domenica 21 giugno 2009

Killer Elite n. 0 - dicembre 2005


Killer Elite # 0 - 2005, albo spillato, 32 pag., b/n - € 3,00 - Bottero Edizioni

ovvero … l’assassino suona sempre (almeno) due volte... o no??

Diverse frasi un po’ “classiche” ….. forse anche luoghi comuni accompagnano le impressioni dopo la (ri)lettura di Killer Elite # 0 uscita a Novembre in concomitanza con Lucca Comics & Games 2005.
Nel recensire il primo albo, avevo tranquillamente esplicitato molte mie perplessità, parlando di “sano e lodevolissimo coraggio che si è però troppo rapidamente trasformato o confuso (involontariamente spero) in pretenziosità” ed avevo criticato diversi aspetti delle storie, sia pur evidenziando anche uno spirito ed un entusiasmo che valorizzava ancora di più quanto di buono – sicuramente – c’era. Ovviamente questo nuovo prodotto era la “cartina di tornasole” per vedere se l’idea poteva andare avanti positivamente e …. diciamolo subito …. miglioramenti ci sono stati, anche se in qualche modo la natura dell’albo (leggi il paragafo sotto) ancora ne condiziona un attimo la valutazione delle premesse artistiche.
La Storia-Base di Killer Elite, presentata sul primo albo, penso la sappiate e la conosciate oramai tutti: Augustus Brugel, il più grande sicario sulla piazza e condannato a una morte prematura per via di una malattia e decide di finire la propria esistenza con un finale “alla grande” sfidando gli altri cinque killer più letali del mondo (dopo di lui).
Con questo albo, gli autori tentano di narrare episodi precedenti (in un’ideale “continuity” esterna) a quanto narrato nel primo albo, episodi a loro volta collegati da un sostanziale filo conduttore (un’ideale “continuity” interna, già presente in maniera diversa sul primo albo) rappresentato dal tradimento di Brugel ai danni di Lavater ed alla sua completa ustione.
E’ questa sostanzialmente la trama che sorregge il primo episodio, intitolato “Sinfonia per fuoco e ceneri”, a firma Alessio Landi e Nicola Saviori.
La storia fila bene ed è ben articolata e sceneggiata con dialoghi non pacchiani e con disegni che personalmente ho apprezzato molto, con buon storytelling (qualche leggero difetto in alcune profondità ma sono piccolezze) e segno già “dalle idee chiare”, con influenze cartoons ma …. mai esagerate.
Saviori mi era piaciuto molto già sul primo albo con la storia di Amy Ammo e qua si conferma protagonista del team creativo di sicuro affidamento.
Molto buono è poi “A casa dopo il lavoro” a firma Corti & Burchielli, in cui ritroviamo la doppia personalità di Earl Roy. Qua – complice forse la maggiore esperienza professionale di Burchielli (ma vedremo dopo che questa non sempre si trasforma in un plus-valore) – alcune incertezze della sceneggiatura e – soprattutto – della caratterizzazione passati sono superati abilmente dal bravo Lorenzo Corti che assieme al “Burchie” ci sfodera tre pagine eccellenti, articolate sceneggiate e trasposte in immagini ottimamente ...una delle “perle” dell’albo … col solo difetto del finale in cui nelle ultime tre vignette, vengono messi pensieri del personaggio che a mio giudizio sono assolutamente superflue e che tolgono pathos al gioco delle doppie personalità del character che comunque prima erano ben evidenziate. Insomma … se sul primo albo si capiva non bene sulla doppia personalità, ora in questo … con questo finale si capisce fin troppo bene!! Paradossi del fumetto e del giovin entusiasmo ….
“Clichè” di Alessio Landi invece cozza palesemente con il precedente episodio: se in quello si ha un senso di compiutezza di ciò che si vuole narrare, lo stesso non si può dire in questo. Diciamo subito che l’evoluzione stilistica dei disegni di Landi è notevole e radicalmente diversa (e da me personalmente molto apprezzata) a quella vista con l’introduzione del character di Leviatank, tanto caro all’autore: l’uso dei neri e delle chine è molto interessante e personale… o di mio personale gradimento se volete …. ma ….. la storia mi ha veramente lasciato senza parole…. perplesso. Ritorniamo ai difetti già visti sul primo albo (ma non sul primo episodio di questo albo), soprattutto sotto il profilo del senso della stessa e della “gag” finale… che mi ha lasciato senza alcuna sensazione.
Arriviamo così a “L’ora di educazione sessuale” a firma del Dream-Team Sergio Calvaruso & Alessandro Bragalini. La coppia aveva prodotto la migliore storia del primo albo (Bragalini è anche l’autore dell’ottima cover di questo # 0) ed anche questa volta fanno un buon lavoro, ma non al livello del precedente. La storia è disegnata e narrata splendidamente e l’idea della lezione di educazione sessuale e del modo e luogo in cui Virus viene ad operare è molto buona. Tuttavia la sceneggiatura ha una forte caduta proprio nel finale laddove si vuole spiegare forse un po’ troppo e soprattutto in una sequenza non corretta che mette in confusione il lettore in ordine agli avvenimenti: forse sarebbe stato meglio presentare gli ultimi tre pannelli (semrpe loro!!) come un post-factum e non come un’improvviso ri-passo indietro temporale a prima dell’”evento-base” rappresentato dalla morte del senatore pedofilo. Peccato, ma lo “slip” è netto e si vede.
“Dietro il muro” di Corti & Guglielmini è più breve come storia (due sole pagine) ed anche qua si presenta come lavoro un po’ incompiuto soprattutto sotto il profilo dellasceneggiatura.
La prima tavola e la premessa narrativa della seconda sono ottime (come i disegni del resto), ma dove sicade è nella reazione di Brugel di fronte allo “scippo”: per essere il più grande e spietato killer e per un affronto simile a quello subito, le parole ed i gesti sono assolutamente inadeguati e la storia lascia anche lei un forte amaro in bocca.
Un vero peccato perché la pagina iniziale ed i disegni di Guglielmini …… slurp!!!
La stessa portata e tipo di critiche deve essere fatta per “Mutazioni” di Alessio D’Uva e Paolo Deplano: l’episodio dovrebbe rappresentare il “risorgere” di Ted Lavater e parte bene, aiutato da una bella sinergia sceneggiatura e costruzione narrativa della tavola che tenta di coprire i più diversi piani della coscienza concreta di Lavater, dei suoi ricordi e della prospettiva dell’infermiera ….. però poi, si cade nettamente per la scena finale che dovrebbe essere gonfia di pathos e di gusto macabro e “maligno” e che invece – per quanto molto bella ed azzeccata dal bravo Deplano – si riduce ad avere un gusto un po’ da fumetto erotico di serie b, una buona occasione per mostrare un paio di (bellissime, sia chiaro!!) tette e di curve.
Manca l’impatto del gesto assassino di Lavater e soprattutto mancano le parole e la cattiveria che la scena necessiterebbe. Peccato.
Breve ma efficace è ancora una volta l’apparizione di Amy Ammo in "Intercostale": una paginetta divertente ed in cui Alessio Landi & Fabiano Fedi sanno ottimamente mediare tra gusto “casinaro” ed (auto)ironia.
Molto attesa, ma un po deludente è “Last Man Standing” di Roberto Recchioni & Werther Dell’Edera, forse e soprattutto per il blasone che la firma del famigerato Rrobe avrebbe (e probabilmente HA) portato alla serie.
Una partenza tutto sommato buona, con disegni che ho apprezzato per la capacità narrativa ma non tanto per il segno e lo stile di inchiostrazione (ma ovviamente è una questione di sensibilità e gusto personale) ma che poi non sa rendere nella terza pagina il passaggio alla sensazione di estenuante e sterile duello tra Leviatank ed amico e che si risolve nella “filosofica” uscita di quest’ultimo. Inoltre l’idea del “confronto a due” è già in un modo o nell’altra presente nell’albo e con lo stesso personaggio per cui si rischia di far perdere forza all’episodio stesso ed all’idea che ci sta dietro.
Le ultime due storie sono tutte ad una sola pagina e nella loro eterogeneità si fanno apprezzare molto. Da un lato con “Esplorando il corpo umano con …. Virus” Calvaruso & Bragalini si riscattano dall’errore di alcune pagine prima sfornando una pagina divertentissima ed assolutamente piacevole nella sua idea-base, ovvero il richiamare (anche in alcune nuancès grafiche) i mitici cartoni animati francesi con cui si esplorava il corpo umano adattando essa al personaggio ed al ruolo di “Virus”. Bella, una pagina sola ma che vale molto a mio modesto parere sulla valutazione dell’intero albo complessivo.
Dall’altro lato “Frammenti Fisiognomici di un sopracciglio” di Alessio D ’Uva & Valerio Pastore che riesce in ciò che non si era riusciti in “Mutazioni”, ovvero il trasmettere la sensazione di malignità e horror derivata da un killer sfigurato totalmente che riemerge quasi dall’inferno e che viene a costituire un ottimo finale per l’albo.
Che dire allora dell’albo, in un giudizio complessivo?
Sicuramente alcuni difetti sono stati superati e soprattutto alcuni aspetti carichi di pretenziosità: il discorso adesso si sposta dall’attitudine con cui gli autori (e la relativa regia editoriale) si sono approcciati al progetto al contenuto vero e proprio. Sicuramente ad attenuante dei difetti da me esposti c’è la concezione dell’albo e la sua natura di “prequel”, però oramai si pone la questione di lasciare spazio ai personaggi ed alle storie. Il prossimo albo secondo me non dovrebbe avere altro che storie di una lunghezza di almeno 5 pagine per ogni personaggio ed in cui le caratterizzazioni e le linee narrative si possono sviluppare, compresi eventuali legami di continuity.
Superato lo scoglio del primo albo, superato il rischio dell’impasse del secondo, a questo punto però l’Elite Team dovrà affrontare l’importante tappa del terzo albo, quello nel quale si capirà definitivamente se saremo di fronte ad un (piacevole sia pure) esperimento di 3 numeri, od a un qualcosa che potrebbe andare avanti. Sicuramente in un modo o nell’altro dovrà passare per le Forche Caudine di un’altra mia recensione.
Riusciranno i Nostri (Anti)Eroi a sfuggire alle mani del Kattifo Recensore?
Chi vivrà vedrà …
Fabio Zavatarelli