sabato 13 giugno 2009

Grant Morrison: intervista da suic*degirls.com - 2005


Seven Deadly Sins - da suicidegirls.com

DISCLAIMER: Intervista originalmente pubblicata su www.suicidegirls.com. -- copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2005

Grant Morrison è decisamente in un ottimo periodo creativo, con svariate miniserie in uscita, tra cui non possiamo non nominare il maxi-progetto di Seven Soldiers, sette miniserie (più un numero # 0 ed un epilogo) che formeranno un unico, immenso mosaico che si preannuncia come una delle opere imperdibile nell’ambito supereroistico (e non solo).
In questa intervista lo scrittore scozzese si sofferma sia sui progetti in ballo attualmente, ma anche sulla nascita di alcune delle sue opere più famose, in particolare svelando il forte legame di droghe e magia che ha portato alla creazione di The Invisibles.

D: Hey, Grant, ti stai prendendo una pausa dal lavoro oggi?

Grant Morrison: Vorrei poterlo fare! Sto scrivendo il mio racconto – IF – proprio in questo momento perché la deadline si sta avvicinando. Sto anche scrivendo il fumetto di Shining Knight per la DC, così non ho molto tempo a disposizione.

D: IF è un libro vero e proprio?

GM: Fino a questo momento ha raggiunto le 320 pagine e mi sto avvicinando al momento in cui dovrò editarlo. E’ stata uno sbattimento lungo e pesante e non vedo l’ora di potermi rilassare.

D: Di cosa parla il libro?

GM: E’ basato su un ex-soldato delle forze speciali SAS che viene rapito e costretto a scrivere il manifesto di un gruppo terrorista. Questo gruppo è composto da adolescenti che dicono di provenire dallo spazio remoto [ride]. E’ un po’ come se La Stirpe dei Dannati incontrasse idealmente Arancia Meccanica e l’idea di fondo è: cosa accadrebbe se i bambini facessero guerra agli adulti? Il protagonista deve tenere il diario di cosa accade ed io devo raccontare ciò che lui scrive.

D: E’ un racconto totalmente lineare o è qualcosa di più folle come alcuni dei tuoi fumetti?

GM: Ha un concetto di base molto diretto ed una trama semplice, ma dentro questo concetto di base esploro un sacco di cose strane e guardo al mondo in un modo diverso, attraverso gli occhi di questi giovani alieni.

D: Il tuo nuovo fumetto per la DC Comics, Seven Soldiers, è una miniserie che si lega ad altre miniserie?

GM: Non è proprio così. L’intero progetto è qualcosa che ho voluto chiamare “Mega-serie” perché nessuno l’ha mai fatto prima e quindi tocca a me dargli un nome adeguato. Ho realizzato sette miniserie di 4 numeri con protagonisti questi supereroi di serie C del DC Universe. E’ un po’ come quei reality show dove queste celebrità ormai dimenticate ottengono i loro 15 minuti di esposizione e la possibilità di provare cosa sappiano realmente fare. Così ci sono sette personaggi ed ognuno di essi ottiene quattro numeri che raccontano una storia completa e che reintroducono quel personaggio ai lettori. Ognuno dei 4 numeri è leggibile a sé stante, perché volevo provare a fare una storia completamente modulare. Se poi li leggi tutti di fila tutto va al suo posto giusto, come in un film di Robert Altman. Ognuna delle miniserie si connette alle altre e qualcosa che succede per esempio su Mister Miracle potrebbe avere ripercussioni sulla mini di Shining Knight sei mesi dopo. Finisce per essere una storia di sette persone che devono salvare il mondo senza incontrarsi. E, a differenza degli altri supereroi tradizionali, sono tutti piuttosto riluttanti ad agire – Sono attori o sopravvissuti ad incidenti o esuli con abilità speciali che si ritrovano in una situazione in cui sono obbligati ad usare tutte le risorse di cui dispongono.

E’ una squadra di supereroi puramente concettuale ed in pratica consiste in me che prendo qualche titolo della DC veramente oscuro che credo abbia del potenziale inespresso e lo ripenso, aggiorno, miglioro e ricarico di nuova energia. Non puoi fare molto per cambiare Superman, Batman o le altre grosse icone. Ma ho pensato che i Seven Soldiers fossero personaggi molto forti ed adattabili e nessuno se n’è più curato da quando sono stati creati. Ho creato un’interessante idea per sfruttare economicamente queste serie: abbiamo visto molti fumetti adattati in film e telefilm, così volevo prendere questi personaggi abbandonati e rimetterli a nuovo per farli diventare proprietà di rilievo per i miei padroni corporativi.

D: Il fumetto è stata una tua idea o ti è stata commissionata dalla DC?

GM: E’ stata una mia idea, totalmente. La DC voleva che scrivessi Superman ed io ho acconsentito, ma Seven Soldiers è tutta farina del mio sacco. Stavo per concludere il mio ciclo su New X-Men, che è stata un’esperienza interessante ma abbastanza frustrante perché è stato fatto così tanto con il concetto di base ed i fan hanno così tante idee su come gli X-Men dovrebbero o non dovrebbero essere. Diventa piuttosto difficile cambiare o innovare senza offendere qualcuno. E qualunque cambiamento farai in un fumetto come quello, sarà sempre annullato o rigirato perché i licenziatari se ne arrivano con la richiesta di costumi colorati o del ritorno a valori più tradizionali o quel che è. Quindi per me, spostarmi dalla più importante proprietà a fumetti e tornare a giocare su campi più piccoli è stato un tentativo di tornare in un posto dove potevo sperimentare alcune nuove idee. Volevo solo fare della roba folle! [Ride] Non potevo farlo con grossi personaggi iconici, quindi ho dovuto prendere degli sbandati di cui tutti se ne fregano perché così c’è molta più libertà creativa e posso spingermi oltre i limiti.

D: Non sembra troppo diverso da ciò che avevi fatto con Animal Man, ma immagino che sarà qualcosa di più diretto rispetto a quel fumetto…

GM: Sarà come Animal Man nel senso che ho sempre preso l’idea di rilanciare un testata molto seriamente ed ho riconsiderato completamente questi personaggi in base al modo in cui viviamo oggi. Non c’è nessun metatesto visionario in Animal Man: è solo una storia basilare su supereroi normali e su come vivono. Quelli che non hanno mansioni e quartieri generali segreti sulla luna.

Gran parte delle storie sono ambientate in una versione del DC Universe di New York. Molti fumetti della Marvel sono ambientati a New York, ma abbiamo visto molto raramente la città nel DC Universe. Di solito leggiamo storia ambientate a Gotham City, Metropolis, Star City o in altri posti inventati. La New York di Seven Soldiers è conosciuta come la “Città Cenerentola” per colpa delle due “sorellastre” lì vicino – la oscura Gotham City di Batman e la futuristica Metropolis di Superman. Per rendere l’ambientazione ancora più riconoscibile abbiamo anche realizzato tutti i grossi progetti architettonici che non sono mai stati completati a New York. Così Chinatown è si è molto sviluppata ed adesso c’è una “Piazza Confucio”, che era un’idea che era stata proposta e di cui non si era più fatto nulla. C’è lo sviluppo di Ellis Island proposto da Frank Lloyd Wright che è un’idea incredibile di città futuristica a cupola e che sarà l’ambientazione del terzo numero di The Guardian. Abbiamo la superstrada Mid-Manhattan che, ancora una volta, non è mai stata costruita e che taglia in due questa versione romanzata di New York. Per queste serie volevo creare un mondo che fosse molto testuale e tattile, più o meno come una realtà virtuale. L’ambientazione è molto importante.

D: Visiti spesso New York?

GM: Ci sono stato un sacco di volte anche solo per fare un giro. Sono stato a Rhinebeck, New York, non molto tempo fa.

D: Ho appena comprato The Filth ed il secondo paperback della Doom Patrol…

GM: Oddio, tutti hanno odiato The Filth quando uscì, ma ora la gente sembra apprezzarlo. E’ uno dei miei fumetti più venduti in assoluto.

D: Alcuni fumetti sembrano trovare il loro giusto pubblico solo dopo che sono ripubblicati in volume…

GM: Sì, e penso che lo stesso accadrà con Seaguy. Alcune persone sembrano fare fatica ad accettare questo tipo di fumetti serializzati su base mensile, ma con i paperback le cose vanno sempre bene.

D: Hai mai pensato di non serializzare i tuoi fumetti su base mensili, per esempio per The Filth?

GM: Avevo chiesto qualcosa di simile per Seaguy e We3. Volevo che uscissero in volumi da 96 pagine formato manga, ma la DC non mi ha neanche ascoltato. Hanno deciso di pubblicare le storie in fumetteria come numeri singoli, che va comunque bene, perché i lettori delle fumetterie sono i più importanti per questo medium quindi è giusto che siano loro i primi a poter leggere le storie. Mi piace il formato manga perché preferirei che i miei nuovi fumetti possano raggiungere un pubblico più giovane e sembra che i loro fumetti preferiti siano appunto i manga. Il mercato tradizionale dei fumetti sta diventando sempre più vecchio e più conservativo, cosa che rende difficile lanciare nuovi personaggi o storie in quel contesto.

D: Prima di quest’intervista ho letto The Filth e la Doom Patrol tutti di fila: non so se consiglierei l’esperienza ad altri lettori…

GM: La Doom Patrol vi tirerà su, mentre The Filth vi deprimerà. O è il contrario? Su e giù. Lanciateli in aria come i giocolieri e vi sentirete meglio!

D: Hai sempre parlato piuttosto apertamente delle droghe che ti sei fatto negli anni passati. Avevo un professore anni fa che era anche un prete ed avevamo avuto una discussione sulle droghe. Disse che le stesse sensazioni che puoi avere con le droghe, le puoi raggiungere anche con la meditazione.

GM: Non è vero, ma capisco cosa volesse tentare di dire. Teoricamente, si può ricreare qualunque stato mentale conscio semplicemente pensandoci, ma avendo provato sia la meditazione che le droghe, spesso contemporaneamente, non ne sono così sicuro. E’ come dire che puoi ricreare l’atmosfera del cenone di Natale con la meditazione. Forse potresti, ma lo faresti? La meditazione ti può portare in alcuni posti dove ti possono portare le droghe, ma non credo che la meditazione possa ricreare un esperienza da trip di acido o da funghi allucinogeni o da DMT e che ciò sarebbe realmente utile. Può riprodurre un’esperienza estatica. I meditatori che dicono di poter ricreare gli stati mentali sotto droghe sono o poco avvezzi all’uso di droghe o un poco ingenui sull’argomento.

D: Hai appena citato tre droghe diverse: quando hai scritto Animal Man eri sotto l’effetto di una e quando hai scritto The Invisibles sotto l’effetto di un’altra e così via?

GM: La cosa strana è che io sono più esperto di magia che di droghe ed ho iniziato i miei esperimenti psichedelici molto tardi, come aiuto alle mie pratiche magiche. Fumai un po’ di hashish quando avevo 24 anni e mi feci dei funghi quando ne avevo 28, ma, altrimenti, sono sempre rimasto pulito fino ai 31 anni. Ero in una band di punk psichedelico dove non si beveva, fumava o prendeva droghe! Ho incominciato a prendere droghe solo quando mi sono sentito emozionalmente pronto a sostenerne gli effetti e quando avevo buone ragioni magiche per provarle. Poi negli anni ’90 ho iniziato a frequentare i rave party ed ho passato ogni singolo giorno di quella decade completamente fatto da sostanze psicotrope che, devo ammettere, mi sono piaciute molto. Non mi sono mai piaciuti stimolanti come la cocaina e lo speed perchè non mi hanno mai causato nulla di interessante, ma ho adorato le droghe psichedeliche che potevano sballarmi, cancellare il mio nome ed indirizzo, aprire il mio subconscio e trasformare il mio cervello in un super-conduttore, così mi sono fatto come un pazzo per dieci anni, ne ho studiato gli effetti e li ho riportati in The Invisibles e Flex Mentallo in particolare. Zenith, Animal Man e Arkham Asylum sono fumetti che ho scritto in condizioni normali e la Doom Patrol mostra l’influenza dei funghetti più o meno dai numeri sulla Zanzariera, ma gran parte dei numeri li ho scritti da sano. Il mio lavoro negli anni ’90 è emerso dalla cabina di pilotaggio di una montagna russa guidata da un razzo formato da LSD, Cannabis, funghi allucinogeni, DMT, 2CB, Ecstasy e Champagne.

D: Ed adesso?

GM: The Filth l’ho scritto sotto gli effetti di droghe depressive.

D: Le hai prese proprio per vedere cosa sarebbe successo con The Filth?

GM: Non le ho veramente prese. Stavo solo uscendo dal mio periodo di droghe degli anni ’90…è tutto sulle pagine. La nuova roba è completamente ispirata dalla musica e dalla natura e sembra molto meno impegnativa da leggere, immagino. E’ come il White Album dopo Sergeant Pepper e Yellow Submarine.

D: La gente vuole una risposta a queste domande…

GM: E’ sempre meglio conoscere la verità perché la gente tende a farsi strane idee su ciò che faccio nel mio tempo libero.

D: Ho letto molto sul fatto che The Invisibles fosse così personale ed autobiografico per te. Non ho mai visto i tuoi spettacoli teatrali, ma hai mai fatto qualcosa di esplicitamente autobiografico?

GM: Non esattamente. Pop Mag!c è un libro che sto scrivendo proprio adesso ed è una raccolta di tutto l’occulto che ho studiato e del metodo magico personale che ho sviluppato negli anni, quindi c’è molto di autobiografico nel libro. Altrimenti tendo a mutare ciò che accade nella mia vita nel materiale simbolistico di cui sono piene le mie storie. Tutta la roba autobiografica finisce comunque nel mio lavoro – se sono depresso, do alla depressione il nome di Annichilatore Primordiale e mando la Justice League a fargli il culo. The Invisibles era in gran parte basato su fatti che stavano accadendo nella mia vita. Ero su una collina sacra nel New Mexico con uno sciamano mentre ero sotto l’effetto dell’acido e così via. Il dialogo per tutta quella scena, in realtà, era basato sulle registrazioni che feci delle conversazioni che ebbi sulla collina con i miei amici. Un sacco di roba finì direttamente in quel fumetto, come andare a Ladakh o ad Ulruru o nei sex club di San Francisco.

D: Preferiresti scrivere meno fumetti e dedicarti ad altre cose?

GM: Di solito non mi importerebbe, ma nel 2004 ho scritto un racconto, una sceneggiatura per la Dreamworks e qualcosa come 40 fumetti, tra le altre cose. Sarebbe bello avere un anno dove io debba impegnarmi in un solo grande progetto, così potrei avere più tempo per comporre musica o viaggiare o uscire con gli amici. Adoro ancora i fumetti e non posso che continuare a tornare da loro, ma non penso di voler scrivere una serie mensile a lungo termine ancora. A dire il vero l’avevo già espresso prima questo concetto.

D: Che sceneggiatura era quella per la Dreamworks?

GM: E’ un film basato su Halloween chiamato Sleepless Knights.

D: Ho letto una tua dichiarazione dove affermavi che qualche volta se scrivevi qualcosa per The Invisibles, questa si verificava anche nel mondo reale.

GM: Ero così intrippato dal fumetto, che stavo producendo effetti olografici voodoo e scoprii che potevo fare accadere le cose semplicemente scrivendo una sceneggiatura su di loro. Alla fine della prima serie pongo King Mob in una situazione dove viene torturato e gli viene detto che la sua faccia viene mangiata da dei batteri e, dopo pochi mesi, la mia stessa faccia è stata deturpata da un’infezione. Ho ancora la cicatrice. E’ una gran bella cicatrice, ma ai tempi è stato terribile. Poi stavo facendo morire il personaggio e, dopo pochi mesi, ero in fin di vita all’ospedale per avvelenamento del sangue in seguito all’infezione da stafilococco aureus. Mentre stavo per morire ho scritto che il mio personaggio si salvava e sono sopravvissuto in qualche modo. Ho usato il testo come medicina per togliermi dai pasticci. Lo scrivere divenne un modo per restare in vita.
Appena uscito dall’ospedale, feci in modo che il mio personaggio passasse un bel momento e che facesse molto sesso e, nel giro di mesi, ho passato il miglior periodo della mia vita.

D: Come mai sei così stregato dai fumetti?

GM: La magia. E’ sempre stato molto affascinante per me sapere che Superman era molto più vecchio di me e comunque potevo arrivare e scrivere avventure con dentro Superman ed aggiungere qualcosa alla storia della sua vita. Anche se morirò, ci saranno altre persone che continueranno a scrivere le avventure di Superman, a tenerlo in vita. E’ più reale di me perché ha un ciclo di vita più lungo ed influenza più gente, così come questa nozione del mondo “reale” a 2 dimensioni dei fumetti influenza con ciò che ha da dire il mondo “reale” a tre dimensioni di gente normale. Questo mi ha colpito davvero fortemente e mi ha aiutato ad afferrare grandi idee sull’universo, la vita e la morte. Volevo davvero “stabilire un contatto” con quel mondo e trattare con i suoi abitanti. L’ho sempre visto come il fulcro della mia magia. Gli universi fumettistici sono mondi alternativi vivi e respiranti e noi possiamo visitarli. E, se siamo abbastanza fortunati da essere scrittori di fumetti, abbiamo la possibilità di interagire direttamente con gli abitanti e gli ambienti a 2 dimensioni. Volevo viaggiare in quei mondi. Nel momento in cui scrivevo The Invisibles, avevo superato l’idea di mettermi semplicemente in un fumetto, come feci con Animal Man. Volevo trattare la storia come un reale continuum. Volevo davvero essere coinvolto nel fumetto, nella sua superficie a 2 dimensioni e toccare il punto in cui il 2-d diventa 3-d ed infine tocca il 4-d. Volevo vedere se riuscivo a scambiarmi di posto con un personaggio di un fumetto, quindi ho cambiato il mio look per assomigliare a King Mob e cominciato ad avere avventure, così le avrei potute raccontare. Non facevo certo saltare in aria basi militari e non uccidevo terroristi giapponesi, ma stavo girando per il mondo in anfibi e giacca di pelle nera, facendo della magia ed incontrando tutte queste stupende ragazze che stavano uscendo in realtà con lo spirito di King Mob dentro al mio corpo.

D: Ripeteresti l’esperienza che facesti per scrivere The Invisibles?

GM: Lo farei ancora perché, pur non volendolo, ultimamente non ho fatto nient’altro che sedere nella mia stanza a scrivere così ho bisogno di uscire a sfogarmi ancora. E’ capitato più o meno lo stesso con The Filth, solo che lì ho usato un sacco di brutti elementi della mia vita. Mi piace arrendermi ed immergermi completamente nell’ambiente di un fumetto. L’esperienza mi insegna ogni volta qualcosa di importante.

D: Negli anni ’80 Jim Valentino era un disegnatore di fumetti autobiografici molto conosciuto. Quando i suoi fumetti autobiografici sono stati poi ristampati negli anni ‘90 lui ha detto che considera i supereroi su cui lavora potenti fantasie adolescenziali, ma che scrive le loro storie solo per ragioni economiche. E’ lo stesso per te?

GM: Non ho mai sentito che “dovessi” scrivere storie supereroistiche come se fosse un lavoro più onesto per me. I supereroi vanno molto bene per me e sembrano in grado di esprimere tutte quel genere di cose che ho bisogno di esprimere. Il supereroe come metafora è un concetto molto profondo e pieno di significato se vuoi che sia così. Tutte le storie nascono dall’esperienza di qualcuno e dicono almeno qualcosa sulla condizione umana per la loro stessa natura. Tutto dipende dal pubblico. Penso che i fumetti fossero più interessanti quando erano scritti per i bambini perché quando la gente scrive per i bambini sembra liberarli dal loro stesso inconscio. I supereroi Tradizionali Americani sono scritti per un pubblico più vecchio adesso. Penso che da quando i fumetti di supereroi hanno iniziato ad essere diretti ad un pubblico di adulti, siano diventati un po’ troppo autoreferenziali e meno visionari. Non capisco perché accada, visto che gli adulti dovrebbero apprezzare la roba fantastica tanto quanto i bambini.

D: Quale pubblico vorresti per i fumetti supereroistici scritti da te?

GM: Io scrivo per il ragazzo intelligente di 14 anni, perché avevo la stessa età quando mi innamorai seriamente dei fumetti. Ero un ragazzo intelligente e mi piacevano il Warlock di Jim Starlin ed il Dr. Strange di Steve Englehart perché, anche se erano scritte e disegnate da persone che parlavano di cose cosmiche, filosofiche ed acide, alla fine erano sempre fumetti d’azione soapoperistici con mostri e nemici e mi soddisfavano su più livelli.

D: Nella tua introduzione al primo paperback della Doom Patrol dici che, per ricercare materiale per il personaggio di Crazy Jane, avevi usato un libro, When Rabbit Howls. Questo mi ha fatto interessare molto a quel libro. Qualcuno ti ha mai detto che lo hai ispirato a studiare filosofia o altri concetti che hai toccato nelle tue opere?

GM: C’è stato qualcuno. La Doom Patrol era piuttosto famosa e Steven Shapiro fece uno ottimo saggio postmoderno intitolato “Doom Patrols” che parlava molto del fumetto. Ricevevamo anche lettere da persone che avevano sofferto del Disordine da Personalità Multiple che ci dicevano che li aveva molto aiutati trovare un personaggio con cui confrontarsi come Crazy Jane. Ero solito dire che desideravo che tutte le loro personalità multiple comprassero una copia del fumetto in modo da fare aumentare le vendite!

D: Non so quanto spesso tu legga i tuoi lavori più vecchi, ma quali sensazioni ti provocano quando li rileggi?

GM: Mi chiedo dove fossi a quel tempo, cosa stessi pensando e di solito mi sembra di leggere qualcosa che non avevo mai letto prima. Più diventi vecchio, più le cose passate ti sembrano fresche. Ho appena ricevuto una copia del secondo volume della Doom Patrol ed ho pensato che era davvero bello. Di solito, appena finisco di lavorare su qualcosa lo odio con tutte le mie forze e questo comprende anche The Invisibles e tutti gli altri fumetti che preferisco. E’ una specie di depressione post-parto. Devo aspettare prima di poter rileggere un mio lavoro e poi di solito rincomincio ad amarlo, per ragioni diverse.

D: Ti documenti molto?

GM: Non troppo. Non ho mai tempo per documentarmi. C’è sempre qualche deadline vicina. Per qualcosa come la Doom Patrol è più la descrizione tra le righe della situazione in cui ero quando scrivevo il libro piuttosto che il risultato di io che vado in giro a fare ricerche specifiche. Tutto ciò che scrivo nelle storie proviene da ciò che sto facendo nel mondo reale. Avevo 28 anni quando iniziai Doom Patrol e ci fu questa esplosione per me di arte e di “magico realismo” negli scritti di Calvino, Borges e Landolfi, c’era il surrealismo postmoderno in Tv di registi come David Lynch e Vic Reeves. Seguivo i film di Jan Svankmajer, Thomas DeQuincey, Cocteau, Joyce, Anais Nin, Leonora Carrington, Maya Deren e cose simili. Qualunque nuovo input arrivasse nella mia testa condizionava le storie che stavo scrivendo. Stavo divorando libri sul dadaismo, sui decadenti, i Futuristi, Wyndham Lewis, Austin Spare, il Situazionismo e tutti i soliti sospetti ai tempi della Doom Patrol, ma smisi di leggere poco dopo avere scritto quel fumetto.

D: Hai veramente smesso di leggere libri?

GM: Ho smesso di leggere romanzi verso il 1990. Non ho più letto molto dopo quella data perché ero troppo impegnato a fare delle cose ed a scrivere. Non posso divertirmi nel leggere i libri, perché di solito so già come finirà a pagina 3 [ride]. Un sacco di gente crede ancora che io legga romanzi cyberpunk o tonnellate di Philip K. Dick o giù di lì, ma non ho mai avuto alcun interesse nella fantascienza a parte una breve ma utile ossessione giovanile con la “new-wave” rappresentata da Moorcock, Ballard ed Ellison. Non saprei. Mi piace la poesia e preferisco libri sperimentali, non lineari, automatici o surrealisti, ma in questi giorni leggo solo fumetti e guardo dvd per avere la mia dose di finzione ogni giorno.

D: Questa è un po’ vecchia, ma la controversia di Matrix che era troppo simile a The Invisibles è stata ingigantita troppo secondo te?

GM: E’ molto semplice. La verità è che allo staff creativo di Matrix erano stati dati dei volumi degli Invisibles e gli avevano detto di fare un film che assomigliasse al mio fumetto. E’ un fatto assodato. I fratelli Wachowski sono fumettisti e lettori ed erano fan del mio fumetto, quindi la cosa non mi sorprende di certo. Ero stato addirittura contattato prima che il film uscisse e mi era stato chiesto se volessi contribuire al sito con una mia storia.

Non è qualche “strana” coincidenza il fatto che Matrix, trama per trama, dettaglio per dettaglio, immagine per immagine, fosse ispirato dagli Invisibles quindi non dovrebbe nascere nessuna controversia. I fratelli Wachowski hanno copiato da Invisibles e chiunque lavori nel settore lo sa benissimo, anche se ovviamente loro non è che muoiano dalla voglia di ammetterlo pubblicamente.

E’ stato molto deludente il fatto che abbiano deviato così tanto dal sentiero filosofico di Invisbles nel secondo e nel terzo film perché si sono rifugiati senza speranza nella noiosa teologia cattolica, provando così che loro non avevano MAI avuto l’esperienza di “contatto” che aveva guidato la scrittura di Invisibles e distrussero sia Matrix: Reloaded che Matrix: Revolutions contro il muro dell’assoluta incomprensibilità. Avrebbero dovuto continuare a rubare da me e forse se ne sarebbero usciti con qualcosa di cui sarebbero potuti essere veramente orgogliosi – un film che poteva cambiare le menti ed i cuori ed i mondi interi.

Adoro il primo Matrix e penso che sia davvero un lavoro di puro genio cinematografico, uscito al momento giusto, ma ora ho sentito da diverse persone che hanno lavorato a quel film e tutti hanno confermato che a loro erano stati dati i volumi di Invisibles come ispirazione. I fatti sono questi. Non sono più arrabbiato, anche se lo sono stato, perché hanno ricavato milioni da quella che era in pratica una fotocopia del mio lavoro e, ad essere onesti, sarei stato felice se mi avessero dato anche solo un milione di dollari così adesso non dovrei lavorare 13 ore ogni fottuto giorno incluse le domeniche.

Alla fine sono grato che abbiano preso da me quelle idee, ma anche molto deluso dal fatto che le abbiano rovinate così malamente e distorto tutti gli aspetti trascendentali Gnostici che avevano reso il primo film così forte e potente.Se fossero stati furbi avrebbero tentato di diventare miei amici piuttosto che farmi incazzare. Sembrano dei bravi ragazzi, in fondo.

D: Cambiando argomento…non ero mai riuscito a leggere Sebastian O fino a che non è stato ristampato in paperback quest’anno…

GM: E’ esattamente come Matrix!
Questo è uno dei fumetti che probabilmente ha fatto pensare alla gente che mi piaceva il cyberpunk o lo steampunk o quel che è. Sebastian O fu creato perché a quei tempi stavo leggendo un mucchio di roba di autori decadenti come Oscar Wilde e Baudelaire. Ho pensato che sarebbe stato divertente prendere un personaggio di Oscar Wilde e metterlo in un’era futuristica vittoriana con computer. [Che, a dire il vero è né più né meno il concetto di base dello steampunk. N.d.t.] Gli autori decadenti erano ossessionati dagli artefici ed invece trasmettevano un odio della dolce, stucchevole natura, così pensai che il tutto si sposava alla perfezione alle idee sulla realtà virtuali che stavano iniziando a girare quando scrissi il fumetto. La realtà virtuale era il sogno decadente divenuto realtà – un mondo dove tutto poteva essere artificiale, sintetico e perfettamente bello.

D: Ti piacerebbe fare un giro in quel mondo?

GM: Indosserei i suoi vestiti, ma non mi piacerebbe essere come Sebastian. Non penso faccia molto sesso e se lo facesse, sarebbe qualcosa di un po’ ordinario.

D: Come hai detto prima i fumetti continuano anche quando uno scrittore o un disegnatore lascia la testate, quindi cosa ne pensi di Joss Whedon che ha fatto tornare i costumi agli X-Men?

GM: Joss Whedon sta facendo un buon lavoro, ma i costumi cambiano ogni due anni a prescindere dallo scrittore. So che la decisione di tornare ad un look più classico con lo spandex è stata fatta dai licenziatari della Marvel perché pensavano che il nero ed il giallo “urbano” non si adattassero abbastanza bene al design di libri per la scuola e valigette per le merende. Volevano qualcosa di più splendente e colorato. Un Wolverine giallo, in pratica. Se fossi rimasto sulla testata avrei dovuto cambiare i costume e trovare una spiegazione. I nuovi costumi sono una specie di resa, secondo me.

D: John Cassaday li disegna molto bene, comunque…

GM: Cassaday sta facendo un lavoro grandioso. Raggiunge nuove vette ogni numero.

D: Con che religione sei cresciuto?

GM: Nessuna! [Ride]. Mio padre era un ateo convinto e mia madre era una cattolica non praticante quindi non mi è stato imposto nulla. Vivo a Glasgow, che è una città squarciata dalla violenza dovuta alla religione, ma, in qualche modo, nella mio essere naif, sono cresciuto senza mai dare peso alla differenza tra cattolici e protestanti. Sono andato a scuola con battisti, atei, ebrei, sikh, hindu e musulmani, mentre alcuni dei miei amici sono andati ad una scuola a parte che accettava solo “cattolici”. Non protestai per la cosa e non avevo idea che stavo guardando il bigottismo ed il separatismo in azione. Andavo comunque al catechismo domenicale, ma solo perché ti davano il succo d’arancia gratis.

D: Ho letto che pensi di avere avuto un’adolescenza miserabile…

GM: La mia infanzia è stata grandiosa e poi l’adolescenza fu terribile. Ero isolato dalla gente. Andai in una scuola per soli maschi e fu un grave errore perché non ero gay. La odiavo perché non conoscevo nessuna ragazza ed ho vissuto in una piccola casa sopra un supermercato con mia madre e mia sorella per più tempo di quanto fosse salutare per un giovane uomo. Passavo le giornate sedendo, leggendo fumetti ed ascoltando musica, tutta tipo Morrissey, fino a che, a 19 anni, ho formato una band e me ne sono andato. Nonostante tutto continuo a pensare che se non avessi vissuto quel periodo intensamente orribile, non avrei mai scelto il lavoro di scrittore. Fare fumetti mi ha aiutato a superare l’adolescenza ed ha disciplinato le mie energie interiori in modo molto efficace.

D: Quale sarà la prossima cosa che scriverai una volta finito il tuo romanzo?

GM: Voglio sistemare Pop Mag!c e poi, probabilmente, farò qualcos’altro con We3 che è il fumetto di animali cibernetici che è appena uscito. Ci sono persone interessate a farne un film così scriverò volentieri una sceneggiatura per il film se ne avrò il tempo. Poi scriverò 12 numeri di Superman con Frank Quitely ai disegni per la nuova linea della DC, All-Stars.

D: Ti piacerebbe dirigere un film?

GM: Naaahhh, non potrebbe fregarmene di meno. Odio dover dire alla gente cosa deve fare.

traduzione di Albyrinth