sabato 13 giugno 2009

Mordillo: intervista di Radio Popolare - viv@voce - 2005


intervista di Disma Pestalozza, adattamento di Andrea Toscani, (s)coordinamento editoriale di mdb, special thanx: Radio Popolare

Guillermo Mordillo, in arte più semplicemente Mordillo è uno di quei personaggi, come si dice di solito in questi casi, che non dovrebbe avere bisogno di alcuna presentazione.
O meglio, sono i suoi personaggi che non dovrebbero avere bisogno di alcuna presentazione, dato che sono da decenni tra i più pubblicati in ogni angolo del globo, come vignette o come animazioni, su gadget o oggettistica varia, con le loro caratteristiche forme paffute, i costanti silenzi, lo sguardo sempre un po’ perplesso, le loro nudità accennate, le tette tonde (per le donne) e le situazioni semplicemente ridicole in cui vengono calati costantemente dal loro autore. Situazioni in cui questi personaggi si comportano sempre con un’aplomb invidiabile, dall’isola deserta alla giungla infestata di pericoli, come se niente fosse.
Decisamente, è difficile che non abbiate mai visto un lavoro di Mordillo, quindi forse è meglio lasciare la parola a lui, alla sua voce catturata sotto forma di file audio, o lasciarvi leggere la fedele trascrizione che segue dell’intervista realizzata in occasione della mostra tenuta al binario 21 della Stazione Centrale di Milano da una voce nota per i radioascoltatori milanesi: Disma Pestalozza.
Forse ci sarebbe da dire qualcosa anche sul rapporto tra radio e fumetti, due media apparentemente non comunicanti, ma lo faremo magari un’altra volta, se questo esperimento multimediale incontrerà il favore che ci auguriamo, vista la fatica che ci è costata sbobinare l’intervista e dotare il file audio degli esclusivi sottotitoli, visibili anche senza andare alla pagina 777 di Televideo.

Silenzio, buio in sala e titoli di testa, sperando che non si incastri la pellicola.

Sono lieti di presentare una produzione "PANORAMIX" (in onda dal lunedì al venerdì dalle 15.40 alle 16.30 sulle frequenze di Radio Popolare

Mordillo: Tutto questo viaggiare, questi spostamenti dall’Argentina, attraverso il Perù, gli Stati Uniti, la Francia, la Spagna, non è stato voluto, sono stato portato con il vento. Così è stata la mia vita. Ma sono contento che tutto questo peregrinare attraverso il mondo mi ha portato a una posizione che, soprattutto in un lavoro come il mio, è privilegiato… Le mie cose vengono viste e capite ovunque.

Il primo contatto… il primo avvicinamento vero e proprio con il disegno quando è avvenuto?

Mordillo: Quando è avvenuto? Non mi ricordo ero troppo giovane [ride]. Professionalmente è cominciato a quindici anni. Ho cominciato a disegnare veramente piccolo, prima delle scuole, avevo, credo, due o tre anni. A scuola, a sei/sette anni, disegnavo sempre e non ho più smesso, ho disegnato tutti i giorni della mia vita. Andavo a scuola come tutti gli altri bambini del mondo, ma allo stesso tempo continuavo a fare disegni nel mio quaderno. Tutti i bambini quando sono piccoli disegnano, ma io non mi sono fermato e ho continuato da grande a fare disegni ogni giorno senza fermarmi… è una passione… è una vocazione, una passione, una cosa per cui non ho una vera spiegazione.

Mi puoi raccontare proprio che cosa facevi quand’eri in Perù, che cosa facevi invece quand’eri negli Stati Uniti e poi alla fine quando sei arrivato in Europa com’è stato il tuo lavoro?

Mordillo: In Perù sono arrivato quando avevo 23 anni e a questa epoca, il 1955, non avevo altra cosa da fare che la pubblicità. Dopo cinque anni a Lima facendo pubblicità sono andato a New York dove ho lavorato per un anno per i film di Popeye…

Braccio di Ferro…

Mordillo: Braccio di Ferro in Italia, sì… L’ho fatto un anno, dopo sono passato per due anni alle cartoline di auguri. Poi sono partito e finalmente sono arrivato in Europa nel ’63 e poco a poco sono arrivato a Parigi. Qui, nel ’66, ho cominciato a fare le vignette senza parole perché all’epoca non parlavo molto bene il francese e non potevo fare altrimenti…

Ah, quindi è nato tutto da un’esigenza pratica…

Mordillo: Una circostanza molto particolare [ride] siamo tutti conseguenza di un concorso di circostanze… quello è stato il mio, di essere senza lavoro in un paese dove non parlavo la lingua e così facevo le vignette senza parole… Questa è la ragione per cui le mie vignette sono senza parole… e ora siamo qui a fare questa intervista perché ha funzionato.

Questi personaggi così tondi, carini, teneri… quand’è che è nato questo tratto, invece?

Mordillo: È nato a poco a poco. Quando nel ’66 ho cominciato a fare le mie vignette senza parole, al principio non era così. I personaggi hanno cominciato a essere come oggi quattro o cinque anni più tardi, progressivamente. È così per tutti i disegnatori. Se vedi il primo Snoopy... Il primo Snoopy non era come lo Snoopy di oggi. Tutti i disegnatori fanno una certa evoluzione con il loro personaggio e così è stato per me.

E anche il colore ha un ruolo mi sembra importante, cioè… i personaggi in bianco e nero e gli sfondi…

Mordillo: Il colore è sempre stato una cosa importante nel mio lavoro. La maggior parte dei miei colleghi non usa il colore… i disegnatori umoristici non impiegano il colore, sono pochi quelli che lo fanno. A me è sempre piaciuto molto fare disegni a colori e ed è questo il motivo per cui l’ho sempre fatto… ma è una cosa piuttosto unica nel disegno umoristico, no?

Ci puoi parlare del tuo ultimo lavoro pubblicato in Italia, «Una storia d’amore»?

Mordillo: L’idea di «Storia di un amore»non è mia, è di Marcello Roboni che è stato mio amico da più di trenta anni qui a Milano, è stato il mio rappresentante, il mio agente, è lui che ha avuto l’idea di «Storia di un amore». Ha fatto una selezione dei miei disegni e poi ha scritto i testi per questi disegni e ha creato il libro «Storia di un amore». Marcello Roboni è stato mio amico per più di trenta anni, l’abbiamo perduto l’anno scorso e per questo il libro è dedicato a lui.

Immagino sia stato difficile selezionare disegni per una carriera lunga come la tua…

Mordillo: Ma Marcello conosceva molto bene il mio lavoro e ha fatto un lavoro magnifico con il mio libro «Storia di un amore».