sabato 13 giugno 2009

Enigma: revisionismo, omosessualità e lucertole - settembre 2005


Enigma 1-8; di Peter Milligan – testi; Duncan Fegredo – disegni e copertine; Sherilyl Van Valkenburgh - colori - Dc Comics/Vertigo; Ed. Italiana: All American Comics 7-10, Edizioni Comic Art – 1994

Certe volte non c’è niente di meglio che ravanare in vecchi scatoloni di fumetti alla ricerca di qualche chicca e questa volta è capitato ad Enigma, miniserie uscita da marzo ad ottobre del 1993 negli States e presentata l’anno dopo in Italia sulla “rivista contenitore” All American Comics della Comic Art, nel periodo in cui la casa editrice romana aveva tentato di presentare la Vertigo in Italia in albetti simili a quelli americani.
Il progetto originale di Enigma nasce qualche anno prima della sua pubblicazione, quando la Disney lanciò il progetto di una propria casa editrice americana (ricordiamo che negli States la casa di Topolino affida i diritti dei suoi personaggi a terzi), la Touchmark; la casa editrice non andò in porto e così alcuni dei progetti nati in quella sede vennero trasferiti in seguito alla Vertigo.
Enigma è comunque uno dei primi lavori americani di Peter Milligan lo scrittore inglese si era fatto le ossa in patria sulle pagine di 2000 A.D. ed era sbarcato negli States con la splendida serie dedicata a Shade, L’Uomo Cangiante, con cui, addirittura, rileggeva i maggiori fatti della storia americana in modo caustico e psichedelico. Rispetto a Shade, con Enigma la lente d’ingrandimento si sposta sull’archetipo più famoso del fumetto a stelle e strisce, ovvero i supereroi. Lo scrittore inglese ci porta in una squallida cittadina americana a seguire la squallida vita di Michael Smith, un giovane sfigato e senza prospettive; l’apparizione improvvisa in carne ed ossa di Enigma, il suo personaggio a fumetti preferito di quando era bambino, e dei suoi nemici lo porterà alla ricerca della verità, in un viaggio che cambierà totalmente la sua vita.
L’uso del metafumetto con l’eroe che si trasferisce da un sottomondo fittizio cartaceo ad uno fittiziamente reale non è un tema precisamente nuovo ed originale, ma l’uso che ne fa Milligan è invece parecchio interessante, visto che il personaggio di Enigma e la sua vicenda diventano la scusa per riflettere sugli stereotipi dei supereroi e sulla loro immutabilità.
Senza svelare troppo riguardo la trama, Enigma, per poter definire il proprio essere e la propria identità, arriva a plasmare un mondo che gli vada bene, creandosi gli stessi nemici da combattere e creandosi il proprio sidekick, non importa se questo porterà morte e sofferenza. E’ come se Milligan volesse dire che i supereroi, presi da soli, non sono personaggi credibili e lo diventano solo una volta che possono confrontarsi con i loro esseri speculari ed opposti, gli arcinemici; in pratica, un supereroe può esistere solo se risponde alle leggi immutabili che hanno dominato la sua esistenza sin dalla sua creazione, può esistere, quindi, solo se è e rimane uno stereotipo. La critica dello scrittore inglese non sembra voler colpire la figura del supereroe, ma piuttosto una certa rigidità nella gestione di queste figure fantasiose, che ha portato il fumetto supereroistico ad una sequela infinita di scontri con l’immortale nemico di turno. Insomma, puro revisionismo.
Accanto a questa critica, Milligan inizia ad esplorare un altro importante tema sociale, quello della reazione della gente normale alle figure supereoistiche, anticipando di quasi un decennio quello che sarà la base della sua X-Force/X-Statix: tramite l’iperbole del supereroe, lo scrittore inglese vuole criticare il potere dei media e le credulonità della gente comune, arrivando ad una critica cinica, spietata ed incredibilmente acuta. Insomma, per dirla chiaramente, l’isterismo di massa che si scatena all’arrivo di Enigma è ben diverso dall’accettazione passiva con cui la gente che popola gli universi fittizi di solito accetta i supereroi in costume.
Nel trattare questi importanti temi, Milligan dimostra di avere un coraggio non indifferente, arrivando anche a scelte parecchio controverse, ma riuscite, come quella di parlare apertamente di omosessualità (da sempre uno dei tabù più intoccabili del fumetto americano) ed addirittura di inserire una scena piuttosto esplicita (per quanto assolutamente non volgare) di sesso tra due uomini.
Dobbiamo ricordarci che, nonostante la serie fosse uscita per la Vertigo (l’etichetta per lettori maturi della DC Comics) erano ancora lontani i tempi di Authority, forse il primo vero fumetto supereroistico mainstream dove si parla apertamente di omosessualità con il rapporto amoroso tra due protagonisti della serie, Apollo e Midnighter; dieci anni fa un tema come questo era sicuramente trattato in maniera molto sporadica e con una certa eccessiva pudicità, che aveva portato al massimo a qualche outing (piuttosto assurdo, se non offensivo, per il modo in cui erano realizzati) da parte di personaggi minori del Marvel o del DC Universe. Ed infatti la scena in questione portò a qualche inevitabile polemica negli States che, per fortuna, non portò alla classica caccia alle streghe che periodicamente investe il mercato fumettistico americano per mano dei classici bacchettoni puritani. Comunque sia, vanno fatti i complimenti a Milligan per il modo serio, coerente ed intelligente, con cui trattò un tema assai delicato.
Aldilà delle tematiche stesse del fumetto, Enigma rimane comunque una lettura di grande qualità, scritta e sceneggiata con grande sapienza da un Milligan letteralmente scatenato ed in uno stato di grazia (un livello di eccellenza che forse non avrebbe più raggiunto neanche sullo stupendo X-Statix); ad accompagnarlo c’è un disegnatore particolare e personalissimo come Duncan Fegredo, qui alle prese con uno stile al tempo stesso visionario e realistico, caratterizzato da un uso piuttosto pesante delle chine e da uno storytelling denso di vignette ed inquadrature fuori dalla norma. Duncan, con Enigma, ha raggiunto anch’egli il suo massimo creativo, dimostrandosi un disegnatore di razza ed un illustratore validissimo, se contiamo l’ottimo lavoro svolto anche sulle copertine dipinte della serie. A completare il team creativo c’è la brava colorista Sherilyl Van Valkenburgh, capace di dare al fumetto la giusta atmosfera, grazie all’uso di tinte calde ed opprimenti.
Insomma, vale la pena andare a cercare in fumetteria o nelle fiere questo vecchio fumetto, davvero un piccolo capolavoro non troppo conosciuto, sperando che, prima o poi, la Magic Press ci regali una degna ristampa in volume.
Albyrinth