sabato 13 giugno 2009

Luigi Molinis - Proiezioni fuori bordo (col favore della luna) -


"Luigi Molinis - Proiezioni fuori bordo (col favore della luna)" di Paola Bristot - 22x29 cm, 72 pag. a colori, bross., 20,00 euro - Edizioni Vivacomix, 2004

Luigi Molinis non l'avevo mai sentito nominare.
Non m'interesso né d'architettura né di design. Però mi piacciono i fumetti.
Apro a caso questo libro e m'incanto...
Lo apro, per la cronaca, a pagina 34-35: ci trovo un uomo e una donna, e le metafore di essi?, e resto alcuni minuti a esplorare ogni minimo dettaglio di quei disegni. Non ancora fumetti: disegni.
Meravigliosi!
Ma la meraviglia era appena cominciata.
Il volume è prezioso, stampato sulla carta quella buona, inizio a sfogliarlo dalla prima pagina. Poco dopo mi colpisce come un pugno al torace l'immagine, in bianco e nero, di una bambina che fa delle bolle di sapone. Ognuna delle bolle ha un feto umano all'interno.
Riconosco un'affinità con disegni crudeli (eppure, in un certo modo, buffi) già visti altrove; ma questo disegno non ha alcunché di "volgare": è, invece, poetico.
Scoprirò più avanti, leggendo il libro, che Luigi Molinis è anche poeta... Lo sarebbe stato comunque, a vedere i suoi disegni e i suoi fumetti, anche senza verseggiare con le parole.
Un'intervista; anzi: "una conversazione registrata in cinque atti"; condotta da Paola Bristot.
Prima sfoglio il libro, gusto i disegni e le storie a fumetti di Molinis. Ci resto a lungo su quelle pagine, il piacere è molto, perché sprecarlo tutto e subito, con fretta?
Ci torno tra poco.
L'intervista, anzi il dialogo tra Luigi Molinis e Paola Bristot (docente di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, tra le altre cose). E' un dialogo particolare nel quale, proprio come nelle migliori interviste, le voci si compenetrano e ad un certo punto ha poca importanza distinguere tra l'intervistato e l'intervistatore. Apprendo che Luigi Molinis è personaggio di spicco in certi ambienti; la rivista giapponese Creation annovera Molinis tra i cento migliori disegnatori al mondo, tanto per dire.
Apprendo anche che Luigi Molinis dev'essere una persona molto interessante perché oltre ai suoi disegni e fumetti, oltre alla sua cultura - che s'intuisce profondissima pur senza esser sciorinata nel dialogo - compie un'operazione coraggiosa, oppure ingenua: apre il suo cuore a Paola Bristot, e quindi a me che leggo, con tenerezza, sincerità e crudeltà fuori del comune. Una persona come lui, stimato insegnante universitario, architetto e designer di fama mondiale, espone pubblicamente quelli che ad una prima lettura appaiono come i suoi "punti deboli". Mette in piazza la sua umanità e le sue insicurezze con un atteggiamento di candida onestà.
Io, che artista non sono, mi riconosco in molte delle paure (tutte, forse?) di cui parla con estrema tranquillità Molinis e, banalmente parlando, mi si stringe il cuore.
Si potrà pensare che esagero... si legga il dialogo in questione e si decida in merito!
Rileggo il dialogo/intervista una seconda volta e mi accorgo che è possibile un nuovo punto di vista: forse le "debolezze" del Molinis sono proprio, invece, i suoi punti di forza...
Ma basta, ché o la si legge personalmente o non ha più senso continuare a descrivere i miei personali stati d'animo: ognuno si creerà i propri con la relativa lettura.
Torniamo ai disegni e ai fumetti di Luigi Molinis.
Come sottolinea Paola Bristot, Molinis è stato un uomo fortunato (una fortuna costruita con la propria arte, certo); pubblicati i suoi disegni quand'era ancora giovanissimo, a 9 anni sul Corriere dei Piccoli, il Vittorioso, La Gazzetta dei Piccoli; a 17 anni su La Domenica del Corriere; negli anni '80 su Linus, L'Espresso, La Repubblica...
Il suo stile può mutare, senza perdere né d'intensità né in tecnica né in espressività, dall'ironica crudeltà in bianco e nero della bambina che fa le bolle coi feti alla poesia delle sue tavole a fumetti a colori, dalla magnifica freddezza bicromatica dei disegni "meccanici", colmi di particolari e microdettagli, alle sontuose tavole di fumetti in bianco e nero.
Fino ad arrivare alla inquietante tavola di pag. 68, senza titolo, dai toni quasi giger-iani...e senza dimenticare i deliziosi e pungenti disegni anni '60 da "Le Famose Rubriche" della Domenica del Corriere.
Oltre alle tavole a fumetti autoconclusive ci sono anche, nel volume, due storie complete l'una in bianco e nero, l'altra a colori: si tratta di I Sicofanti, storia inedita del 1982, e di Ompdaur, storia inedita del 1981.
Leggendo il dialogo tra Molinis e Bristot viene raccontato come l'Autore operi una decostruzione del concetto di "trama" per giungere ad una forma di narrazione pura, non ingabbiata da null'altro che non sia l'immaginazione, la fantasia e soprattutto il segno.
Ne I Sicofanti possiamo ammirare disegni fantastici impreziositi da particolari minuti (e splendidi) che si lasciano guardare a lungo con grande piacere, gioielli nei quali il metallo, le gemme e i marchingegni futuribili si compenetrano con effetti stranianti ed esteticamente felicissimi, protagonisti tanto quanto i personaggi della storia. Grandi tavole a fumetti che andrebbero diffuse e conosciute maggiormente, auspicabile stimolo per altri artisti e disegnatori che poco conoscono di quanto è accaduto al disegno prima di loro.
Ne Ompdaur ("L'Uomo d'Oro" in lingua friulana) Molinis esplora la leggenda dell'Eldorado. Anche qui grandi tavole, questa volta a colori. Colori fortissimi, quasi fauvisti, in un viaggio poetico, surreale e quasi mistico che colpisce l'occhio come la mente.
Un volume davvero prezioso.
Orlando Furioso