lunedì 15 giugno 2009

NEAL ADAMS - intervista, seconda parte




Intervista a

NEAL ADAMS

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seconda parte

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Seconda Parte  [qui la prima parte]

So che ti sei dato molto da fare per aiutare disegnatori a proteggere i propri diritti ed il proprio lavoro...

NEAL ADAMS: Non abbastanza.

Che consiglio puoi dare ad un ragazzo riguardo a questo aspetto?
NEAL ADAMS: Innanzitutto non sconsiglierei a nessuno ed in nessun caso un buon corso di finanza. Se vuoi diventare un professionista probabilmente farai più soldi grazie a quel corso che non grazie ai corsi di disegno. Se riesci a frequentare un buon corso economico probabilmente farai molti più soldi che non passando tutto il tempo a disegnare fregandotene di questo aspetto.
La maggior parte dei disegnatori è fatta da pessimi uomini d’affari. Mi sono dovuto spesso trattenere dal malmenare i giovani artisti che non hanno il buon senso di occuparsi del proprio lavoro sotto questo aspetto. Semplicemente sono autori non si vendono bene. L’immagine tipica che si ha di un disegnatore di fumetti fin dagli anni ’50 o ’60 (che è migliorata giusto un poco solo grazie a quelli che come me si sfiancano a cercare di cambiare il mondo) è quella del tizio nello stanzino con un tavolo da disegno, una lampada, una radio, un telefono, carta e inchiostro. La porta dello stanzino è chiusa a chiave. Lui sta lì a riempire i fogli di carta con i suoi disegni e poi li passa fuori da sotto la porta per ottenere dell’altra carta. Non per avere dei soldi, solo per avere dell’altra carta su cui disegnare.

L’aspetto economico è una parte della vita dell’artista che di tanto in tanto deve essere affrontata e lo si può fare anche in modo piacevole, non c’è bisogno di essere cattivi o antipatici! Semplicemente, ed in modo piacevole, è necessario dire le cose giuste al momento giusto. Se lo saprai fare riuscirai a guadagnarti da vivere. Ti faccio un esempio (mettilo in rilievo).
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Mettiamo che vai ad un incontro di lavoro per realizzare una copertina ed il committente è disposto a pagare una somma che varia ad esempio da 600$ a 1200$. Mettiamo che quando arrivi e gli mostri il tuo lavoro questi a lui piaccia. Quello che ti sentiai dire è: “Per un disegnatore agli inizi paghiamo 600$ per una copertina. Ti va bene?

Beh, ecco il tuo primo errore. Veramente non hai ancora fatto niente, ma hai già fatto un errore. Gli hai permesso di dettare le condizioni del lavoro. Che speranza hai che ti venga ad offrire quello che effettivamente vorresti?
Uno dei modi per ottenere il meglio è lanciare qualche esca durante la conversazione. Puoi dire ad esempio “Sì, questo tipo di lavoro l’ho già fatto un po’ di volte”, al ché lui ti darà più attenzione. E a questo punto vorrà anche sapere per chi hai fatto questi altri lavori, e se non hai una bugia credibile sulla punta della lingua sei nei guai.
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Quindi cerchi di convincerlo che hai già esperienza (non troppa esperienza, ché potrebbe dargli fastidio) e a questo punto lui ti dirà “Quanto chiedi per questo lavoro, visto che vogliamo che sia tu a farlo?” Se succede vuol dire che tu sei il capo e lui è fregato. Allora ti devi chiedere tra te e te: “Quanto vorrei essere pagato per questo lavoro?” Tu non hai idea di quello che loro sono disposti ad offrire. Hai sentito dire che si aggira tra i 600$ ed i 1000$ o qualcosa del genere. Tra le due quanti soldi vorresti prendere? “Vorrei prendere 1000$!” E allora gli devi dire: “l’ultima volta che ho fatto una cover così mi sono fatto dare 2000$ ma ho voglia di lavorare con voi e quindi sono disposto a prendere di meno”.
Questo muove un bel po’ di cose. Innanzitutto lo costringe a stare sulla difensiva, dato che loro non pagano mai più di 1200$. Intanto si può dire che il rischio di essere pagati solo 600$ è già passato (e questo e già un fatto). Il loro compenso più alto è 1200$, ma lui è disposto a darteli? Come fà a dartene 1200 quando gli hai già detto che per quel lavoro la tua solita tariffa è 2000$? Forse, e dico forse, potrebbe spingersi ad offrirtene 1500, o forse fermarsi a 1200. E qualunque cosa lui dica tu devi essere pronto: “Insomma, voglio lavorare con voi e penso che sia un bel progetto e quindi mi accontenterò”.

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Cos’hai ottenuto? Innanzitutto gli hai fatto un favore. Nel senso che hai abbassato il prezzo. Il tuo interlocutore dopo che tu te ne sarai andato andrà nell’ufficio a fianco e dirà “Lo sai che ho fatto abbassare il prezzo a quel disegnatore?” Sarà molto orgoglioso di sé stesso. Tu gli hai fatto un favore, un favore personale: l’hai aiutato a fare il suo lavoro.
Un aspetto non secondario è che hai raddoppiato la tariffa che avresti altrimenti preso. Non hai preso 600$ bensì 1200$ e forse anche di più se sei stato fortunato. Questo significa che puoi andare a casa e lavorare su questa illustrazione: potrai metterci due, tre o forse quattro giorni. Tutto il tempo che ci vorrà comunque sarà valso 600$ in più del previsto. Nei trenta secondi che ti ci sono voluti a dire quello che ti ho detto di dire, hai guadagnato 600$. Mezzo minuto. 600$ per quattro giorni, 600$ per mezzo minuto.
Sono queste le cose da imparare quando si conduce una trattativa d’affari. E non è una cosa che riguarda solo gli artisti freelance. In qualsiasi campo tu dovrai lavorare sarai comunque costretto a conoscere cose come le tasse pagate sul tuo compenso. Non sono cose che si possano tralasciare.

Se hai un sito Web e cominci a vendere delle cose dovrai per forza sapere quante tasse devi pagare e come gestire i soldi incamerati. Sei costretto a fare attenzione a questo genere di cose. E non è semplice.
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A proposito di soldi, quanto dovrebbe aspettarsi un artista alle prime armi come compenso?
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NEAL ADAMS: Delle persone di cui ti riferisci (cioè di quelli che cercano di fare dei fumetti una professione) saranno talmente pochi quelli che alla fine ce la faranno che non è una questione rilevante. E se sono persone sensate cercheranno di fare un altro mestiere. Magari disegnare gli storyboard per un’agenzia pubblicitaria, diventare art-director oppure cercheranno di entrare nell’animazione o cose del genere.
Diventare un disegnatore di fumetti è davvero, davvero difficile. In generale i compensi sono migliorati rispetto a prima (perché ci sono state persone che hanno combattutto perché questi compensi migliorassero).

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Un disegnatore può prendere circa 200$ a pagina. Un inchiostratore 125, 150, 175$, dipende. Un colorista può arrivare a 100$ a pagina, dato che è quasi tutto lavoro al computer ormai. Non è male e se a capo di una settimana riesci a fare un bel po’ di tavole ti va proprio bene. E’ molto meglio rispetto a prima. Non tantissimo tempo fa si parlava di 50$ a pagina. Le cose sono cambiate, quindi: non te la passi male se riesci ad ottenere un lavoro.
Ma con il miglioramento delle condizioni contrattuali è anche aumentata la competizione. C’è molta più politica e dietrologia. Ed è una buona strategia prevedere una possibilità di ripiego. Perché conosco gente che non ha lavorato per tre mesi. Dicono “Che succede? Non ho avuto lavoro per tre mesi?” E la risposta sarà, “Davvero? Non ti avevo spedito una sceneggiatura? Fammi vedere che cosa ho sotto mano…

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Se non lavori tre mesi cosa fai nel frattempo? Ti fai dei bei soldini facendo un lavoro più remunerativo (storyboard, le solite cose…). E’ un modo di fare intelligente. E ci sono un sacco di agenzie pubblicitarie in tutte le maggiori città americane oggigiorno. Atlanta, Chicago, Detroit … Hanno bisogno di persone che lavorino per loro e pagano meglio delle case editrici. Per uno storyboard puoi guadagnare dai 50 ai 200$ per ogni “inquadratura”. Per una sola inquadratura. In ogni pagina di fumetto di vignette ce ne sono magari sei. Perciò è come guadagnare la stessa somma di denaro con una vignetta rispetto a tutte quelle che entrano in una pagina. Può non sembrare giusto, ma questi sono fatti.
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E se un artista è così fortunato da sfondare, quali sono i tuoi consigli per affrontare l’iniziale eccesso di interesse da parte dei fan?
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NEAL ADAMS: Che cosa intendi?
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L’attenzione esagerata dei fan.
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NEAL ADAMS: E’ questo che succede? Mmmm… Questa è una domanda interessante. Di solito gli artisti ricevono attenzione da parte dei fan solo alle Convention. Non ci sono altre situazioni. Non sono delle star, come quelle del cinema per esempio. Non è che tu cammini per la strada e la gente ti ferma perché ti ha riconosciuto. Si lavora in casa e magari qualcuno ogni tanto ti manda una lettera. Le cose stanno un po’ cambiando però. Girano un sacco di e-mail e quindi forse adesso è più facile entrare in contatto con i fan. Ma la maggior parte degli artisti è meglio che continui a dormire sonni tranquilli perché anche se si tratta di fama è comunque ad un livello molto limitato.
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Una delle cose che preferisco del fare fumetti è il fatto che posso farmi le mie cose senza troppa folla intorno. Posso passare la giornata a parlare a chiunque e in ogni luogo e nessuno sa che io sono Neal Adams l’autore di fumetti. Magari pensano che io sia Neal Adams, il tizio che lavora agli storyboard per la Continuity. Chiaramente se vado ad una convention vengo riconosciuto ma è un discorso diverso. E anche alle Convention, se non mi fermo a fare dei disegni per loro, i fan spariscono. Se ti fermi e ti metti a disposizione i fan ti seguono. Se ti limiti a firmare libri o altro comunque un certo numero di persone si fermerà. E se sei abbastanza sveglio e riesci a vendere bene te stesso e le tue idee puoi anche in questo modo generare interesse nelle cose che stai facendo.

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Una eccezione sono gli idioti, quelli che se ricevono dei complimenti si gonfiano come dei pavoni e cominciano a considerarsi qualcosa che non sono magari nemmeno lontanamente. Provo pena per queste persone..
NEAL ADAMS: Questa idea di prendersi troppo sul serio… Prendi me, io ho sempre detto in giro che ero un disegnatore di fumetti. Che la gente mi paga per fare dei disegni. E’ quasi una cosa di cui vergognarsi se ci pensi. Io faccio quello che voglio e la gente mi paga. Chi può dire lo stesso? Quindi non posso davvero aspettarmi più di quanto già io abbia. E se ci sono persone che si lamentano di questa condizione possono farlo e fanno bene, ma per me è davvero sufficiente. Ed è meglio di quanto molta gente si aspetti.
E quasi come fare l’attore senza però tutti i problemi legati al fatto di essere una star riconosciuta. Perciò c’è del buono nel fare il fumettista. Ma ci sono anche situazioni in cui i fan fanno pressioni su un disegnatore perché è il loro idolo. Pensano che sia questo o quello.
Ci sono anche delle volte in cui un disegnatore si lascia riempire la testa di complimenti e magari otteiene grosse cifre di denaro da fan facoltosi che acquistano i suoi originali. Il rischio è ricavare una percezione alterata delle cose. E’ un rischio che ho osservato anche altre volte (senza sperimentarlo di persona): è come un razzo che parte con un gran botto ma che non ha la potenza per tenersi in volo e si schianta. Perché non aveva sufficiente potenza. Non poteva funzionare. E non si può lavorare in mezzo all’adorazione: bisogna mantenere la testa sulle spalle.

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Questa è una cosa che mi succedeva al liceo. Quando qualcuno si complimentava con i miei amici per la qualità del loro lavoro, questi facevano i finti umili. E dato che si comportavano così la gente si complimentava ancora di più. E mi sono accorto che anch’io mi stavo comportando così. Dicevo cose come “Oh, non è davvero bello” così loro potevano replicare “No, no, è davvero fantastico!
Quindi ti accorgi sulla tua pelle (ma lo vedi su quella degli altri) che questo vuol dire che accettare tutti questi complimenti acriticamente vuol dire non essere di aiuto al proprio lavoro dato che il prossimo disegno che farai sarà praticamente uguale al precedente (perché cambiare con tutti questi apprezzamenti?) Che beneficio ne trai come disegnatore? Perciò io ho iniziato a comportarmi in questo modo: mostravo il mio lavoro alle persone che mi dicevano “E’ fantastico” al che io rispondevo “Lo so”. E loro mi mandavano a quel paese. Io gli dicevo: “Senti, credi che io non sappia di aver fatto un buon lavoro? E’ un buon lavoro! E allora?” E loro se ne andavano.

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Ho scoperto che questa cosa mi feriva, ma mi ha anche molto aiutato. Mi ha fatto capire che un complimento deve venire anche a discapito di un comportamento simile da parte mia: deve venire da qualcuno che dice “Senti, lo so che sei uno stronzo e lo so che pensi di aver fatto un buon lavoro ma devo proprio dirti che questa è la cosa migliore che tu abbia mai fatto.” E allora posso ritenermi soddisfatto e ringraziare. Ma se lo facessi tutte le volte che ricevo un complimento…
Non mi permetto di cullarmi in questo falso piacere derivato dall’adulazione. E’ sbagliato. E allora come si fa? Credo che sia quello che fanno gli attori davvero bravi quando ricevono troppi premi e troppa adorazione: si ripiegano sul proprio lavoro e si concentrano sulle cose reali. Altrimenti… è la fine!

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Non ho mai avuto la fortuna di conoscere o di parlare con Will Eisner ma tutto ciò che ho letto su di lui mi fa pensare ad un autore che da solo ha in pratica cambiato il modo di fare e di intendere il fumetto. Tu che cosa vorresti che la gente dicesse di te?
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NEAL ADAMS: Will era un “piacione”… Io non credo di essere vecchio abbastanza perché la gente mi consideri in quel modo. E poi ognuno ha la sua personalità. Lui era amato da tutti, mentre io piaccio a persone un po’ più “smaliziate”. Io non piaccio ai deboli o alle persone troppo sensibili o che si deprimono alla prima critica. Non sono uno facile da digerire.
Ma se cadi di sella io ti aiuto a risalire. Se hai bisogno di un dollaro io te lo do. Io faccio tutto il necessario per quelli come me e anche per gli altri. Ma se tu mi avvicini con un disegno e vuoi che io ti dica com’è il tuo lavoro allora io te lo dico e non sarà un ricordo piacevole per te. Se tu andavi da Will invece lui aveva sempre una parola carina per te e ti dava di certo una mano perché era una persona veramente buona.

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Mentre io sono buono fino ad un certo punto. Cerco di esserlo il più possibile ma ho un problema: non riesco a mentire ad una persona quando la guardo negli occhi. E’ un grosso problema. Perciò se mi paragoni a quelle persone (tra i migliori nel mio campo) come Will Eisner e Joe Kubert, io arrivo molto dopo in una classifica del “più carino”. Se hai bisogno di aiuto sono ai primi posti. Ma se vuoi che io sia piacevole no. Non è quello che faccio. Will lo faceva, Will era una persona carina. E forse lo è stato troppo fino alla fine, anche con quel dottore che l’ha operato in malo modo. E’ una cosa che mi ha mandato in bestia. Se fosse per me io prenderei quel tizio a schiaffi. Oh beh… Fanculo!


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FINE
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Traduzione di Diflot
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Ottobre 2005