di Anna Never”, Dylan Dog n. 4, ndr) e la cui strada saltuariamente reincontra quella di Dylan.
Inoltre, anche in altre storie, dissemini la narrazione di avvenimenti e citazioni collegate ad altri albi, tuoi o meno, e riprendi comprimari e antagonisti. Sarai mica una patita della continuity, la croce e delizia degli appassionati di comics supereroistici?


Paola Barbato: Un pochino sì. Le storie autoconclusive del tutto slegate tra loro mi danno un po’ dispiacere, ecco.

mdb: Questi spunti, queste storie e queste citazioni sono state anch’esse “suggerite”, o sono “farina del tuo sacco”?

Paola Barbato: Roba mia, roba mia.

mdb: E sono soggette, come immagino, ad una supervisione più ferrea, visto che si intrecciano con il passato, o come accennavamo prima sei riuscita a ricavarti un’autonomia che ti permetta di andare un po’ più a briglia sciolta ?

Paola Barbato: Pugno di ferro in guanto d’acciaio. Più faccio le cose di testa mia più volte Mauro rilegge le mie sceneggiature, le corregge, si dispera e vuole andare in pensione (ma come imitazione di Bloch, fisico a parte, non convince).

IL FANDOM E LA CRITICA

mdb: Dylan Dog ha sviluppato da quasi subito un nutrito zoccolo duro di appassionati, ed è forse stato il primo fumetto Bonelli in assoluto a cementare così una base di lettori, a partire dalla mitiche Dylan Dog Horror Fest, e compagnia…
Com’è il tuo rapporto con gli appassionati “duri e puri”?


Paola Barbato: Ottimo, se sono educati. Ci sono modi molto carini per dire “Il tuo albo fa schifo” e modi orrendi per dire “Il tuo albo è un capolavoro”. Se una persona è educata io mi lascio massacrare anche per ore.

mdb: E tra gli “osservatori cortesi”, preferisci quelli che manifestano apprezzamento, o ti misuri più volentieri con quelli che ti muovono delle critiche? Insomma, con i primi è certamente più gratificante, ma con i secondi può diventare più stimolante, se non si trasforma in una discussione fine a se stessa, non trovi?

Paola Barbato: Ma che domande fai? Ma che risposte ti aspetti? Preferisci quelli che ti danno sempre ragione o quelli che ti danno sempre torto? La critica costruttiva oppure i peana entusiastici? Cosa dovrei dirti, che i complimenti mi fanno schifo? Che una discussione stimolante non mi piace? Ma cos’è sta mania che avete tutti di dover per forza scegliere? Mi piacciono entrambe le cose, dipende da come mi sono svegliata, di che umore sono, se ho il ciclo o no! Ok?

mdb: OK, OK… Intendevo in termini puramente indicativi, non volevo fare domande alla Marzullo, erano solo curiosità…

Paola Barbato: Sì, vabbè… Mi limito a dire che se uno critica una cosa e c’ha pure ragione, io gli dò ragione. Non cerco di difendere una cosa che è oggettivamente contestabile. Viceversa se critica una cosa secondo me è giusta la difendo a spada tratta, la sviscero e spiego i perché e i percome.

mdb: Trovi delle differenze dai tempi degli inizi? Come si è evoluto il tuo rapporto con i fans “storici”?

Paola Barbato: All’inizio erano circospetti. Poi mi hanno amata o detestata. Tutto qui. Semplice.

mdb: Statisticamente credi di essere più amata o più detestata?


Paola Barbato: Più amata.

mdb: E per quanto riguarda gli appassionati più recenti? Ovviamente non si può parlare di “evoluzione”, ma come sono i tuoi rapporti con loro?

Paola Barbato: Bè, per loro è un altro discorso. Molti –porelli- non sanno nemmeno CHI SIA Dylan Dog, hanno leggiucchiato tre albi in croce e inciampano grottescamente su errori macroscopici. Quelli come si fa a calcolarli come “fans”? Altri invece sono giovanissimi ma molto preparati. L’età conta poco, comunque, non giudico mai un fan (pro o contro) dall’età, ma dall’effettiva competenza, anche da semplice lettore, sul personaggio, e dalla sensatezza delle critiche.
Non c’è critica da cui non si possa trarre uno spunto, davvero (non è una seconda bavosaggine).

mdb: Ti senti infastidita dalle attenzioni che il fandom ti riserva? O che atteggiamento hai in generale? Internet ha avvicinato molto appassionati e addetti ai lavori, riducendo il lavoro di “filtro” che una realtà articolata come Bonelli ha spesso avuto a livello redazionale, ma non sempre questo “avvicinamento” viene utilizzato in modo diciamo “educato”, temo…

Paola Barbato: Testimonio dal vivo e dal vero che Mauro Marcheselli risponde PERSONALMENTE a TUTTE le lettere che riceve. Magari ci mette un po’, ma lo fa. Per il resto in internet trovi il marcio e il sano. Basta esserne consapevoli e possono venire fuori discussioni davvero interessanti. Ci sono anche i troll, ecchesidevefà? Quelli ce li si tiene e al limite si ignorano.

mdb: Eggià… i troll!!! Qualche aneddoto particolarmente gustoso o divertente?

Paola Barbato: Divertente nessuno, anche perché li ignoro. Mi diverte vederli fare a pezzi dagli altri fans, questo sì.

mdb: Ah! Ah! Ah! Sadica…

Paola Barbato: Comunque non valgono un neurone di memoria.

DONNA & FUMETTI

mdb: Sei entrata nello staff meno che trentenne: pensi che il fatto di essere una donna, e pure giovane, abbia in qualche modo influito sui giudizi che sono stati espressi sul tuo operato?

Paola Barbato: Mah, qualcuno è rimasto sbalordito che fossi donna e sapessi scrivere, altri che fossi donna eppure fossi capace di lavorare con uomini… Ma non mi hanno fatto sconti, se questa è la domanda. Semmai qualcuno si è seduto sulla riva del fiume aspettando che il mio cadavere passasse… Sono ancora lì che aspettano…

mdb: E non hanno cambiato atteggiamento?
Paola Barbato: Alcuni sì. Alcuni no.

mdb: Per opportunismo o per intelligenza? In fondo solo gli stupidi non cambiano mai idea, no?

Paola Barbato: Un po’ l’uno e un po’ l’altro.

mdb: Trovi che ci sia una componente “maschilista-conservatrice” nell’ambiente, che possa aver portato a giudicare i tuoi lavori sotto un’ottica diversa, sempre per via del fatto che sei una donna? Anche solo da principio, magari…
Intendo a qualsiasi livello: fandom, critica o addirittura interno a Bonelli…


Paola Barbato: Alla fin fine direi di no. All’inizio tutti si aspettavano il “tocco femminile”, poi una volta scoperto che sono femminile come un camionista mi hanno giudicata per il mio lavoro e basta.

mdb: Ah! Ah! Ah! Sempre da “donna/scrittrice”, o se preferisci da “camionista/scrittrice”: hai dato spesso spazio a personaggi comprimari o antagonisti femminili nelle tue storie di Dylan, e come dicevamo prima, sono state quasi sempre caratterizzate “a tutto tondo”, in modo molto più approfondito, dettagliato e “sfumato”, meno bidimensionale di quanto non si faccia di solito. Penso soprattutto a Medusa (Dylan Dog n. 167) o a Leslie (“Il tocco del diavolo”, Dylan Dog n. 221), giusto per citarne di più e meno recenti. E’ stata una scelta voluta o naturale?

Paola Barbato: Beh, sono donna, diciamo che mi viene un peletto più facile pensare come una donna. Ma poi tutta ‘sta cosa dell’XX o XY è davvero importante? Se avessi usato uno pseudonimo maschile ci giurerei che nessuno si sarebbe accorto del mio “intimo femminino”.

mdb: Può essere… Quanto di autobiografico c’è in questi personaggi femminili, e ce n’è qualcuno in particolar modo che senti come una tua trasposizione a fumetti?

Paola Barbato: Leslie (sempre Dylan Dog n. 228, ndr).


“BILICO” E ALTRE STORIE

mdb : Continui (se mai hai cominciato a farlo) comunque a ritenerti una “scrittrice” vera e propria, o credi che ormai i fumetti e Dylan Dog abbiano preso il sopravvento?
Paola Barbato: Non ho mai smesso di scrivere. Che sia una scrittrice è da provare, non mi sono mai confrontata davvero con pubblico e critica. Non ne sento la necessità, ma se dovesse capitare non mi tirerei certo indietro. Sono anche una sceneggiatrice. E una brava attrice. E cucino divinamente la “piccata lombarda”. Perché una cosa dovrebbe escluderne un’altra?

mdb : Perché quella della “piccata” sembra una balla per smussare il tuo lato da camionista…
Paola Barbato: Te la faccio mangiare e poi mi dici.

mdb : Ehmm… messa giù così sembra quasi una minaccia…
Paola Barbato: Basta che dopo non mi chiedi di sposarti.

mdb : Ah! Ah! Ah! Spiacente, cerco di evitare promesse che non sono più che sicuro di riuscire a mantenere. Tornando in argomento, “Bilico” è una tua convincente prova da scrittrice “vera”, ed è apparso on line per i pinguini: che accoglienza ha avuto? E che fine ha fatto?
Paola Barbato: Bilico” non è più online sul sito I Pinguini, che l’aveva accolto, perché ho ricevuto qualche proposta che sto valutando e che comunque mi rendeva impossibile (sarebbe stato scorretto) lasciarlo online. Beh, avevo uno zoccolo duro di circa 200/250 lettori, io lo considero un buon risultato.

mdb: Bè, ventiquattro capitoli, pubblicati periodicamente, senza alcun tipo di pubblicità, direi di si… Io l’avevo trovato quasi per caso. Qualche proposta, dicevi: pubblicazione in vista?
Paola Barbato: Attendiamo.

mdb: Altre fatiche letterarie?
Paola Barbato: Diamo tempo al tempo…

mdb: Uhmmm… laconica ed evasiva… Quindi c’è di che ben sperare, forse. Intanto nel dubbio, qualche “in bocca al lupo” mi pare il minimo (c’era anche qualche forma di augurio con una balena, ma forse era ancor meno animalista…). Facci sapere!

Paola Barbato: Ottempererò.

mdb: Grazie in anticipo, allora. Mi pare tutto: prima di mandarmi cortesemente a quel paese, hai qualche saluto particolare che vuoi fare, utilizzando biecamente queste colonne virtuali?

Paola Barbato: Ad Alice e Pea, sempre a fronte alta davanti alla vita; a Tilly, che non sa leggere ne’ scrivere, perché recuperi l’uso degli arti posteriori; a Rem che impari la felicità da chi ancora deve arrivare.
Probabilmente può bastare, di nuovo tanti ringraziamenti a Paola per la pazienza e la disponibilità, e per le risposte interessanti e dirette.
Ancora adesso rileggendo il tutto saltano all’occhio curiosità o domande da porgere per approfondire questo o quell’argomento, ma avevamo detto che Paola ci aveva gentilmente dedicato “un po’ “ del suo tempo, e già abbiamo decisamente sforato, anche se la speranza è quella di essere riusciti a mantenere un certo equilibrio tra gli argomenti “for fans only” e quelli per gli appassionati di fumetti che magari non leggono Dylan Dog.
Quindi la palla passa a voi, se vi è piaciuto, fatecelo sapere, se non vi è piaciuto… fatevi i fatti vostri!!!


Settembre 2005