martedì 9 giugno 2009

John Doe n. 24 - maggio 2005

John Doe # 24: "Il gioco di Morte"; soggetto: Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni; sceneggiatura: Roberto Recchioni; disegni: Riccardo Burchielli - mensile, anno III, n. 24 - maggio 2005, brossura, 98 pag, b/n, Eura Editoriale - euro 2,60

John Doe arriva alla fine della sua prima stagione... e chiude col botto!
L'idea di Bartoli e Recchioni, di far percorrere cioè a John Doe cicli narrativi sul modello dei telefilm (a stagioni) con archi di storie che pur collegate e in progress hanno in sé stesse una forma di compiutezza, giunge al primo traguardo con questo numero 24, la conclusione della prima stagione.
E che bel traguardo...
John Doe gode di una serie di prerogative che l'hanno portato a costruirsi un crescente successo e un'affezione fedele da parte dei sempre più numerosi lettori: un'idea di base di per sé molto interessante e intrigante, una continuity serrata ma tutt'altro che stancante, un'attenzione agli ingranaggi e ai materiali che rendono interessante una storia a fumetti e cioè la psicologia dei personaggi, l'azione, i sentimenti, le contaminazioni, le citazioni, gli omaggi ai "generi" e le interazioni tra essi.
In questi due anni John Doe, i suoi amici e i suoi Nemici hanno avuto una vita piena di avvenimenti emozionanti e i momenti di stanca nella serie sono stati davvero rari. Certo, qualche numero non esente da difetti si è visto, ma ogni capitolo è sempre stato comunque funzionale alla continuity (non ho particolarmente amato, ad esempio, gli ultimi due numeri precedenti alla conclusione della prima stagione, eppure devo ammettere che nel flusso della narrazione... erano "giusti", "ci stavano"). John Doe ha espresso una qualità media davvero invidiabile. Per tacere delle splendide copertine di Massimo Carnevale, una gioia per gli occhi!
John Doe, ottimo fumetto di intrattenimento popolare, è riuscito a ridestare in me quell'amato meccanismo mentale che è "l'attesa del numero successivo"... e devo dire di essere molto contento di questo.
Per cominciare a complimentarmi con gli autori di questo bel numero di John Doe parto, in ordine casuale, dai disegni di Burchielli: bellissimi, cupi, d'atmosfera, evocativi, perfetti per questa storia. Ho apprezzato particolarmente certe sfumature gotiche e i neri pieni e densi alternati a tavole e vignette in cui è invece un bianco lattiginoso e spettrale a farla da padrone. Morte, Fame, Pestilenza e Guerra sono rappresentati con tutta la drammaticità che questa storia richiede e le spettacolari trasformazioni cui alcuni personaggi vanno incontro sono rese da Burchielli in modo perfetto. Così come ho trovato particolarmente toccante la realizzazione grafica del momento dell'incontro finale tra John e Morte e il loro passare da una situazione all'altra (chi ha già letto l'albo sa cosa intendo) senza soluzione di continuità, con un effetto di stordimento e di particolare emozione.
E' da tempo, daltronde, che il parco-disegnatori di John Doe si è finalmente "stabilizzato" su una buona qualità generale.
E continuiamo con gli elogi: qualche battuta un po' forzata e forse eccessivamente didascalica non inficia assolutamente l'ottimo lavoro di Roberto Recchioni, sia sulla serie in generale che in questo numero 24 in particolare. Naturalmente non so quale sia il metodo di lavoro del duo Bartoli - Recchioni, ma dato che compaiono insieme come soggettisti di questo numero, i complimenti se li devono spartire: la conclusione della storia - che in realtà pone le basi per l'inizio di un nuovo ciclo - è scioccante, epica, intrigante e, per quanto mi riguarda, inaspettata.
Certo, col senno di poi - cioè terminata la lettura de "Il Gioco di Morte" - sono riuscito a collegare in un tutt'uno organico i semi e gli indizi che i due sceneggiatori avevano pian piano sparso in questi primi 24 numeri e questa mia operazione mentale ha aggiunto divertimento al divertimento.
Ho letto in giro (in rete) che per alcuni lettori il finale di questa prima stagione di John Doe era un po', come dire, "telefonato". Beh, non brillerò per particolare acume, ma io invece non avevo capito quale avrebbe potuto essere il finale di questo primo ciclo di storie. Certo, avevo fatto le mie ipotesi, che si sono rivelate puntualmente errate, ma di questo sono grato ai due sceneggiatori, perché significa che sono riusciti bene a tenermi sulla corda e a sorprendermi.
Ora che il primo ciclo è concluso, la curiosità di vedere John Doe all'opera nel suo nuovo, incredibile ruolo è fortissima ed è ovvio che questo per un fumetto è un gran pregio!

Orlando Furioso