giovedì 11 giugno 2009

"F" come "FLASH"

Ci sono personaggi con cui sei cresciuto sin da piccolo, di cui hai letto le prime avventure quando avevi appena imparato a leggere e che nel corso degli anni ti hanno accompagnato nella tua crescita. Magari li hai abbandonati, magari no. Magari ti piacciono ancora come prima, magari non li senti più tuoi ma non vuoi comunque tagliare i ponti.
E poi ci sono i personaggi che hai scoperto che eri più grandicello, quelli che magari avevi snobbato per anni e che per un gioco del destino ti ritrovi a provare, restandone folgorato.
Per i primi c’è un sentimento più antico, più istintivo, più indecifrabile; sono i primi amori, che non si scordano mai per definizione. Ma il vero amore, spesso, è quello che si prova per i secondi. Perché è un amore maturo, che nasce da una scelta consapevole.
Per me Flash appartiene a questo secondo gruppo.
L’eroe della mia infanzia è stato soprattutto Spider-Man; con le storie di Peter Parker posso dire di esservi cresciuto. Spidey ha un posto nel mio cuore che non gli verrà mai tolto, anche perché a lui sono legati tanti bei ricordi. Per anni è stato il mio personaggio preferito e mai avrei pensato che qualcun altro avrebbe potuto prendere il suo posto sul primo gradino del mio podio personale…
E invece, nel 1997, alla “veneranda” età di 21 anni, ho fatto la conoscenza del lampo scarlatto.
Ovvio che non ero del tutto a digiuno del personaggio, ma non l’avevo mai considerato così interessante da seguirne le avventure “a solo”; mi limitavo a leggere i suoi exploit nella Justice League (quando la Play Press decideva di pubblicarla) e in fondo di lui sapevo davvero poco, per non dire quasi nulla. Eppure, quel numero della sua serie Play Press comprato in edicola quasi per caso, perché non era uscito nient’altro e avevo voglia di leggere qualcosa quel pomeriggio – una sorta di curiosità mista a mancanza di alternative – mi folgorò.
La storia di Mark Waid era intrigante, e l’idea che accanto a Flash ci fosse una vera e propria “famiglia” di velocisti mi conquistò subito. Oltretutto, il finale era uno di quei cliffhanger “da paura” che praticamente ti obbligano a comprare il numero successivo… Non ci vollero più di tre numeri perché la curiosità diventasse amore. Corsi a recuperare tutti gli arretrati che riuscivo a trovare. Volevo assolutamente conoscere meglio la relazione tra Wally e Linda, capire quali fossero i poteri di Flash – che non si limitava a correre e basta come quello sfigato di Quicksilver! -, sapere chi fosse quel personaggio così affascinante chiamato Max Mercury, scoprire da dove arrivassero Jesse Quick e Impulso, e così via.
Flash riaccese in me una passione per i comics che aveva subito dei duri colpi da tutta la fuffa che la Marvel ci stava rifilando da qualche anno, e contribuì a farmi innamorare definitivamente del DC Universe, soprattutto grazie al concetto di “Legacy”.
L’idea che Wally portasse avanti gli ideali di Barry Allen e il suo nome, e che dopo di lui ci sarebbe stato qualcun altro, perché Flash era un simbolo, un’icona dell’eroismo destinata ad essere più grande dei pur fantastici uomini dentro il costume… Beh, la trovai semplicemente divina. Flash non era solo una serie caratterizzata da grandi trovate ad effetto e science-fiction a go go. Era soprattutto la storia di un uomo che cercava di portare avanti una tradizione gloriosa, di esserne degno, eppure non per questo perdeva la sua umanità, restando in fondo il più umano tra gli eroi DC, quello più vicino alle persone comuni, che per rilassarsi va a farsi un giro con la moglie in un centro commerciale invece di volare in una fortezza al Polo o sull’isola della amazzoni. Un eroe positivo, ottimista, che guarda al futuro con fiducia, e non con paura, che è sempre più pronto a regalare un sorriso che un pugno in faccia o uno sguardo truce. E poi, parliamoci chiaro: esiste potere più figo di quello che ti permette di uscire di casa ed arrivare in un secondo in ufficio? Di avere tutto il tempo che vuoi per leggere tutti i libri che ti pare e raggiungere ogni posto nel mondo in un battito di ciglia?
Senza contare il costume, uno dei più belli nella storia dei comics, tanto da essere arrivato praticamente invariato ai giorni nostri senza mai sembrare vecchio o “demodé”.
E’ così che Flash è diventato, in breve, il mio personaggio preferito. Facendomi sognare di nuovo, più di quanto potesse fare un Uomo Ragno ormai incupito e tragico. Facendomi pensare che se cerchiamo di portare avanti, nel nostro piccolo e con tutti i nostri difetti, quello che i grandi uomini della storia, venuti prima di noi, hanno fatto per l’umanità, forse almeno il nostro angolo di mondo possiamo migliorarlo un pò. Ricordandomi una volta al mese, in quella mezz’ora di intrattenimento, quanto conta avere degli amici accanto a noi con cui condividere il nostro fardello di responsabilità, e quanto è importante il vero amore, quell’amore per cui Wally torna anche dal paradiso, pur di stare ancora con Linda.
Questo è quello che per me rappresenta la F di FLASH. Un fulmine scarlatto che mi ha regalato tante belle emozioni, e tante ancora continuerà a regalarmi anche in futuro.
Dario Beretta