sabato 20 giugno 2009

Daniele Caluri: intervista esclusiva - dicembre 2005


Daniele Caluri era “solo” uno degli autori di punta del Vernacoliere, già «Livornocronaca», glorioso ed impareggiabile mensile di satira in vernacolo livornese, da cui il titolo.
Era” ed è ancora, a scanso di equivoci e con tutti gli scongiuri e le grattatine del caso, ma ultimamente pare aver ampliato in modo più che sensibile il suo parco di estimatori, se è vero che qualche tempo fa, allo stand lucchese del «Vernacoliere» dove il nutrito parco di autori labronici è solito intrattenere torme di aficionados con schizzi, scherni e scherzi di varia natura (e rigorosa quanto cavalleresca “precedenza alla topa”), è stato avvicinato nientepopodimeno che da Alfredo Castelli, papà di Martin Mystere, che gli ha subdolamente sentenziato “prima o poi dovremo fare qualcosa insieme, noi due”.
E siccome ogni promessa è debito, e Castelli è uno che le cose non le dice quasi mai per caso, ecco che la proposta si è concretizzata con l’albo numero 281 della collana bonelliana fresca di bimestralità dedicata al detective dell’impossibile, Martin Mystere, appunto, in una storia guarda caso dedicata ad un enigma del passato avente per protagonisti i primi autori di satira francese della metà del 1800.
Una storia che Castelli deve aver pensato cucita su misura per un autore satirico dalle indubbie doti artistiche (e basta dare un’occhiata ai volumi precedenti del Caluri, raccolte delle avventure mensili edite dal «Vernacoliere» di «Fava di Lesso» e «Luana la Bebisitter», oltre che al «Don Zauker» creato in tandem con Emiliano Pagani), ma che ha subito qualche intoppo e riscrittura, finendo per essere confezionata un po’ a spizzichi e bocconi.
Tutte cose che apprendiamo dal “disclaimer” in apertura di albo ad opera di Castelli, ma che non abbiamo perso occasione per verificare con il diretto interessato, già nostro gradito ospite in un gustoso faccia@faccia con il riveritissimo et reverendissimo direttore d’orchestra Federico Sardelli ormai qualche tempo fa, visto che da tempo ci ripromettevamo di dedicare un po’ di spazio a quattro chiacchiere in simpatia con lui, e questa sua ultima fatica ci fornisce un pretesto nemmeno da poco.


MARTIN MYSTERE
mdb : Allora, Daniele, è vero il resoconto del primo approccio con Castelli a Lucca?
Daniele Caluri: Tutto vero, è stato a marzo '99, con l'uscita della primissima raccolta delle storie di «Fava di Lesso». Mi sto ancora chiedendo come Castelli, tramite il mio pellerossa stronzo e cafone, mi abbia collegato al suo Detective dell'Impossibile.

mdb : Ah! Ah! Ah! Le vie del BVZA sono infinite. Lo conoscevi già? Parlo di Castelli…
Daniele Caluri: Di persona no, ma di nome da sempre. Anzi, ti svelo una curiosità: quando avevo circa 12 anni e leggevo una marea di fumetti, passai da «Geppo», «Provolino» e «Braccio di Ferro», direttamente a «Mètal Hurlant» e «Pilot». Superato il trauma, in quel momento decisi che da grande volevo fare il disegnatore di fumetti, ma non sapevo come fare. Un giorno comprai la rivista «Il Mago» perché allegava un piccolo albetto formato A5 dal titolo: "Come Si Diventa Autore di Fumetti". Lo aveva fatto Alfredo Castelli. Vent'anni dopo sarebbe stato colui che mi ha portato alla Bonelli.
E così si chiude il cerchio.

mdb : Eh! Come dicevo, le vie del BVZA sono infinite! Gliel’hai confessato? E lui, come ha reagito?
Daniele Caluri: Quando gli ho riferito la coincidenza del suo albetto si è un po' incazzato, perché si è reso conto di quanto tempo è passato!

mdb : Ah! Ah! Poi come si è sviluppata la vicenda? Insomma, amore a prima vista, o qualche corteggiamento, rose e cioccolatini, cose così?

Daniele Caluri: E poi è andata avanti con due albetti di Martin Mystere da 8 e 12 pagine, uno per RiminiComix e l'altro per l'Università di Padova, praticamente due prove, per farmi prendere dimestichezza col personaggio.

mdb : Ecco, “giustappunto” a proposito del personaggio: come è stato il tuo approccio con Martin Mystere? Intendo dire che per quanto sia indubbiamente il personaggio bonelliano con caratteristiche di disegno più “cartoonistiche”, che quindi si adatterebbero maggiormente al tuo tratto, resta comunque un “character” abbastanza impegnativo, perché tratteggiato in modo semplice, e come tutte le cose semplici, difficile da interpretare, come diceva anche Donald Soffritti a proposito di Rat-man, “basta un segno fuori posto e si nota subito”.
Daniele Caluri: Ed è esattamente la stessa cosa per Martin Mystere. Anzi, per me è stato proprio il volto di Martin la cosa più impegnativa in assoluto.
Un incubo.
Il fatto è che Alessandrini, che lo ha creato graficamente, ha un tratto molto francese, e negli anni ha acquisito una sintesi spaventosa. Questo vuol dire che disegna Martin con sei tratti; ma finché lo disegna lui va bene, torna. Quando lo disegnano gli altri è un problema, perché ogni tratto fuori posto cambia tutto. L'unica soluzione è riuscire a trovare una via di mezzo fra l'originale e l'interpretazione personale, più vicina al proprio stile.

mdb : Quindi solo per Martin? Nessuna fatica per adattare il tuo stile ai canoni Bonelli? O per gli altri personaggi…
Daniele Caluri: Onestamente, per sfondi e ambientazioni ben poco, sono stato solo più attento ai dettagli, alla verosimiglianza di ambienti e costumi, alle anatomie. La vera fatica è stata per i volti; io provengo dal comico e dal grottesco, sono abituato a deformare le espressioni dei personaggi, a esagerarne le fattezze o i movimenti, e riuscire a contenere questa abitudine è stata dura. Anche Filippucci ha avuto un percorso analogo, e mi ha confermato che anche per lui il problema è stato simile.
Ma a posteriori ho notato che, se saputo gestire, l'effetto è esattamente contrario: il background
Per quanto riguarda i personaggi, ripeto, è solo Martin che mi ha tolto nottate di sonno. Ho cominciato a prenderci confidenza solo dopo una settantina di tavole...
del fumetto comico serve tantissimo, proprio per la padronanza di elementi come la gestualità dei personaggi, le loro espressioni, la conoscenza dei muscoli mimici, la somatica e tutto ciò che può contribuire a far "vivere" disegni, forme immobili.

mdb : E come la mettiamo con le impostazioni delle tavole? In fondo tu vieni da un’esperienza in cui non credo ci siano rigidi paletti dal punto di vista grafico, oltre che creativo…
Daniele Caluri: Certo, la griglia Bonelli è rigida, e questo è un suo punto di forza. Ormai è un classico, uno standard adottato anche da altre case editrici, ma non per questo è un limite. Anzi, proprio da questa rigidità si può uscire, con il respiro di certe inquadrature, con i giochi di ombre, i giochi prospettici, con un sacco di espedienti tecnici ed espressivi.

mdb : La storia poi ha avuto un iter creativo abbastanza particolare e in parte travagliato, nel senso che come chiarito da Castelli stesso nelle note introduttive, è partita con un soggetto di Elettra Gorni che Castelli ha poi stravolto e riscritto più volte, in piena trance creativa, anche in corso d’opera, costringendoti a qualche salto mortale, tanto per usare le sue stesse parole…
Daniele Caluri: Per me non è cambiato molto, in fondo io disegnavo quello che lui mi inviava. Ma fino a quando non è uscito l'albo non ho saputo di cosa parlasse, se non a linee generali!

mdb : Quindi ritieni che il tuo lavoro non ne abbia risentito?
Daniele Caluri: No, a parte i ritardi clamorosi del BVZA. Ma dalla redazione mi dicono che lo deve fare... :-)

mdb : Eh! Eh! Che riscontri hai avuto da parte dei lettori? Che tipo di accoglienza ti hanno riservato, una volta visto il lavoro? Insulti, minacce, mazzi di fiori… Credo che i fans bonelliani, per quanto magari più pacati, non temano confronti con quelli di comics americani…
Daniele Caluri: I commenti di amici e conoscenti sono stati tutti entusiastici, ma per loro può rimanermi il beneficio del dubbio. Anche la mi' nonna mi dice che sono bravo, bello e buono.
Quando però ho letto i commenti di lettori che non conosco sono rimasto piacevolmente sorpreso: quasi tutti hanno elogiato il mio tratto, tranne un paio che non hanno apprezzato il modo in cui ho caratterizzato - guarda caso – Martin Mystère.

mdb : Bè, devo confessare che a me non è affatto dispiaciuto, considerando che immaginavo i grattacapi che ti avesse dato… E in casa Bonelli che giudizi hai raccolto?

Daniele Caluri: Ottimi, direi. Mi ha confortato non poco ricevere gli apprezzamenti degli addetti ai lavori, in particolare da parte di Lucio Filippucci e Giuseppe Palumbo. E su tutti, il plauso di Castelli.

mdb : Mi pare ottimo. Quindi ci saranno altre storie in vista?

Daniele Caluri: Ho iniziato da poco il secondo albo, di cui però ancora non so nulla, tranne che è incentrato sulla figura di Caravaggio. Ma non uscirà prima del 2007, quindi campa cavallo...

mdb : Eh! Eh! Vabbè, ci terrai informati… Credi sia un caso il fatto che ti abbiano affidato un’altra storia con ambientazioni “in costume”, o lo interpreti come un apprezzamento indiretto al risultato del primo albo?
Daniele Caluri: Sarò onesto. ho chiesto io di poter disegnare un’altra storia in costume. Alfredo agisce in questa maniera, credo per mettere a proprio agio il disegnatore: prima ancora di pensare una storia chiede di che tipo la desideri, in quale contesto, con quali caratteristiche. Ci sono disegnatori che prediligono la fantascienza, per esempio, ed ecco che lui scrive una storia in cui Martin ha a che fare con tecnologie futuribili, ambienti fantascientifici ecc…
A me piacciono molto certe storie in costume, anche per «La tredicesima fatica» avevo chiesto un’incursione nel passato. E la scelta di Caravaggio non è casuale; a parte l’amore sviscerato per la sua Opera, la mia richiesta è stata dettata dalla curiosità di cimentarmi con un’epoca, il barocco a Roma, affrontato troppo poco da fumetto o cinema.

mdb : Bè, ma il fatto che abbiano accettato la proposta significa comunque che il lavoro è stato apprezzato, credo. Passiamo oltre: hai sempre detto che ti devi divertire disegnando per avere gli stimoli giusti: ti sei divertito anche in questa occasione?
Daniele Caluri: E' stato un divertimento di diverso tipo. Mentre disegno Luana o Don Zauker mi capita di ridere da solo, come un dissociato. Per Martin ovviamente non è la stessa cosa, ma è stato molto più eccitante per la sfida che avevo davanti, per il prestigio del personaggio, per l'uso del pennello, per trovare la soluzione a un sacco di problematiche tecniche per me nuove. E, non ultima, per i cambiamenti che ho avvertito mese dopo mese nella mano.

mdb : Non ti chiedo le differenze che hai riscontrato tra le modalità lavorative del Vernacoliere e quelle che hai potuto sperimentare in casa Bonelli, perché credo che sarebbero decisamente troppe, ma ti sei divertito a lavorare con Castelli almeno quanto ti diverti di solito con il Cardinali? In fondo, anche Castelli è un autore che per quanto “arrivato” non ha mai perso il gusto per il divertimento puro…
Daniele Caluri: Sì, davvero tanto, e sinceramente non pensavo. Voglio dire, Castelli è uno dei miti del fumetto italiano, e in più, se lo si conosce attraverso il suo alter ego, Martin Mystère

mdb : Ah! Ah! Ah! Qualche esempio?
Daniele Caluri: Uno su tutti: come ho detto prima, Castelli è un genio, ma accumula ritardi terrificanti nelle consegne (un po’ come Martin con Aaron, il suo editore). Dopo le prime telefonate in preda alla disperazione, per elemosinargli altre tre o quattro tavole dato che avevo consegnato da un paio di settimane, sono passato a falsi messaggi minatori. Ho esordito con una lettera dalla Santa Sede, con tanto di effigie scaricata da internet, in cui il segretario particolare del Pontefice lo minacciava di scomunica se non provvedeva al più presto ad onorare l’impegno con me, suo protetto. Poi con una lettera minatoria coi caratteri ritagliati dal giornale, una falsa diagnosi di uno psicoterapeuta, un falso avviso di garanzia del Tribunale di Livorno (e lì c’è quasi cascato)...

mdb :Ah! Ah! Ah! Oddìo…
Daniele Caluri: …un falso articolo di giornale col mio tentato suicidio, una falsa convocazione come primo arrivato al concorso «Miglior Sceneggiatore Aguzzino», stampato in digitale…
E il bello è che, nonostante la perdita di tempo in quelle che in fondo sono cazzate, entrambi ci divertiamo come matti, e lui me ne chiede altri!

IL VERNACOLIERE
mdb : Credo che in questo modo tu abbia reso infinitamente più divertente il lavoro anche a Castelli, grazie al tuo senso dell’humor che ben conoscono anche i tuoi affezionati lettori che ti seguono mensilmente sul «Vernacoliere»… Questo ci porta a parlare anche del «Livornocronaca», casualmente. Una testata che credo sia stata la tua prima esperienza, e con cui prosegui tuttora una collaborazione ormai più che decennale. Ti ricordi ancora come è iniziato il tutto?
Daniele Caluri: La collaborazione è esattamente ventennale. Ho iniziato a collaborare al «Vernacoliere» a 14 anni e ora ne ho 34. Nacque tutto sui banchi di scuola, come accade spesso. Mi divertivo a disegnare vignette per far ridere un mio compagno al banco dietro al mio, lui mi rispondeva per le rime con altre vignette e andavamo avanti per ore e ore. Un giorno ne feci una che lo fece ridere tutta la mattina, e mi convinsi a portarla al «Vernacoliere», che me la pubblicò. Non mi sembrò vero.
appunto, ci si immagina che sia un tipo decisamente serioso, compìto, un dotto. E per certi versi lo è, ma non mi aspettavo di trovare un compagno di giochi fantastico. Nonostante le ovvie differenze generazionali, viaggiamo su una lunghezza d'onda simile, per cui c'intendiamo alla perfezione su un sacco di cose che col lavoro c'entrano poco o nulla, scherzi, cazzate, amene conversazioni sulle scritte da cesso, aneddoti strampalati e così via.

mdb : E ci credo! Notizie di quel compagno di scuola?
Daniele Caluri: A volte ci incontriamo, anche lui ha proseguito gli studi artistici, ma non so cosa stia facendo ora.


mdb : Vogliamo tranquillizzare i tuoi affezionati lettori toscani, precisando bene che non hai nessuna intenzione di lasciare il «Vernacoliere»?
Daniele Caluri: Assolutamente. E' solo grazie al «Vernacoliere», e in un secondo tempo a Bonelli, che ho potuto realizzare il mio sogno: fare della mia passione la mia professione. E poi non potrei mai rinunciare alla mia schiera di lettori affezionatissimi, alle risate con gli altri collaboratori, a questa fantastica valvola di sfogo che mi permette di scindermi: da una parte il Jekyll del fumetto realistico, dall'altra lo Hyde, la risata atroce.

mdb : Per il Vernacoliere hai realizzato innumerevoli vignette e copertine su testi del «nume tutelare» Mario Cardinali, e poi vere e proprie serie a fumetti in episodi da due maxitavole l’uno, non a caso raccolte periodicamente in volume: «Fava di Lesso», «Luana la Bebisitter» e «Don Zauker». Scusami la marzullata, ma ti senti di più un disegnatore satirico prestato al fumetto bonelliano, o un fumettaro in forza alla satira?

Daniele Caluri: Senza dubbio la seconda. Sono cresciuto a pane e «Eternauta», mi sono innamorato delle scuole di Fumetto francese e soprattutto argentina e credo sia naturale che abbia sempre desiderato entrare anche ai margini di questo mondo.

mdb : Apriamo una parentesi: quando hai scoperto la tua passione (intendo dire in modo più serio, a parte «Geppo» a dodici anni… anche se poi considerando che hai esordito a quattordici, in effetti…) quali sono stati i tuoi autori preferiti, quelli che più hanno influito sulla tua formazione?
Daniele Caluri: Ho imparato a leggere a tre anni grazie a «Braccio di Ferro», e da quel momento non ho più smesso di leggere fumetti. Il fumetto che amo di più in assoluto, e quello che ha più influito sulla mia formazione credo sia «Torpedo», di Abuli e Bernet, ma i miei punti di riferimento sono veramente troppi, da rischiare la multischizofrenia.
Mi sono letteralmente disintegrato con i grandissimi del fumetto internazionale: Moebius, Bilal, Gimenez, Bernet, Font, Pazienza, Toppi, e poi Breccia, Liberatore, Boucq, Loisel, Nine, Risso, Milazzo... Che faccio, vado avanti?

mdb : Eh! Eh! Per me non ci sarebbe problema, ma non vorrei che poi slittasse al 2008 la tua prossima fatica bonelliana… Torniamo alla produzione per il «Vernacoliere»: «Fava di Lesso» è stato il primo: dal lontano “Uaiòming” con furore, narrava le avventure di un guerriero un po’ lavativo e della sgangherata tribù, spesso alle prese con mode, costumi o avvenimenti contemporanei, affrontati in chiave dissacrante. C’è qualche possibilità di rivederlo all’opera?
Daniele Caluri: Beh, Fava di Lesso è la mia prima creatura, come posso dimenticarlo? Ma sul «Vernacoliere» non potrà tornare per un sacco di motivi: mancanza di spazio prima di tutto, occupo già cinque pagine su 32, e se ne chiedo un altro paio Mario Cardinali mi fora il fegato con una penna; e poi mancanza di tempo. Certo è che se qualche editore coraggioso e lungimirante (ma soprattutto coraggioso...) mi proponesse di far tornare il mio indiano per storie lunghe e autoconclusive, con il tratto che ho sviluppato dopo 12 anni dalla sua creazione, beh, a quel punto sarebbe un altro discorso. Ma probabilmente mi condannerei a stare al tavolo da disegno venti ore al giorno, per riuscire a fare tutto.

mdb : Quindi niente da fare, per il momento… Anche per via dell’editore, piuttosto che delle venti ore… Peccato.
Ma andiamo avanti.
«Luana la Bebisitter» è stato forse il lavoro che più ti ha imposto all’attenzione generale, con le peripezie di un Wile E. Coyote con le fattezze di bambino sgraziato e terribile a nome Màicol che tenta di scoprire in anticipo sui tempi «il mistero della topa», ovvero che cosa si celi tra le gambe delle donne. Il tutto in un crescendo di disavventure assurde e sempre dissacranti, stavolta a partire dallo spunto iniziale. Una sessantina di episodi, due volumi, un ritorno-conclusione. Sei un sostenitore delle storie che si concludono, senza la serializzazione infinita tipica dei fumetti Bonelli (ma anche dei cartoni animati), o semplicemente quando ti stanchi prendi una pausa senza nessuna ipoteca sul fatto di poter tornare in futuro a proporre storie nuove?

Daniele Caluri: Sai, le serie infinite sono destinate a perdere il mordente iniziale, e si trasformano in qualcosa di inevitabilmente diverso. Per questo preferisco - sia come autore che come lettore - le serie chiuse. «Sandman», per esempio, o «Invisibles», sono stati due esempi eccezionali. Se a un certo punto subentra la stanchezza penso che sia sempre meglio interrompere una serie, piuttosto che portarla avanti per inerzia.

mdb : Eh, non hai idea di quanto sia d’accordo… aggiungendo agli esempi il «Preacher» di Garth Ennis, uno scrittore dissacrante come pochi…
E veniamo ad oggi, ovvero a «Don Zauker», prete molto «sui generis», ipertrofico e ipertatuato, poco incline alla penitenza sua e molto più portato a menare le mani o a impartire severe punizioni a tutti (e tutte) i miscredenti che ignorano il suo messaggio.
Come è nato il personaggio?


Daniele Caluri: Io avevo appena chiuso la serie di Luana, Emiliano Pagani aveva interrotto quella de «I Punitori», sempre sul «Vernacoliere», e ci trovavamo privi di idee per qualcosa di nuovo. Avendo un senso dell'umorismo molto simile, decidemmo allora di trovarci una sera per cazzeggiare davanti a un buon bicchiere di vino (o, in alternativa, di chinotto). Lo facciamo spesso, le serate fra me e Emiliano son sempre state fertili di idee utili per un sacco di cose, anche extra-Vernacoliere, che puntualmente però muoiono lì.
Così, in quella sera, io avevo un'idea che mi girovagava per la testa, lui un'altra, confusa, su un esorcista; le mettemmo insieme e mentre parlava io schizzai i tratti di quello che poi sarebbe diventato il personaggio attuale. Il nome venne da sé, un prete è sempre "Don" qualcosa e uno stronzo e criminale non poteva che chiamarsi Don Zauker, come il capo dei Meganoidi, i nemici di Daitarn III.
Fu Emiliano a chiedermi di portare avanti la serie a due, lui ai testi e io ai disegni; accettai e ci buttammo a capofitto.

mdb : C’è un po’ di Don Camillo in chiave “vernacolare” (ovvero irriverente e anticlericale) in Don Zauker (oltre che un po’ di Clint Eastwood nelle fattezze), o è solo una mia impressione da vecchio lettore di Guareschi?
Daniele Caluri: Lo sai che sei il primo a osservarlo? Ma ad essere sinceri è solo una coincidenza formale. Il messaggio e l'intento sono completamente diversi. In Don Zauker, oltre alla satira anticlericale, immancabile e ora più che mai necessaria, c'è una critica ferocissima a coloro che al nostro esorcista danno fiducia e credito; sono persone che rinunciano a un pensiero proprio o qualsivoglia parvenza di spirito critico solo perché davanti ad un abito talare, e ciò li rende perfino peggio di lui, che è la summa di tutti i peggiori vizi.

mdb : Eh, a me viene in mente sempre anche «Don Vincenzo», un personaggio di Tommaso Milella (storica –almeno per me- e dissacrante matita di «Made in USA»), che vide la luce una decina d’anni fa su MONDO MONGO, la serie mi sembra si intitolasse «Lotte di Classe», ma ne uscirono solo un paio di episodi… che forse sarebbero stati adatti anche per il Vernacoliere. Ma mi sa che me lo ricordo solo io…
Daniele Caluri: Ad essere sincero mi ricordo perfettamente la testata, perfino i caratteri del nome «Mondo Mongo», ma era un periodo in cui spendevo una fortuna all’edicola. Compravo tre o quattro testate Bonelli, poi «L’Eternauta» e «Comic Art», «Totem», «Nova Express», «Nero», «Akira», «Torpedo», qualcosa della Marvel, cartonati francesi e uscite sporadiche; ovviamente dovevo sacrificare qualche testata, e «Mondo Mongo» fu una di quelle…


SATIRA E FUMETTI

mdb : C’è ancora spazio per una satira a fumetti? Insomma, il «Vernacoliere» sembra essere lì a dimostrarlo, ma ha delle radici ben precise, una tradizione e uno zoccolo duro di Toscanità, mentre a livello nazionale, il panorama non è molto incoraggiante…
Daniele Caluri: Qui il discorso si fa veramente lungo, e mi fa diventare di pessimo umore. Mi accodo con chi rileva che non viviamo in un Paese democratico. In Italia NON c'è libertà di pensiero, parola ed espressione.
NON C'E', punto e basta.
Mi è capitato di vedere sketch satirici di canali francesi, inglesi, perfino americani, dove si vedono cose che non ci immaginiamo nemmeno lontanamente, e così per la carta stampata. Ma la cosa più grave è che purtroppo la libertà manca non soltanto nell'ambito della satira, ma soprattutto nell'informazione. Salvo pochissime isole felici e un pugno di teste illuminate e coraggiose, il resto è feccia venduta al Palazzo, o comunque sotto il suo giogo.
Di questo io, come italiano, mi vergogno da morire.


mdb : Eh, non volevo farti arrabbiare, anche se la penso abbastanza come te, ma mi fermavo al fatto che la Satira, per dire, non ha sbocchi in Italia che permettano a chi la fa di camparci, se non in rari casi.
Tanto per restare in ambito Vernacoliere, Max Greggio, storico collaboratore del Livornocronaca, era passato da «Arvaro ‘r’ Laido» e «Budiulik» a «Striscia la Notizia» (e da Livorno a Bergamo, se non erro), pur senza mai perdere troppo i contatti con le sue «origini»… Senza per questo voler minimamente paragonare Bonelli a Mediaset, o senza voler crocifiggere Greggio (Max), credi che ci sia un qualche parallelo? Voglia di ampliare i propri campi d’azione, occasioni da prendere al volo, o altro?

Daniele Caluri: Premessa: non sei certo te a farmi arrabbiare. La rabbia è latente, e fortunatamente condivisa da tanti altri.
Per quanto riguarda Max Greggio, sai, non mi sento di parlare per bocca sua perché molte sue cose non le conosco. Ma non esiste un parallelo, se non la coincidenza di lavorare per Livorno e per Milano. Io ho sempre letto fumetti, anche Bonelli, e ho sempre desiderato far parte di questo mondo fin da quando avevo il moccio al naso. Ho disegnato, sperimentato, fatto altri lavori per autofinanziarmi i tentativi per poter riuscire a dire che di professione faccio l'autore di fumetti.

mdb : Bè, mi pare che comunque tu ci sia riuscito…
In questi giorni, come periodicamente accade da che Berlusconi è diventato Pres. Del Cons., non si fa che parlare di satira, dei confini della satira, di che cosa la satira può permettersi e che cosa no, spesso anche a sproposito. Tu come la vedi?

Daniele Caluri: Vedi sopra. Perfino sul vocabolario c'è scritto che la satira è "un genere letterario che ritrae con intenti critici e morali personaggi e ambienti della realtà e dell'attualità, in toni che vanno dalla pacata ironia alla denuncia, all'invettiva più acre".
La satira può essere divertente o amara, leggera o crudelissima. La satira è un dito nel culo: se vuoi diventare potente o famoso, devi accettare come condicio sine qua non di essere eventualmente messo a nudo se combini qualcosa di deplorevole. Se non ti va, vuol dire che hai qualcosa da nascondere, è semplice. Dall'alto invece vorrebbero insegnarci che il compito della satira è quello di far divertire.
Col cazzo.
Per le risate ci sono libri, fumetti, trasmissioni e spettacoli comici, con l'intento cioè di ridere spensieratamente. E' materiale di pura evasione, ottimo e necessario.
Ma la satira oltre a divertire DEVE far pensare, è nella sua natura. Non confondiamo le acque.

mdb : Hai mai avuto problemi o complicazioni giudiziarie per via del tuo lavoro satirico? Anche in tandem con il Cardinali, visto che spesso e volentieri traduci in immagini le sue battute più caustiche, dalle copertine alle vignette interne…
Daniele Caluri: Ho rischiato, ma per ora fortunatamente no. Abbiamo acquisito una sorta di sesto senso che ci fa percepire fin dove ci possiamo spingere, e balliamo tutti i mesi su questo filo.
Ma in generale, più che problemi il fare parte del «Vernacoliere» mi ha portato benefici. Ci sono molte voci contrarie, com'è naturale che sia, rappresentate da tutti coloro che ritengono che sia un giornale volgare e di cattivo gusto; ma nonostante ciò sono tantissimi quelli che pur non leggendolo, ne hanno un'ottima opinione. Sarà per il clima claustrofobico in cui viviamo, per tornare al discorso di prima, ma la maggior parte delle persone prova per il «Vernacoliere» un rispetto tutto particolare.
Come nei confronti di una contro-istituzione.

mdb : E speriamo che possiate continuare così, incrociando le dita e toccando tutto il toccabile, e auspicando anche un miglioramento della situazione generale, tanto per esagerare… :-)
Anche se mi sa che più che un «curato di campagna» servirebbe un esorcista… Ne conosci mica qualcuno?

Daniele Caluri: Beh, non è proprio di campagna, ma vediamo cosa può fare...