domenica 21 giugno 2009

From Hell - dicembre 2005


From Hell, di Alan Moore (testi) e Eddie Campbell (disegni) - DC Comics / Vertigo - Nuova edizione italiana: Magic Press, 1 volume, 580 pagg. € 35,00

La Magic Press ha recentemente riproposto in un unico volume questo splendido lavoro della coppia Moore/Campbell, che racconta la storia di Jack lo Squartatore, probabilmente il più famoso omicida plurimo della storia.
Chi non conosce la figura di Jack lo Squartatore? O, per meglio dire, chi non conosce l'immagine che di questo serial killer ci è stata trasmessa, trasformando "lo Squartatore" nell'archetipo dei maniaci che infestano le cronache di ogni tempo con i loro delitti, di solito a sfondo sessuale? Questa osservazione, unita alla miriade di documenti di ogni tipo che sono fioccati negli anni a proposito di questa figura, potrebbe indurre ad un facile e comprensibilissimo errore: considerare From Hell solo l'ennesima rivisitazione degli omicidi perpetrati nel 1888 a Whitechapel, e quindi un'opera superflua e poco originale.
Niente di più sbagliato.
E vero, tante, troppe ipotesi si sono succedute sulla figura dell'assassino delle prostitute di Whitechapel, e questo già all'epoca delle indagini, inquinate da fenomeni di sciacallaggio e, sostiene l'autore, depistaggi; ed ancora di più in seguito, quando col passare degli anni i fatti sono diventati sempre più indistinti e sono fiorite le ipotesi più disparate sul nome dell'assassino (dal comodo - per quell'epoca - ebreo di turno al maniaco sessuale al gruppo di malviventi ricattatori).
Ma gli omicidi, purtroppo, spesso non si risolvono grazie alla mente di qualche investigatore di animo nobile ed intelletto geniale. Qui non siamo nei libri di Agatha Christie, e neppure nei telefilm del Tenente Colombo. Qui si parla di vita reale (e parlando di un fumetto questo può sembrare un paradosso, ma avrò modo più avanti di spiegare questa affermazione) e con grande correttezza Alan Moore confessa fin dalla introduzione all'opera di aver rinunciato all'idea (se mai l'ha avuta) di presentare la "soluzione finale" al caso di Jack the Ripper: "abbiamo avuto il buon senso e l'onestà di considerare From Hell un'opera di pura finzione".
La vicenda, al di là delle centinaia di pagine in cui viene narrata dalla coppia Moore/Campbell, può essere riassunta in poche righe: un nipote della Regina Vittoria ha un bambino da una donna amica di una prostituta Londinese (Marie Kelly).
Sir William Gull, dopo aver "provveduto" a mettere a tacere la sventurata madre, è incaricato dalla Regina di risolvere il tentativo di ricatto che Marie Kelly, con tre sue colleghe, vuole mettere in atto. Il resto, come si dice, è storia: l'investigatore Abberline arriverà in modo quantomeno bizzarro ad identificare l'omicida (che dopo l'ultimo delitto, quasi vinto dall'enormità del compito portato a termine, vive in uno stato confusionale e confessa candidamente la sua colpevolezza), ma viste le implicazioni con la Corona tutto verrà messo a tacere, grazie anche al solito capro espiatorio (ossia lo sfortunato Montague Druitt, di cui si metterà in scena un finto suicidio).
Una trama lineare, dunque, che non impedisce a Moore di toccare gli argomenti più disparati (dalla magia all'analisi del contesto socio politico dell'Inghilterra di quegli anni, dalla massoneria alla povertà alla corruzione) aiutato dai disegni di Eddie Campbell, adattissimi alla trama: tavole torbide coperte dalla stessa coltre di fumo e di nebbia che sembra avvolgere tanto la Londra di quei giorni di fine '800 quanto la storia in sé ed il destino dei personaggi (le vittime quanto il carnefice), e che comunicano angoscia e un senso di costrizione e di ineluttabilità.
Alan Moore si pone di fronte alla costruzione della propria opera con grande e meticoloso realismo. E' lo stesso Moore a spiegare, con scrupolosissime note a commento quasi di ogni pagina del suo romanzo a fumetti, il suo lavoro di ricostruzione dei fatti, un lavoro che va dai dati storico/cronologici a quelli di atmosfera/ambiente.
Perché il vero protagonista di From Hell non è lo psicopatico Sir William Gull (nella ricostruzione, colpevole dell'omicidio plurimo) né l'investigatore Abberline, né la sventurata ultima vittima, Marie Kelly, ma è la città di Londra.
Questa Londra Vittoriana, che diventa protagonista anche grazie alle tavole di Eddie Campbell (tanto sporco e istintivo nel tratto quando si tratta di fisionomie quanto è certosino nel ricostruire i dettagli d'ambiente) e grazie alle preziosi citazioni che vanno dalla stessa Regina Vittoria a John Merrick (the Elephant Man) ad Oscar Wilde, è una città molto diversa da quanto si potrebbe immaginare, sporca in più di un senso e degradata nel suo tessuto sociale.
Queste parole estratte dal sesto capitolo, che riportano un dialogo fra Abberline e Godley, riassumono questa caratterizzazione di Londra meglio di quanto potrei fare io: "Una volta, Godley, qui c'erano solo campi e giardini, fuori dalle mura della città. Adesso guardate cos'è Whitechapel il venerdì notte. Sapevate che a Whitechapel ci sono meno di 250 case ammobiliate che ospitano 850.000 persone? Vuol dire 35/40 persone per ogni casa. L'inferno è niente. Ne ho visto di tutti i colori qui ... Mi sono imbattuto in bambini, non avranno avuto più di 9 anni, che lo facevano in pieno giorno, probabilmente con le proprie sorelle ... La maggior parte di loro si sposa a 12 anni ... E quando poi si separano lei comincia a prostituirsi. 1200 prostitute a Whitechapel, ufficialmente. Che cazzata, a Whitechapel tutti si darebbero per meno di uno scellino".
In tempi in cui anche i migliori fra gli attuali scrittori di comics vengono tacciati (spesso non del tutto a torto...) di ripetitività, Alan Moore si dimostra ancora una volta unico per talento, originalità e capacità di stupire il lettore, gettandosi in un'opera davvero monumentale che gli è costata quasi dieci anni di lavoro (fra documentazione e stesura).
Forse Moore non riesce a trasmetterci "la verità" (come lui stesso confessa nella citata introduzione), ma con il suo lavoro di scavo nei recessi più nascosti dell'animo umano ci regala un'opera di doloroso realismo. Sia quando resta aderente ai documenti storici sia quando da questi si discosta per fare lavorare la sua fantasia, l'autore riesce a rimanere fedele all'intendimento di proporci una rappresentazione realistica del tessuto sociale della Londra Vittoriana.
Anche nel gestire le scene degli omicidi Alan Moore e Eddie Campbell fanno di tutto per non scivolare negli stereotipi dell'horror fumettistico e/o cinematografico. Se infatti in questi generi al lettore/spettatore viene dato, assieme al raccapriccio, la sensazione che comunque quelle scene appartengono ad un mondo virtuale distante anni luce da noi, in From Hell l'omicidio delle vittime e la loro successiva dissezione ci comunica l'angoscia del mondo reale, in cui questo genere di cose accade più frequentemente di quanto noi vogliamo credere. Un film dell'orrore può lasciarci atterriti durante la sua proiezione. Dentro al cinema possiamo aver provato angoscia vedendo una prostituta accanto ad un lampione, mentre una figura massiccia la osserva. Possiamo essere rimasti senza fiato mentre questa figura le si avvicina e la musica si fa più cupa ed incombente. Poi il tentativo di fuga della donna, il suo urlo disperato...
Ma uscendo dal cinema ci sentiamo sollevati, perché stiamo tornando alla vita reale, a cui quegli orrori sembrano estranei. La lettura di From Hell invece non concede sconti. Ci apre gli occhi e ci fa guardare le spalle. Perché l'omicidio fa parte della quotidianità, è un evento in cui viene liberata una parte della condizione umana che si rifiuta di soggiacere alle regole del vivere civile.
Nonostante io sia per natura poco incline alle mitizzazioni, e di conseguenza usi con parsimonia termini quali "capolavoro", in questo caso non riesco a trovare un termine più adatto per definire l'opera di Alan Moore ed Eddie Campbell. Cercando con fatica fra le pagine del volume posso solo dire che alcuni riferimenti risultano eccessivamente criptici e mi fanno consigliare a tutti la lettura delle note di ogni capitolo prima del capitolo stesso. E' un difetto minimo, soprattutto perché si tratta di una scelta deliberata dell'autore (e come tale da rispettare), ma trovo che un'opera letteraria dovrebbe essere sempre e totalmente godibile autonomamente, e che le note dovrebbero costituire un approfondimento finale dell'opera, e non risultare a tratti indispensabili alla comprensione della stessa o di parti di essa. Un altro modesto difetto (tra l'altro anche questo ascrivibile alla sfera della mia soggettività, e sempre derivante da precise scelte narrative) è il rallentamento dell'opera dopo l'ultimo omicidio perpetrato da Sir Gull. "La delusione provata da chi sente di aver portato a termine un compito divino", così l'autore descrive lo stato di totale sfinimento psicologico dell'omicida dopo l'omicidio di Marie Kelly. Ed in effetti anche la narrazione di Alan Moore, fin dal prologo tesa e convergente verso un climax, da questo momento perde qualcosa a livello di tensione, pur rimanendo di altissima qualità.

Francesco "Baro" Barilli