lunedì 15 giugno 2009

Dan Brereton - Tito Faraci: faccia@faccia - luglio 2005


Giunto al quattordicesimo appuntamento, il nostro Faccia @ Faccia sbarca oltreoceano, e va a pescare un autore di primo piano del panorama fumettistico americano, ovvero Dan Brereton, traghettato da un autore di tutto rispetto del nostro scenario, quel Tito Faraci che può a ben diritto essere considerato l’autore del momento in Italia.
Tito Faraci è uno degli autori più poliedrici del fumetto (e non solo) italiano: del suo Brad Barron si è parlato in lungo e in largo, e non sono mancati dossier e anticipazioni, ma se avrete la pazienza di aspettare un poco, ci auguriamo di poter tornare a chiacchierare con lui a breve per affrontare altri aspetti estremamente interessanti e significativi (e troppo spesso trascurati) della sua versatile produzione fumettistica (e non solo).
Anche Dan Brereton non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, come si dice in questi casi: “Giantkiller”, “Nocturnals”, “Justice League”, nonché la versione illustrata di “Dread" da Clive Barker sono solo alcuni esempi della sua notevole arte pittorica prestata al fumetto.
Insieme, Tito Faraci e Dan Brereton hanno appena realizzato “The Last Battle”, che si propone come il titolo di punta della neonata divisione “adulta” di graphic novels made in Disney, e non vi resta che leggere i loro commenti per scoprire, nella solita maniera informale e un po’ scanzonata, come i punti di contatto tra questi due autori siano molti di più di quanto non possa sembrare.

Come ti chiami?
Dan Brereton: Uhmmm…Ehi, è una domanda trabocchetto? Il mio nome completo è Daniel Alan Brereton.
Le mie zie, i miei zii e cugini mi chiamano “Danny”, così come almeno uno dei vecchi professori. La mia fidanzata mi chiama “Daniel”, ma quasi tutti mi conoscono come “Dan”.
Tito Faraci: Sui documenti c'è scritto Luca Faraci. Ma con quel nome mi chiama solo mia madre.

Quando e dove sei nato?
Dan Brereton: Walnut Creek, California, circa 25 miglia ad est di San Francisco.
Tito Faraci: 23 maggio 1965. Gallarate, in provincia di Varese. Càpita.

Dove vivi?
Dan Brereton: Abbiamo appena traslocato dallo stato del Nevada (vicino a Reno) alla California, vicino alla capitale di quello stato, Sacramento. Ero abituato a vivere in montagna, dove nevicava d’inverno (e talvolta anche in primavera), ora invece viviamo nelle vicinanze della periferia, circondati da fattorie. Ero abituato a sentire i coyote guaire e combattere appena fuori dalla mia finestra, di notte, ora sento gli strilli dei gufi.
Tito Faraci: A Milano, quasi sempre. Appena posso in una casetta sul lago.

Dove ti piacerebbe vivere?
Dan Brereton: Adoro una città sulla costa a nord della California, si chiama Eureka. E’ una sorta di città sperduta ma meravigliosa, vicina all’oceano e alle foreste. E’ davvero bellissima, ma se vivessimo lì, non riusciremmo a vedere genitori e amici!
Mi piacerebbe anche vivere a Edimburgo, in Scozia. Ci sono stato due volte, ed è bellissima.
Tito Faraci: In una casetta sul lago.

COMICS:
A che età la prima volta? (Che hai letto un fumetto, ovviamente)
Dan Brereton: Avevo otto o nove anni. Un mio amico, Eric Messinio, la cui famiglia veniva dalla costa est degli U.S.A. aveva un’enorme collezione di fumetti, in comproprietà con i suoi due fratelli più grandi. Non avevo mai visto tanti fumetti prima di allora. Ne fui immediatamente rapito, diventai praticamente un fanatico di fumetti, specialmente Marvel. Era stato amore a prima vista. Sinceramente rimpiango davvero il modo in cui erano i fumetti verso la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70.
Tito Faraci: Era il 1972, avevo sette anni. Ricordo il momento, l'edicola, la nebbia fuori e il cappottino addosso. Una sequenza in soggettiva, inquadrata ad altezza gambe degli adulti.
Era un Devil: "Il costume sotto la pelle".
Ha cambiato la mia vita, per sempre.
Non ho mai osato andare a cercarlo e a rileggerlo.
Mi basta il ricordo.

Il tuo “muso ispiratore”?
Dan Brereton: Jack Kirby, John Buscema e Gene Colan formano la Santissima Trinità dei fumetti per me. Ce ne sono molti altri, tra cui probabilmente Frank Frazetta è quello che ha avuto la maggior influenza su di me dal punto di vista artistico, ma Jack, John e Gene (che tra le altre cose ora è anche un mio amico) erano i Signori che illuminarono il mio mondo da bambino. Dopo essere stato esposto ai loro lavori, la mia vita prese una svolta drammatica quanto meravigliosa.
Tito Faraci: Stan Lee. Poi Alan Moore.

Il fumetto che più ti è piaciuto, o un fumetto che vorresti aver realizzato tu?
Dan Brereton: Ho adorato la serie dei Vendicatori verso la fine degli anni ‘60, con Capitan America, Pantera Nera, Scarlet Witch, Occhio di Falco e Visione… ma penso che vorrei davvero disegnare Conan, un personaggio che ho sempre amato. Ho avuto la fortuna di dipingere per la Marvel qualche copertina di Conan verso la fine degli anni ’90, ma mi piacerebbe davvero molto poter illustrare una storia di Conan, un giorno.
Tito Faraci: The Killing Joke”.

Un fumetto (o un autore) che non ti è mai piaciuto?
Dan Brereton: Non mi piacciono granchè i fumetti odierni, e tendo a non leggerne molti.
Tito Faraci: So che è grave, tutti mi fanno una testa così... ma fra me e Sandman c'è sempre stato un muro.

Fumetto realistico o supereroi?
Dan Brereton: Preferirei una sorta di via di mezzo, ma credo che tenderei comunque verso i supereroi. Il realismo nei fumetti può essere impegnativo, ma non è quello che mi attrae maggiormente verso i fumetti.
Tito Faraci: Supereroi realistici.

Fumetto d’autore o “pulp”?
Dan Brereton: Viva il “pulp”! Mi sono spesso chiesto dove mi potrei collocare nell’ampio panorama fumettistico, e quando ho scoperto le vecchie riviste “pulp” e le loro luride ed eccitanti copertine, ho sentito un immediata affinità con quegli artisti che non avevo mai sentito con nessun altro artista di fumetti tra quelli che l’industria statunitense identifica come “pittorici”. Personalmente non mi considero un “pittore” di fumetti. Mi considero un illustratore e un narratore e sento che i vecchi “pulps” e la “silver age” dei fumetti sono ancora la cosa più eccitante per me.
Tito Faraci: Come, prego? Quello pulp non può essere d'autore?

L’ALTRO:
Che cosa pensi dell'altro?
Dan Brereton: Tito è un ragazzo meraviglioso, una sorta di santo. Avevo sentito dire che era una sorta di spietato schiavista, che si assicurava che gli artisti seguissero i suoi testi alla lettera, ma quando gli ho cambiato delle cose, non ha fatto una piega! Lavorare con Tito è stato esaltante, anche perché ha una spaventosa inclinazione per il sangue versato. Non credo di aver mai disegnato tanti corpi o morti macabre in un fumetto prima d’ora, eppure ho anche lavorato agli adattamenti dei lavori dello scrittore horror Clive Barker!
Aspetta! Ho già detto che è quasi un santo?
Tito Faraci: Dev'essere matto per avere accettato di disegnare questa storia. E ancora di più per averla disegnata così. Matto e geniale.

Hai letto qualche fumetto dell’altro?
Dan Brereton: Solo “The Last Battle”, perché credo che sia l’unico fumetto che Tito ha scritto che sia stato tradotto in inglese.
Tito Faraci: Nocturnals”, “Giantkiller”, “JLA” e, di recente, una storia per l'Escapista. Ho anche un disco dei Toto con la sua copertina: vale?

Ti è piaciuto qualche fumetto dell’altro?
Dan Brereton: The Last Battle” mi è piaciuto davvero molto, aspettate di leggerlo! E’ stata la più estenuante ricerca che abbia mai fatto per un fumetto, praticamente ho dovuto fare dei CORSI DI AUTOINSEGNAMENTO sulla storia romana e celtica, ma la storia mi aveva preso in un modo tale da rendere le ricerche divertenti.
E poi… ho parlato di tutto quel sangue nella storia?
Tito Faraci: La copertina dei Toto... no, no, scherzo! Seriamente, ho sempre apprezzato moltissimo i disegni. Grandiosi! Anche le sceneggiature, in particolare quelle per i Nocturnals... meno la storia della JLA (sono onesto, Dan. Un giorno ti spiegherò).

Come sei entrato in contatto con l’altro?
Dan Brereton: Letteralmente parlando, ci scambiamo e-mail, per lo più tradotte da sua moglie. Ma precedentemente eravamo stati messi insieme dal fato… ovvero dalla Disney!
Tito Faraci: Alla Disney mi hanno chiesto con quali disegnatori americani mi sarebbe piaciuto lavorare. Io ho dato una ristrettissima rosa di nomi, fra i quali quello di Dan. Il contatto fra le due parti è avvenuto anche grazie a Marco Schiavone di Alta Fedeltà, che aveva pubblicato in Italia i “Nocturnals”. Poi tutto via mail.

Che cosa hai pensato la prima volta che sei entrato in contatto con l’altro?
Dan Brereton: In realtà non abbiamo ancora parlato. Spero riusciremo a scambiarci abbastanza parole in inglese quando ci incontreremo a San Diego o in Italia, così potremo scambiarci qualche battuta.
Tito Faraci: Contatto diretto mai. Dopo la prima mail, ho pensato che ci saremmo divertiti. Dopo la seconda, che sarebbe stato un lavoraccio. Alla fine, è stato un lavoraccio divertente.

Che cosa hai pensato l’ultima volta che l’hai sentito?
Dan Brereton: Stavo pensando, “perché diavolo Tito non vuole che Rodius indossi una pelle di leopardo?”.
Tito Faraci: E adesso? Ci diciamo addio?

ABOUT "The Last Battle":
Descrivi in due parole “The Last Battle”
Dan Brereton: Sam Peckinpah e Sergio Leone fanno un 'peplum' moderno insieme, senza realizzare che pur essendo prodotto dalla Disney... la Disney non taglierà nulla!
Tito Faraci: Una storia così non l'ho mai scritta. E lui non l'ha mai disegnata. Una storia di uomini e guerra. Un genere che, da Omero in poi, funziona abbastanza, no?

Descrivi in due parole il lavoro di Tito Faraci su “The Last Battle”
Dan Brereton: Tito ha scritto il mio tipo di storia preferita: una graphic novel, ma pulp.
Tito Faraci: Preciso e imprudente.

Descrivi in due parole il lavoro di Dan Brereton su “The Last Battle”
Dan Brereton: E’ diverso da tutto quello che Dan ha fatto prima. Anche se è completamente fedele allo stile di Dan Brereton
Tito Faraci: Cura maniacale & puro istinto.

Come è stato lavorare con l’altro su “The Last Battle”?
Dan Brereton: Lavorerei ancora con Tito in qualsiasi momento. Mi piacerebbe davvero molto fare un libro horror con lui.
Tito Faraci: Strano e straniante. Era l'uomo delle mail, così lontano e così vicino. Così diverso e straniero all'inizio, e così simile a me alla fine. Mi mancherai, Dan. Ma adesso basta... siamo uomini rudi e virili, niente violini e smancerie!

DOMANDE A RAFFICA:
La parolaccia che dici più spesso?
Dan Brereton: Non ne sono sicuro, ma trovo che tendo a implorare che Dio condanni gente e cose all’inferno, abbastanza spesso. Dovreste sentirmi quando inciampo da qualche parte, cosa che ho fatto più o meno undici volte questa settimana durante il trasloco.
Tito Faraci: Macazzo...

Bianco e nero o colore?
Dan Brereton: Nero e Colore.
Tito Faraci: Rosso.

Cani o gatti?
Dan Brereton: Cani. Terrei dei gatti, ma sono allergico.
Anche se stando ai cuccioli della mia infanzia, dovrei dire “serpenti”.
Tito Faraci: Gatti tutta la vita.

Panna o cioccolato?
Dan Brereton: Il gelato al cioccocaramello di Swensen.
Tito Faraci: Panna.

Mare o montagna?
Dan Brereton: Non per prendere in giro, ma il mio ideale sarebbe la costa più a nord: mare e montagna.
Tito Faraci: Lago.

Dio, patria o famiglia?
Dan Brereton: La Familia!
Tito Faraci: Famiglia.

Bush, Blair o Berlusconi?
Dan Brereton: Ho votato per Kerry!
Tito Faraci: Macazzo!

SALUTI:
Un saluto a chi ti vuol bene:
Dan Brereton: Ciao! Spero che “The Last Battle” mi farà perdonare per aver impiegato così tanto ad illustrare una graphic novel dopo l’ultima miniserie dei Nocturnals!
Tito Faraci: Ciao, Dan... mi vuoi bene, no?

Un saluto a chi ti vuol male:
Dan Brereton: Arrivederci! Tanto per citare Eric Bloom dei Blue Oyster Cult: “Non mi interessa se bruciano i nostri dischi, almeno fino a quando li hanno pagati, prima”.
Tito Faraci: Ciao. Hai tutto il diritto alle tue opinioni su di me, che io rispetto anche se non condivido. (Però fottiti.)