giovedì 11 giugno 2009

Il mito di Watchmen - un saggio inedito di U.E.


La scorsa estate, in un autogrill, sono stato avvicinato da un tipo losco che mi ha detto: “Ueh, dottò, lo vuoi comprare uno saggio inedito di Umberto Eco?”. Ovviamente l’ho comprato, ma ammetto di non averne saputo che farmene fino ad oggi. E’ con grande piacere quindi che lo metto a disposizione degli amici dell’Elite in vista di questo importante avvenimento. Per completezza accademica, ritengo importante sottolineare che l’autografia dello scritto è alquanto dubbia.

Risulta tuttora priva di fondamenti la voce secondo la quale il celebre Alan Moore avrebbe composto la sua famigerata opera Watchmen nella casa di Alystair Crowley, come sostenuto dallo Sloss-Wallis [1].
A chi gli obietta: “Ma quello è Jimmy Page”, lo studioso olandese, sostenuto da una robusta testardaggine, ribatte che Page è un semplice prestanome. Questa strampalata ipotesi, priva di ogni rigore scientifico, continua nonostante tutto a trovare entusiasti sostenitori.
Un altro studioso che ha dedicato notevoli risorse all’opera di Moore è il Ficareto, che sostiene di aver ritrovato, con un codice a matrice di propria invenzione, la famosa frase “Who watches the Watchmen?” nel settimo capitolo del De Occulta Philosophia di Agrippa Von Nettesheim, nella pagina XXXVVIIIII del Codice Atlantico e, ribaltato e in caratteri minuscoli, nel logo della Nike [2] .
Innumerevoli sono i tentativi di suicidio in qualche modo legati a quest’opera. Chris Claremont rimane l’unico ad averlo apertamente confessato, mentre Scott Lobdell, Fabian Nicieza, Steven Seagle, Joe Kelly e Alan Davis hanno sempre sostenuto che si è trattato di un incidente d’auto.
Risulterà impossibile provare che il tentativo di auto-infibulazione operato da Grant Morrison dopo aver assunto 60 gr di peyote sia in qualche modo relazionabile a Watchmen, mentre è stato dimostrato al di là di ogni dubbio che l’altare pseudo-celtico con incise le fattezze di Rorschach ritrovato nella brughiera scozzese e attribuito a Beda il Venerabile è in realtà un falso operato dallo stesso Morrison e da Julian Cope.
Particolarmente interessante risulta la storia editoriale dell’opera.
Le lastre di stampa originali della prima edizione furono comprate da Janette Khan e trasformate, da un abile carrozziere, nella scocca di un’utilitaria. Riverniciata di nero per preservare il segreto, l’autovettura, montata su meccanica Nissan, fu comunque rubata e tuttora se ne ignora la fine.
Le lastre della prima edizione in paperback stanno nei sotterranei del MOMA di New York, almeno a quanto risulta dai registri. Nessuno è mai riuscito a trovarle.
Con l’avvento della stampa in digitale, pseudo-originali di Watchmen sono emersi un po’ dappertutto, con grave frustrazione della comunità di studiosi. Il Franklin [3] ha ritenuto di aver rintracciato l’origine dei fake in due luoghi ben precisi: l’università di Berkley e una software house in provincia di Firenze.
L’elite culturale ha sempre tenuto Watchmen in grande considerazione, rispettandone sempre la vocazione esoterica.
Una copia di Watchmen fu portata in dono da Bill Clinton al Papa durante la sua visita, ma fu espressamente richiesto che non risultasse negli inventari vaticani. Merito del ritrovamento va all’instancabile opera del G. Getto coadiuvato dalla seconda moglie J. Jett, che per anni hanno vissuto nei sotterranei vaticani. Purtroppo la famosa nota autografa di Giovanni Paolo II, scritta su un post-it usato come segnalibro che diceva “Veh, però…” è stata distrutta e non può più essere portata nel dibattito accademico.
Risulta che Stephen Hawkings abbia inserito Watchmen come lettura obbligatoria per i propri studenti, imponendo però che non ne venga fatta menzione nel piano accademico.
Madonna, dopo aver esaurito la Kabbalah, ha pubblicamente intrapreso lo studio di Watchmen, regalandone una copia a Britney Spears che pare abbia affermato: “Ma qui ci sono le figure! Come si fa a leggerlo!”.
Risulta che Enrico Ghezzi abbia registrato una lettura integrale di Watchmen fuori sincrono, in vista di una messa in onda su Fuori Orario. Pare che problemi di diritti ne abbiano bloccato la trasmissione.
Infine, è balzata agli onori delle cronache la reazione di una famosa show-girl che, in procinto di sposare un non meglio identificato sceicco saudita, si è vista recapitare, fra gli impegni di nozze, la richiesta di una lettura integrale dell’opera. Alla quale la detta show-girl avrebbe replicato: “Miiiii, ecchessarà mai ‘sto uotchmèn?!”
NOTE:
[1] “Moore e il problema degli spifferi”, articolo nella rivista “House and haunted gardens” n° 26, 1989. [2] Rispettivamente: “Chiavi matriciali e filosofia occulta”, Dresda 1992; “Chiavi matriciali e pensiero occidentale”, Vienna 1996; “Chiavi matriciali e donne che non te la danno comunque”, intervento al XXV Congresso degli Studiosi Vergini, Milano 1999.
[3] “Searching for Watchmen in the Cyberspace”, New York 2002, poi incluso nella raccolta di saggi “Yes, I spend a lot of time in front of the computer so fuckin’what?!”, New York 2003.

Pietro Meroni