sabato 13 giugno 2009

Killer Elite n. 1 - settembre 2005


Le armi dei sicari hanno fatto cilecca?
Killer Elite n. 1 - spillato, cover colore, 48 pag. b/n, euro 6,90 - Bottero Edizioni

Maledetta la mia lingua …. maledetto a me quando apro bocca senza pensare …. accidenti a me quando mi lascio trasportare dall’impeto del cuore …… diavolo a me quando mi sono offerto di recensire Killer Elite.
E’ una situazione strana, in cui si deve fare i conti non con una semplice recensione di una testata di comics americana (magari con una “X” nel titolo, come spesso mi accade) ma con un prodotto editoriale i cui autori sono persone cone le quali il Sottoscritto ha rapporti personali più o meno approfonditi e quindi con la mediazione che si deve fare tra essi, le proprie sensazioni “ interne” ed evidenti esigenze di razionalizzazione e di seria analisi.
Però onestamente non riesco a negarmi la sensazione che l’albo di Killer Elite mi ha lasciato e che mi lascia tuttora, adesso che sto scrivendo la presente recensione; quindi penso sia più giusto dirselo subito togliendosi subito il dente, a costo di beccarmi gli strali di tutti: Killer Elite non mi ha convinto.
Sicuramente non del tutto, almeno.
L’iniziativa è sicuramente meritoria, sotto diversi profili in quanto – come giustamente sottolineato da Luca Boschi nella sua introduzione – è un tentativo di fare qualcosa (di provare a fare qualcosa direi, ancora meglio) nello stantio panorama editoriale italiano con un’attitudine che oserei definire quasi “Punk”, e che è molto positiva. “Punk” è una coordinata di estrazione musicale che intendo utilizzare sotto il profilo dell’enfasi dell’attitudine autopromozionale …. della spontaneità dell’iniziativa, nonché con riferimento all’ humus in cui essa è venuta a nascere, cioè quello più naturale, ovvero dei fans che hanno avuto la possibilità di coltivare la propria passione per scrittura e disegno e che ad un certo punto (naturalmente) hanno sentito l’esigenza di fare il passo successivo (la proposta e la concretizzazione delle loro creazioni e fantasie) attraverso la propria capacità di solleticare l’istinto editoriale della “Virgin” del caso, ovvero la Bottero Edizioni, la casa editrice “personale” di Alessandro Bottero, che nell’iniziativa ha assunto quasi i panni di un novello Malcom Mc. Laren.
L’impressione che ho avuto leggendo l’albetto da poco nelle funetterie è stata quella di un sano e lodevolissimo coraggio che si è però troppo rapidamente trasformato o confuso (involontariamente spero) in PRETENZIOSITA', un tentativo di mostrare un prodotto “cool”, molto di attitudine e di immagine e contemporaneamente un prodotto anche di “Elite” (parola quasi magica che rappresenta un – forse involontario - filo conduttore che lega l’intera storia e natura dell’iniziativa) dalle colorazioni “ avant-garde” che si è dimostrato però paradossalmente un mix dal sapore un po’ troppo anonimo.
Troppe cose che richiamano altri prodotti editoriali (e fino a qua non c’è nulla di male perché l’originalità in nuce non è di questo mondo, ma è invece un risultato di continue opere di assimilazione e di rielaborazione di esperienze ed elementi pregressi), ma anche troppi richiami ed elementi di stile (grafico e non) ed atmosfere che finiscono l’uno con l’altro ad elidersi o snaturarsi o comunque non riescono a far emergere del tutto il proprio sapore.
Un breve intermezzo: chi scrive non è un fan dei fumetti a tutto tondo, cioè ha delle lacune “culturali” in diversi settori del mondo del fumetto, italiano e non, essendo sostanzialmente un fan del fumetto americano. Ciò premesso perché ritengo intellettualmente corretto far capire la prospettiva delle Mie valutazioni e forse anche i limiti di questa recensione.
La Storia-Base di Killer Elite penso la sappiate e la conosciate oramai tutti: Augustus Brugel, il più grande sicario sulla piazza, è condannato a una morte prematura per via di una malattia e decide di finire la propria esistenza col “botto”, con un finale degno della sua (gloriosa?) carriera di Killer: la sua ultima e definitiva battaglia, la sfida agli altri cinque killer più letali del mondo (dopo di lui).
Il primo albo di K.E. è ideato proprio per esporre l’idea della storia ed alla presentazione dei personaggi.
L’albo pertanto – con scelta narrativa ed editoriale felice a mio giudizio – si presenta quasi come uno Showcase per i lettori, mutuando una tecnica propria anche dei comics U.S.A.: il grande personaggio che lega e fa da chaperòn per i lettori per i suoi piani “malefici” e per le caratteristiche degli altri protagonisti (vi ricordate Uncanny X-Men # 239, “Vanità”? Andate a rileggervelo e capirete cosa intendo), introdotti da una “splash page” che attiene al personaggio di cui si apre la storia.
Se la scelta narrativa ed espositiva è ben ideata, le perplessità iniziano a farsi avanti immediatamente già con le prime tre tavole introduttive di Augustus Brugel.
Lo stile grafico di Francesco Rossi non è – a mio criticabilissimo giudizio – uno dei più immediati ma si rivela al progredire delle letture sicuramente efficace e lodevole: il problema sono stati per me soprattutto i dialoghi di Alessio Landi. Non funzionano, vogliono essere d’effetto ma alle mie (bacate? Probabilmente sì … troppo Heavy Metal ….) orecchie non sono fluide …. non penetrano, vogliono essere dure ma risultano un po’ stucchevoli (“Ehm …. si dice in giro che ammazzi la gente per soldi, che sei uno cazzuto”) ….. ma in modo anche fin troppo chiaro … forse una maggiore limatura in sede di produzione avrebbe giovato (non sono a conoscenza del fatto se uno degli autori o Alessandro Bottero abbiano svolto le funzioni di Editor).
Il giovane autore (uno dei primissimi Deus Ex Machina dell’iniziativa) riassume in sé e nella qualità del suo prodotto – testi e/o disegni che siano – l’essenza discontinua dell’albo: infatti l’episodio dedicato a Leviatank (uno dei personaggi migliori e comunque di maggiore impatto del gruppo di sicari) si rivela sicuramente piacevole ed interessante soprattutto tanto sotto l’aspetto grafico (ci sono alcune piccole rigidità nelle figure e problemi con le profondità delle prospettive, ma sono piccole cose che evidentemente verranno superate in futuro e che cedono il passo di fronte ad alcune vignette veramente pregevoli) quanto sotto il profilo della sceneggiatura, del suo ritmo e della sua articolazione, ma cade palesemente sotto il profilo dei dialoghi che risultano a mio avviso (troppo) pretenziosi. Sicuramente c’è lo sforzo di rendere in maniera il più completa possibile il concetto del personaggio, frutto di oscuri disegni dell’industria delle armi e dai colori fortemente “complottistici”, ma i richiami nel concetto a certi prodotti dell’industria dei fumetti anglosassoni e con una spruzzatina di richiamo al mai dimenticato Rank Xerox italiano non trova un corrispondente di pari grado nelle parole. Si utilizzano frasi che vorrebbero definire flussi di coscienza, barlumi di realtà esistite o forse mai esistite, ma …. non basta l’utilizzo di un simile stile per rendere artisticamente apprezzabile il prodotto. Dialoghi e narrazioni risultano poco spontanei (nonostante il tentativo e l'enfasi verso frasi d’effetto che vorrebbero essere il più naturali possibili) e comunque anche poco digeribili anche a più letture.
Si ha la sensazione quindi di un episodio incompleto artisticamente.
Si passa a presentare Ted Lavater per i testi di Alessio D’Uva ed i disegni di Alessandro Pastore.
Forse questo episodio è quello in cui più di ogni altro si deve tenere conto dei miei limiti culturali ….. tuttavia ….. è per me il peggiore episodio dell’albo soprattutto per lo stile grafico di Pastore (post-valvolinico????), molto alieno dai miei gusti e dalle sensazioni che comunque la storia mi ha suscitato. Le spigolosità del suo segno vorrebbero essere in sintonia con il tono giallo-horrorifico della storia ma si rivelano in realtà fortemente ostative alla leggibilità della stessa: un segno “artistico” dalle ascendenze sicuramente “nobili” ma che è – per chi scrive – quanto di più inopportuno per la storia che ha passaggi interessanti (soprattutto l’apertura relativa all’agguato ed il chiaro indizio che la menomazione subita da Lavater è direttamente connessa ai “lavoretti” di Brugel) e che si perde però poi in alcuni passaggi inutili di sceneggiatura, un po’ stucchevoli (Vigorelli?? Non si poteva trovare altro nome?) ed un finale assolutamente insipido.
Anche qua, a mio criticabilissimo giudizio, c’è molto da limare e rivedere.
Earl Roy a firma Lorenzo Corti & Marco Tavarnesi propone motivi di perplessità simili anche se il livello qualitativo si alza abbastanza; l’inaccessibilità del segno è un tantino ridotta (se non altro lo storytelling è decisamente più chiaro) e la sceneggiatura risulta più sofisticata attraverso un buon uso della classica tecnica dell’oscillazione tra Ieri ed Oggi, tra presente, passato (e magari futuro) di claremontiana memoria. Migliorano i dialoghi, ma anch’essi cadono più volte nella inaccessibilità - per quanto attiene la piena comprensione della personalità (doppia e disturbata?) del protagonista – e nella mancanza di fluidità (cfr. la scena di Mr. Woods e dei suoi scagnozzi).
Poi arriva “Virus” e (come dicono negli U.S.A.) ….. “nulla sarà più come prima!!!”
E’ questo l’episodio che fa da cartina di tornasole per alcune delle considerazioni generali sull’intera iniziativa Killer Elite.
Scritto da Sergio Calvaruso e disegnato da Alessandro Bragalini è sicuramente il miglior episodio dell’albo, quello che indubbiamente appare come la creazione meglio meditata e realizzata, tanto a livello generale, quanto per quanto attiene i particolari. Se Leviatank sembra(va) sembrava essere il character-leader dell’iniziativa, a conti fatti (se qualcosa non cambierà) il vero traino della serie secondo ME sarà questo maligno personaggio.
Indubbiamente occorre tenere ben presente il fatto che i due autori sono quelli che hanno (almeno a mia notizia) maggiore esperienza editoriale pur essendo ancora dei giovani fans innamorati dell’arte del fumetto ……. ed indubbiamente lo stile di ispirazione dei due autori è comunque quello del miglior fumetto U.S.A., e forse ciò ha ancora di più influenzato il mio giudizio ….. ma non si può non evidenziare il netto divario che appare non appena si introduce la storia di vIrùs.
Guardate la prima pagina, il modo con cui viene introdotta la scena iniziale del rinvenimento del cadavere, guardate le prospettive ed il fluire dei pannelli fino alla mezza splash del cadavere che risalta per prospettiva e forza. In cinque pannelli si è narrato quanto in altri episodi si è fatto in due pagine ed è chiaro il denso lavoro di sceneggiatura che vi sta dietro, vedendo poi altresì le tavole successive ed i dialoghi che risultano ben più maturi ed efficaci. Come efficace è proprio il finale che rappresenta proprio l’archetipo cui avrebbero dovuto e …. voluto …. giungere gli episodi che precedono: scena, e parole e resa grafica che danno l’immeidata sensazione della “giustezza ” e dell’efficacia narrativa.
Bella idea, buona sceneggiatura, buoni dialoghi su disegni che narrano bene e da un segno già più maturo e denso.
Buono.
Amy Ammo gioca sotto il profilo delle Danger-Girls ed anch’esso rappresenta un prodotto potenzialmente interessante.
La sceneggiatura di (di nuovo) Alessio Landi è più sofisticata ed efficace ed anche i dialoghi risultano meno legati ma assecondano un po’ troppo l’elemento “populistico” del turpiloquio. Sembra quasi che per essere efficace e “cool” devi metterci delle “parolacce” suscitando inevitabilmente l’idea di un tipico “trick” per ragazzini che si esaltano di fronte alla cascata di parolacce. Interessanti i disegni di Nicola Saviori, con un buon storytelling ed un segno dalle chiarissime influenze cartoonesco che ben si attaglia al personaggio ed anche al suo character design.
Sicuramente un personaggio su cui bisognerà lavorare anche in termini di visibilità ai fini di sviluppare l’appeal dell’iniziativa
Arriviamo così al buon finale di questo “trailer per una storia più lunga e articolata” che si presta a tirar alcune considerazioni inevitabilmente preliminari.
Si è fatto osservare in altra sede come la definizione di Trailer sia “Forse è un giudizio un po’ limitativo: l’albo di 48 pagine, anche se non presenta una storia autoconclusiva, è ben più di un trailer. Potrebbe essere assimilato al primo quarto d’ora di un film corale, ricco di protagonisti, in cui, prima che la storia vera e propria decolli, vengono presentati i vari personaggi, mentre lo spettatore pregusta lo scontro imminente.”. Questa interpretazione si presta però ad alcune critiche: da un alto perché le storie sono state concepite come già tali da dare una rappresentazione a 360° del personaggio, mentre forse all’inizio di un film corale non si deve dire tutto, pena lo svuotamento di sceneggiatura dei restanti minuti, e, dall’altro lato perché non tutti i personaggi e le storie – così come resnetati ed esposti – sembrano capaci di tenere una serialità sotto il profilo del loro spessore di caratterizzazione e di sceneggiatura e dell’mogeneità qualitativa.
Infine non tutti gli autori sembrano capaci di essere all’altezza.
Giudizio impietoso? Non vogliamo dare loro almeno le “circostanze attenuanti generiche”??
Sicuramente. L’inesperienza e le lacune mostrate in molti passaggi dell’albo possono bene essere spiegate e – in un futuro che mi auguro il più breve possibile – corrette in forza dell’accumulo di esperienze; l’entusiasmo c’è, la passione e la voglia di comunicare pure e …. la giovane età di molti autori ….. per cui le premesse perché molti dei germogli che vengono seminati non gelino/appassiscano ma si sviluppino ci sono tutte. D’altronde l‘esperienza si crea soltanto facendo ed osando – anche con l’ingenuità e l’incoscienza giovanile – e la mossa di Killer Elite è comunque un qualcosa che è stato un bene ci sia stata, grazie anche ad un editore che – parimenti incoscientemente – “osa osare anche quando gli si dice di non farlo”; il vero problema è un mercato molto difficoltoso quale è quello italiano, e il sistema che vede rapporti personali, livori ed invidie oramai talmente consolidati per cui ogni iniziativa viene guardata con i fucili puntati, in attesa di un errore, tale da permettere alle armi predette di sparare.
Sotto questa prospettiva l‘intera iniziativa forse meritava di essere “prodotta” meglio con un lavoro di editing del materiale forse più severo, più impietoso magari nell’abbassare le “ali della pretenziosità” che sono emersi in molti passaggi, ma che forse avrebbe saputo portare a risultati migliori: ho evidenziato il mio imbarazzo per alcuni dialoghi ed alcune situazioni …… e lo ribadisco: trasportate il tutto sotto la prospettiva di qualcuno che non vorrebbe fare altro che tranciare le gambe “a priori” all’iniziativa e capirete il rischio cui questi ragazzi sono andati incontro con questo albo ……….. ma forse …. guardiamola sotto il lato positivo ….. l’entusiasmo di questi ragazzi, unito alle (sagge?) critiche degli amici, potrebbe permettere la crescita non di un Bonsai, ma di un albero dalla crescita lenta ma rigogliosa.
Solo il tempo ce lo saprà dire, un tempo lungo il cui trascorrere speriamo di poter assistere alla sfida tra l’Elite dei Killer.
Tutto è nelle mani degli autori e dell’editore.
Fabio Zavatarelli