giovedì 11 giugno 2009

Green lantern: Rebirth - il ritorno di Hal Jordan


Gli anni ’90 sono stati un periodo paradossale per i comics americani.
Se da un lato le vendite toccarono vette mai viste prima (e mai più raggiunte in seguito), in gran parte a causa della speculazione selvaggia e del fenomeno delle variant cover, qualitativamente si toccò il fondo, con pubblicazioni tutte basate sull’effettaccio spettacolare ma prive di anima, spesso affidate in toto a disegnatori che si improvvisavano autori completi pur essendo sostanzialmente incapaci di scrivere delle buone storie e dei dialoghi accettabili.
In questo contesto, nacque una delle operazioni più controverse mai viste in casa DC: la distruzione del personaggio di Hal Jordan, la Lanterna Verde della Silver Age .
In casa DC si decise che bisognava creare degli eventi, qualcosa che facesse parlare del DCU come già era successo con La Morte di Superman.
Nacquero così Emerald Twilight da una parte e Knightfall dall’altra; entrambe le storie erano delle operazioni smaccatamente commerciali e di dubbio valore, ma se la seconda fu facilmente dimenticata una volta che Bruce Wayne ebbe ripreso il proprio posto dietro la maschera di Batman, la prima ebbe conseguenze di lunga durata piuttosto imbarazzanti.
Hal Jordan, che tra tutti i personaggi della DC era probabilmente secondo solo a Superman come rappresentazione dell’eroismo, della purezza e nobiltà di intenti, era già stato “riportato a terra” (lui, un pilota di caccia!) con le nuove origini codificate dalla miniserie Emerald Dawn, dove si era mostrato un personaggio più vulnerabile e capace, nel passato, di commettere grandi errori. Eppure, il tutto era stato fatto con grazia e rispetto. Alla fine della nuova origine, Hal era un personaggio più umano ma sempre eroico, sempre fondamentalmente altruista e soprattutto senza paura.
Emerald Twilight si spinse più in la… Troppo in là. Nella volontà di fare di uno degli eroi principali del DCU un cattivo di primo piano, la suddetta saga sconvolse il mondo di Jordan che, dopo la distruzione della sua città (in un crossover con le testate di Superman), Coast City, si ritrovò ad affrontare un tale crollo nervoso da trasformarsi in Parallax, personaggio che avrebbe più volte cercato in seguito di ricreare la realtà a proprio piacimento, peraltro dopo aver ucciso quasi tutti i componenti del Corpo delle Lanterne Verdi, i suoi commilitoni di tante battaglie, e i Guardiani dell’Universo, i creatori e capi del Corpo.
In conseguenza della suddetta saga, fu creato un nuovo Lanterna Verde per il DCU, Kyle Rayner, ma intanto il danno con Hal era già stato fatto.
I fan del personaggio non accettarono mai quello che gli era accaduto. Come avrebbero potuto? Un conto era la morte di un personaggio e la sua sostituzione con uno nuovo: quella si sarebbe potuta accettare, se la morte stessa fosse stata eroica e degna del passato glorioso del character in questione. Il caso di Flash/Barry Allen lo dimostra.
Un altro, ben diverso, era rendere il personaggio una specie di folle omicida, trasformarlo in un villain e infangarne il nome.
Lo stesso personaggio di Kyle Rayner, il suo successore, fu penalizzato da tutto ciò, e non ebbe la possibilità di affermarsi davvero presso il fandom, sempre oppresso dall’ombra del suo predecessore, sempre lasciato in mano a scrittori incapaci di valorizzarlo nella sua diversità da Jordan, con l’unica eccezione di Grant Morrison che nella sua JLA lo ha tratteggiato con la stessa cura usata per tutti gli altri grandi del DCU.
Comunque, tanto chiaro fu, alla stessa DC, l’errore commesso, che negli anni furono fatti diversi tentativi per correggerlo – come il riciclo di Hal Jordan come nuovo Spettro – senza mai però arrivare a cancellarlo del tutto, come se farlo significasse ammettere davvero di avere sbagliato, di aver fatto una scelta puramente commerciale e non derivata dalla voglia di raccontare una bella storia.
Nel 2004 però, quando ormai sembrava impossibile, a dieci anni da quell’infausta scelta, la DC ha finalmente deciso di riparare una volta per tutte al trattamento riservato ad uno dei suoi personaggi storici, e ha dato così il via ad una miniserie, appena conclusasi, intitolata Green Lantern: Rebirth.
Scritta da Geoff Johns, grande amante della Silver Age DC e sceneggiatore di talento, e disegnata dall’astro nascente Ethan Van Sciver, Green Lantern: Rebirth è nata anch’essa, probabilmente con intenti commerciali. E’ inutile negare che Kyle non ha mai avuto, come dicevamo, la stessa popolarità di Jordan presso i fan; rilanciare il personaggio di Lanterna Verde non poteva che passare per il ritorno del suo interprete più famoso e amato.
Eppure, se simile può essere la genesi, ben diverso è il risultato.
Emerald Twilight aveva distrutto il mito di Hal Jordan; Rebirth lo ricrea.
Emerald Twilight era stata una pugnalata al cuore dei fan; Rebirth è un toccasana.
Emerald Twilight era scritta così così e disegnata maluccio; Rebirth è scritta bene e disegnata divinamente.
Nel corso dei sei numeri della miniserie, Geoff Johns ha dimostrato di avere grande affetto per i personaggi del mondo di Lanterna Verde e anche grande dimestichezza con essi. La soluzione da lui trovata per rendere Parallax un’entità distinta da Hal e legata in maniera indissolubile alla storia delle Lanterne Verdi è semplice ma efficace; alla fine, tutto torna.
Fin troppo, a dire il vero.
Infatti, nella miniserie che restituisce ad Hal Jordan tutta la dignità di eroe, cancellando lo scempio fatto del personaggio negli anni ’90, nella miniserie che regala ai fan un nuovo Corpo delle Lanterne Verdi, è difficile trovare svolte inaspettate, idee veramente nuove o fuori dagli schemi.
L’eccessiva prevedibilità della trama è il prezzo da pagare per la costruzione perfettamente “quadrata” messa in piedi da Johns.
A fare da contraltare, però, ci sono ottimi dialoghi, grande passione nel dipingere i personaggi, ritmo incalzante e alcune scene capaci di toccare il cuore di tutti coloro che almeno una volta, da bambini, hanno costruito un anello di carta colorato di verde e hanno sognato di poter volare con esso tra le stelle... Ovviamente dopo aver recitato l’immortale giuramento del Corpo!
Green Lantern: Rebirth è svettata lassù, in cima alle classifiche di vendita, dando al personaggio di Lanterna Verde un successo commerciale che probabilmente non aveva mai avuto. E’ stata infatti una miniserie che, pur essendo pensata e scritta per i fan, è stata capace di catturare anche molti neofiti grazie all’attenzione messa da Johns nel renderla comprensibile a tutti, anche a chi non sapesse nulla di Lanterna Verde e di Hal Jordan… E ovviamente grazie all’arte di Ethan Van Sciver.Non si può infatti non ammettere che la cosa migliore della miniserie, quello che veramente la proietta tra le proposte migliori degli ultimi tempi in casa DC (e non solo) sono le splendide, spettacolari tavole dell’astro nascente del comicdom americano. Qualcuno in Marvel deve recitare un profondissimo mea culpa per essersi lasciato sfuggire l’immenso talento di questo disegnatore.
Tavole ultradettagliate e assolutamente spettacolari, realismo nella rappresentazione dei personaggi senza bisogno di ricorrere ai ricalchi fotografici, ottimo storytelling… Insomma, un artista perfetto per rappresentare una grande space opera come Green Lantern. Uno dei più grandi talenti attualmente in circolazione nel fumetto USA, che ha reso Rebirth una vera gioia per gli occhi.
Hal Jordan è tornato, e potete scommettere che è tornato per restare.
Long live Hal Jordan.
Long live Green Lantern!
Dario Beretta