sabato 6 giugno 2009

Il "Che" di Oesterheld - 2002


Il fumetto come testimonianza


Attenzione! Perché oggi non parliamo solo di fumetti, ma anche di Storia.

Non storcano il naso i puristi: saprete già che Fumetti di Carta si propone di essere un sito sul fumetto "a trecentosessanta gradi", che non vuole (o non vuole solo) aggiornarvi sulle novità circa il team creativo di questa o quella testata, ma anche (soprattutto?) farvi scoprire qualche "gioiello nascosto", nella speranza non tanto di indurvi a recarvi presso qualche fumetteria, ma di ricordare a tutti le mille sfaccettature di una forma di espressione artistica (il fumetto, per l'appunto) che ognuno di noi nella propria mente tende a vincolare ai propri gusti o abitudini personali.
Parliamo dunque degli anni difficili della Repubblica Argentina, un periodo in cui la gente spariva più o meno misteriosamente dalla proprie case, e in cui una voce di protesta forte e coraggiosa era proprio quella dei rappresentanti della scuola fumettistica sudamericana. Questi uomini, attraverso le tavole disegnate, diffusero (dove e come potevano) la testimonianza di una violenza assurda e feroce (come ogni violenza), di una cieca repressione che afflisse la vita di un'intera nazione, ignorata o tollerata dal resto del mondo.
Veniamo quindi a Hector German Oesterheld (nato a Buenos Aires nel 1917 e finito ad aumentare il numero dei desaparecidos nel 1977), ad Alberto Breccia (nato in Uruguay ma trasferitosi presto in Argentina, morto nel '93) ed al figlio Enrique. I due Breccia sono fra i più importanti testimoni del fumetto contemporaneo, inteso come manifestazione artistica uscita dal guscio degli inizi per arrivare ad una espressività più adulta.
Il lavoro fumettistico che unì i tre autori citati è la biografia a fumetti di Ernesto "Che" Guevara. Secondo alcuni fu proprio la realizzazione di quella biografia che portò Oesterheld al suo tragico destino. In realtà quel lavoro non fu pubblicato in Argentina (in Italia lo potete trovare edito da Topolin Edizioni), ma è fuori discussione che se l'autore fu ritenuto nemico del regime lo fu anche per le sue opere nel campo dei fumetti, e non solo per la sua militanza nei Montoneros.
Raccontare "La Storia" con il fumetto è sembrata per molto tempo una scelta di dubbia efficacia, o quantomeno da limitare al campo divulgativo-didattico. Nella realtà questa scelta si è andata via via affermando come concretamente capace di testimoniare la vita del nostro tempo in ogni suo aspetto, violenza e sopraffazione incluse. In lavori come “Che” la riproduzione di immagini a contrasti in bianco e nero netti e decisi, che richiama alla mente l'incisione in legno, è ascrivibile alla volontà di generare una forte carica emozionale. La crudezza della guerriglia in Sud America, col suo fardello di orrori che gravava su entrambe le fazioni, viene perfettamente resa dalle tavole di Breccia, così come la difficoltà della vita nella foresta, nel suo stato di costante insicurezza e precarietà.
Il contenuto politico di questa opera è innegabile, ma non mi soffermerei su questo: indipendentemente dal voler entrare nel merito storico di torti e ragioni (cosa che non è nelle mie intenzioni, e neppure nel mio compito) è chiaro che volontà degli autori è far rilevare una divisione dicotomica fra bene e male. Forze che lottano per un ideale e forze che lottano per mantenere lo status quo; bianco e nero, luce e oscurità; tensione verso la libertà oppure repressione qualunquista: questo è quanto gli autori vogliono comunicarci.
Le vignette finali, in cui il corpo e il volto del "Che" vengono avvolti da una coltre di nero, rientrano in questa logica strutturale complessiva, simboleggiando la fine di una vita, colta però nel solo termine della sua dimensione fisica. Nella didascalia dell'ultima vignetta si allude infatti al sangue di Ernesto Guevara, che scorre già nel fiume di altro sangue versato in mille battaglie contro la fame e l'ingiustizia.
E ora basta. Queste sono solo parole; il fumetto è vostro, sapete dove trovarlo...
Francesco “Miticobaro” Barilli
(con la preziosa collaborazione di Erminio Lazzari)