mercoledì 3 giugno 2009

New X-Men: Danger Rooms

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New X-Men 117:
Danger Rooms (Stanze del pericolo)

di Grant Morrison
e Ethan Van Schiver

su
Gli Incredibili X-Men # 20

 

Panini Comics

Ok, cominciamo con un piccolo ripasso. Cos'è un mutante? Essenzialmente un diverso. Diverso a livello genetico, così profondamente ed inevitabilmente riconoscibile da non poter aspirare ad una vita comune. In realtà il concetto di mutante risultò piuttosto pretestuoso in casa Marvel: un po' assurdo che eroi che acquisiscono poteri casualmente vengano venerati, laddove quelli che sono nati con tali anomalie vengono perseguitati...

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Ma leggendo fumetti di supereroi, qualche concessione al limite del credibile deve pur essere sopportata. Lo stigma del mutante è servito nel tempo a trattare tematiche scottanti quali il razzismo, lanciando le storie degli X-Men in una dimensione inevitabilmente più filosofica, sempre sul confine di ciò che il fumetto supereroistico è stato nel corso degli anni.

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Spero converrete che l'abbandono del sovrano Chris Claremont, vero creatore della tematica mutante ("Dio ama l'uomo uccide"), ha lasciato decadere l'aspetto più intimistico della questione per favorire le tematiche più principalmente legate al mondo dei supereroi. In particolare, se analizziamo quegli eroi che sarebbero dovuti essere più direttamente esposti all'odio razziale, nel corso del tempo l'appiattimento divenne pesante... tanto che decadeva qualsiasi sostanziale caratterizzazione del mutante al di là della classica battuta "Loro ci odiano, noi li salviamo".

Penso in particolare a Bestia: scienziato di fama internazionale, fidanzato di una nota giornalista televisiva, membro di riserva del supergruppo politically correct dei Vendicatori. Ed anche ricoperto da una folta pelliccia blu. Stranamente, l'odio razziale che si sarebbe dovuto far più pressante su di lui, che avrebbe dovuto prepotentemente dominare la sua vita, è sempre stato accennato ed a malapena ritagliato in timide introspezioni. Tanto che ormai, soprattutto nei lettori più vecchi, il suo essere una bestia blu non aveva alcuna connotazione mostruosa, aveva perso la originale valenza stigmatica. Penso che si spieghi in tale logica la decisione dell'autore Grant Morrison di far evolvere l'aspetto del personaggio, portandolo indietro nella scala evolutiva al livello di un pesante felino.

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Il parallelo con la Bestia di Walt Disney non mi sembra difficile: e in effetti le problematiche dei due personaggi rischiano di divenire sempre più simili. Hank McCoy (vero nome di Bestia, per chi non lo sapesse) affronta in questa storia le conseguenze della sua involuzione, ora che improvvisamente tutti sembrano finalmente accorgersi che è una bestia di nome e di fatto. Per quanto paradossale, mentre prima veniva visto come un simpatico pelouche blu, ora il suo aspetto è rivoltante, il suo alito insostenibile, la sua stessa umanità fortemente provata. Trovo geniale l'abilità espressa dallo scrittore nella decisione di attuare un simile cambiamento: ha sostanzialmente utilizzato un espediente narrativo tanto in voga (l'evoluzione dei poteri) per rendere evidente ciò che per lui era già lampante, ovvero la mostruosità del personaggio. Così tanto i nuovi lettori che i vecchi aficionados devono confrontarsi con ciò che in realtà McCoy avrebbe sempre dovuto rappresentare: il mostro, il freak.

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Non voglio anticipare le umiliazioni alle quali il personaggio viene sottoposto, vi basti sapere che affronta un lento declino attraverso il quale tutto ciò che lo aveva caratterizzato finora viene messo in discussione. Spogliato degli appigli alla sua umanità, deve scoprire nel profondo del suo animo se quello che è diventato, se quello che in sostanza appare agli altri, basti a definirlo un essere umano. Il conflitto sociale, tanto caro allo stigma nelle sue implicazioni nelle dinamiche sociali, lo pone di fronte alla scelta di rifiutare l'etichetta di animale che gli viene affibbiata (cercate di ricordare mentre leggete che qui il cattivo non è mai di per sé rilevante, ma è solo espressione della società che lo ha generato) o di affermare la propria umanità laddove la società stessa non sembra disposta a riconoscerla. Il personaggio di Becco, nuovo ospite di villa Xavier, continua il processo di stigmatizzazione del mutante, abbandonando i bei poteri alla Superman in favore di mutazioni da circo, più in linea con la dimensione social-introspettiva che questa serie sembra aver definitivamente intrapreso. Il confronto tra il vecchio Bestia e il giovane Becco è interessante, mette in luce la sensibilità dell'insegnante mostruoso, ricordandoci che sotto la nuova pelliccia batte pur sempre il buon cuore dell'affezionato Hank.

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Affascinanti anche le conseguenze dirette della dichiarazione di Xavier della sua mutazione, che ha portato la villa dimora degli X-Men ad essere assediata da picchettatori e giornalisti, pronti per scopi egoistici o per cieca presunzione morale ad esprimere la propria opinione sulla controversa scuola per giovani dotati. Gli altri personaggi vengono ovviamente adombrati dalla presenza prepotente sul palco delle vicende di Bestia, ma nei piccoli ritagli vengono approfondite alcune questioni annose come la rinnovata passione tra Fenice e Wolverine o l'intrigante rapporto "glaciale" tra Emma Frost e Ciclope. Certamente altrettanto rilevante, ma su un piano più strettamente narrativo, l'aggiunta di dettagli chiarificatori sull'identità di Cassandra Nova e sui suoi piani a venire. Per quanto riguarda il lato artistico è da segnalare l'arrivo alle matite di Ethan Van Schiver, al quale la serie viene affidata in pianta stabile. Infatti lui e Quitely si alterneranno ai disegni proponendo archi narrativi completi, eventualmente affiancati da disegnatori ospiti. Il suo lavoro in questa storia mi sembra di alto livello, in linea con quanto svolto nei mesi scorsi dal suo collega ma allo stesso tempo personalizzato.

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Ho solo un appunto sullo storytelling, che non mi è sembrato particolarmente efficace nella sequenza tra Wolverine e Fenice. Essendo però il suo primo lavoro in tandem con Morrison, è probabile si tratti solo di una momentanea difficoltà. Un plauso invece per la sua rappresentazione di Bestia, sempre espressiva ed energica, senza mai scadere nel tentativo di "umanizzarne" le fattezze tanto in voga nei tempi che furono (perchè una scimmia pelosa avrebbe dovuto avere espressioni e capelli tipicamente umani?). Un buon lavoro di squadra quindi, capace di non deludere i nuovi lettori attirati dallo sconvolgente "E come Extinzione". Se il primo ciclo infatti segnava la rottura dalle vecchie tematiche narrative, questo nuovo episodio dà il via alla nuova dimensione del fenomeno X-Men, fortemente riflessiva ed incentrata su tematiche di largo respiro. La scelta di riaprire la scuola agli studenti, seppure in linea con il film X-Men, rappresenta un interessante passo in avanti: non più X-Men allevati per combattere minacce mutanti, ma per sostituire il loro insegnante nel ruolo di guide delle nuove generazioni X. In conclusione una storia interessante, ricca di spunti e particolarmente attenta alla psicologia dei personaggi che coinvolge, ennesima riprova dello spessore di questi supereroi che nelle mani giuste sembrano avere ancora molto da dire. Assolutamente sconsigliata ai fan dell'azione a tout court ed a chi pensa che fare introspezione significhi narrare le origini di un personaggio.

Nat – Giugno 2002

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