venerdì 19 giugno 2009

Il re bianco - novembre 2005


Il re bianco, di Davide Toffolo - brossura con sovracoperta, 160 pagg. b/n, Coconino Press (2005) - euro 12,50

Meno male che i fumetti non sono tutti uguali. Meno male che gli autori di fumetti, oltre a non essere tutti uguali, non ci raccontano sempre la stessa storia.
Non tutte le storie - ormai l'abbiamo imparato - si svolgono e si raccontano in una linearità temporale ed emotiva prestabilita e rassicurante. Non arriva sempre il deus-ex-machina a risolvere ogni scarto che possa arrecarci disturbo. Meno male.
Davide Toffolo è talentuoso assai, lo è sempre stato e l'ha ampiamente dimostrato.
E a me non è mai piaciuto.
Non lui, per carità!, le sue opere non sono mai riuscito ad amare, ecco.
C'era così bisogno di questa antipatica premessa per parlare un po' de Il Re Bianco? Sì, per me è un outing importante per diversi motivi.
Primo, perché il fatto che un autore non sia "nelle mie corde" non mi basta per decidere a priori di scartarlo dalle mie letture. Secondo, perché un autore non amato (ma poi le cose cambieranno eccome!) può comunque arricchirmi come lettore e farmi riflettere. Terzo, perché - banalmente - chi non cambia mai idea è fatto di pietra e la pietra da sola non parla ed è noiosa.
Davide Toffolo possiede un talento straordinario e questo è un fatto che sta lì e spicca luminoso e indipendente dai gusti di chiunque.
Il Re non è solo Bianco, ma è anche Nudo e, a differenza del patetico reuccio della celebre fiaba, non lo è perché finge di essere ammantato da preziosi abiti visibili solo ai degni. E' Nudo perché lascia che tutti lo guardino, coi suoi pudori, le sue fragilità, la sua forza.
Dopo la prima lettura de Il Re Bianco ho chiuso il libro insoddisfatto, chiedendomi che cosa volesse raccontarmi, l' autore, con questa storia che mescola un Davide Toffolo e un Copito de Nieve, il gorilla bianco dello zoo di Barcellona (lo stesso gorilla bianco di cui ha parlato Calvino in Palomar). Ero palesemente a disagio.
Non credo sia semplicissimo né banale riuscire a mettere a disagio un lettore che si considera (immodestamente e senz'altro immeritatamente) sufficientemente smaliziato e discreto conoscitore del medium.
A disagio e arrabbiato con l'autore, così mi sentivo.
Nonostante la pila immane di fumetti e libri "arretrati" che troneggia su un mobile di casa mia e nonostante il poco tempo che ho per "smaltirla", ho ripreso in mano Il Re Bianco e l'ho riletto.
Mi si è spalancato un mondo.
Ho smesso, semplicemente, di chiedermi quale sia il recondito significato di chissà cosa. Semplicemente.
Leggo e mi concedo solo un momento, mentre pulisco gli occhiali, per rendermi conto che questa è la prima volta che leggo il volume. Sono emozionato.
I disegni di Toffolo, l'intera struttura, la commistione tra testo e disegno, la closure, la costruzione delle tavole... tutto è magnifico e carico di poesia e mistero e tragedia e umanità e disumanità. Resta, il disagio, ma questa volta è un disagio pieno di significato. Il Gorilla Bianco e i bambini africani, la ragazza con gli occhiali e il davidetoffolo, la bambina e la mamma, la foresta e il vecchio della nave. Tutto così incredibilmente carico di poesia, così significativo e pieno di domande-e-non-risposte. Mi smuove dentro, visceri e animo.
Sto cercando di parlare di un FUMETTO nell'accezione più pura e splendida del termine, non di qualcosa che cerca di spacciarsi come tale mascherandosi da fumetto per propinarmi altro (l'ego di un autore, riflessioni filosofiche, senso-della-vita e altre cazzate del genere), sia chiaro.
Voglio tornare ancora sui disegni di Toffolo: meriterebbero ben altro che un balbettio di approvazione su un sito di fumetti. I disegni de Il Re Bianco raggiungono, specie in certe parti del libro, una grande bellezza. La sensazione che l'autore possa ormai permettersi di disegnare qualsiasi cosa in qualsiasi modo desideri è forte. Qui Toffolo riesce in un'operazione da Grande Autore: può mutare, anche profondamente, lo stile a seconda della situazione e del succo emotivo della storia e dei suoi protagonisti.
Per "protagonisti" intendo tutto ciò che appare all'interno delle inquadrature e anche tutto ciò che non viene immediatamente mostrato...
Toffolo può modificare anche radicalmente lo stile all'interno della storia, ma senza perdere coerenza, credibilità, unità e autenticità. E questa è sempre un'operazione rischiosissima. Quando riesce, però, è sintomo di grande maturità artistica.
Tendo a usare con (eccessiva?) parsimonia la parola Arte. Il Re Bianco è l'opera di un artista.
Banalizzerei questo capolavoro se ne raccontassi la trama o i "punti salienti" (mai come in questo caso "punti salienti" non vuole dire proprio nulla). Giusto un cenno per dovere: il Davide Toffolo di questa storia si reca a Barcellona per vedere, per l'ultima volta, Nfumu-ngui, l'unico gorilla bianco al mondo, vecchio e malato, catturato nel 1967 nella foresta di Nko, Guinea Equatoriale...
Un viaggio, una cerca, un Grande Viaggio; anime, disegni, parole, emozioni.
Unico e dichiarato scopo di questo scritto è un appello, l'invito a chi abbia avuto la pazienza di leggere fin qui a comprare e leggere questo volume: Il Re Bianco, di Davide Toffolo.
Alla fine amo questo libro in un modo che quasi mi commuove, amo il suo autore che si è spogliato, mi ha dato la sua arte e pur nella sua giovinezza ha provato a insegnarmi altri sguardi per vedere.
Il Re Bianco è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi tempi.
Orlando Furioso