giovedì 11 giugno 2009

Carmine Di Giandomenico: intervista esclusiva - gennaio 2005


Carmine di Giandomenico è uno dei più talentuosi e apprezzati disegnatori italiani… ehm... Dove mi pare di aver già sentito queste cose?
Ora abbiamo l'occasione per approfondire un po' la conoscenza di questo validissimo disegnatore, in vista dell'uscita del secondo e conclusivo volume di «Oudeis», che rappresenta il suo esordio come autore completo. Un’occasione più che ghiotta quindi per fare due chiacchiere (ma anche quattro) sulla sua carriera e approfondire che cosa c’è dietro «Oudeis», tanto più che, come scoprirete andando avanti nella lettura, dietro (e dentro) quest’opera c’è tanta roba davvero, e Carmine è una persona spontanea ed entusiasta come poche ce ne sono ancora in circolazione.

mdb: Allora, Carmine, da dove vogliamo cominciare?
Carmine di Giandomenico: Non saprei, se dovessi iniziare dalla mia nascita fino ad oggi, penso che non finiremmo prima diuna settimana….Vai avanti tu che ti seguo.
mdb: Perfetto, allora partiamo dall’inizio: che tipo di studi hai fatto, o che "formazione artistica" hai avuto? Come ti sei avvicinato ai fumetti?
Carmine di Giandomenico: I miei studi si sono fermati dopo il Liceo artistico della mia città, e di conseguenza dopo ho buttato anima e corpo nel fumetto e tutto ciò che ad esso può essere collegato.
Mi sono avvicinato come tutti gli esordienti, iniziando a mandare materiale alle redazioni, e prendendo appuntamenti per mostrare i disegni.
Ma in quel periodo devo dire che sono stato fortunato perché ero in compagnia di Amici e disegnatori: Adriano de Vincentiis, Cristiano Donzelli, Cristian de Mattheis, con i quali ho condiviso la mia gioventù spensierata nell’inseguire i sogni.
E ancora oggi ci sentiamo e a volte collaboriamo, ed è una cosa bellissima, restare uniti anche se con mire lavorative diverse, ma sempre legate alla passione della matita, è come non essere mai diventati grandi.

mdb: Ah! Ah! Ah! Sindrome di Peter Pan?
Carmine di Giandomenico: Effettivamente devo darti ragione… EHEHEHEHEH!
Anche se tutti in fondo restiamo bambini e sogniamo ad occhi aperti.

mdb: Hai esordito pubblicando per la Phoenix, con «Examen», su testi di Daniele Brolli. Come eri entrato in contatto con loro?
Carmine di Giandomenico: Ricordo benissimo, Io e i miei amici avevamo organizzato un appuntamento a Bologna con Daniele (all’epocala casa editrice era ancora Telemaco).
Ma successe che per problemi di orari Io e i miei amici, che venivano da altrove, non ci beccammo, e allora presi coraggio ed andai da solo.
Entrato alla Telemaco, aspettai nella sala d’attesa con il mio album di disegni, ero tesissimo, poi improvvisamente si apre una porta dalla quale esce Daniele, e la cosa che mi colpì subito era il suo giocare con una graffetta e un elastico; mi chiese chi ero, spiegai la situazione ed entrammo nell’ufficio e lui inizio a vedere i disegni, uno ad uno, con attenzione scrupolosa.
E infine mi disse che stava avviando un progetto su supereroi italiani e se mi poteva interessare.
La risposta fu scontata, ed è così che iniziò la mia avventura…

mdb: Stiamo parlando di una decina di anni fa: all'epoca eri molto giovane per questo tipo di lavoro (una mini di quattro numeri in formato comic book, se non erro), completamente sulle tue spalle. Che cosa ci puoi raccontare di quell'esperienza? Difficoltà particolari?

Carmine di Giandomenico: L’emozione che ho vissuto collaborando con Daniele alla realizzazione di «Examen» penso che non la vivrò più, soprattutto perché ero giovane e vivevo tutto con un entusiasmo amplificato, diverso rispetto ad oggi.
Non dico che tutto quello che poi ho realizzato non mi emozioni, ma la prima esperienza lavorativa, e soprattutto la prima crescita professionale non potrà mai essere superata da quello che oggi vivo, sono sempre emozioni, ma diverse, mai forti come quella!
Sulle difficoltà: ne ho avute a centinaia e sarò sempre grato di cuore a Daniele e a Giuseppe Palumbo che mi hanno seguito e cresciuto nei primi passi in questo ambiente.

mdb: Bè, credo che Palumbo abbia dato tantissimo, come anima grafica dei progetti di Brolli, a tanti giovani talenti italiani. Eppure il tuo stile era già abbastanza personale: netto e definito, con radici supereroistiche evidenti (anche vista l'impostazione della serie, che narrava di distorsioni di supereroi made in Italy) ma molto più adatto al bianco e nero con cui fu presentato.
Carmine di Giandomenico: Il mio stile affonda nelle radici della mia passione per il fumetto supereroistico , ma con influenze che appartengono al mondo europeo. Stile che ancora oggi vado ricercando e provando nuove formule per quanto possa riuscire date le mie capacità.
Ma una cosa è certa, il pallino dei supereroi è passione che non si è mai spenta.
Per diletto e piacere mio ogni tanto disegno i personaggi supereroistici che mi piacciono e che hanno segnato il mio immaginario.

mdb: Terminata l'avventura con la Phoenix, è arrivata la Panini (allora Marvel), che aveva in programma una sezione italiana/europea autonoma per la produzione di fumetti originali, giusto?
Carmine di Giandomenico: Si, proprio in quel periodo alla Phoenix conobbi Francesco Meo e Giorgio Lavagna, che poi mi proposero di realizzare delle prove per il progetto «Europa» della Marvel Italia. La cosa non andò in porto, ma accettarono la mia visualizzazione dei personaggi, che poi furono realizzati da Fabrizio Ugolini: la serie si intitolava «Gemini», scritta proprio da Meo e Lavagna.
mdb: E' così che sei arrivato a «CONAN THE CONQUEROR» di DIXON?

Carmine di Giandomenico: «Conan» arrivò tempo dopo: ricordo che la proposta arrivò sotto le feste di natale e che stavo preparando l’albero quando squillò il telefono. Immaginati di sentire la voce di Meo che ti chiede: “Ti andrebbe di realizzare un Conan?”
EHEHEHEH! Ovviamente accettai subito.

mdb: Ah! Ah! Immagino…
Carmine di Giandomenico: E devo ringraziare doppiamente Franz, perché proprio il Conan fu galeotto nel fidanzamento con la mia donna Raffaella, che ne tradusse i testi.

mdb: Bè, meglio di così… Certo Franz in versione Cupido con le alucce è un po’ hard(-uo) da immaginare… Forse è meglio per lui che non si sappia troppo in giro. Poi che è successo? Intendo dire dal punto di vista professionale, naturalmente, che almeno un po’ di privacy ve la lasciamo…

Carmine di Giandomenico: E’ successo che ho avuto l’opportunità di lavorare come storyboards artist, grazie ad Adriano de Vincentiis per il film «Double Team»: un’esperienza unica che mi ha arricchito facendomi conoscere il dietro la quinte di un film e di quanta gente lavori con passione nel costruire e realizzare delle scene.
Ma la cosa che più mi ha colpito è che in questo film ci riunimmo Io, Adriano, Cristian e Cristiano, mi sembrava di essere tornato al liceo artistico, solo che il nostro lavoro aveva importanza e veniva rispettato.
Da allora i contatti con loro continuano per collaborazioni sporadiche. Le ultime, le più recenti, sono: due giorni sul set per la realizzazione degli storybords riguardanti gli effetti speciali nel film «Gangs of New York» e delle tavole disegnate che sono state protagoniste per pochi secondi nel film «L’amore ritorna» di Sergio Rubini.
mdb: Questo spiega la pausa in campo fumettistico?

Carmine di Giandomenico: In parte sì. Comunque dopo «Double Team» volevo tornare al mondo del fumetto, mia passione unica, ma mi sono trovato un ambiente completamente diverso e chiuso in se stesso, insomma mi sono rimesso il mio zaino sulle spalle e ricominciato tutto da capo, ingoiando molte umiliazioni, o meglio porte che si chiudevano manco fossi stato un rappresentante della Folletto!
Poi incontrai i ragazzi della a Montego e tra loro Alessandro Bilotta con il quale ho iniziato un rapporto lavorativo, ma soprattutto di amicizia e rispetto verso uno sceneggiatore che ha una sensibilità e una ricerca nel raccontare che pochi tra quelli giovani hanno il coraggio di affrontare; ci siamo trovati molto sulla stessa frequenza d’onda sul modo di fare narrazione, ed è così che ho ricominciato a fare fumetti.
mdb: E così siamo già arrivati a GIULIO MARAVIGLIA («Le strabilianti vicende di Giulio Maraviglia, inventore», proprio per la Montego, proprio su testi di Alessandro Bilotta), che ha fatto notare e apprezzare molto sia te sia Alessandro. E ti ha riportato al fumetto, stavolta a colori, tra l'altro bellissimi (e lo posso dire tranquillamente senza rischio di essere tacciato di piaggeria perché tanto non erano tuoi, giusto?).

Carmine di Giandomenico: Esatto, Giulio Maraviglia è stata una sorpresa sia per me che per Alessandro: vedere che i lettori si erano innamorati di questo personaggio e delle sue avventure, è stata una gioia immensa per me. E poi vedere e incontrare lettori che si ricordavano di me e dei miei esordi, è stata una gioia unica! I colori della miniserie sono di Emiliano Colantoni, giovane ragazzo dotato di un talento straordinario, molto simile a Liberatore, che ho conosciuto alla Scuola del Fumetto di Pescara, dove insegno.

mdb: La collaborazione con Bilotta è proseguita con «La Dottrina», arenata chissà dove. La domanda è scontata ma d'obbligo: a che punto è?
Carmine di Giandomenico: Il terzo volume è in lavorazione, e sto lavorando soprattutto per far sì che la storia di Ale non venga penalizzata. Sto stravolgendo il mio tratto a seconda dell’esigenza narrativa, cosa che richiede un sacrificio enorme, soprattutto perché vuol dire stravolgere completamente il proprio modo di esprimersi e di essere.
Inoltre i tempi di realizzazione sono diluiti tanto perché «La Dottrina» non è un fumetto seriale, ma bensì un romanzo illustrato, narrato da Alessandro, e come tale è concepito nella stessa lavorazione, e ciò comporta a dare un’attenzione maggiore prima alla sceneggiatura e poi di conseguenza ai disegni.

mdb: E intanto hai pubblicato il primo volume di «Oudeis» con SALDAPRESS, che già aveva collaborato graficamente a «La Dottrina», edito invece MAGIC PRESS…

Carmine di Giandomenico: Esatto, Il gruppo SaldaPress ha creduto e crede nel progetto di «Oudeis», e per me è stato un pregio realizzare il libro insieme a loro, in quanto hanno curato ogni dettaglio tecnico per valorizzare il mio lavoro, cura che avevo già riscontrato nel lavoro di grafica e promozione che avevano realizzato per «La Dottrina», che ci ha fatti incontrare e conoscere. Inoltre ne approfitto per ringraziare Pasquale Ruggiero e tutti i ragazzi della Magic che hanno contributo anche loro alla realizzazione di «Oudeis», visto che SaldaPress per le scansioni si è appoggiata a Magic Press, una sinergia che poco spesso avviene o per lo meno personalmente ho visto. E li ringrazio tutti dal primo all’ultimo.

mdb: «La Dottrina» è stata spesso bollata come una rivisitazione di temi Orwelliani (quindi suppostamente già esauriti a fumetti da Alan Moore con «V for Vendetta»), e forse questo (unito alla originale martellante campagna pubblicitaria) ha decretato una certa superficialità con cui è stata accolta e bollata come "troppo ambiziosa". Di contro «Oudeis» affonda le sue radici nei classici dei classici, non se ne vergogna, e non si sbrodola addosso. Come è nato questo "Signor Nessuno"?

Carmine di Giandomenico: Vorrei fare chiarezza sulla «La Dottrina», perchè il ruolo del clone di «V for Vendetta» non le si addice; lo so che sto facendo affermazioni che mi porteranno delle antipatie, ma «La Dottrina» è un qualcosa di completamente diverso e forse la promozione ha sviato quei pochi lettori (e non solo lettori….) nel loro approccio verso quest’opera. Personalmente aspetterei che finisca per esprimere giudizi.
Detto questo, ripassiamo pure a «Oudeis», che considero la mia prima sfida, vera e completa, e devo dire che mi emoziona moltissimo questa esperienza, molto simile a quella avuta con l’uscita di «Examen».
L’Epica su cui mi appoggio effettivamente mi investe di una responsabilità di attesa abbastanza delicata, ma la mia Odissea è più un viaggio mentale e sentimentale: sono sensazioni, e non una ricostruzione storica.
Sull’«Odissea» come opera si è scritto molto, e di certo chi lo ha fatto ha più caratura culturale sul tema di me, mentre la mia è il voler raccontare la mia interpretazione sull’emotività del personaggio di Ulisse e del suo sentirsi “NESSUNO”.
Tutto è nato proprio in quel periodo che ho descritto prima, quando volevo ritornare al fumetto, ma incontravo mille difficoltà e stravolgimenti, un continuo cambiamento, come un mare in burrasca, se vogliamo paragonarlo a qualcosa.
Ed è in questo periodo che ho iniziato a buttare su carta questo mio essere, a raccontare la storia che mi ha sempre emozionato e che mi trovava in linea con la stessa emozione che viveva il protagonista Ulisse e la sua Odissea.
Ed è stato grazie alla realizzazione delle sue prime pagine che la Montego mi ha notato e che mi ha dato l’opportunità del mio se vogliamo definirlo…. born again.

mdb: Parli di Giulio Maraviglia, vero?

Carmine di Giandomenico: Si, mentre realizzavo opere come Maraviglia, ma anche «La Dottrina» e il sito internet di Claudio Baglioni, oltre a collaborazioni per storyboards, ho sempre curato e portato avanti la mia interpretazione Omerica catturando le suggestioni, le emozioni dal mondo della musica, letteratura,del cinema e della pittura, e anche dal teatro.
L’ho fatto soprattutto cercando in esse il concetto della “decostruzione” del soggetto, dove il flusso di coscienza è la sua massima rappresentazione, e ha un ruolo fondamentale, come nell’«Ulisse» di Joyce, che frammenta e sparge le emozioni di qualsiasi natura, senza alcuna analogia tra esse, ma che raccolte in un contesto compongono una figura o una struttura semplice e distinta, e la dimostrazione pittorica è il Ritratto di Ambrosie Vollard di Picasso.
Nel cinema questa decostruzione narrativa sia testuale che per immagini, la troviamo nel
«Riccardo III» di Al Pacino, in musica, laricerca dei testi musicali di Baglioni, ma anche Marlene Kuntz, Gianni Maroccolo, e delle loro sonorità ricercate (e chi volesse sapere che cosa c’entri Baglioni, deve semplicemente tenere d’occhio i prossimi Talking Book di Comicus, a cura dell’ottimo Stefano “Sinisa” Perullo, ndr).

E poi c’è stato Carmelo Bene nel teatro, dove il suo essere era annullato per creare il proprio deserto (ARTE) e la sua ricerca minimalista, che lo ha avvicinato alla decostruzione del soggetto e del suo stesso ambiente.
Ma soprattutto, quello che ho cercato di fare è stato di seguire e immedesimarmi nelle emozioni che Ulisse ha vissuto nel sentirsi disperso nell’elemento che lui conosceva che era il suo mare, e che per me era rappresentato dal mondo del fumetto.
Emozioni che in quel periodo erano molto analoghe, e nel seguirle è nato «Oudeis».

mdb: Alla faccia!! Comunque mi pare che in «Oudeis» ci sia un approccio molto "cibernetico" al tema del viaggio (a partire dall’evocativo sottotitolo “ritorno a .it”), che in effetti, almeno per quanto visto finora, resta molto "onirico" e poco "lirico", rispetto alle ispirazioni. E' una cosa voluta?

Carmine di Giandomenico: Ciò che voglio fare con «Oudeis» non è il voler illustrare un viaggio fisico, ma bensì emozionale.
Chi di noi non ha mai sognato ad occhi aperti, il raggiungere un luogo o una donna desiderata, e nello stesso tempo inventarsi delle situazioni avventurose dove si è l’eroe?
Quindi la mia ricerca sta più nel contesto dell’immaginario del personaggio, che rivive le proprie gesta, in un ambiente asettico, estraneo alla realtà che ha vissuto, amplificando il suo desiderio del ritorno a casa.
Per l’approccio cibernetico è stata una scelta legata al fascino che ha il mezzo tecnologico nella comunicazione di oggi, di conseguenza con il collegamento, al viaggio e al mare di internet, dove possiamo comunicare annullando le distanze, e osservare anche luoghi esotici senza spostarci dalla sedia, ricostruendo virtualmente i nostri sogni, ma non con la fantasia come facevamo da bambini, ma con gesti meccanici, facendo un semplice click.

mdb: Il “libro primo” di «Oudeis» è uscito in concomitanza con l’ultima mostra di Lucca, ed è stato accolto molto positivamente, almeno a giudicare dai riconoscimenti da parte della critica specializzata e dai lettori: come è andato a livello di vendite?

Carmine di Giandomenico: Il libro è andato bene anzi oltre le mie previsione contando due fattori, uno il prezzo e due il formato simile francese.
Io sono soddisfattissimo, anche se la cosa che mi preme di più rispetto alle vendite e che il libro in sè lasci delle emozioni e che il lettore sia stimolato nel rileggerlo, questa sarebbe il massimo della soddisfazione, cosa che per il momento avviene... spero… EHEHEHEHEH!

mdb: Allora in bocca al lupo per la seconda (e conclusiva) parte, che dovrebbe uscire in libreria verso aprile, se non erro: c’è qualcosa di particolare che vuoi dire, o che dobbiamo aspettarci da questo “Libro secondo”?

Carmine di Giandomenico: Preferisco che non ci sia una aspettativa costruita, sul “cosa aspettarsi”. Mi piacerebbe che il lettore si lasci trascinare dalle fantasie e dalle emozioni che ho cercato di raccontare, e che si concludono con questo secondo libro, che sicuramente è più dinamico del primo.

mdb: Una curiosità: quando avevo visto degli schizzi di «Oudeis» avevo pensato "Cazzo, sembra John Doe, meno “fighetto”! Già ha fatto scuola, chissà come la prenderà Roberto Recchioni". Poi ti ho visto e ho pensato: "Cazzo, è Oudeis!!".
Carmine di Giandomenico: Cavolo a questo punto vado a fare dei provini a Cinecittà per fare l’attore visto che dici che assomiglio a Tom Cruise! EHEHEHEHEHEHE!

mdb: Ah! Ah! Ah! Vabbè, allora ho proprio toppato…

Carmine di Giandomenico: Assolutamente, nessuna toppa EHEHEHHEH!
Non sei l’unico, è solo che ogni volta che me lo fanno notare mi imbarazza, e mi viene da scherzarci su. A me fa piacere vedere che un’opera rispecchi chi la realizza, e mi fai tornare in mente che anche Beppe Barbati, disegnatore di «Magico Vento», disse la stessa cosa vedendo le tavole tre anni fa durante una riunione alla scuola di fumetto di Pescara.

mdb: Ah, grazie! Allora non sono completamente rincitrullito. O almeno non sono il solo… A distanza di anni, guardandoti indietro, qual è il lavoro a cui ti senti più legato? Parlo sia dal punto di vista della soddisfazione professionale che dal punto di vista affettivo, a scelta.

Carmine di Giandomenico: Come si dice: il primo amore non si scorda mai ed è così anche per i personaggi che ho disegnato. «Examen» ha dato inizio alla mia prima emozione e vita professionale; a pari merito c’è Giulio Maraviglia che mi ha ridato il born again dopo un periodo nel limbo.

mdb: E per quello che riguarda il futuro? Progetti? Sogni nel cassetto?
Carmine di Giandomenico: Poter realizzare storie o concetti legati al disegno, e che abbiano un senso emotivo e che lascino qualcosa a chi le legge, non so se ci riuscirò, ma fino ad allora, cercherò di fare del mio meglio nel presente.
mdb