lunedì 15 giugno 2009

Giovanni Del Ponte: intervista esclusiva - 2005


Dopo l’interesse suscitato dal servizio sui suoi romanzi per ragazzi, l’apprezzata serie degli Invisibili siamo tornati a parlare di Giovanni Del Ponte, o meglio, a parlare con lui, in una chiacchierata amichevole.


Denny Colt - Ci vuoi parlare un po' di te, presentarti ai nostri quattro affezionati lettori?

Giovanni Del Ponte: Ho sempre un po’ d’imbarazzo a presentarmi… Dunque, direi che scrivo soprattutto per rivivere attraverso i personaggi certe suggestioni che lasciarono dentro di me fumetti, film e libri che vidi o lessi quand’ero ragazzo. E per tentare di suscitare nei miei eventuali lettori emozioni altrettanto importanti. Penso infatti che siano questi, alla fine, i regali più grandi che un artista possa fare ai suoi lettori o spettatori: emozioni belle e importanti da ricordare per il resto della vita.

Denny Colt – Un intento davvero lodevole e certamente non facile da raggiungere. Anche se la tua passione principale era il cinema, sei sempre stato un appassionato di fumetti, puoi farci qualche nome tra i tuoi autori preferiti, o qualche titolo?

Giovanni Del Ponte: Per la mia formazione di scrittore è stato fondamentale Neil Gaiman, autore della serie dedicata a Sandman, il Signore dei sogni. Soprattutto per il suo modo di far scaturire il fantastico e il mito in contesti quotidiani e per i profondi significati che riesce nascondere in storie apparentemente distanti dalla nostra realtà. Amo anche Frank Miller e Alan Moore. Ho inoltre migliorato la mia capacità di scrivere i dialoghi e far interagire i personaggi grazie ai fumetti degli X-Men sceneggiati da Chris Claremont. C’è poi René Goscinny che ritengo inimitabile nello scrivere sceneggiature in grado di appassionare, per motivi diversi, lettori grandi e piccoli. In Italia mi sento particolarmente debitore allo Zagor di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, per la sua capacità di recuperare nelle sue storie suggestioni del grande cinema horror o avventuroso e per il profondo umorismo con cui riesce a tratteggiare comprimari memorabili.

Denny Colt - Nonostante queste passioni, ti sei dedicato prevalentemente alla narrativa per ragazzi: non hai mai pensato di dedicarti anche ai fumetti?

Giovanni Del Ponte: Eccome! Prima di iniziare a scrivere libri ho studiato a lungo le storie di Topolino di Romano Scarpa, soprattutto quelle di fine Anni ’50. Scarpa utilizzava ancora il metodo della striscia, cioè di inserire un colpo di scena ogni quattro, cinque vignette. Provai a elaborare un progetto di rilancio del personaggio di Topolino con una serie di storie che riproducevano appunto questa struttura. Dalla Disney non ottenni alcuna risposta, ma quell’esperienza mi fu molto utile perché quando iniziai a scrivere gli Invisibili cercai di riproporre nei libri il meccanismo delle strisce, facendo in modo che in ogni pagina ci fosse mistero o paura o azione o sentimento o comicità… insomma: qualcosa che inducesse il lettore a non interrompere mai la lettura. Ci sarò riuscito? Be’, questo devono essere i lettori a dirmelo. (Da assiduo lettore delle storie di Romano Scarpa e dei libri di Giovanni posso confermare che lo scopo è stato pienamente raggiunto! NdR)
Comunque, quando avrò il tempo, vorrei provare a creare una serie per fumetti nel formato franco/belga. Un misto di generi con personaggi che mi permettano di utilizzare gli spunti che avevo elaborato per quelle sceneggiature di Topolino. Alcune idee mi sembrano originali e mi spiace lasciarle inutilizzate.

Denny Colt – Hai pensato anche a dei possibili disegnatori? Chi vorresti vedere all’opera su una tua serie a fumetti? Hai mai pensato ad una trasposizione degli Invisibili in qualche altro medium, fumetto, cinema, tv?

Giovanni Del Ponte: Una delle serie che più mi piacerebbe realizzare è quella di Rop lo Snulf, una specie di folletto di cui si può leggere un racconto sul mio sito nella sezione Inediti, dove si possono vedere anche i provini dei personaggi realizzati da Giorgio Sommacal, uno dei migliori disegnatori di Cattivik.

Riguardo agli Invisibili, se n’è parlato molto, anche con la casa editrice, ma avrei il timore di sottrarre il mio impegno ai romanzi… L’ideale sarebbe avere un parco di autori, (con cui condividere l’onere delle storie) e di disegnatori. Per esempio, autori come Cardinale, NocilliOrlandi del volume a fumetti Mickey (Hazard Edizioni) credo potrebbero fare un ottimo lavoro. In ogni caso sono aperto a qualsiasi tipo di proposta possa arrivarmi. Sono aperto a qualsiasi tipo di proposta che possa arrivarmi. Riguardo al discorso cinema e tv, penso che gli Invisibili sarebbero perfetti (del resto i libri nascono anche come omaggio a sceneggiati televisivi del mistero come Il segno del comando e Belfagor), ma per ora le proposte che mi sono state fatte sono sempre sfumate per motivi economici: in Italia per cinema e tivù ci sono pochi soldi, e ancor meno per i prodotti destinati ai ragazzi come Streghe o Buffy, l’ammazzavampiri che preferiamo acquistare già fatti.

Denny Colt – Alla fine però sei approdato alla narrativa per ragazzi, come è successo? È vero che il primo racconto l'hai scritto per la tua compagna?

Giovanni Del Ponte: Verissimo! Sono arrivato oltre i trent’anni pensando di non essere particolarmente portato per la scrittura… visto che a scuola fare temi non m’interessava assolutamente e ancor meno tenere diari o corrispondenze postali! Poi un giorno ereditai la soffitta di mia nonna, dove Giovanna e io andammo ad abitare. Visto che la mia compagna faceva parte di un progetto dove leggeva nelle biblioteche a bambini da 0 a 3 anni e da 3 a 6 anni, il primo Natale che trascorremmo insieme pensai di scriverle una fiaba (e molto autobiografica) dove m’immaginai che nelle abitazioni umane abitano folletti proteggicase che durante la notte escono dai loro nascondigli e, a nostra insaputa, affrontano battaglie straordinarie e agguerrite con creature che arrivano a minacciarci durante il sonno. Be’, scoprii che scrivere di quei personaggi, con quella voce adatta anche a lettori giovani, mi veniva naturale. A lei la storia piacque e da quel momento non smisi più di scrivere.
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Denny Colt – Ma fin qui si trattava ancora di una passione. Quando hai cominciato a pubblicare, e come?

Giovanni Del Ponte: Pubblicare per me è stato facile e difficile allo stesso tempo. Ebbi la fortuna di assistere ad alcuni incontri di uno scrittore di Torino, Giovanni Arduino, il quale svolge tuttora anche il ruolo di editor per la Sperling & Kupfer (cioè decide cosa pubblicare e corregge i manoscritti degli autori). Gli chiesi se potevo sottoporgli qualcuno dei miei lavori e lui accettò di buon grado. Il primo lo rifiutò, il secondo idem e così trascorsero due anni. Ma gli piaceva il mio stile e un giorno mi chiamò dicendomi che la Sperling voleva varare la collana Lampi, destinata a chi era troppo cresciuto per i Piccoli Brividi, ma non leggeva ancora Stephen King.
Fortuna volle che un paio di giorni prima avessi terminato Gli Invisibili e il segreto di Misty Bay, ispirato a IT di King. Era proprio ciò che stavano cercando, perciò lo accettarono subito.
Credo perciò di poter concludere che all’inizio conti una buona dose di fortuna, specialmente nel proporre il libro giusto al momento giusto.

Denny Colt - Come ti è venuta l'idea per Gli Invisibili?

Giovanni Del Ponte: Soprattutto leggendo IT di Stephen King. Ritenevo che utilizzando una struttura simile (i protagonisti che devono tornare ad affrontare il Male a distanza di anni) avrei avuto la possibilità di raccontare una storia nuova con molti elementi originali. E che avrei anche potuto riflettere su cosa significa diventare grandi.

Denny Colt -
Douglas, Peter o Crystal, quale degli Invisibili sei tu? O meglio, quali e quante parti di te ci sono in ognuno di loro?

Giovanni Del Ponte: Mi riconosco soprattutto nel personaggio di Douglas così pasticcione, sempre pieno di dubbi e amante dei fumetti. Ma in fin dei conti c’è un po’ di me in tutti i personaggi che ho scritto, anche in quelli negativi, i quali talvolta palesano aspetti di me stesso che non sopporto oppure mostrano come spero di non essere o di non diventare mai!

Denny Colt - Qual è il tuo metodo di scrittura? Parti con un’idea ben precisa e la segui fino in fondo o scopri la storia pian piano?

Giovanni Del Ponte: Utilizzo ancora il metodo di quando realizzavo i mediometraggi. Prima di iniziare a scrivere, elaboro il soggetto in poco più di una pagina, quindi una scaletta di circa 6 pagine dove, in pochissime righe, scrivo cosa dovrebbe accadere in ogni capitolo. In questo modo ho uno sguardo d’insieme prima d’iniziare e mi rendo conto se qualcosa non funziona prima di aver scritto pagine e pagine!
La scaletta potrebbe tornarmi utile anche per i blocchi che ogni tanto capitano (a me soprattutto sulle motivazioni e caratterizzazioni dei nuovi personaggi che voglio sempre siano il più possibile coerenti e credibili), perché potrei rimandare la stesura di un capitolo e saltare subito a quello successivo. Preferisco tuttavia seguire il più possibile un percorso lineare e non saltabeccare qua e là, perché i personaggi crescono e cambiano progressivamente. Per esempio, non sarei mai in grado di iniziare a scrivere da uno degli ultimi capitoli, perché so già che non avrei la percezione di come i personaggi potrebbero essersi evoluti nel corso del romanzo…
Ma poi sono ovviamente pronto a modificare questa scaletta in ogni momento: infatti, se i personaggi funzionano prendono vita, e magari scelgono strade completamente diverse da quelle che avevo prestabilito. In questi casi non li costringo mai a tornare nella griglia della scaletta.

Denny Colt - Nei tuoi romanzi sono riconoscibili molte citazioni dalle fonti più disparate, è una scelta consapevole o te ne accorgi dopo aver messo tutto sulla pagina?

Giovanni Del Ponte: Le citazioni mi servono soprattutto per dichiarare pubblicamente il mio debito nei confronti di qualche autore o di qualche idea altrui cui mi sono ispirato per i miei libri. Per esempio, la nonna di Crystal si chiama Susan Cooper come un’autrice di romanzi di avventura per ragazzi (come Sopra il mare e sotto la terra) con cui mi sento in debito per Gli Invisibili e il segreto di Misty Bay. Ne L’enigma di Gaia compare, in un ruolo importante, niente meno che il pilota Mister No (con il vero nome di Jerry), il noto personaggio della serie a fumetti di Sergio Bonelli.

Denny Colt - Chi e quali sono gli autori o i personaggi che maggiormente ti hanno influenzato?

Giovanni Del Ponte: A parte gli autori di fumetti che ho già citato… Tantissimi! Come credo succeda a tutti… Ma mi viene in mente innanzitutto Harper Lee con Il buio oltre la siepe, Truman Capote con i racconti e Colazione da Tiffany. Per le parti horror direi principalmente Stephen King e il Ray Bradbury de Il popolo dell’autunno; per quelle umoristiche Giovannino Guareschi, soprattutto con Il destino si chiama Clotilde, e James Thurber. Poi parecchi registi cinematografici. Per L’enigma di Gaia, per esempio, sono debitore anche a Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg.

Denny Colt - Quali sono le sensazioni che cerchi di creare nei tuoi lettori?

Giovanni Del Ponte: Principalmente quella del mistero… Poi paura e ilarità. A seconda dei momenti. Con personaggi il più possibile coinvolgenti e interessanti.

Denny Colt – E quali sono invece i riscontri che hai da loro?

Giovanni Del Ponte: I più vari! Ma mi sento particolarmente fiero del mio lavoro quando qualche lettore mi confida di non aver mai amato leggere, ma che dopo aver letto gli Invisibili

Denny Colt - Dal tuo punto di vista, per certi versi privilegiato, sai dire se i bambini leggono o se, come spesso si sente ripetere dai media, sono distratti dai videogiochi, dalla tv o altro ancora?
ha scoperto che i libri gli piacciono e che ora sta provando a leggerne altri. In questi casi mi sfrego le mani ed esclamo: “Ce l’ho fatta!”

Giovanni Del Ponte: Direi che sono senz’altro distratti da tutte queste proposte. Quando ero ragazzo io, i videoregistratori ancora non esistevano e in tivù davano ben poche cose per noi ragazzi, perciò le probabilità che ci capitasse in mano un libro o un fumetto erano maggiori. Quella attuale non è una situazione che giudico negativa a priori, tuttavia ritengo che, per lo sviluppo della fantasia, sia utile una certa dose di noia quotidiana… preziosissima per stimolarci alla creatività. Questa noia mi sembra non solo minacciata dalla tivù e dal computer, ma anche dalla quantità di corsi scolastici ed extrascolastici di tutti i tipi e dai troppi compiti a casa che rischiano di occupare loro molte ore anche durante i week-end o le vacanze!

Denny Colt - Questa osservazione sulla noia mi trova completamente d’accordo, anch’io penso che sia un requisito fondamentale per poter meglio apprezzare il divertimento e soprattutto sia d’impulso a ricercare nuovi metodi per
evitarla. Quale credi che sia lo stimolo che avvicina i ragazzi alla lettura al giorno d’oggi? La ricerca di nuovi modi per sconfiggere la noia? O esiste anche una maggiore abilità degli adulti nello stimolare la curiosità dei più giovani?


Giovanni Del Ponte: Se con “adulti” ti riferisci a coloro che inventano sempre nuovi forme d’intrattenimento, direi proprio di sì. Non credo invece che oggi ci sia una maggiore abilità da parte degli scrittori… Anzi, il rischio è che andando avanti saranno sempre di più i nuovi scrittori che avranno maggiore dimestichezza con televisione e videogiochi, anziché con i libri. Io stesso nasco come lettore di fumetti e spettatore cinematografico e televisivo, prima che come lettore. Non ci sarà nulla di male, se i nuovi autori riusciranno a trarre ispirazione da questi altri medium per rinnovare forma e sintassi della scrittura per avvicinarsi ai gusti e alle sensibilità giovanili. Ma, se non vorranno essere delle semplici meteore, a un certo punto dovranno fermarsi e riempire i propri vuoti culturali. Non credo si possa essere grandi nel proprio campo se non si conoscono le opere fondamentali che ci hanno preceduti. Consideriamo i Beatles. Dei geni, ma quando riuscirono a sfondare ebbero l’umiltà di fermarsi e capire che se volevano andare davvero oltre dovevano imparare a leggere e a scrivere la musica… [...non mi risulta che i Beatles sapessero, e sappiano (i sopravvissuti) leggere la musica... ndOrlandoFurioso]

E ripartirono da zero! Prendiamo il fenomeno Eminem: si tratta di un altro autore geniale, ma il problema è cosa farà a quarant’anni, se cioè riuscirà a rinnovare se stesso. Molti altri autori divenuti famosi in gioventù si sono trovati di fronte a questo ostacolo e ben pochi sono riusciti a non scomparire o a non divenire degli stanchi ripetitori di se stessi. Può avvenire solo se l’artista è abbastanza umile da capire di essere sempre solo all’inizio della propria strada e che il difficile comincia dopo che si è raggiunto il successo. Arricchire i propri strumenti senza perdere di spontaneità, raffinare la forma senza perdere l’anima e l’ardore delle opere giovanili: sono le maggiori sfide di qualsiasi artista.

Denny Colt - Gli Invisibili crescono di romanzo in romanzo, li vedremo diventare adulti o rimarranno sempre ragazzi?

Giovanni Del Ponte: Non credo che avranno un percorso di crescita costante come, per esempio, i personaggi di Harry Potter. A me interessa indagare proprio il periodo della preadolescenza, quando ancora non si è adulti, ma nemmeno più bambini. Si comincia a porsi questioni più elevate, ma allo stesso tempo si mantiene ancora dentro di sé certe meravigliose illusioni o suggestioni dell’infanzia. Alla fine quali prevarranno? Lo trovo uno degli enigmi più appassionanti!

Denny Colt – Un’ultima domanda per soddisfare una curiosità personale, è troppo presto per chiederti qualche anticipazione sul prossimo capitolo delle avventure degli Invisibili? Per caso riguarderà il destino dei genitori di Crystal?

Giovanni Del Ponte: È troppo presto perché ti possa rispondere. Cerco sempre di fare in modo che una nuova avventura degli Invisibili sia il più possibile diversa dalla precedente, ma per riuscirci devo lasciare trascorrere almeno un anno fra un libro e l’altro…
Al momento sto lavorando a vari progetti per ragazzi, ma non ho ancora deciso a quale dedicarmi per primo. Vi conviene tenere d’occhio il mio sito www.giovannidelponte.com, lì riporterò sempre tempestivamente le novità.

Denny Colt – Non ci resta che aspettare ed essere vigili allora... Vorrà dire che ci risentiremo in occasione dell’uscita della nuova avventura degli Invisibili. Grazie per la tua disponibilità e buon lavoro per tutti i tuoi nuovi progetti


Giovanni Del Ponte: Grazie a voi per la bella chiacchierata e… buone letture!

Stefano Menchetti