sabato 6 giugno 2009

Gea di Luca Enoch - 2004?...


GEA di Luca Enoch- semestrale, Sergio Bonelli Editore


E’ difficile descrivere il fumetto di Luca Enoch intitolato Gea, riuscire a capire su quali temi portanti poggi la serie, quali idee vengano sviluppate.

Si può ipotizzare che Gea sia un fumetto avventuroso, come vuole la tradizione di casa Bonelli. Un po’ di avventura c’è, però si riduce a qualche spunto esile e telefonato e sembra che l’autore preferisca accantonare il climax per concentrarsi sulle gag (secondo me poco riuscite).Non è un fumetto d’avventura ma purtroppo conserva uno degli aspetti più odiosi di questo filone, cioè il dialogo esplicativo.

Nel fumetto di Gea abbondano frasi poco scorrevoli e inutili dal punto di vista del personaggio che le esprime, piazzate in punti strategici esclusivamente per spiegare al lettore alcuni retroscena.
Un esempio a pag. 26 del primo episodio: due secondini parlano del misterioso prigioniero e uno dei due descrive all’altro i fatti che lo riguardano successi negli ultimi dieci anni.

Non si tratta di una persona qualunque ma di un assassino che sta per andare dal boia e che parla una lingua sconosciuta in tutto il pianeta! Come può l’altro secondino essere all’oscuro delle notizie salienti sul condannato a morte?? Bisogna dedurre che il primo secondino parla con il lettore, non con il suo collega, e gli spiega fatti che per i personaggi del fumetto sono scontati.A quanto pare Gea non è un fumetto d’avventura ma un angolino per un po’ d’azione piatta piatta non manca.
Forse l’avventura è solo una scusa per raccontare una commedia dove i riflettori sono puntati sulle amicizie e gli amori di Gea. Non è nemmeno così perché le relazioni interpersonali della ragazzina, pur essendo presenti in abbondanza nel corso del fumetto, hanno funzioni solo strumentali.Due esempi a pag. 24 del primo episodio e a pag. 38 del secondo. Gea legge il giornale con i suoi compagni di scuola (quando mai si sono visti dei quattordicenni leggere il giornale regolarmente?). Le due sequenze hanno il solo scopo di “dare uno sbocco” al lato fantasy della serie, di dare le coordinate di quella che sarà l’avventura vissuta dalla protagonista.

Si tratta di sequenze che sono inutili perché non sono pensate per delineare il rapporto fra Gea e i suoi amici (e da questo punto di vista non costruiscono nulla nemmeno involontariamente) e che diventano ancora più insignificanti se si pensa al poco peso attribuito all’azione a spada sguainata.
In altri casi i dialoghi fra Gea e i conoscenti hanno lo scopo di mettere in risalto la protagonista.

Molte volte la gente le chiede perché mette sempre gli occhiali e così il particolare degli occhialini trendy viene portato all’attenzione del lettore. Di solito si nota tanto una ragazza con gli occhiali? E quanto peso si dà a una domanda sugli occhiali?Lo stesso discorso può essere fatto per il tatuaggio sul palmo della mano…Quando Gea suona con il gruppo il batterista sbotta perché vuole incidere dischi e essere lanciato come star mondiale da una casa discografica. Ovviamente è Gea la trendy che sa come comportarsi e riporta tutti con i piedi per terra…
In questo fumetto non c’è un interesse per gli intrecci della commedia perché tutti i rapporti umani sono imbastiti esclusivamente per far risaltare Gea. Questa mancanza di interesse si traduce in poca cura, in mancanza di verosimiglianza.Il party a casa di Gea diventa un’occasione per suggerire ai lettori, attraverso i libri che la ragazza ha in casa, che si occupa di folletti e unicorni. E’ credibile la lettura ad alta voce di quei libri durante una festa di minorenni che pensano solo alla birra? E come finisce la festa? Gea all’improvviso ha un impegno e manda fuori di casa i suoi sei amici. Non erano decine e tutti sballati a pag. 32?
Gea è un fumetto privo di identità e di contenuti, non è un fumetto d’avventura e nemmeno una commedia e se per caso si affaccia qualche tema sul quale potrebbe essere imbastita una riflessione viene liquidato in poche battute (es: la pena di morte).L’unica cosa certa è che Gea è trendy, o così si vuol far credere. Troppo poco per riempire centoventicinque pagine…
Luigi Siviero