lunedì 8 giugno 2009

Le copertine di Watchmen


Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons non è stato pubblicato originariamente in un massiccio volume di quattrocento pagine ma in dodici albi, ciascuno dei quali ben distinto dagli altri grazie alla particolare struttura (copertina – 26/28 pagine di fumetto – appendice testuale di 4/6 pagine in chiusura) e alla scelta di dare risalto in ogni capitolo ad un determinato tema (per esempio il terzo è incentrato sui problemi di doc. Manhattan e la sua conseguente fuga su Marte oppure il sesto è dedicato a Rorschach in carcere…).
Watchmen è un grande affresco in cui le dodici parti in cui è diviso sono dei piccoli tasselli di mosaico dalla natura ambivalente: da un lato ciascun capitolo è un’unità ma dall’altro lato c’è bisogno che il tassello si unisca agli altri undici per dare vita a un’opera completa e organica (che è qualcosa di più della semplice somma di dodici tessere e forse è la maschera di un discorso dialettico).
L’edizione di Watchmen pubblicata nei Classici di Repubblica smette di essere un mosaico perché le copertine sono state amputate. Erano proprio le copertine il tratto distintivo di ciascun capitolo, ciò che faceva capire in modo lampante al lettore che, dopo avere finito di leggere l’appendice testuale del capitolo precedente, stava per entrare in qualcosa di nuovo, stava per fare un salto da una tessera all’altra del mosaico. Senza le copertine Watchmen è diventato un’unica massa informe, un gigante e appassionante tour de force in cui diventa difficile capire in quale stanza si è e non ci si accorge di nulla quando si apre una nuova porta.
Le copertine di Watchmen non sono importanti solo per questo motivo.
Le copertine sono legate indissolubilmente al fumetto anche per un motivo narrativo.
Si può prendere come esempio la prima vignetta pagina 269 del Classico di Repubblica (cioè la prima pagina del nono capitolo) assomiglia tantissimo alla copertina di Watchmen 9.In entrambi i casi c'è una boccetta di profumo Nostalgia che sta cadendo e sullo sfondo c'è un cielo stellato.
E' così per tutte le copertine. Per tutti i dodici numeri Dave Gibbons ha preso una vignetta della prima pagina del capitolo e la ha disegnata di nuovo con più dettagli per farne la copertina.
In teoria per leggere Watchmen bisognerebbe partire dalla copertina (pagina uno), voltare pagina e iniziare a leggere il fumetto a pagina tre dove, fra le nove vignette, ce n'è una che assomiglia tantissimo alla cover.
L'immagine usata per la copertina suggerisce quello che sarà il tema del capitolo e "impone" al lettore un dettaglio sul quale concentrarsi.
Per esempio la boccia di Nostalgia che cade viene mostrata più volte nel corso del nono capitolo e il lettore la nota maggiormente rispetto a tutto quello che vede nelle altre vignette perché la collega alla bella illustrazione che Gibbons ha fatto per la cover.
Mettere la boccia in copertina serve a darle da subito grande risalto e a fare in modo che il lettore presti particolare attenzione sia alle vignette in cui compare la boccia di Nostalgia sia ad altre vignette in cui una palla di vetro piena d'acqua e una bottiglia si rompono (viene naturale associarle alla bottiglietta di Nostalgia che sta cadendo).
Togliendo la copertina le vignette con la boccia diventano meno efficaci.
Infine c’è un ultimo particolare. In Watchmen c’è un conto alla rovescia verso le ore dodici, l’ultimo capitolo in cui tutti i nodi convergono. La divisione in capitoli serve anche per scandire il tempo che passa inesorabile, fino alla dodicesima copertina in cui è raffigurato un orologio insanguinato.
Togliendo le copertine e rendendo così l’opera più omogenea e la frammentazione in dodici parti meno accentuata si finisce per incidere negativamente anche su questo secondo aspetto narrativo.
L’ovvia conclusione è che l’edizione di Watchmen pubblicata nei Classici di Repubblica è incompleta perché le copertine non sono solo qualcosa in più, delle illustrazioni piacevoli da osservare ma da lasciare perdere una volta che si legge il fumetto. Le copertine sono parte integrante del fumetto e vanno collocate dove gli autori hanno voluto, cioè all’inizio di ogni capitolo.
Non basta pubblicare le copertine in una galleria all’inizio o alla fine dell’opera (oppure, come è successo nel caso del Classico di Repubblica, in versione rimpicciolita come corollario dell’introduzione) oppure accontentarsi di guardarle in qualche galleria di copertine trovata in internet.
Purtroppo questa incompletezza che incide negativamente sulla lettura di Watchmen non è che l’ennesimo caso di mancanza di rispetto verso autori e lettori che si riscontra in diverse case editrici e che si è visto altre volte nei Classici di Repubblica, dove i fumetti da pubblicare vengono scelte senza badare al fatto che dovrebbero essere il formato e il numero delle pagine ad adattarsi alla singola opera e non il contrario.
Luigi Siviero