giovedì 11 giugno 2009

"A" come "ALAN FORD"


Aprile 1977. Papa Paolo VI ed Aldo Moro erano ancora vivi, i televisori a colori erano rarissimi e costavano più di un odierno schermo al plasma, Berlusconi era solo un imprenditore edile con una piccola TV privata, ed io comprai per la prima volta un numero di Alan Ford.
Si intitolava "Il ricco zio è morto", ed era il numero 48 della prima serie di ristampe dedicata alla serie, chiamata Alan Ford – Gruppo TNT. Comprato durante una breve vacanza primaverile all’Isola d’Elba per sopire momentaneamente una delle solite crisi d’astinenza da lettura, lo adorai subito.
Quella bizzarra corte dei miracoli che si spacciava per gruppo di agenti segreti, guidata da un paralitico matusalemme cinico e logorroico, fu una rivelazione per me, cresciuto a dosi di Disney, Zagor, Tex e supereroi.
Fu l’incontro con l’umorismo demenziale, la parodia, il grottesco.
Alan Ford era un giovane pubblicitario che casualmente incontrava e si univa al Gruppo TNT , una scalcagnata agenzia spionistica, composto da alcuni strani individui che tutto sembravano tranne che spie.
Nella compagnia spiccavano soprattutto tre personalità, quella del Conte Oliver, un nobile inglese dedito all’arte del furto e della ricettazione, Bob Rock, un tizio bassetto, col naso grosso, perennemente incazzato col mondo a causa di un forte complesso di inferiorità, e il Numero Uno, il capo del gruppo, un vecchio dall’età indefinibile, costretto su una sedia a rotelle, che tiene unita la banda col pugno di ferro.
Il Gruppo TNT aveva a che fare con avversari improbabili come la banda di fantasmi di gangster anni ’30 comandata da Baby Kate, il miliardario con mire di distruzione del mondo Mister Tromb, il terrorista ecologico Aseptik, e soprattutto Superciuk, un alcolizzato che ha come superpotere una tremenda fiatata alcolica che stordisce il nemico e che si dedica a rubare ai poveri per donare ai ricchi, in base ad una sua distorta visione della lotta di classe.
Alan Ford usciva da circa otto anni, quando lo acquistai per la prima volta, e non era stato un successo istantaneo. Nonostante tracce di ironia, personaggi grotteschi e fortemente caratterizzati fisicamente fossero presenti già da tempo nelle storie di Kriminal e Satanik, i due successi a fumetti della Editoriale Corno realizzati dagli stessi autori, ovvero lo sceneggiatore Max Bunker (Luciano Secchi) e il disegnatore Magnus (Roberto Raviola)), le storie del nuovo personaggio faticavano a far presa sul pubblico, e la serie rischiò spesso la chiusura durante il suo primo anno di vita.
La tendenza negativa iniziò ad invertirsi col numero 11, "Il Numero Uno" , dove veniva presentato il fino ad allora misterioso capo del gruppo, che cominciava subito ad ammorbare i suoi sottoposti con quello che diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero narrare (o meglio, ri-narrare) episodi storici dall’antichità ad oggi che vedevano lo stesso Numero Unoa fianco di personaggi realmente esistenti come Giulio Cesare e Napoleone, oppure leggendari come gli eroi dell’Iliade e dell’Odissea.
Il vero boom editoriale della testata avvenne circa un anno dopo, con la prima apparizione di Superciuk nell'omonimo n. 26 della serie. Il successo divenne tale che le storie di Alan Ford apparvero anche in televisione al fianco di star consolidate del calibro di Tex, Corto Maltese e i supereroi Marvel all'interno di Supergulp!, la trasmissione che presentava episodi animati di noti personaggi a fumetti.
Il successo di Alan Ford continuò per un po di tempo anche dopo che Magnus abbandonò la serie col n. 75, "Cala la tela per Superciuk" soprattutto grazie ad un Max Bunker ancora in forma come sceneggiatore ed alla presenza in TV accennata più sopra.
Io ressi per un po’ di tempo ancora il segno legnoso del nuovo disegnatore, Paolo Piffarerio, ma lentamente le storie iniziarono a coinvolgermi sempre meno. Non apprezzavo l’arrivo di nuovi comprimari, come il pappagallo parlante Clodoveo e l’impresario teatrale Tobia Quantrill , e soprattutto non trovavo più la verve di un tempo nelle storie.
L’abbandono avvenne intorno al numero 120, non ricordo di preciso, con alcune sporadiche riprese di un numero ogni tanto per vedere dove stava andando a parare la collana, o in occasioni speciali, come il n. 150 "Kriminalissimo", il n. 184, "La morte del Numero Uno (ricordo che a scuola facemmo addirittura sciopero, adducendo come motivazione la morte del beneamato vecchiaccio…. Rischiammo la sospensione…) ed il n. 200 "Hic Hic Urrah!", con il ritorno definitivo del Numero Uno e quello una tantum di Magnus alle matite.
Ma ormai l’antico appeal era scomparso.
La trovata della finta morte del Numero Uno rialzò per un certo periodo le vendite dell’albo, ma ai nostri tempi credo proprio che vivacchi alla meno peggio.
Ogni tanto mi capita ancora di acquistare Alan Ford , ma solo in occasione di albi “doppi” che presentano una storia nuova e la ristampa di qualche storia classica di Kriminal, Satanik o qualche altro personaggio della coppia d’oro Magnus & Bunker.
Ma leggere le storie odierne è quasi uno strazio.
Quasi quasi torno a rileggermi "Il ricco zio è morto".
Lorenzo Corti