lunedì 1 giugno 2009

Devil "Svegliati!"


DEVIL "Svegliati"

di B.M. Bendis
e David Mack 

su Devil & Hulk nn. 79 - 82; 

spill. col. 76 pag. 

Euro 2,75 - 

Panini Comics


Mi ha veramente colpito, anche se non sorpreso, come Bendis sia riuscito a trattare con così tanta delicatezza una 'patata bollente' come l'autismo (anche se qui si parla di una sua forma lieve e temporanea). Questo è infatti un argomento quantomeno inconsueto per il mondo del fumetto mainstream USA, troppo spesso accusato di essere freddo, superficiale, teso solo a mostrare eroi ed eroine muscolosissimi e le loro super-scazzottate. Il rovescio della medaglia è che quest'opera può, ahimè, avvalorare quelle critiche! Qui, infatti, di cazzotti neanche l'ombra. Anzi, mi correggo, giusto un'ombra... E i supereroi? Certo, ci sono un cameo di Peter Parker e continue citazioni di tutti gli altri eroi Marvel... ma Devil, il titolare della testata, è un personaggio assolutamente secondario ed accessorio.

I protagonisti della storia sono il suo amico-confidente Ben Urich, giornalista del Bugle, e Timmy, un bambino in stato catatonico figlio di un ex-avversario del rosso mascherato. Urich viene a sapere che questo bambino, che si esprime 'a fumetti', è rimasto traumatizzato quando suo padre, l'Uomo-Rana, è scomparso durante uno scontro con Devil
Questo è tutto quello che c'è da sapere se siete interessati all'azione. La ricerca della verità su questa faccenda è il pretesto per un'analisi sulle difficoltà dei rapporti padre - figlio, sul significato etico della parola "giustizia" e, soprattutto, sul peso che il senso di colpa può assumere in determinate circostanze. 

Per questo la storia non si sviluppa come un classico 'whodunnit', non è cioè una ricerca dell'assassino (che infatti ci viene ampiamente suggerito, anche se non svelato). Ma è proprio qui che riscontro una grande dote di Bendis, il quale riesce a mantenere alto il livello d'attenzione dilatando a piacimento i tempi della narrazione e riuscendo così a mettere in risalto aspetti e risvolti che con altri ritmi (magari quelli veloci, più tipici degli 'action comics') sarebbero diventati poco più che dettagli al limite dell'inside-joke. Qui entra in ballo anche la parte grafica dell'opera, in quanto Bendis sembra costruire il suo tessuto narrativo proprio in funzione dello stile pittorico e stratificato di David Mack.

Bendis e Mack riescono in questo senso a creare una struttura sinfonica a più voci, dove la narrazione procede non a blocchi ma a 'layer', a strati appunto. E' questa una tecnica prevalentemente grafica, e non stupisce che Bendis, pur non essendo dotato dello strepitoso talento figurativo di Mack, sia anche un bravo disegnatore che sopperisce alle sue carenze a livello di tratto proprio con narrazioni di questo tipo. Testo e disegni, quindi, sono indissolubilmente legati, tanto che spesso è difficile capire dove finisca l'uno e dove cominci l'altro, quanto sia stato messo da Bendis e quanto da Mack. Ma la profondità di questo procedimento narrativo non si limita a questo. I disegni del bambino (ma anche le storie che racconta) diventano essi stessi fondamentali nello sviluppo della storia, ed è anzi a loro delegato (grazie anche alla mediazione della 'versione dei fatti' di Devil) il compito di mantenere intatto il sottile filo narrativo che lega tra loro gli elementi del plot. E' come se Bendis ci suggerisse che a lui non interessa narrare questa storia... ed infatti lo fa fare (virtualmente) a qualcun altro. Poco importa, quindi, se la trama è semplice-semplice ed assolutamente prevedibile. E' vissuta da un bambino e raccontata da un bambino, il giornalista (Urich) si limita a riportarla... e Bendis (con Mack) ad assemblarla.

L'unico a cui la storia di supereroi importa veramente, e per cui sono veramente importanti i supereroi, è Timmy. Urich invece, oltre ad un articolo da prima pagina, trova risposte e conferme, ma soprattutto rinnova la fiducia e la stima per l'uomo che si cela dietro alla maschera cornuta; mentre Bendis e Mack riescono a proporci un lavoro bello e toccante, che si distingue per la sua profondità, delicatezza ed originalità... vi sembra poco per un fumetto Marvel?

andre.a - marzo 2002