sabato 13 giugno 2009

Joann Sfar: intervista esclusiva - 2005


intervista esclusiva a Joann Sfar: la Morte, l'Amore, la Caca

Joann Sfar arriva con una mezz’oretta di ritardo anche se lo perdoniamo tutti, soprattutto io. E lo perdono perché questo giovanotto classe ’71 è il mio autore francese preferito, e forse non dovrei parlare di me ma chissenefrega. Alla conferenza stampa organizzata da Hamelin (meritoria Associazione bolognese che si occupa tra le altre cose di promuovere la nona arte sotto le due torri) si presenta vestito da una maglietta con un vistoso ‘Jolly Roger’ disegnato sul davanti e con scarpe nere con una fiamma gialla ai lati. E’ l’autore di molte serie di culto in Francia e un po’ meno da noi che siamo un po’ più refrattari al talento: titoli come “la Fortezza”, “Professor Bell” (il preferito di chi scrive, che a questa opera splendidamente gotica ha dedicato un articolo), “Il piccolo mondo del Golem”, “Paris-Londres”, “La fille du professeur” e tante altre. La vulgata della rete parla di un autore un po’ scontroso e poco disponibile e invece lui saluta tutti con un sorriso e prende posto nella saletta che ospita la mostra delle sue tavole originali per rispondere cortesemente alle nostre domande. Alla conferenza sono presenti anche giornalisti della stampa e della RAI, sicuramente attirati dallo stretto rapporto dell’autore con l’Ebraismo e dalla prossima uscita in Italia della sua recente fatica, la realizzazione della prima serie animata tratta da un suo fumetto. Partiamo proprio da qui.

Da uno dei tuoi fumetti è stata tratta una serie animata di grande successo. Che cosa ci può dire a riguardo?

JOANN SFAR: E’ stata realizzata una serie animata di 52 episodi da ‘Petit Vampire’ (‘Piccolo Vampiro’, pubblicato in Francia da Delcourt e in Italia da Kappa Edizioni). E’ una serie alla quale tengo molto e che ha riscosso un grande successo in patria. Sono molto soddisfatto del risultato: la condizione che avevo posto per la realizzazione del cartone animato era di non tradire lo spirito del fumetto e (anche se dopo qualche rifiuto) sono riuscito a mantenere questo proposito.
Qual è stato il tuo contributo alla serie animata e quali sono, se ci sono, le differenze con la serie a fumetti?

JOANN SFAR: Ho scritto tutti gli episodi e mi sono occupato delle musiche e della direzione delle voci, cose delle quali sono davvero soddisfatto (inItalia ovviamente non mi sono occupato della scelta dei doppiatori e dell’adattamento!). Sono riuscito a mantenere un controllo totale sulla fase artistica e quindi la sola vera differenza che c’è con il fumetto è che quest’ultimo conta finora 5 episodi mentre ne ho dovuti scrivere altri 47 per la serie animata! Comunque il vero problema nell’adattare una serie come questa è che non è molto rispettosa di alcuni canoni tipici della TV per ragazzi (e non solo). Innanzitutto ci sono episodi che sono molto diversi da loro come tematica e spirito e questo di solito “non va bene” perché la serie viene considerata “poco identificabile”. Inoltre è una serie piuttosto “iconoclasta”, che scherza molto con le religioni e le razze e questo non è così normale come potrebbe sembrare. Infine la “morte” è molto presente come tematica ed è trattata in maniera non artificiale (il personaggio è un vampiro, e quindi un “non-vivente” con genitori vampiri come lui e incontra, per esempio, un altro bambino i cui genitori sono morti). Non ho interesse a spaventare i bambini ma posso e voglio parlare loro di argomenti che li interessano.
I bambini si interrogano fin da piccoli sul significato della morte mentre i genitori e la società fanno di tutto per non parlargliene. Negli episodi di Piccolo Vampiro ci sono storie che parlano di morte, storie d’amore e storie che parlano di “caca”: non vedo cosa ci sia di male nell’affrontare questi argomenti.
La serie è prodotta con capitali interamente francesi (soprattutto provenienti dal canale televisivo FRANCE 3). Chiaramente questo mi ha garantito una maggiore libertà nella realizzazione. Una serie pagata anche da finanziatori americani o canadesi (per esempio) deve per forza rispettare come tematiche le esigenze anche di quei paesi: insomma, certi argomenti non avrei potuto proprio affrontarli.

(N.d.R: da maggio questa serie arriva anche in Italia su RAI SAT)
Hai in cantiere anche progetti cinematografici?

JOANN SFAR: Sì, è in via di pre-produzione un film con attori in carne ed ossa tratto da ‘Grand Vampire’ (‘Grande Vampiro’, del quale è uscito proprio in occasione della visita di Sfar in Italia il primo volume, sempre per la Kappa Edizioni). E’ affidato alla casa di produzione che si occupa solitamente dei film di Alain Resnais ed ho già scritto quattro versioni della storia che dovrà comunque passare tra le mani di uno sceneggiatore cinematografico. Non mi chiedete di fare nomi di registi o attori perché la produzione si arrabbierebbe moltissimo (e poi ogni tanto mi piace mantenere un alone di mistero!)

Durante questi tuoi giorni in Italia farai un laboratorio con i bambini delle Scuole Elementari. E’ un’esperienza che hai già fatto in passato?

JOANN SFAR: In Francia lo faccio molto spesso: è molto bello lavorare con i bambini perché a loro piace disegnare un sacco e mi diverto molto con loro. Quando incontro studenti più vecchi a loro interessa sapere solo quanto guadagno ed è molto meno divertente…

(N.d.R: testimoni che hanno assistito all’incontro con i bambini parlano di uno Sfar raggiante che ha disegnato per due ore ininterrottamente disegni bellissimi con ogni tipo di personaggio e dimensione. I disegni in questione sono stati confiscati dalle Maestre dei piccoli e Sfar ha detto loro di portarli in classe e di farli colorare ai bambini. Se ci penso ancora mi vengono le lacrime agli occhi…)
Nei tuoi fumetti si parla molto di religione e dei suoi simboli. Perché? Ti interessa anche da un punto di vista didattico?

JOANN SFAR: Assolutamente no! E’ vero che l’Ebraismo è molto presente nelle mie storie ma questo perché si tratta di una realtà che conosco molto bene (la famiglia di Sfar è di provenienza ebraica, per metà aschenazica e per metà sefardita e il nonno da giovane aveva intrapreso gli studi per diventare rabbino, n.d.R.). L’Ebraismo è un argomento spesso affrontato in Francia nei libri ed anche nei fumetti. Però di solito quando in una storia questo è presente come argomento diventa quasi meccanicamente il protagonista della vicenda. E’ una forzatura e non mi interessa: è come se tutte le storie con un personaggio di religione ebraica debbano essere “Storie sull’Ebraismo”. La storia di Re Artù non è una storia sul Cristianesimo ma una storia d’avventura. Ecco, nelle mie storie l’Ebraismo non è che un aspetto e non serve a insegnare niente di specifico.
Conosci gli autori italiani di fumetti e quali sono i tuoi preferiti?

JOANN SFAR: Il mio preferito in assoluto è Gipi (autore di “Appunti per una storia di Guerra” pubblicato in Italia da Coconino Press e mi piace molto anche Vittorio Giardino(tutti autori che hanno in Francia una fortuna molto maggiore che in Italia, per la tristezza del Vs. R.). Capisco che sia una banalità per un francese ma mi piace davvero tanto anche Hugo Pratt (e anche Micheluzzi): quello che mi affascina di più in Pratt è il fatto che sia un autore profondamente europeo ma che ha subito una grandissima fascinazione da parte dell’America. Adoro anche Milton Caniff, ma il fatto che lui sia americano fa sì che a lui preferisca Pratt. Questa dicotomia tra Europa ed America mi interessa tantissimo.

Angoulème è probabilmente la vetrina europea più importante per il fumetto, ma di recente è stata al centro di polemiche che ti hanno anche visto protagonista. Cosa pensi di tutto ciò?

JOANN SFAR: In Francia è vero che in questo momento il fumetto sta vivendo una vera e propria età dell’oro. Questo vuol dire che girano un sacco di soldi (se ci credete ad Angoulème girano più soldi rispetto addirittura a Cannes!). Questo fa sì che l’ambiente del fumetto sia in generale un ambiente “nervosetto”. Uno dei motivi principali di questo nervosismo deriva dal fatto che esiste tutta una generazione di autori che sono stati rivoluzionari ma che adesso loro malgrado sono stati inquadrati nell’industria. Quanto ad Angoulème, quest’anno c’è stato un problema evidente con i premi. Il festival combatte da anni tra due diverse identità: quella di essere un festival elitario e quindi fortemente innovativo per il fumetto e quello di essere un festival popolare e per famiglie (chiaramente è in questa sua seconda veste che diventa anche un’operazione economicamente redditizia). La polemica quest’anno è nata dal fatto che sono state fatte nei premi scelte troppo sofisticate e radicali. Questo ha fatto sì che ci siano state delle forti discussioni sul presente e sul futuro del festival: ancora adesso è una cosa di cui discuto di frequente con gli organizzatori. Nessun problema da parte mia!
Quando parli di autori rivoluzionari che vengono inquadrati parli anche dell’Association? Che cosa fa l’Association per sfuggire a questa “normalizzazione”?

JOANN SFAR: Il vero problema dell’Association è che “ha vinto la guerra” e adesso deve decidere cosa fare del proprio futuro. La nostra casa editrice non è nata con un messaggio critico o artistico ma banalmente per una ragione pratica: nessuno voleva pubblicare i nostri fumetti e allora abbiamo cercato di farlo da noi. Per dieci anni abbiamo lottato nelle librerie perché venisse riconosciuto uno spazio ad opere prodotte in un formato diverso da quello dell’album di quarantotto pagine (opere di formato più piccolo, con molte pagine ed in bianco e nero). Adesso abbiamo avuto un tale successo che le case editrici “tradizionali” come Casterman ci copiano nel formato e nelle storie. Un fumetto come ‘Persepolis’ di Marjane Satrapi (pubblicato anche in Italia da Sperling? E presto anche nella collana dei Classici del Fumetto di Repubblica) in Francia ha venduto 150000 copie quando tutti dicevano che era un formato e un tipo di disegno che non avrebbe mai venduto grandi numeri ed un tipo di storia che non era adatta ad essere raccontata a fumetti. Quindi l’Association ha vinto ma non sa più cosa fare, anche perché non ha la struttura redazionale delle grandi case editrici. Per dire, moltissimi autori ci mandano fumetti da leggere ma nell’Association non c’è nessuno che li legga perché non esiste una struttura redazionale che si occupi di questo. Io questo problema “d’identità” lo sento un po’ meno perché sin dall’inizio ho lavorato anche con case editrici “istituzionali” come Dargaud e Delcourt. A me quello che interessa è lavorare a tutti i tipi di storie, sia quelle sperimentali e difficili che quelle stupide e di intrattenimento.

Un’ultima considerazione: in Francia è stato da poco pubblicato ‘Blankets’ (fumetto di Craig Thompson pubblicato anche da noi da Coconino Press) ed è stato quasi subito preso a paradigma di un certo tipo di fumetto quando in fondo non si tratta che di una copia di quello che l’Association fa da dieci anni. Vedendola negativamente si può dire che si tratta di merda, prendendola invece in modo positivo forse ‘Blankets’ diventerà un fumetto un po’ più accessibile di quelli che facevamo noi e spingerà alcuni lettori che non l’hanno mai fatto prima a leggere fumetti più impegnativi. E poi in un certo senso è ridicolo: se dieci anni fa ci arrabbiavamo perché le grandi case editrici non pubblicavano fumetti nel formato che a noi piaceva adesso non possiamo invece prendercela perché Casterman pubblica fumetti in bianco e nero come ‘Blankets’…

Alcuni fumetti li scrivi e li disegni da solo mentre altri sono nascono insieme ad altri autori (David B., Emmanuel Guibert, Lewis Trondheim, Cristophe Blain…). Come nascono queste collaborazioni?

JOANN SFAR: Quando comincio un fumetto non parto mai con l’idea che diventi una collaborazione con un altro artista. Fin dall’inizio ho lavorato in uno studio a stretto contatto con tanti autori: personecon cui sono diventato amico e con cui è stato normale scambiare consigli e lavorare insieme. Comunque per lavorare con qualcuno io prima lo devo conoscere bene. Anche perché quando si fa un fumetto a quattro mani bisogna parlare un sacco e si finisce spesso per litigare: meglio farlo con qualcuno che si conosce bene!

Cosa stai leggendo in questo momento e che cosa ti appassiona come lettore?

JOANN SFAR: In questo momento sto lavorando ad una storia ambientata nell’Europa dell’est che ha per protagonisti un gruppo di musicisti klezmer. Quindi, anche per documentarmi, in questo momento sto leggendo un sacco di libri di autori russi. Non vedo l’ora di disegnare la neve e vedere se sono capace. Se non ce la faccio aprirò un volume di Corto Maltese e ricopierò, pazienza!

Per quanto riguarda i fumetti in questo periodo sto leggendo un sacco di manga (ma non chiedetemi titoli o autori perché sono tutti in giapponese e non me li ricordo). In genere leggo di tutto, le cose sperimentali ma anche le stronzate: ultimamente mi sono letto tutti i fumetti del mondo di Star Wars! E’ un po’ come nel mio lavoro: mi piace alle volte concentrarmi su storie serie o sperimentali, ma anche disegnare delle sciocchezze, a seconda dell’ispirazione.

Ha mai avuto la possibilità di lavorare in Italia, per l’Italia o più in generale all’estero?

JOANN SFAR: Mah, io vengo da Nizza e i nizzardi hanno sempre avuto un forte legame con l’Italia. Venire in Italia è per me come essere a casa perché le differenze tra qui e la Francia sono davvero poche. Mi manca l’esotismo per avere voglia di lavorare qui!

Qual è il tuo rapporto con il cinema?

JOANN SFAR: Nei miei fumetti io faccio un mix (volendo un po’ semplificare) tra le ambientazioni gotichedell’Espressionismo tedesco (quello dei film di Murnau e Weine) e le situazioni della commedia americana anni ’50. Adoro questi film ma anche molti altri.

E il tuo rapporto con la musica?

JOANN SFAR: Mia madre (che è morta quando io ero ancora piccolo) è stata una cantante di varietà mentre mio padre un pianista jazz. Quando ero piccolo la musica era “cosa” dei miei genitori e per me era un argomento un po’ vietato. Poi da grande ho cominciato a suonare la fisarmonica, quindi l’ukulele, la chitarra e infine il banjo. Il banjo lo porto sempre con me e suono davvero spesso (anche se davvero male!). Per fortuna gli amici con cui suono sono bravissimi e nascondono un po’ i miei difetti!

Sfar tira fuori da una custodia il suo banjo, uno strumento “vecchio” nel senso di vissuto che ha riempito di piccoli disegni che raffigurano i suoi personaggi. Un gioiello da vedere. Sembra che nei giorni in cui è stato a Bologna Sfar non si sia mai separato dal banjo e dal suo taccuino. Chissà che disegni porterà a casa e se da questi trarrà un carnet de voyage…Non vedo l’ora di leggerlo!!

Questa intervista è il frutto della conversazione avuta con Joann Sfar durante la conferenza stampa che l’autore ha tenuto Giovedì 14 Aprile nella sede dell’Associazione Hamelin. Nella sede di via Zamboni 15 (a Bologna) è stata inaugurata lo stesso giorno una bellissima mostra di tavole originali dell’autore. La mostra (MOSTRI, VAMPIRI E GATTI PARLANTI – IL FANTASTICO DI JOANN SFAR) resterà aperta fino a Sabato 7 Maggio, dal Lunedì al Sabato e dalle 10 alle 14. Alcune battute sono state raccolte invece durante l’incontro che l’autore ha tenuto con il pubblico, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Galvani di Bologna Sabato 16 Aprile alle 17:30 (in collaborazione con l’Associazione Krazy Kat.

Diflot

Si ringrazia l’amico Sergio ‘Gambitt’ per avere reso possibile l’intervista.