sabato 6 giugno 2009

Legion of Superheroes - 2004

Bentornati nel futuro!

Nei fumetti, come nella musica, esistono i cosiddetti “fenomeni di culto”, o cult, per dirla all’inglese: opere o artisti che magari non hanno mai scalato le classifiche e non sono mai state particolarmente al centro dell’attenzione, ma che hanno comunque saputo ritagliarsi un seguito di fan fedeli fino all’eccesso, collezionisti fino al parossismo, e veramente innamorati di qualsiasi cosa abbia lontanamente a che vedere con la loro grande passione.
La serie della DC Comics che più di ogni altra si avvicina a questa definizione è sicuramente Legion of Superheroes, collana dedicata alle gesta di un vastissimo gruppo di giovani dotati di superpoteri nel lontano futuro del DC Universe, in un pastiche di supereroi classici, science-fiction e soap-opera che per molti versi ha anticipato anche i più famosi X-Men. La Legione ha avuto molte incarnazioni nel corso della propria lunghissima storia editoriale, ma i suoi fan l’hanno seguita sempre e comunque con grandissima dedizione e affetto.
Eppure, questo articolo non è dedicato a loro.
Loro non hanno bisogno di leggere una recensione per essere convinti a seguire il nuovo corso del loro albo preferito.
Loro non sono intimoriti dalla continuity pregressa, dalla paura di avvicinare un universo così vasto e compesso come il XXX° secolo del DCU.
Questo è invece un articolo scritto da un assoluto neofita della Legion, da uno che non l’aveva mai letta, per tutti coloro che ancora non l’hanno fatto.
E’ infatti partita da appena tre mesi la nuova serie della Legion, che ha per l’ennesima volta fatto “piazza pulita” di tutta la continuity pregressa, per dare uno “starting point” che permettesse ai nuovi lettori di salire a bordo… Con il consapevole e altissimo rischio di scontentare i vecchi.
Gli autori a cui è stato affidato questo reboot, però, lasciavano ben sperare: Mark Waid è uno dei maggiori e più abili sceneggiatori di fumetti USA degli ultimi 15 anni, e ingaggiando l’ottimo Barry Kitson ai disegni la DC ha ricomposto la coppia d’oro di Empire, miniserie di ambientazione (non a caso) fantascientifica tra le migliori degli ultimi anni.
Sebbene tre numeri siano forse pochi per dare un giudizio completo, mi sento di dire che Waid e Kitson non hanno affatto tradito le aspettative, anzi: hanno proprio colpito nel segno!
Sin dal primo numero, la serie risulta assolutamente coinvolgente. Con alcune tavole davvero spettacolari, Kitson ci proietta nel XXXI secolo (giustamente, si è passati dal XXX al XXXI secolo per mantenere invariata la distanza temporale dal DCU di oggi), in una società per certi versi utopica, dove le guerre sono state abolite, non ci sono problemi sociali né scontri di alcun genere, e dove una federazione di pianeti uniti tiene costantemente la situazione sotto controllo. Questo futuro non è però completamente positivo, come quello di Star Trek, per intenderci. Infatti, a differenza che nella saga creata da Gene Roddenberry, nel mondo della Legione il prezzo da pagare per la tranquillità sociale e la pace sembra essere stato la perdita totale della creatività e della libertà. Il mondo dipinto da Kitson e narrato da Waid è simile ad una gabbia dorata, ad un ambiente dove ogni comportamento giudicato eccessivo viene temuto e impedito, e dove la libertà di scelta sembra essere sottoposta a insopportabili vincoli, e tenuta sotto costante monitoraggio.
Qualcuno, però, ha deciso di ribellarsi a questo stato di cose: qualcuno ha deciso di indicare una via nuova da seguire, di rivendicare la possibilità di vivere una vita probabilmente meno sicura, ma che si elevi dalla mediocrità imperante.
I ragazzi.
La Legione dei Supereroi di Waid torna al concetto originale della serie, ed è quindi molto di più di un semplice super-gruppo di ragazzi fissati con l’era degli eroi: è un vero e proprio movimento che raccoglie membri e simpatizzanti in tutta la galassia, un autentico punto di riferimento per tutti gli adolescenti stufi di essere ingabbiati in una “società perfetta” fredda come il ghiaccio.
Nei primi tre numeri abbiamo modo di cominciare a fare la conoscenza di alcuni dei numerosissimi personaggi che animeranno la serie, tutti ottimamente caratterizzati da Waid. Ogni personaggio visto finora ha una sua personalità, che emerge anche da poche battute, testimoniando la grande familiarità dell’autore con gli stessi. Inoltre, i caratteri particolari di alcuni sembrano fatti apposta per creare conflitti e situazioni di tensione all’interno del gruppo, elemento indispensabile per un buon fumetto su una supersquadra, soprattutto una dai membri così numerosi.
Allo stesso tempo, Waid lancia le prime sottotrame, intrecciando diverse situazioni intriganti che lasciano ben sperare per gli sviluppi futuri della serie, tanto che ogni volta che si arriva all’ultima pagina di un numero non si può evitare di rammaricarsi che sia già finito, e desiderare immediatamente il successivo: un obiettivo che ben pochi fumetti di oggi, spesso a causa del famoso “decompressed storytelling”, riescono ancora ad ottenere, soprattutto nei confronti dei lettori più smaliziati.
Bisogna aggiungere che la bravura dell’autore, la sua particolare sintonia con questa serie, è dimostrata anche dal saper dosare sapientemente momenti seri e drammatici con altri più leggeri, da commedia adolescenziale, assolutamente gradevoli oltre che azzeccati nel contesto di una collana che tratta appunto di personaggi adolescenti.
Per quanto riguarda la parte grafica, c’è da dire che Barry Kitson è un autore che soffre un po’ la cadenza mensile della collana, quindi se il primo numero era un’autentica meraviglia per gli occhi, nel secondo e nel terzo compare ogni tanto qualche tavola meno curata. Si tratta comunque di peccati veniali, perché la bravura del disegnatore resta indiscutibile e i disegni, nel complesso, di buonissimo livello, grazie anche a delle caratterizzazioni grafiche eccellenti per tutti i personaggi comparsi finora; soprattutto le legionarie sono assolutamente adorabili. Kitson, inoltre, dimostra una volta di più di essere decisamente a suo agio con le ambentazioni fantascientifiche, ed è anche importante notare l’ottima qualità del suo storytelling, dinamico al punto giusto senza perdita di leggibilità.
In definitiva, se cercavate un’occasione per entrare nel mondo della Legion, non perdetevela. Se non la cercavate, beh, non perdetevela comunque, perché continuando di questo passo Legion of Superheroes sarà sicuramente una delle migliori serie regolari dell’anno!
Dario Beretta