domenica 7 giugno 2009

Corte Sconta detta Arcana - cartoon

Corto Maltese esordisce sul grande schermo in un cartone animato diretto da Pascal Morelli e ispirato ad una delle sue più celebri avventure, Corte sconta detta arcana, una storia che lo vede viaggiare assieme a Rasputin da Hong Kong verso le pianure del nord alla ricerca di un treno carico d’oro.
Dal primo istante si capisce che lo sforzo per realizzare la pellicola è notevole, degno del personaggio, della storia e del suo originario autore, Hugo Pratt. La perizia nel realizzare i fondali è massima. Si riesce a raggiungere un equilibrio fra due esigenze agli antipodi, rispettare il segno di Pratt che in Corte sconta detta arcana iniziava a diventare piacevolmente essenziale e allo stesso tempo ornare i fondali con una ricchezza di particolari, soprattutto in sede di colorazione, in un certo senso dovuta in un lungometraggio di questo tipo.
L’animazione è gradevole e lascia intendere lo stesso livello di cura profuso nel dipingere i fondali. E’ particolarmente piacevole ricordare episodi come il cannoneggiamento del treno di Marina, l’abbattimento dell’aereo di Tippit e l’esplosione del ponte, caratterizzati da soluzioni visive originali e affascinanti.
Tuttavia questo film, pur essendo formalmente ben riuscito, lascia la sensazione che qualcosa manchi, che sia incompleto.

Mi ha deluso il ritorno di Corto nella sua casa di Honk Kong. Innanzitutto i disegni della casa nel cartone animato non trasmettono quell’atmosfera di sfarzo, semplicità e antichità che misteriosamente si mescolano nel fumetto: la casa che si vede nel film ricorda invece un grande ripostiglio abbandonato e impolverato, lasciato a sé stesso. E’ tuttavia un particolare ben più importante che non fa piacere l’episodio del ritorno a casa. Nel fumetto si percepisce che la casa è un luogo significativo per Corto, è l’ambiente familiare e confortevole che ciascuno sogna di ritrovare al ritorno da un viaggio, un posto di cui si conserva sempre un'immagine nella memoria e in cui ci si sente protetti e a proprio agio. Nel film invece non si avverte nulla di tutto ciò, Corto entra in casa sua come entrerebbe in un qualunque anonimo appartamento mai visto prima e che mai vorrebbe rivedere. Sembra che il passaggio del marinaio in quel luogo sia transitorio, fortuito, destinato a perdersi in mezzo a mille ricordi, come se si trattasse di un fatto marginale e insignificante e quella casa avesse per lui poca importanza.
Questo dettaglio riguardante la casa forse riesce a far capire cosa manca a questo film notevole dal punto di vista della forma. Manca il calore, quello stesso tepore che le mura domestiche riescono a trasmettere ma che certo è assente in una casa che non si mostra accogliente e che non si riconosce come la propria.
Oppure quel calore appartenente ad una donna innamorata o ad un uomo che per amore ha perso la sua anima. Marina Seminova e Nino non hanno in questo film lo stesso fascino che li caratterizza nel fumetto. La prima sembra quasi un’adolescente viziata ed il suo sguardo sognante si riduce a mera apparenza, ad una semplice aria sostenuta, artificiale. Il secondo ha venduto l’anima alla bottiglia, ricevendo in cambio un’andatura traballante e due profonde occhiaie; è scomparso però lo sguardo intenso che gli aveva cucito Pratt, lo sguardo atterrito e domato di chi ha davvero incontrato il diavolo e si è poi reso conto del significato del patto che ha siglato.
A cosa è dovuta questa mancanza di calore? Perché si avverte che questo film è incompleto? Certamente non c’è freddezza, disinteresse, svogliatezza da parte del regista. C’è piuttosto una causa opposta: un eccesso di riverenza e amore verso il Maestro e l’opera.
Nel corso del cartone animato si riescono ad indovinare le battute dei personaggi. Spesso si vedono sullo schermo situazioni che ricalcano il fumetto e si ha l’impressione che il protagonista stia vivendo un deja vu di quella che era stata la sua avventura su carta. La trasposizione delle singole vignette sulla pellicola è tanto pedissequa che gli spettatori arrivano ad accorgersi che manca la vignetta in cui Tippit offre a Corto un Connecticut cigar.
C’è un rispetto per la versione originaria che pesa su ogni scelta del regista, il fumetto diventa un’ombra che fagocita qualunque decisione che porterebbe a soluzioni nuove e originali. Questa mancanza di originalità da parte del regista pesa in modo negativo sull’esito della pellicola perché la preoccupazione maggiore diventa mettere il fumetto su pellicola anziché realizzare un’opera che si sente come propria (da qui la mancanza di calore).
Questa riverenza, che porta Morelli a mettersi in secondo piano e a trasformare il film in una sorta di prolungamento del fumetto, non si limita a rendere piatte alcune scene (come il ritorno a casa) o alcuni personaggi (Marina e Nino) ma ha una conseguenza ben più grave. Il film finisce con l’assumere lo stesso ritmo del fumetto. Il fumetto ha un andamento posato, è ricco di pause e sguardi silenziosi; c’è un’atmosfera sognante e leggera che culla i personaggi e li fa scivolare dolcemente fino alla conclusione dell’avventura. Tutto ciò funziona nell'opera disegnata da Pratt ma dà alla controparte animata un’eccessiva staticità, la appesantisce con troppi tempi morti che magari potrebbero essere efficaci in alcuni momenti chiave ma che non possono diventare un elemento ricorrente.
E’ dunque un film in cui non sono state espresse tutte le potenzialità di personaggi immensamente affascinanti e di una storia coinvolgente, che patisce l’ostinazione di trascinare il fumetto su pellicola e che forse avrebbe assunto altri toni e ritmi se come base fosse stato adottato, oltre al fumetto, il romanzo Corte sconta detta arcana scritto dallo stesso Pratt e costruito con la consapevolezza che fumetto e libro hanno diverse esigenze narrative. Forse l’utilizzo del romanzo sarebbe servito per acquisire la forza necessaria a distaccarsi dal fumetto, prendendo come punto di riferimento proprio Pratt che coglie la differenza fra i mezzi espressivi (nel suo caso fumetto e libro) e di conseguenza narra la stessa storia in due modi diversi.
Luigi Siviero