sabato 13 giugno 2009

Niko Henrichon: intervista esclusiva - giugno 2005


Fumetti di Carta è lieto di presentarvi un’intervista in esclusiva col disegnatore canadese Niko Henrichon.

E chi è?”, direte voi. Domanda legittima. E’ un ottimo autore che lavora da anni col mercato americano, dove ha realizzato comic books come He-Man: Rise of the Snakemen, The Matrix, Micronauts, Night of the Living Dead, Star Wars Tales, Superman, Action Comics.
Negli ultimi due-tre anni ha collaborato in particolare con l’etichetta Vertigo della DC Comics, su graphic novel e miniserie che al momento sono inedite in Italia, come una storia breve scritta da Bill Willingham (autore della acclamata serie Fables, pubblicata in Italia su Vertigo presenta) per il volume The Sandman Presents: Taller Tales e la graphic novel Barnum, scritta da Howard Chaykin e David Tischman,e basata sulla vita del famoso imprenditore circense americano.
Ma le tavole che l’hanno fatto conoscere ed apprezzare alla Usual Gang of Idiots di Fumetti di Carta, tanto da contattarlo per proporgli un’intervista, sono quelle che sta preparando per una graphic novel sceneggiata da Brian K. Vaughan (autore della serie Vertigo Y: the last man, pubblicata in volume dalla Magic Press) intitolata Pride: the lions of Baghdad. La graphic novel racconta la storia di un gruppo di leoni scappati dallo zoo di Baghdad durante la guerra ancora in corso, che lottano per restare uniti e sopravvivere, e la sua uscita è prevista nel corso di quest’anno.
Oltre alle immagini che presentiamo, potete farvi un’idea migliore dell’abilità di Henrichon visitando il suo sito http://www.nikohenrichon.com/ dove troverete tavole sia dagli albi e dalle storie pubblicate, sia da progetti rimasti inediti (come ad esempio American Cross: A story of America's painful birth, scritto da Micah Wright, autore di Stormwatch: Team Achilles, in corso di pubblicazione sull’antologico Wildstorm Presenta).
Contattare Henrichon è stato semplice, intervistarlo un po’ meno. La sua disponibilità è stata da subito totale, ma alcuni incovenienti tecnologici (la mail con il suo “sì” all’intervista l’ha inviata a chissà chi, visto che a noi non è mai arrivata, e ad un certo punto eravamo indecisi se chiedergli informazioni o mandarlo a quel paese) e linguistici (da buon canadese è bilingue e ha chiesto che le domande gli fossero poste in inglese, ma che potesse rispondere in francese) hanno fatto tardare la pubblicazione dell’intervista.
Ma adesso eccola qua, nello splendore del bilinguismo totalmente perso nella traduzione in italiano!!! L’intervista è frutto di Albyrinth (che ha curato i contatti con l’autore – perdendo nei meandri del webmail la sua risposta - , tradotto in inglese ed inviato le domande poste da tutta la redazione di fumettidicarta ) e Diflot (che ha tradotto in italiano le risposte in francese).

1- Puoi parlarci della tua carriera e dei fumetti che hai disegnato?

NIKO HENRICHON: La mia carriera nel mondo dei fumetti è troppo breve perché la si possa definire tale. Sono uscito da scuola solamente quattro anni fa. Sono stato molto fortunato perché sono stato ingaggiato dalla DC Vertigo subito dopo la fine della scuola belga d’illustrazione che ho frequentato. E’ in quell’occasione che ho avuto il mio primo contratto da professionista: una storia breve scritta da Bill Willingham (autore tra l’altro della serie Fables, ndt) per una raccolta di storie legate alla collana Sandman Presents. Poi lo stesso editore mi ha ingaggiato per disegnare interamente la graphic novel Barnum! scritta da Howard Chaykin e da David Tischman. E’ stata la mia prima esperienza con un progetto di peso. E poco dopo è stata la volta di Pride, che sto per terminare in questo momento.

2- Parliamo di Pride allora. Innanzitutto, potresti descrivere brevemente questa storia ai lettori italiani?

NIKO HENRICHON: Certamente ! E’ una storia che si basa su un fatto realmente accaduto: durante il bombardamento di Baghdad lo zoo cittadino venne colpito e molti animali ne uscirono. Pride mette in scena un gruppo di leoni che devono affrontare una realtà molto pericolosa dopo essere stati improvvisamente liberati.

3- Come è nato questo progetto? Come sei stato coinvolto?

NIKO HENRICHON: Avendo già lavorato per loro, gli editor della Vertigo conoscevano già il mio lavoro. Gli avevo inviato delle pagine di prova a colori che avevo fatto di recente. A loro sono piaciute e quindi mi hanno chiesto se mi andava di lavorare a questo nuovo progetto con Brian K. Vaughan (giovane autore di serie molto apprezzate come Runaways, Y: l’Ultimo Uomo ed Ex Machina, ndt)

4- Che cosa hai pensato quando hai letto per la prima volta il soggetto di questa Graphic Novel?

NIKO HENRICHON: Sono rimasto stupefatto. Conoscevo già il lavoro di Brian K. Vaughan per aver letto la sua serie Y: l’Ultimo Uomo. Ma questo Pride è completamente differente. L’ho amata subito e mi sono subito sentito molto legato a questa storia di animali. Brian è molto bravo a caratterizzare i personaggi utilizzando i dialoghi, a renderli sensibili e reali.

5- Sei un’artista a cui piace esplorare diversi stili realizzativi: quale hai scelto per Pride e quale approccio hai deciso di seguire?

NIKO HENRICHON: Ho scelto un tipo di tratto e china molto pulito dato che dovevo occuparmi anche dei colori. Questo mi ha dato molta libertà per lavorare sulla luce e sulla luminosità degli ambienti.

6- Quale tipo di documentazione hai usato per Pride, visto che i protagonisti sono dei leoni?

NIKO HENRICHON: Ho utilizzato tutto quello che sono riuscito trovare sui leoni : libri, DVD, foto che ho fatto allo Zoo, il moi gatto. I gatti domestici assomigliano abbastanza ai leoni nel modo di muoersi e nel comportamento.

7- Quanta libertà hai avuto nel lavorare a Pride? Brian ti ha lasciato cambiare qualcosa della sceneggiatura?

NIKO HENRICHON: Graficamente ho molta libertà. Brian è sempre aperto a discutere delle modifiche nella composizione delle vignette. Ma non voglio cambiare assolutamente nulla dello script di Brian, è già eccellente così com’è.

8- Ti è piaciuto lavorare con Brian K. Vaughan? Quali sono le differenze maggiori che hai riscontrato con gli altri scrittori con i quali hai lavorato?

NIKO HENRICHON: Difficile rispondere. Fino ad ora non ho lavorato con moltissimi sceneggiatori. Ma posso dire che Brian è molto coscienzioso e ha bene in mente il risultato del suo lavoro, pagina dopo pagina. Significa che ama molto partecipare e dare la sua opinione sulla progettazione della pagina. E’ un tipo di intervento che aggiunge molto a livello creativo.

9- "Pride" è un lavoro di finzione che si basa su fatti reali. In particolare la cosa più interessante è che i leoni in questa storia siano parlanti. Non temi che i lettori non comprendano o non gradiscano questo tipo di approccio metaforico?

NIKO HENRICHON: Non mi preoccupa il fatto che gli animali parlino in questa storia. Non c’è davvero niente di nuovo in questo approccio. Gli animali sono un mezzo interessante per veicolare dei messaggi che in un altro contesto sarebbero un po’ pesanti o difficili da tollerare. Un esempio tra i migliori: Maus di Art Spiegelman che parla dell’Olocausto utilizzando topi, gatti, maiali ecc.

10- Molte persone negli Stati Uniti (e in tutto il mondo) sono molto attenti in questi tempi a tutto quello che fa riferimento alla Guerra in Iraq. Come credi reagiranno i lettori alla lettura di questa Graphic Novel?
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NIKO HENRICHON: Non lo so davvero. E’ molto difficile prevedere le reazioni ma spero che saranno buone.

11- E’ naturale pensare che ci sia un messaggio metaforico in Pride. Se è così, come lo riassumeresti?

NIKO HENRICHON: Sia chiaro che non voglio svelare tutto! In ogni caso si capisce che il messaggio metaforico di Pride riguarda la libertà. Questa pseudo-libertà che sembra cadere dal cielo come un regalo ma che forse ha un prezzo più alto di quanto si poteva pensare.

12- Pensi che i fumetti (in quento medium) abbiano “quello che serve” per trattare temi attuali e importanti come la Guerra in Iraq, pur attraverso il filtro del linguaggio metaforico e della narrazione per immagini?

NIKO HENRICHON: Assolutamente e ne abbiamo già avuto la prova più volte. Ho già citato Maus ma potrei parlare dei fumetti di Joe Sacco, di Sarajevo Tango di Hermann e di molte altre opere. I fumetti hanno il vantaggio di essere un mondo sufficientemente “piccolo” da riuscire a far passare tutti i messaggi senza subire troppi legacci editoriali.

13- So che è una questione privata e non c’è problema se non ti va di rispondere, ma qual è la tua opinione su questa Guerra?

NIKO HENRICHON: Difficile rispondere perché le conseguenze si stanno producendo proprio in questi giorni. Non approvo l’attacco così precipitoso all’Iraq mentre ancora sul luogo si trovavano gli specialisti dell’ONU alla ricerca delle famigerate armi di distruzione di massa. Questo intervento ha inferto un duro colpo alla legittimità dell’autorità dell’ONU. E questa non è una buona notizia. D’altra parte sembra che l’Iraq abbia adesso intrapreso il cammino ch prima o poi li condurrà alla democrazia: ma a quale prezzo?

14- Parliamo dei tuoi fumetti passati: hai lavorato con Howard Chaykin e David
Tischman a "Barnum". Che cosa ci puoi raccontare di questa esperienza? Chaykin è matto come sembra?

NIKO HENRICHON: Lavorare a Barnum è stato molto piacevole. Come ho già detto è stato il mio primo progetto lungo: 128 pagine. Mi ha permesso davvero di capire se amavo abbastanza i fumetti da consacrare loro il mio lavoro a tempo pieno. Howard e David sono collaboratori eccellenti. E Howard è davvero una sorpresa quando lo si incontra di persona.

15- Parlando ancora dei tuoi vecchi lavori, hai anche disegnato uno story arc di Sandman Present scritto da Bill Willingham. Sei un fan di Sandman? Se è così, cosa ha voluto dire per te disegnare i personaggi di questo capolavoro?

NIKO HENRICHON: Ho letto tutta l’opera di Neil Gaiman e si può dire che io sia un fan di Sandman. Però prima di lavorare per la Vertigo non conoscevo davvero l’universo di Sandman. E’ stato dopo aver disegnato quella storia che ho capito quanto questo universo mitologico fosse ricco.

16- Quindi hai lavorato con tre grandi autori, Brian Vaughan, Howard Chaykin e Bill
Willingham
...Quale stato quello con cui ti è piaciuto lavorare di più?

NIKO HENRICHON: Howard Chaykin e Bill Willingham sono due leggende dei comics. Brian K. Vaughan appartiene alla mia generazione e lavorare con lui è davvero un’esperienza unica.

17- E qual è l’autore con cui ti piacerebbe lavorare nel futuro?

NIKO HENRICHON: Ce ne sono molti. Forse sembrerò un po’ presuntuoso ma mi piacerebbe enormemente lavorare con Neil Gaiman o Alan Moore. Tutti gli sceneggiatori che lavorano o hanno lavorato per la Vertigo sono eccellenti. Amo molto Grant Morrison, Warren Ellis, Brian Azzarello e potrei anche fare altri nomi.

18- Osservando le tue storie si vede come tu abbia modificato il tuo stile da un lavoro all’altro. Come scegli lo stile con cui rappresentare una storia?

NIKO HENRICHON: Forse dipende dal fatto che ho appena cominciato a lavorare con i fumetti. Non ho ancora deciso esattamente come voglio disegnare.

E poi mi piace molto sperimentare. Per esempio, il modo con cui ho disegnato Barnum! era in un certo senso un omaggio ai disegnatori del 19° secolo come Heinrich Kley (un sito sulla sua opera, http://www.bpib.com/illustrat/kley.htm, ndt). Con Pride è tutta un’altra storia anche perché mi occupo dei colori. A livello di disegno cerco di mettere sulla tavola solo l’essenziale. Pride probabilmente rappresenta meglio il modo in cui lavoro abitualmente.


19- Che cosa è successo a "American Cross: A story of America's painful birth" scritto da Micah Wright? Secondo te perché molte case editrici si sono rifiutate di pubblicare questo fumetto? E’ un vero peccato, dato che sembrerebbe davvero interessante!

NIKO HENRICHON: Siete davvero bene informati! E’ una questione difficile. Innanzitutto, bisogna ammettere che per quanto riguarda i comics americani, soprattutto se si pensa alle grandi case editrici, sono molto rari i progetti che non siano legati ai supereroi. American Cross era un fumetto storico, genere utilizzato ancora più di rado. Molti progetti interessanti non

20- Cosa pensi del mercato americano? Come cambieranno le cose in seguito alla "manga invasion"?

NIKO HENRICHON: L’arrivo dei Manga è una buona notizia per il mercato americano. I Manga offrono una grande diversità per quanto riguarda le tematiche trattate e a differenza dei comics sono letti da uomini e donne in eguale misura. I comics hanno molto da imparare da questa invasione.

21- Adesso stai lavorando ad un nuovo progetto? Se è così e se non si tratta di qualcosa “top secret”, ci puoi raccontare qualcosa?

NIKO HENRICHON: Lavoro di continuo allo sviluppo di progetti nuovi, a breve e a lungo termine. In questo momento sto lavorando insieme ad uno sceneggiatore francese per una serie di albim fantascientifici. Per il momento è tutto quello che posso dire. Ma vi posso mostrare qualche immagine per stuzzicare la vostra curiosità.

22- Conosci o leggi fumetti Europei o Italiani? Quali sono i tuoi autori preferiti e da quali ti senti maggiormente influenzato?

NIKO HENRICHON: Certamente, sono cresciuto con i fumetti di autori europei. Amo molto Moebius, Tardi, De Crécy, Fred, Bilal, Boucq. Chiaramente anche Hugo Pratt, Liberatore, Sergio Toppi che sono autori italiani che apprezzo enormemente, soprattutto Pratt, che rappresenta per me un ideale di semplicità ed efficacia sia nel disegno che nella scrittura. Amo anche gli autori sudamericani come Carlos Nine, Trillo, Mandrafina, Risso.

23- Ascolti della musica mentre disegni? Di che tipo?


NIKO HENRICHON: Ascolto un po’ di tutto mentre sono al lavoro: da Mozart a Miles Davis. Amo anche degli autori attuali come Aphex Twin, Amon Tobin, Bjork. E’ sono anche un appassionato della musica di Frank Zappa.

Albyrinth e Diflot