sabato 13 giugno 2009

Miyuki n. 1 - agosto 2005


Miyuki di Mitsuru Adachi - n. 1 di 12, mensile, agosto 2005, b/n, brossurato, 184 pag, - Star Comics - euro 3,10

"...chissà se esiste un periodo della vita migliore di questo... Devo viverli al massimo! Saranno questi i momenti che fra qualche annetto chiamerò spensierata giovinezza!"
[Masato Wakamatsu, 16 anni]

Mitsuru Adachi non ne ha mai sbagliata una.
Si potrà dire che racconta sempre la stessa storia eppure ogni volta stupisce la quantità e soprattutto la qualità delle emozioni che sa suscitare.
Con delicatezza e un po' di sense of humour tutto giapponese, tratteggia con poche, azzeccate pennellate i volti e i cuori dei suoi personaggi, ai quali si vuol bene dopo appena poche vignette.
E' vero - e non è un difetto nel caso di Adachi - che le sue storie poggiano sempre sul medesimo plot: ragazzi che amano; dapprima confusamente poi, via via che la narrazione si sviluppa e si arricchisce di particolari e situazioni, in modo sempre più consapevole. Sino alla fine. Che, nei manga di Adachi, non è mai una "fine", ma un punto di partenza dal quale i suoi personaggi, divenuti persone, cominceranno a camminare con gambe proprie verso un futuro che non è certo né scritto, ma è sicuramente pieno di consapevolezza.
Metafore, certamente.
Durante il cammino - la lettura - cresce la storia, crescono i personaggi e i sentimenti. Strade da percorrere con paura e desiderio, strade che ogni lettore/lettrice conosce bene per averle percorse in prima persona, nel mondo "reale".
Adachi racconta emozioni cariche di infinita nostalgia. Perché non c'è adulto al mondo, mangaka o lettore che sia, che non provi la dolce malinconia della propria adolescenza che fa capolino dalle pieghe della propria mente. O dalle pagine di un manga.
Dunque non esiste un target prestabilito per i manga di Adachi; le sue opere hanno molteplici livelli di lettura e possono essere fruite da chiunque, indipendentemente dall'età.
Adachi, in ogni suo lavoro (Rough, H2, Slow Step...) racconta il meccanismo del crescere. Quell'inevitabile, doloroso, meraviglioso fenomeno che è il crescere. Non è necessario avere 16 anni per poter gustare appieno i manga di Adachi, perché nessuno smette di crescere, mai.

La Storia.
Masato Wakamatsu è un bel ragazzo di 16 anni che frequenta le scuole superiori. Sua madre, una donna dolcissima, morì quando Masato era ancora piccolo e il padre si risposò con una donna che aveva avuto una figlia da un precedente matrimonio. Purtroppo anche la seconda moglie morì lasciando Masato solo con il padre e la nuova "sorellina": Miyuki.
Il padre di Masato e la piccola Miyuki si trasferirono all'estero lasciando Masato ad abitare da solo...
Nella classe di Masato c'è un'altra Miyuki: Miyuki Kashima, una bella ragazza della quale forse lui si sta innamorando. Com'è naturale, un sedicenne innamorato si comporta nei modi più goffi e i guai che - volontariamente o meno - combina cercando di piacere a Kashima portano la storia verso una commedia degli equivoci gustosa ed emozionante.
Tanto per complicare ulteriormente la vita di Masato, ecco che improvvisamente torna in Giappone per vivere con lui la sua "sorellastra" Miyuki, quindicenne molto carina, con una gran tempesta ormonale in corso, apparentemente un po' troppo disinibita e, pare, con una cotta in corso nei confronti di Masato...
Nonostante i due "fratelli" non siano realmente imparentati da legami "di sangue", è evidente che il tema affrontato in questo manga è scottante.
Non mancano altri vivaci personaggi a rendere ancor più interessante la storia: i compagni di classe di Masato e soprattutto Ryuichi Masaki, di un anno più vecchio (almeno così dice lui...), donnaiolo, motociclista, estroverso e attratto dalla "sorellina" di Masato.
Tutti i personaggi che appaiono in questo primo volume di Miyuki - anche quelli non in primo piano - sono belli, vivi, divertenti, ottimamente caratterizzati, mossi dall'autore in modo fresco e coinvolgente.
Miyuki è un manga del 1980, ma chi già conosce Adachi sa bene che le sue storie sono fuori da ogni tempo strettamente definito; sono dunque storie nient'affatto datate, perché i fatti e le emozioni che l'autore descrive e racconta sono realmente universali. Orlando Furioso