venerdì 5 giugno 2009

Hulk: The End - luglio 2003


Hulk: The End, di Peter David e Dale Keown - 48 pag cart. col. 9,00 euro - Panini Comics

L’umanità ha perso il suo controllo sulla tecnologia e ciò che l’uomo voleva piegare al suo servizio si è ribellato con conseguenze catastrofiche, travolgendo sogni di dominio sulla natura vani, egocentrici e malati.
Il fuoco di Prometeo, già rivelatore di instabilità, si è trasformato in follia post atomica, in un incubo in cui la Terra, devastata dagli ordigni nucleari, è diventata una landa semidesertica illuminata da un sole che, filtrato dalle polveri alzate nell’atmosfera, emana una luce pallida e verdognola. In questo ambiente apocalittico si muovono gli unici sopravvissuti cioè due uomini che condividono lo stesso corpo, Bruce Banner e Hulk, sciami di scarafaggi mutati e un uccellino consumato dalle radiazioni.
Banner è uno scienziato ormai prossimo alla fine mentre Hulk è un mostro verde e muscoloso. In apparenza i due sono completamente diversi: un dottore razionale e intelligente che vive con il peso di trasformarsi in un energumeno impulsivo, stupido e violento. Bastano però poche pagine (anzi, solo tre vignette della primissima pagina) per accorgersi che fra i due la diversità è solo apparente; entrambi infatti compiono un gesto che mostra affinità d’animo. Entrambi schiacciano uno scarafaggio. In modo diverso certo: Banner è debole, cammina a malapena e per uccidere si serve del bastone mentre Hulk non risparmia un briciolo della sua forza nonostante l’avversario sia piccolo e insignificante. Quello che conta è che lo uccidono.
'Padrone di tutto ciò che mi circonda. Ecco cosa sono.’ Sono le parole che usa Banner per commentare l’uccisione.
L’uomo è stato capace di devastazioni immense su scala planetaria e Banner nutre ancora la sua sete dominio prendendosela con l’unica specie vivente risparmiata dalla furia dell’uomo. Banner è arrogante. Banner è anche presuntuoso.
La razza umana è conosciuta nel cosmo per la sua spietatezza e crudeltà e così le razze aliene vedono la sua estinzione come la liberazione da un male, da un cancro. Per assicurarsi che gli uomini siano totalmente estinti gli alieni inviano sulla Terra un Registratore, un robot incaricato di assicurarsi che gli uomini muoiano proprio tutti, fino all’ultimo. Banner, l’ultimo uomo, chiede al Registratore se gli alieni vogliono imparare dagli errori dell’uomo…
Dopo che la razza umana ha dimostrato tutta la sua stoltezza devastando la Terra Banner si illude che gli uomini abbiano qualcosa da insegnare… Non è affatto così e il Registratore stesso ne è la dimostrazione: questo robot (come afferma lui stesso) è programmato solo per registrare, uccidere invece non rientra tra le sue funzioni. E’ un esempio di tecnologia innocua davanti al quale lo scienziato della bomba non può che annichilire. Banner è infine cinico. Banner/Hulk è perennemente seguito da una videocamera del Registratore che riprende ogni secondo della vita dei due fino all’ultimo respiro e che, su richiesta di Banner, può proiettare immagini passate. Fra queste immagini ci sono i continui attacchi di migliaia di scarafaggi a Hulk; ogni volta gli divorano le carni, lo spolpano, ma Hulk riesce sempre a sopravvivere grazie ad un potere di guarigione che gli rigenera il corpo.
Sono le sequenze che Banner ama rivedere, provando gusto (un gusto tutto ‘scientifico’) nell’osservare le immagini di Hulk che viene mangiato lentamente, poco per volta e che infine si ricostituisce; il picco più estremo e (dis)umano della vivisezione. Non c’è quindi differenza fra Banner e Hulk, due mostri violenti e sanguinari, tipici rappresentanti della razza umana.
L’ultima pagina di Hulk: the end è forse un lume in mezzo all’imperante e inevitabile pessimismo dell’opera. Banner muore e finalmente si realizza uno dei grandi desideri di Hulk: avere il proprio corpo solo per sé, non doverlo condividere con l’odiato, debole, insignificante scienziato. Dovrebbe trattarsi di una vittoria per Hulk ma non è così, il gigante è triste; ora è l’ultimo uomo sulla Terra e prova la vera solitudine, lui che più di ogni altro vole- va essere lasciato in pace dagli altri uomini. Forse questa naturale socievolezza degli uomini può essere un nuovo punto di partenza. I dubbi sono forti, forse è troppo tardi per ricominciare.
Luigi Siviero