sabato 6 giugno 2009

Montenaggio, una storia partigiana - 2004


di Sergio Staino - Fumetto venduto assieme all'Unità del 29 ottobre 2003, 96 pagine a colori - 3,5 euro (oltre al costo del giornale)

Il 28 maggio 1944 sul Montemaggio in Toscana venne condotto dai fascisti un rastrellamento che portò alla cattura e alla fucilazione di diciannove partigiani.
Sergio Staino ricostruisce questo fatto storico nel fumetto "Montemaggio. Una storia partigiana" servendosi della testimonianza diretta di Vittorio Meoni, l'unico dei diciannove che sopravvisse grazie alle cure di una famiglia di contadini che lo trovò ferito e quasi dissanguato nei pressi del luogo della strage.
Lo stesso Meoni, un giovane all'epoca poco più che adolescente, è il protagonista principale di questa drammatica vicenda che inizia con le immagini fuorvianti di quella che sembra una tranquilla scampagnata autunnale in un bosco. In realtà Vittorio Meoni, assieme a due amici, ha maturato l'idea di unirsi ai partigiani che combattono nella Val d'Elsa e nelle prime vignette, ambientate nell'ottobre 1943, non fa nessuna scampagnata ma è in viaggio per "arruolarsi".
I tre ragazzi passeggiano nel bosco e non fanno altro che divertirsi: scherzano, si stuzzicano, prendono a sassate le cornacchie… Vedendoli non si direbbe proprio che stanno per darsi alla macchia e aggregarsi alla resistenza antifascista. I loro comportamenti sono guidati dall'incoscienza giovanile: corrono incontro all'avventura senza prendere in considerazione la vita dura che li aspetta sui monti e tanto meno la possibilità che la loro lotta possa concludersi in modo tragico.
L'unica avvisaglia di quello che li aspetta è il volo delle cornacchie, nere come i fascisti e portatrici di cattivi auspici (lo nota Maurizio Boldrini nella prefazione), ma i ragazzi non hanno la minima intenzione di considerarle come qualcosa di più di un semplice bersaglio. I ricordi di Vittorio Meoni lasciano un'impronta goliardica e infantile (nel senso di "non matura") nel corso di tutto l'albo. Viene dato ampio spazio all'aneddoto riguardante la Pedra (madre di Vittorio e professoressa del capo dei partigiani), alla "storia d'amore" dello stesso capo con la Luisa, ai racconti delle esperienze nei casini…
Il fumetto diventa così un piccolo romanzo di formazione, un racconto che vede Vittorio traghettato verso l'età adulta in modo tragico. L'incantesimo dell'infanzia viene infranto dalle pistolettate e dalle raffiche di mitra (terz'ultima pagina): viene alla luce il volto terribile della storia dei partigiani di Val d'Elsa e tutti i protagonisti, da Vittorio che viene colpito al capo che sente i colpi da lontano, vengono bruscamente trascinati dalla "favola" alla realtà.
Nel fumetto Staino non racconta solo l'avventura di un giovane ma anche un fatto storico. Forse la scelta di usare spesso le fotografie come sfondi serve a dare risalto a questo secondo tema. Il lettore viene avvicinato ai fatti per mezzo delle fotografie, più distaccate e vicine alla realtà rispetto ai disegni dell'autore, così personali e caricaturali.
Naturalmente i disegni non vengono accantonati ma limitati ai soli personaggi. Staino crea un collage di fotografie e disegni, utilizzando le foto come sfondi sui quali colloca i personaggi da lui disegnati.
Il rischio che corre Staino è che i due mezzi espressivi percorrano strade proprie e separate, che non riescano ad amalgamarsi. Tutto ciò viene evitato grazie all'idea di aggiungere occasionalmente al paesaggio dei particolari disegnati a matita e china. Fotografia e disegno si mescolano: sono disegnati a china i rami in primo piano a pagina dodici, il secchio del pozzo a pagina ventuno, le gocce di pioggia a pagina trentotto, il fieno a pagina quarantadue… In questo modo Staino riesce a smorzare un contrasto fra fotografie e personaggi (sempre disegnati dall'autore, tranne l'eccezione delle tre foto d'epoca) che altrimenti sarebbe stato eccessivo e poco gradevole.
L'albo ha un grandissimo difetto, cioè l'uso inadeguato dei colori. Per quanto riguarda le fotografie i colori sono discontinui, ci sono differenze da un'immagine all'altra che non contribuiscono a rendere omogeneo e fluido lo scorrere delle vignette. Anche la colorazione dei personaggi e più in generale delle parti disegnate non è troppo felice perché risulta finta e asettica e ha il sapore della plastica… Le sfumature sono eccessivamente accentuate e i colori troppo accesi.
Nonostante la colorazione così rovinosa la lettura del fumetto è piacevole perché viene messo in scena un episodio storico che suscita interesse, soprattutto grazie all'accostamento fra Storia (l'antifascismo) e storia (le memorie di Vittorio), dipingendo uno squarcio di vita ed esperienza personale volutamente poco romanzata e imbellettata, ma comunque attraente e affascinante.
Luigi Siviero