domenica 21 giugno 2009

Pantera Nera - dicembre 2005


Pantera Nera di Reginald Hudlin (testi), John Romita, Jr (disegni), Klaus JansonDean White (colori) - volume a colori, brossurato con sovracoperta, 144 pag, collana 100% Marvel - Panini Comics euro 10,00

Uno splendido fumetto moderno

In questi giorni mi è capitato di leggere un'altra recensione di questo fumetto e anche la presente parte da due premesse.
La prima è che, ormai, dopo circa venticinque anni, non ricordo che poche immagini della splendida e potente Black Panther scritta e disegnata dal "Re" Kirby e la seconda, non meno importante, è che non conosco a sufficienza, leggendo i fumetti Marvel solo in italiano, il ciclo di Christopher Priest interrotto da noi dopo soli dodici numeri.
Può darsi che una cattiva memoria (insieme ad un'ottima salute) costituisca la ricetta della felicità o che a volte l'ignoranza sia una benedizione, fatto sta che in questo caso mi sono potuto avvicinare a questa opera con la dovuta rilassatezza e voglia di divertirmi, elementi che, ormai, difettano a buona parte dei lettori di comics americani (Marvel e non solo).
Notare che ho accomunato le parole rilassatezza, divertimento e Marvel senza pronunciare la parola continuity.
"Giochi facile" direte voi. Invece no. Si presenterà l'occasione più tardi.
Adesso iniziamo come si deve. Partiamo dallo scrittore e dai personaggi.
Lo scrittore è un esordiente di lusso, tale Reginald Hudlin, regista, sceneggiatore nonché specialista del dialogo brillante e la sua prima scelta come grande protagonista è il Wakanda, regno libero e fiero durante tutta la sua storia. Da città/stato spauracchio per gli avversari locali ad autentica potenza mondiale in grado di imporre la sua presenza addirittura agli Stati Uniti d'America.
Potere del vibranio, miracoloso metallo in grado di assorbire qualunque vibrazione?
La tesi che Hudlin propone, con una narrazione in bilico tra passato e presente, è in netto contrasto con quella "ufficiale". L'arco narrativo, composto da sei episodi, vuole affermare che qualunque difficoltà incontrata nel proprio cammino altro non è che una ulteriore prova di coraggio che i wakandesi affronteranno e supereranno, oggi come ieri.
Perché lo spirito guerriero che anima ciascuno di loro e che si incarna nel dio-re Pantera Nera, è più forte di qualunque avversità.
Forte di questa tesi di fondo il creativo afroamericano si impegna due fronti, analizza sia l'Africa che l'America, entrambe le sue "patrie".
Da un lato effettua un'incisiva critica alla politica estera americana ed alle sue semplificazioni interessate “… dunque si tratta di una società altamente militarizzata senza alcun legame con gli Stati Uniti… E’ uno stato canaglia!” senza mai scadere nel pistolotto e, ancor più importante, rendendola perfettamente funzionale agli eventi narrati.
Dall'altro dipinge una società moderna sotto il profilo tecnologico in cui la condizione di prosperità è stata indubbiamente raggiunta nel rispetto di tutti, ma a prezzo di grandissimi sacrifici e dolorose rinunce personali leggi aspirazioni e sentimenti.
Il principe T'Challa, figlio del sovrano T'Chaka assassinato da Klaw, non è più lo straniero affabile e charmant ospite nelle pagine dell'Uomo Ragno (ricordate Vibranium Vendetta?), ma torna molto simile agli esordi; all'intuizione di Stan Lee e Jack Kirby, un Pantera Nera duro e pericoloso, per nulla motivato al chiarimento degli equivoci (che tante zuffe finite in pareggio facevano la goia dei Marvel Zombies).
Un soggetto che si presentò ai lettori attaccando, da solo, i Fantastici Quattro ed oggi rinnovato paladino di una moderna Sparta, pura e granitica, ma ottusa; sprezzante con gli stranieri percepiti solo come "coloro che sbagliano".
Ma sarebbe riduttivo anche in questo caso concentrarsi su un solo carachter.
Hudlin indugia spesso nella descrizione di tutta una serie di personaggi di contorno, dalla famiglia reale, autentica classe dirigente, ai nemici ed i loro fiancheggiatori ponendo le basi per tutta una serie di sottotrame "potenziali" in modo da conferire profondità alla narrazione ma al contempo anche di permettere una raccolta della serie in volumi (più o meno) autoconclusivi.
E siamo ai disegni.
Lo ammetto, quando si parla di John Romita Junior il mio è un giudizio di parte.
Stavolta si doveva confrontare nientemeno che col "Re" Kirby ed il bravo John Salvatore anche stavolta sorprende i lettori non adagiandosi su semplici rimandi alle pose ed alle tavole dell'illustre predecessore, ma effettuando un vero e proprio "cambiamento nella continuità".
Tratteggia non solo la Pantera, ma tutta la galleria dei personaggi in modo forte e sicuro come è solito fare, ma stavolta evita di firmare eccessivamente i disegni con il suo stile, concentrandosi ulteriormente sullo storytelling ed adattandosi perfettamente a colori e sfondi esotici (mai troppo intrusivi, bravo Dean White) ed alle contingenze della storia.
Nota di merito anche per Klaus Janson che lo ha coadiuvato in modo egregio.
Mi rendo conto a questo punto delle rece di aver, anche giustamente, utilizzato dei toni estremamente entusiastici. Non mi toccate JR Jr, ma per il resto… che sia spuntato un nuovo Peter David ?
No. O meglio forse. Comunque è un po' presto per affermarlo con certezza.
Urge una doverosa precisazione.
Black Panther come tutte le cose di questo mondo ha i suoi difetti. Non gravi, ma presenti.
Soprattutto nella sua conclusione in cui un po' troppe coincidenze risolvono delle situazioni fortemente compromesse. Coincidenze tanto risolutive quanto improbabili che, in un contesto di "realismo supereroistico", stonano un tantino.
Forse lo scrittore voleva ribadire la tesi del "nemico malvagio destinato alla sconfitta" cui sopra, ma l'ideale anello narrativo impostato dal prologo non si chiude come avrebbe dovuto… o come mi sarebbe piaciuto.
Inoltre, come promesso all'inizio devo accennare alla continuity.
Personalmente non faccio un dramma se un semisconosciuto villain cambia nazionalità e non mi domando se quello usato da Capitan America è o meno lo scudo giusto.
Però, lo confesso, un Klaw tecno-organico in borghese e non più "Signore del Suono" senza uno straccio di spiegazione, a me lettore di vecchia data, ha paradossalmente incasinato la lettura.
Una ferita da laser poi, non dovrebbe sanguinare.
Ho trovato diversi peli in questo gustosissimo uovo.
Ma li ho trovati a forza di cercare.
E se li cerchi i casi sono due: il fumetto non ti ha appassionato (Marvel zombie, sei tu che te lo perdi) oppure ci vuoi fare una recensione senza passare da lecchino.
A me il fumetto ha entusiasmato (per chi non l'avesse capito) ed attendo con ansia il prossimo 100% Marvel.
Per la cronaca, pare che questo sia già esaurito.
Un plauso ed un invito a continuare su questa strada al sorpendente Reggie Hudlin ed all'immenso JR Jr reduce dai fasti di Wolverine e prossimo al rilancio di Sentry.
Ultima nota, negli ultimi tempi Romitino si è beccato praticamente tutti i rilanci ed i reboot.
Un buon motivo deve pur esserci.
James not Jemas
(chine),