giovedì 11 giugno 2009

"P" come "PREACHER"


C’era un tempo in cui le informazioni su nuovi personaggi, nuove testate a fumetti, autori emergenti o affermati si riuscivano ad avere solo attraverso materiale cartaceo o attraverso il passaparola tra i (pochi) appassionati che ognuno conosceva. Era un tempo in cui internet era sconosciuto alle masse e veniva usato solo dalle grandi università, dal governo e dall’esercito americani.
A quel tempo, non così tanto antico come potrebbe sembrare, parlo di una decina di anni fa, uno di questi strumenti di informazione, praticamente l’unico riguardo il mercato americano, era Previews, il catalogo mensile formato elenco telefonico di Milano volume A-L dove venivano (e vengono tutt’ora) presentate tutte le pubblicazioni che sarebbero apparse circa tre mesi dopo sugli scaffali dei comics store e dei newstands statunitensi.
Adesso Previews è solo un enorme elenco di comic books, volumi e gadget, ma all’epoca era pieno di articoli, interviste, approfondimenti, racconti che al fine principalmente promozionale e pubblicitario affiancavano in fine informativo.
Con l’avvento di internet, dei siti specializzati in fumetti e dei forum spesso ad essi collegati, paradossalmente il flusso di informazioni è aumentato esponenzialmente in quantità ma altrettanto esponenzialmente diminuito in qualità.
Si parla tanto ma sempre delle stesse cose. Sappiamo con largo anticipo sulla pubblicazione americana (figuriamoci quindi su quella italiana) chi morirà e chi sopravvivrà al termine dello stagionale crossover Marvel , abbiamo ben chiaro che il prossimo mega-evento DC Comics sarà composto di trentasei miniserie di prologo, una che costituirà la storia vera e propria per la cui perfetta comprensione sarà però necessario acquistare almeno cinque numeri mensili di diciotto serie regolari delle quali normalmente non ce ne fregherebbe di meno, per poi concludere il tutto con altre sedici miniserie finali che comporteranno la chiusura di dodici delle diciotto serie regolari di cui sopra e la contemporanea nuova apertura di ventidue nuovi albi mensili.
Ma la scoperta di qualcosa di interessante e nuovo rispetto a questa messe di notizie relative ad enormi multiversi fumettistici diventa sempre più limitata e ristretta.
Ai tempi, invece, Previews serviva anche a questo. E' attraverso di esso che ho scoperto, casualmente, Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon (visto? Ci sono arrivato. L’ho presa larga come se per andare da Firenze a Bologna fossi passato da Foggia, ma alla fine sono arrivato al punto principale dell’articolo….).
Era l’inizio del 1995, e seguivo con curiosità ed una certa regolarità le pubblicazioni DC-Vertigo. Non avevo però la più pallida idea di chi fosse questo tizio irlandese di nome Garth Ennis e del successo che stava avendo negli USA proseguendo Hellblazer dopo che l'inglese Jamie Delano aveva abbandonato la testata.
Sfogliando il Previews di quel mese mi trovai di fronte ad una riproduzione a tutta pagina di quella che era la copertina del primo numero di Preacher, una chiesa in fiamme sovrastata dall’enorme mezzo-busto di un predicatore con le mani giunte ed un’espressione simile a quella di Jack Nicholson in Shining o di Andy McDowell sul manifesto di Arancia Meccanica.
Interessante.
Scorsi il dossier presente nelle pagine successive, per capire di cosa parlasse l’albo.
“Nonostante Preacher sia soprattutto un fumetto horror”, affermava l’autore, “con molti elementi religiosi – anche blasfemi -, la serie è come un grande road movie che spazierà un po’ in tutto il mondo. E’ la storia di una ricerca, davvero, con molto humor nero dentro.”
MOLTO interessante.
Il dossier continuava con la descrizione dei personaggi principali.
Jesse Custer, il protagonista, è un predicatore (appunto….) trovatosi, per motivi che scopriremo solo in seguito, a svolgere la sua missione pastorale in una sperduta cittadina dove lo spirito religioso è quasi del tutto assente. Depresso dalla situazione, dedito all’alcol e scosso nella fede, Custer, durante un sermone, viene colpito ed “invaso” da Genesis, una strana entità fuggita dal Paradiso e frutto dell’amore e della passione carnale tra un angelo e un demonio.
Da questa possessione riceve il potere di far obbedire chiunque a ciò che dice (il Verbo) e soprattutto la consapevolezza che Dio ha abbandonato la sua creazione dopo averla realizzata, lasciandola allo sbando.
Custer inizia così la ricerca di cui parla Ennis, ovvero la ricerca di Dio per chiederGli spiegazioni sul Suo comportamento. E da buon texano incazzoso non ha certo intenzione dio chiederGliele con le buone….
PARECCHIO interessante...
Mi ricordava una frase che avevo letto o sentito da qualche parte e che più o meno recitava “Se Dio c’è, farà bene ad avere un’ottima scusa”.
Al fianco del predicatore si trovano altri due personaggi importantissimi: Tulip, ex-fidanzata di Custer, ritrovata casualmente e diventata nel frattempo una killer, anche se con esiti disastrosi, e Cassidy, un vampiro irlandese dedito ad approfittare del suo stato di non-morto per divertirsi il più possibile senza crearsi scrupoli morali, ma che nel corso della serie avrebbe dimostrato di essere uno dei personaggi più sfaccettat e tridimensionali presenti nei comics degli ultimi anni.
Altri personaggi sarebbero apparsi in seguito, a partire dal Santo degli Assassini, al quale fu poi concesso l’onore di un’ottima mini-serie in solitaria, per poi proseguire con Herr Starr, capo di una setta para-militare religiosa che sarebbe diventato la nemesi del predicatore, Facciadiculo , un giovane disgraziato che in seguito ad un tentativo di suicidio per imitare Kurt Cobain si è sfigurato il volto in tal modo da “meritarsi” tale soprannome, e soprattutto la marcissima famiglia del predicatore con a capo la Nonna più snaturata (peggio, molto peggio di quella della candida Erendira) e feroce mai vista, protagonista del miglior arco di storie della serie, "Fino alla fine del mondo", pubblicato nel secondo dei nove volumi dedicati in Italia dalla Magic Press alla serie.
Già dal primo numero mi innamorai della serie. Mi divertiva la carica eversiva, grottesca, blasfema delle storie, l’assurdità degli eventi e dei personaggi. Ovvero le caratteristiche più evidenti e che, in alcuni casi, sono quelle che da alcuni sono stati considerati dei difetti (beh, per loro c’è sempre il DVD di Barbie Raperonzolo….). Ma già dallo story-arc dedicato alla inquietante e violenta “riunione di famiglia” del predicatore, quelli che erano i temi di fondo della serie mi avevano conquistato ancora di più.
Perché in realtà Preacher non è (soltanto) un fumetto iper-violento, villano, volgare, politicamente scorrettissimo, ma è (soprattutto) una profonda storia d’amore e d’amicizia, e su come il protagonista sia guidato da questi sentimenti.
In Preacher, più che in altre serie e one-shots scritti dall’autore irlandese (con l’esclusione di Hitman, per molti versi superiore alla saga del predicatore) viene fuori l’animo anarco-individualista di Ennis, che lo avvicina, anche se con un uso a volte eccessivo di un humor nerissimo e sguaiato, a figure e personaggi caratterizzati al cinema da registi e attori come Clint Eastwood, Sergio Leone, Sam Peckinpah.
Quindi dimenticatevi da subito la domanda “Ma Preacher (e Ennis) è di destra o di sinistra?”.
Jesse Custer non vuole l’ordine, non vuole che il potere (di qualunque tipo sia: politico, religioso, economico) lo controlli e lo usi come un burattino per i propri fini.
Vuole stare tranquillo col suo amore ed i suoi amici. Vuole che nessuno gli rompa le palle. E per questo è pronto non ad abbassare la testa ed aspettare che la tempesta passi, ma a lottare per raggiungere il suo obiettivo, per chiedere spiegazioni.
Nel corso della serie Custer farà scelte giuste, scelte sbagliate e (molto spesso) scelte stupide, ma sempre in buona fede, ed in nome di quell’Amore e quell’Amicizia che compongono la sua semplice ma ferrea scala di valori.
E’ uno scemo sentimentalone, goliardico e incazzoso.
E a me piace così com’è.
Lorenzo Corti