mercoledì 10 giugno 2009

Federico Sardelli - Daniele Caluri: faccia@faccia n. 4 - gennaio 2005


Federico Maria Massimiliano Giacomo "Daniele" Sardelli e FedericoMariaNonostanteTutto “Daniele” Caluri sono due esponenti di punta dell’ardito manipolo di autori in forza al Vernacoliere, storico mensile di satira in vernacolo livornese fondato e diretto da Mario Cardinali.
Che dire di loro? Sono dotati di animo raffinato e gentile, estremamente rispettosi della autorità costituite, civili o ecclesiastiche che siano, insomma superbi esponenti e degni rappresentanti della più sana (ig-)nobiltà livornesa (anche se alcune croniche attribuiscono invero al Sardelli ascendenze fiorentine, passibili di denunzia), come ben sa chi segue le gesta dei loro personaggi sul già citato Vernacoliere.
Dalla raffinata inventiva del Sardelli, infatti, sono sgorgati nel corso degli anni personaggi come l’anonimo bibliotecario, il detective Clem Momignano, il perennemente imbarazzato (in tutti i sensi) studente Paglianti, il piccolo omino di GAS e molti altri ancora, senza dimenticare la spettacolare rilettura de «Il libro Cuore (forse)» e un certosino lavoro di ricerca per documentare doviziosamente «I miracoli di Padre Pio» incomprensibilmente trascurati dagli Annales ufficiali del Vaticano, così ricchi di dettagli e particolari sulle opere del più recente santo italiano.
Tutto questo mentre la felice mano (e non solo quella) del Caluri dava alla luce e alle stampe Fava di Lesso (dal lontano “Uaiòming”, con i degni comprimari Vento Che Sibila, Fessura Centripeta, e con il fedele cavallo Cocciolone), la dolce bèbisìtter Luana, sempre alle prese con il terribile Màicol, nonché, ultimo arrivato (creato in tandem con il degnissimo Emiliano Pagani), il prode esorcista Don Zàuker, ultimo baluardo del bene di fronte al dilagare del maligno, animato dal sacro fuoco purificatore, sempre pronto ad indicare la retta via ai poveri peccatori con la sua “spada fiammeggiante” (o forse solo infiammata), con tanto di impugnatura “anatomica”.
Entrambi i nostri autori non nascondono la loro passione per la musica suonata: così, se del “Sardelli Mvsicvs” si è già avuto modo di accennare in passato su MADE IN U.S.A., non si può dimenticare che anche il Caluri, forse per non essere da meno, è mente instabile e mano (attastierata) del gruppo musicale «Gli amici di Zenigata», con cui ha pubblicato il CD «Il banjo di Haran», raccolta di sigle di cartoni animati “storici”, opportunamente rivisitate.
Come avrete capito, siamo al cospetto di due personaggi che non possono lasciare indifferenti, come scoprirete se avrete occasione di incontrarli, al salone dei fumetti di Lucca come a qualche premio di satira, e come abbiamo cercato di documentare, con questo piccolo esempio, che di sicuro sarà dimorto gradito, soprattutto alle loro madri, che ci hanno pagato per parlarne bene.

Come ti chiami?
Daniele Caluri: Daniele, nonostante tutto Caluri.
Federico Sardelli: Federico Maria Massimiliano Giacomo Sardelli (tutto vero).

Quando e dove sei nato?
Daniele Caluri: E' - ahivoi - LIVORNO il suolo che mi diede i natali, in un ruvido pomeriggio di gennajo, il 26 se non ricordo male. La bufera fischiava attraverso gl'infissi, l'inverno martoriava le carni e gli anni di piombo erano alle porte. Correva l'anno 1971, e nel frattempo non succedeva un cazzo di rilevante.
Federico Sardelli: Vorrei esser nato verso la fine del ‘600 presso Fontainbleau ma il destino vigliacco & rio m’ha scodellato nel 1963 a Livorno.

Dove vivi?
Daniele Caluri: A Livorno, in uno splendido maniero dotato perfino di finestre, uscio e stronzoloire.
Federico Sardelli: Vuoi dire "In che mondo vivi?" Guarda che m’incazzo subito. Altrimenti la risposta è: a Firenze.

Dove vorresti vivere?
Daniele Caluri: Nella pancia della balena di Pinocchio, ma con un impianto deumidificatore, l'home theatre, tre ballerine brasiliane e uno stuolo di sguatteri che danno il cencio tutto il giorno per attenuare l'afrore di pesce marcio.
Federico Sardelli: A Venezia (però verso gli anni ’10 del Settecento che, ohimè, mi dicono esser finiti).

I FUMETTI:
(Federico Sardelli: Mimportaunasega dei fumetti.)
A che età e con chi la prima volta (che hai letto un fumetto, ovviamente)?
Daniele Caluri: A tre anni con «Braccio di Ferro», poi «Provolino» e «Geppo». Una breve incursione a Topolinia e Paperopoli, ma giusto per rendermi conto quanto mi faccia cacare la Disney in generale. Da lì sono passato direttamente a «Métal Hurlant», «Pilot» e «L'Eternauta», attraverso «La fiera degli immortali» di Bilal, e senza passare dal Via.
Federico Sardelli: Due anni, «Topolino».
Il tuo "muso ispiratore"?
Daniele Caluri: Ragazzi, ho rischiato la multischizofrenia a suon d'innamoramenti di questo o quello, si rischierebbe di fare un listone spaventoso: Moebius, Bernet, Gimenez, Boucq, Font, Nine, ma anche Milazzo, Cavazzano, Pazienza e decine di altri. Ma il vero genio del fumetto umoristico, il Totò delle nuvole parlanti è uno e solo uno: Jacovitti.
Federico Sardelli: Disney, quel nazista.

Il fumetto che più ti è piaciuto, o un fumetto che vorresti aver realizzato tu?
Daniele Caluri: Credo «Torpedo», di Abuli e Bernet. Facciamo insieme un bel giuoco, amici, un po' come nel programma TV «Art attack» (bloarg, globgh, plop), basta procurarsi un albo del personaggio sopra citato, un po' di china nera, un tubetto di tempera bianca e un pennino. Bene, ora invecchiate Torpedo, aggiungetegli rughe, scavategli le guance, infoltitegli le sopracciglia, sbiancategli i capelli et... voilà! ecco che come per incanto otterrete Don Zauker.
Federico Sardelli: «Asterix»

Un fumetto (o un autore) che non ti è mai piaciuto?
Daniele Caluri: Su tutti Crepax, pace all'anima sua.
Federico Sardelli: «Alan Ford». Certo, nella classifica dei peggiori ci sono ben altri, ma appartengono alla cerchia dei miei colleghi del Vernacoliere, sicchè non posso far nomi.

L'ALTRO:
(Federico Sardelli: Mi rimportaunasega.)
Che cosa pensi dell'altro?
Daniele Caluri: Che cosa devo pensare, è un fottutissimo genio, maledetto lui, spero che il fornajo n'impasti un sacchetto di semenze nella brioscia di domattina.
Federico Sardelli: Che è biondo.

L'ultimo fumetto dell’altro che hai letto?
Daniele Caluri: Ma amici cari, perdonatemi, ma questa è una bella domanda sì, ma del cazzo. Collaboriamo entrambi al «Vernacoliere» da anni e anni, e ci leggiamo ogni mese!
Federico Sardelli: Bellissimo: era Don Klauser, no, Don Zorrik, nemmeno, aspetta... ecco: Don Zucker.

L'ultimo fumetto dell’altro che ti è piaciuto?
Daniele Caluri: L'ultimo capolavoro è senza dubbio la serie dei mestieri, aperta da «Oculista».
Federico Sardelli: Don Zapotek, la saga sdolcinata d’un prete missionario che salva i bimbi negri.

La donna ideale per Sardelli?
Daniele Caluri: Una donna più femminile dell'uomo e con tutte le caratteristiche del misterioso mondo di questi strani esseri, le donne, tipo: la matita per gli occhi, le crisi di nervi, i repentini ma inspiegabili cambi d'umore, il torto marcio mai riconosciuto, la permalosità a livelli galattici, la fissazione per la linea e almeno sessanta paia di scarpe. Una donna muliebre, quindi, e magari dotata di topa.
Federico Sardelli: Di sesso femminile dotata di puppecculo.

La donna ideale per Caluri?
Daniele Caluri: Quella senza basette alla Sergente Garcia, e che oltre alla topa è dotata perfino di senso dell'umorismo.
Federico Sardelli: Essendo notoriamente finocchio, Sua Madre (con risp. parl.)
Che cosa hai pensato, la prima volta che hai visto l’altro?
Daniele Caluri: Ora, a parte che "l'altro" si scrive con l'apostrofo, cristo d'un dio, porca puttana, cazzo. Ma come si fa?
Federico Sardelli: Che avrebbe potuto anche alzarsi da terra e smettere di baciarmi la mano.

Che cosa hai pensato, l’ultima volta che hai visto l’altro?
Daniele Caluri: Ma puttanaeva, anche "l'ultima" si scrive con l'apostrofo, maledizione a tutto ciò che è sacro e venerato, cazzo, merda. Eh, dai!
Federico Sardelli: Che è bravissimo ed io non riuscirò mai ad eguagliarlo (nella sua dote più invidiabile che è quella di riuscire a spengere 24 candele col culo).
Sei più bravo tu o è più bravo lui?
Daniele Caluri: Dipende. A lui per esempio non riesce disegnare le FIE (ma non lo dite in giro).
Federico Sardelli: Lui, lui (sì ma a solo briscola).

Sei più simpatico tu o è più simpatico lui?
Daniele Caluri: Lui, ma la mi'nonna avrebbe da ridire su questo punto.
Federico Sardelli: Lui, lui (ma solo quando pesta la merda e allora, involontariamente, fa ridere).

DOMANDE A RAFFICA:
(Federico Sardelli: magari grammaticalmente e morfologicamente corrette)
La parolaccia che dici più spesso?
Daniele Caluri: Recati per favore nell'orifizio preposto all'espulsione di materia fecale, magari della sig.ra che ha avuto la strampalata idea di metterti al mondo.
Federico Sardelli: Fulcro.

Bianco/Nero o colore?
Daniele Caluri: Tutto, da ingordo quale sono.
Federico Sardelli: Tutt’ettrè.

Cani o gatti?
Daniele Caluri: Jene, di gran lunga. Non c'è paragone.
Federico Sardelli: Gatti, purchè stiacciati dalla Sita per Colle Val d’Elsa.

Panna o cioccolato?
Daniele Caluri: Della panna non mi fido, è malvagia e rancorosa. Guardatevi dalla panna!
Federico Sardelli: Cinghiale in umido.

Dio, Patria o Famiglia?
Daniele Caluri: Vagina.
Federico Sardelli: Dio bòno.

Fede o Feltri?
Daniele Caluri: Beh, la fede mi sta decisamente indigesta; i Feltri sono almeno utili da applicare sotto le zampe delle sedie rumorose.
Federico Sardelli: La loro mamma.

SALUTI:
(Federico Sardelli: e ruti)
Un saluto a chi ti vuol bene:
Daniele Caluri: Ciao, te ne voglio tanto anch'io, e spero che tutti facessero come noi e la pace regnerebbe e la discordia e la violenza sparivano per sempre dal mondo forever.
Federico Sardelli: Al mio delizioso amichetto Giampaolo 2 detto, fra gli amici, «Papa».

Un saluto a chi ti vuol male:
Daniele Caluri: Speriamo t'arroti 'r camio der bottino.
Federico Sardelli: Tanti bacini all’astvto Gianpy 2 detto, fra i compagni di alpinismo, «Sua Santità».

mdb